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NY Short CUTS

(Boris Savoldelli)

 

20 Km di paura

(Collettivo PLK)

 

Cronaca Blu

(The Batolino’s)

 

 

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2004

 

2009

 

2011

 

2014

 

2015

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ALBUM

COLLABORAZIONI, COMPILATION e/o COMMENTI

 

 

 

 

 

CONFLUENZE

 

(Elodea; 2018)

FREE YOUR DOG

 

(The Ducolis, 2018)

 

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Diavoli e contrari

 

(Ducoli, 2018)

 

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ONDE SONORE

 

 (Pierangelo Manenti; 2012)

 

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I SIGARI FANNO MALE

(The Bartolino’s)

 

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SINTESI

(Robi Gobbi e Gerardo Carninale)

 

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SUI NOSTRI PASSI

(Selvaggi Band; 2013)

WE ARE DONE

(Lupita’s Project, 2016)

 

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(…) Il mese scorso ho rivisto il Ducoli a Lisbona. Ha pagato tutti i suoi debiti e mi ha portato il nuovo album dei Lupita's Project, in anteprima. Gli ho chiesto: «Perché We Are Done? È la fine di una storia d'amore? I Lupita's non mi sembrano gente romantica…». Ha risposto con parole sconclusionate, che alla fine ha riassunto in questa frase: «Mettilo nello stereo che ti spiego… È difficile da spiegare…»

We Are Done è, come al solito, un album irriverente, maleducato, al limite del presuntuoso; ma è anche ambiguo, spiazzante, indefinibile. Suona come un addio, ma anche come un vaffanculo; suona come un «ci siamo tanto amati», ma anche come un «non so se ti ho mai amato». Suona strano. Eviterò di parlarvi di splendidi brani  come Lovedust o Loveline, o di scrivere l'ennesima recensione, ma vi riporto gli amletici dubbi che ho espresso al Ducoli: i Lupita's Project annunciano il loro scioglimento con questo album? Cos'è We Are Done? Non è altro che una manciata di b-sides rimaste in un cassetto? È uno scherzo? È un doloroso atto d'addio? È una colossale presa per il culo? Cosa cazzo è?

Non sono riuscito a sapere nulla. Dal mio personale punto di vista «i Lupita's hanno scelto di tornarsene nel profondo della foresta, pentiti di aver provato a vivacchiare ai margini della città». Del resto, è lo stesso Ducoli a concludere: «Non ci ha mai accolti nessuno, e quindi non vedo dove sia il problema se ce ne andiamo senza salutare».

Passo e chiudo. (…)

(Maximilian Dutchman. Lisbona, 26 dicembre 2015)

GUFI, ALLOCCHI, BARBAGIANNE

E ALTRE GIOVANI STREGHE

(Ducoli, 2015)

 

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Questo disco enolico-zoologico mi piace moltissimo. Quello che lui definisce un «vestito di piume» appare di una leggerezza che raramente si sente negli ultimi dischi di canzoni. C’è dentro la follia di Jannacci, la dolcezza di Endrigo e la disperazione amorosa di Ciampi (i suoi più vicini maestri). Le canzoni si muovono libere, seguendo traiettorie solo apparentemente sbilenche, ma invece molto precise, proprio come le linee di volo degli animali a forma di strega, i rapaci notturni.

(M. Dutchman. Lisbona, 15 settembre 2015)

DIVANOMACHIA

(Ducoli, 2015)

 

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Questo album, ancora una volta, testimonia come il Ducoli sia un vero e proprio caso italiano: sempre più dimenticato da tutta la stampa che conta e dai “grandi” architetti dello showbiz. Ma questa volta, mai come prima, appare teneramente lontano da tutto, quasi che non gli freghi nulla che la gente ascolti o no le sue canzoni. Se avete occasione di farlo, cominciate pure da questo bellissimo Divanomachia, ma non trascurate nessun altro dei suoi lavori precedenti.

(M. Dutchman. Lisbona, 28 dicembre 2014)

 

ILA & HER FELLOWS

(Artisti vari; 2014)

 

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PIOMBO, FERRO E CHITARRE

(Selvaggi Band; 2013)

 

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SOGNANDO LA CALIFORNIA

(Bicilinbdrica, la rivista dei Guzzisti; Il Laccabue; 2013)

 

CAMUNIARAMA

(Artisti vari; Santo Drino; 2013)

SANDROPITECO

(Ducoli; 2013)

 

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Ci sono 22 canzoni in questo Sandropiteco, 22 episodi che non stanno mai l’uno in continuità con l’altro. È un album quasi malvagio, demoniaco, così sconnesso da sembrare che racconti un unico grande episodio: la complicata bellezza delle nostre innumerevoli sfumature esistenziali. La classe del Ducoli sta nel fatto di non porsi mai come “maestro di vita”, anzi, di “esistenza”, ma nel cercare sempre di suggerire la grandezza dell’essere umano che potremmo essere. Bravo Ducoli. Ci sei riuscito ancora!

(M. Dutchman. Lisbona, 26 ottobre 2013)

Trallalerotrallallà

(Ducoli; 2013; Deluxe Edition:

Artemisia Absinthium, Piccoli Animaletti)

 

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I NEVER SHOT AN INDIE

(Lupita’s Project; 2013)

 

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I Lupita’s Project? Io li ho visti volare! Lo posso veramente dire! Erano in mezzo ad aeroplani molto più attrezzati dei loro... ma erano i loro Fokker Triplano a risultare assolutamente imprendibili. Erano in cinque, tutti discepoli di Manfred Von Richthofen! Fottuti Mother Fokkers! Si muovevano alla grande, prima disordinati e poi ordinati! Era un sogno! Uno spettacolo! Uno spettacolo su disco e uno spettacolo dal vivo! Il loro capitano di squadriglia è Cletus Cobb, uno tra i più strani autori che abbia mai conosciuto! E la sua “squadriglia dei cieli” sembra d’accordo con lui: non appena la linea di volo è stata capita, loro la cambiano... per proseguire, immediatamente, con un nuovo attacco!

(M. Dutchman. RockFILES n. 1984. Lisbona, 31 maggio 2012)

I NEVER SHOT AN INDIAN

(Cletus Cobb –Spanish Johnny – The Other Apostles; 2013)

 

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CLOCK WORK ORANGINA

(Pierangelo Manenti; 2012)

 

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BRUMANTICA

(24 dicembre 2011)

 

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Alessandro Ducoli, accompagnato da alcuni fra i più grandi musicisti italiani (vecchi amici del sottoscritto come Ellade Bandini, Ares Tavolazzi, Sandro Gibellini e Tino Tracanna, accanto a nuovi amici come Alessandro Galati e Fabrizio Bosso). Canzoni nuove di zecca scritte in compagnia del suo migliore compare di viaggio, Mario Stivala. Musica parlata, da gustare con i piedi al caldo, lo stomaco pieno e la testa vuota. Anzi da gustare in piedi con la testa al freddo e la pancia vuota. Anzi da gustare con la pancia e con i piedi. Insomma, fate voi.

(M. Dutchman. Lisbona, 12 settembre 2006)

 

IO SO CAMMINARE

(Artisti vari insieme per Renato; 2011)

 

L’INFINITO E’ SEMPLICE

(Alice Quarteroni; 2011)

 

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PIANETA ROSSO – VALE’N’ROLL

(Mauro Tononi; 2009-2016)

 

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TONONI’S CATALOGUE

 

QUART DE LUNA

(Selvaggi Band; 2011)

 

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BIOCOSMOPOLITAN

(2007;Boris Savoldelli)

 

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ELECTRICBABYLAND

(The Jones Bones; 2010)

 

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PICCOLI ANIMALETTI

(14 febbraio 2010)

 

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I suoi lavori soffrono infatti sempre di un certo “artigianato” che, benché onesto e ben condito, appare comunque di non sufficiente livello. Il mio consiglio è dunque di non comprare “Piccoli animaletti”… Mandategli eventualmente i soldi chiedendogli di utilizzarli per produrre meglio i prossimi album (non prima di almeno quattro anni!). Anzi, non mandategli niente perché se li fumerebbe e berrebbe nel giro di un paio d’ore. (…)

(M. Dutchman. RockGuru n. 2113. Lisbona, 6 gennaio 2010)

 

DAL PROFONDO

(LATLANTIDE, artisti vari; 2009; Spanish Johnny – Tombstone)

 

 

BRESCIA CANTA

IL NATALE NELLE PIEVI

(Brescia, artisti vari; 2009; Ducoli – Le renne sulla neve perenne)

LURIDO LIVE!

(Mammut Festival; 2009)

 

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PROTOPLASMIC

(Boris Savoldelli, Elliot Sharp; 2009)

I LEAVE MY PLACE TO THE BITCHES

(2009; Cletus Cobb)

 

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Cobb, ci regala un disco pieno di energia nel quale convoglia tutta la disillusione di un musicista costretto ad esibirsi in uno strip bar prima delle spogliarelliste. Un disco intenso, e soprattutto molto vario dal punto di vista sonoro infatti, si spazia dalle venature funk nello shuffle della title track alla rock più puro della rovente Like Rolling Stones.

(Blogfoolk)

 

LONTANO DA FINO

(Fino del Monte, artisti vari; 2008; Ducoli – Lettera)

 

HOUDINI

(2008; Beppe Donadio)

 

QUANDO SI TAGLIAVA LA CODA AI CANI

(2008)

 

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Non so cos’altro aggiungere se non suggerirvi di prendere questo Quando si tagliava la coda ai cani solo se avete qualche amico odiato a cui regalarlo. Potrebbe funzionare come “colpo di grazia” e potreste liberarvi di un grosso peso con una piccola spesa. Quantomeno avrete dato un senso compiuto alle “fatiche” del Ducoli. Io ad esempio ne ho già ordinate cinque copie: una per mia suocera, una per la migliore amica di mia moglie, una per il mio commercialista, una per la signora del piano di sopra e una, che terrò in tasca, da usare all’occorrenza. So che più avanti me ne serviranno altre, ma so anche dove trovarle. Fate come il sottoscritto! Vi assicuro che non ve ne pentirete. Succederà poi che “prima o poi” qualcuno regali allo stesso Ducoli una copia del suo disco e il “cerchio” allora sarà definitivamente chiuso. Non lesinate intenzioni!

(M. Dutchman. Lisbona, 31 ottobre 2008)

 

GOY DE CÜNTALA

(VIII-2006, artisti vari; Ducoli – Fèro)

ARTEMISIA ABSINTHIUM

(2008)

 

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Ho passato tre anni a inseguire il Ducoli per due motivi principali: mi deve ancora dei soldi (e nemmeno pochi); devo capire se fa i dischi per avere una buona scusa per non pagarmi. In tre anni l’ho visto due sole volte e sempre a Lisbona. Sempre per consegnarmi la sua ultima “fatica discografica”. Ogni volta è sempre di fretta. Ogni volta mi supplica di capirlo se a volte non è del tutto chiaro in quello che dice. Ogni volta senza parlare dei soldi che gli ho prestato per comprarsi una barca che credo nemmeno abbia mai visto nessun tipo di onda. Io penso di essere un gentiluomo e penso anche che tra gentiluomini non occorra parlare di certe cose. Quindi non ne ho parlato.

(M. Dutchman. Lisbona, 27 marzo 2008)

EASYLOVE

(2008; Cletus Cobb)

 

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LOLITA’S MALTS

(2007)

 

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Questa nuova Lolita (suo disco d’esordio del 1997), con il suo bel vestitino nuovo nuovo, è ancora il suo primo disco in tutto e per tutto, ma rimesso rilucidato grazie alle nuove tecnologie di cui dispone la musica oggi, è completamente rinnovato con una versione aggiornata! Ora capisco che non capite voi. Non importa. Lolita’s malts non ha nemmeno il tempo di fare due giri nel vostro giradischi digitale che subito vi arriva dentro nelle vene. Proprio come un malto! Fidatevi di me. Ha ragione lui ancora una volta. Dovete credermi. Se vi risulta difficile provate ad ascoltarvi la “versione 11 anni”.

(M. Dutchman. Lisbona, 4 ottobre 2007)

 

INSANOLOGY

(2007; Boris Savoldelli)

 

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JOKERJOHNNY II

(2007; Spanish Johnny)

 

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Il secondo volume di Jokerjohnny, è una sorta di evoluzione estremizzata del disco precedente e non a caso come copertina è stata scelta The vanishing race, Navajo di Edward S. Curtis, che rende molto bene l’atmosfera polverosa e desolata di questo secondo capitolo degli Spanish Johnny. E’ in questo contesto che vanno lette la riscrittura musicale di Born In The U.S.A., le citazioni di Growin’ Up e Point Blank, che insieme agli altri brani vanno a comporre un insieme di storie dense di poesia come nel caso de La Mia Cellula di Guardia, nella quale brilla l’istrionica voce di un Ducoli in versione luciferina o dell’evocativa Natale 1890.

(Blogfoolk)

 

GOY DE CÜNTALA

(VI-2006, artisti vari; Ducoli – Curidùr)

 

DEGENERATION BEAT

(2006; Brother K;

realise album; UNPUBLISHED)

 

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BRUMANTICA

(2006)

 

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PREMIO CITTÀ DI RECANATI

(XVII-2006, artisti vari; Brother K – Disarmonia)

 

MERENDINE

(2006; Beppe Donadio)

JOKERJOHNNY I

(2006; Spanish Johnny)

 

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L’impatto rock dei vari brani è travolgente e in questo senso fondamentale ci sembra l’apporto di Enrico Vezzoli alias Henry Dakota, che impreziosisce con i vari brani con i suoi interventi al piano, al trombone e alla fisarmonica. Tra i vari brani brillano l’eccellente cover di Jokerman di Bob Dylan e gli splendidi originali Zabulon e Demas, entrambe caratterizzate da arrangiamenti eccellenti e da una scrittura che rimanda a Steve Earle.

(Blogfoolk)

 

CROMO INVERSO

(2005; Pierangelo Manenti)

 

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Cromo Inverso è un progetto musicale che nasce dall’incontro di Manè e Valerio Gaffurini con il cantautore camuno Alessandro Ducoli, ovvero tre persone diverse, tre personalità diverse ma con un unico fine da conseguire, un grande disco. L’album è la realizzazione del cammino fatto insieme dai tre musicisti che hanno tentato di far confluire sonorità progressive e new wave in un rock dai tratti colti in cui lo spleen di Rafflesia va a braccetto con i testi introspettivi tipici dello stile di Ducoli. Il disco composto da otto brani più una bonus track, si caratterizza come un viaggio onirico in cui poesia, rock e suggestioni prog avvolgono l’ascoltatore fin dalle prime note.

(Blogfoolk)

 

GOY DE CÜNTALA

(V-2005, artisti vari; Ducoli – Trapèla ‘l sère)

 

DEGENERATION BEAT

(2004; Brother K;

pre-release album; UNPUBLISHED)

 

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GOY DE CÜNTALA

(IV-2004; La Banda del Ducoli – Mosèt)

 

FESTIVAL DI MANTOVA

(2004, artisti vari; La Banda del Ducoli – Nina)

 

PREMIO CITTÀ DI RECANATI

(xv-2004, artisti vari;

La Banda del Ducoli – A proposito di questi giorni)

TONIGHT'S THE DAY

(2004; My Uncle the Dog)

 

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Tonight's The Day, è senza dubbio un omaggio a Neil Young, considerando anche il fatto che il brano che apre il disco è proprio quella Tonight's The Night che tanto piace a noi fan del Loner canadese. Tuttavia l'ascolto rivela una band più vicina ai Bed Seeds di Nick Cave che ai Crazy Horse, sarà per i testi crudi, sarà per l'uso grattugiato delle chitarre ma l'alchimia tra Bogartz e Ducoli ci mostra le potenzialità enormi di questo progetto. Un disco prezioso dai cui solchi sgorga un magma sonoro che infuoca la notte come un alba alcolica, in cui emergono i ricordi oscuri di qualche ora prima. Scenari gotici, incontri voodoo, divinità canine, donne misteriose emergono tra chitarre impazzite, come schegge incontrollate vanno a conficcarsi nei pensieri in uno scenario post-psichedelico.

(Blogfoolk)

TAVERNE, STAMBERGHE, CAVERNE

(2003; La Banda del Ducoli)

 

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Banda del Ducoli: la magia è assoluta. Chissà quando verrà riconosciuto degnamente il talento di Alessandro Ducoli? Cantautore ricco di energia Rock, ma anche scrittore finissimo e poetico, il musicista di Breno ha degnamente assorbito la lezione di De Andrè, Dalla, Rino Gaetano, Paolo Conte, insomma il meglio dei grandi autori italiani. Ducoli è un uomo di montagna, che per vivere spegne incendi nei boschi (come Kerouac in “Angeli di desolazione”), dominato comunque dalla smania di vagabondare territori musicali diversi. A suo agio tra Rock, Folk, Reaggea, spruzzate di Jazz, malinconie Blues, assecondato da una band (Massimo Saviola al basso e alla direzione musicale, Arcangelo Buelli alla batteria e dietro la console di registrazione, Lorenzo Lama alle chitarre e Renato Saviori al pianoforte) che è più una fratellanza di amici che un collettivo musicale (tipo E Streeters, per intenderci) in questo disco estrae dal cappello magie assolute, brani che si scolpiscono nella memoria.

(Paolo Redaelli; 2004)

 

ANCHE IO NON POSSO ENTARE

(2001; La Banda del Ducoli)

 

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Bella e complicata l’anima (musicale) di Alessandro Ducoli, tentata tanto dalle dissolutezze di certo Rock and Roll sulle tracce di Lou Reed e Neil Young, inseguite con Bacco il Matto, quanto da dissoluti vagabondaggi alla ricerca dell’ultimo bar aperto, con il mangianastri della macchina a sfiatare i versi di Ciampi, Gaetano e Capossela. Questi sono i vagabondaggi che Ducoli racconta nei suoi album solisti, già tre ai quali oggi si aggiunge Anche io non posso entrare. Un album bello e complicato come il suo autore, denso di suoni e tensioni, scomodo nella sofferta dinamica tra urgenza espressiva, quasi prepotente, e ricerca di sintesi, piacevolmente evidente nella cura minuziosa degli arrangiamenti, dei toni e dei colori di ogni singolo intervento, strumentale o vocale.

Mauro Eufrosini (JAM – Ottobre 2001)

 

STACA LA SPINA - STUDIO

(2000, artisti vari; Bartolino's)

CERCATORI D'ORO

(2000; Bacco il Matto)

 

SAN MARCO

(1999; Bacco il Matto)

 

MALASPINA

(1999)

 

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Ducoli è un cantautore dai toni a volte allegri, anche se mai spensierati, a volte malinconici, come nel caso di una delle canzoni migliori del disco, "Francesca". Particolare attenzione meritano più o meno tutti i brani, ma soprattutto "Ridendo e baciando", "Il soldato dell'amore", in cui Ducoli ribadisce ancora una volta il suo punto di vista sui rapporti con l'altro sesso, “Rosa”, che poteva fungere da "trailer" per il disco nel caso che un lungimirante discografico avesse ascoltato il CD e avesse deciso di investire qualcosa in questo progetto (vista l'intelligenza media dei discografici italiani, paragonabile a quella di una gallina acefala, ci credo molto poco).

(Doppio Che, ottobre 2000)

LOLITA

(1997)

 

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PUBLIC HOUSE – LIVE

(1996, artisti vari; Bacco il Matto)

GIRO L’ANGOLO

(1996; Fabio Granzotto)

 

SOPRA I MURI DI QUESTA CITTÀ

(1995; demotape)

 

 

ROSSO

(1994; demotape)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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