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Ducoli’s web site © 2007 |
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Prodotto da Alessandro Ducoli. Grafica
di Armando Bolivar. Fotografie di Alessandro Ducoli (le foto del Ducoli sono
di Guido Lavazza). In serigrafia “Lolita” di Eros accampi. Middle Cut
(1996). Arrangiato da Alessandro Ducoli e
Luciano Mirto. Registrato e mixato da Luciano Mirto a Costa Volpino (Bg).
Remastering a cura di Valerio
Gaffurini e Claudio Lancini all’XTR Productions Studio di Torbiato
(BS). Hanno suonato (in ordine sparso): Fausto Beccalossi (fisarmonica),
Arcangelo “Buelli (batteria), Andrea Donati (contrabbasso), Vinicio Donati
(basso elettrico), Alessandro Ducoli (voce e chitarra), Mauro Ferretti
(congas), Luciano Mirto (chitarre, pianoforte), Federico Putelli (sassofoni), Oliviero Testa
(violoncello), Andrej Kutov (pianoforte e tastiere). Ist
Release (11 years old; 2007). Arrangiato da Valerio Gaffurini e
Alessandro Ducoli. Registrato da Valerio Gaffurini e Pierangelo Manenti alla
“Factory” di Torbiato (Bs). Mixato e Masterizzato da Valerio Gaffurini e
Claudio Lancini all’XTR Productions Studio di Torbiato (BS). Hanno suonato
(in ordine sparso ...): Valerio Gaffurini (pianoforte, tastiere,
programmazione, ecc.), Alessandro Ducoli (voce), Stefania Martin (cori),
Veronica Sbergia (cori). |
Ducoli, Lolita’s Malts Middle Cut - Lolita (1996) Lolita Benny Jag Blue Un fantasma Luna ubriaca Ho trovato l'oro Cupido è un pazzo Nuda e cruda. Sapore nero Blu Ist Release - Lolita (2007) Lolita Benny Jag Blue Un fantasma Luna ubriaca Ho trovato l'oro Cupido è un pazzo Marisa ha un nome Nuda e cruda Sapore nero Blu Lolita Hai un cuore troppo grande per questa
città che chiude gli occhi appena arriva la notte. Si fermano i meccanismi
che ti tengono in piedi ma riesci a vederci quando apri gli occhi. Il tuo
cuore è troppo grande, nella notte troppo grande. Siamo solo i meccanismi,
dentro ai nostri meccanismi. Hai un cuore troppo grande per due occhi
soltanto e la notte troppo veloce per riuscire a fermarla. I demoni hanno
aperto le danze, sanno quanta ne serve. I demoni hanno aperto il portone e
bisogna entrare. Benny
Jag Blue I sentimenti sono sempre troppi. Ti
guardo e poi ti voglio toccare. Il mio cuore sempre troppo ubriaco. Mentre il
mio bacio ti accarezza la pelle. Le luci si dividono il cielo. La pioggia è
musica per le mie orecchie. Chissà che cosa stai sognando. Perchè mi fai
davvero troppa invidia. Invece io che sono sempre contento, qualche volta
riesco a capire. C’è una chiave giusta dentro in ogni passaggio. C'è una luce
sola in mezzo alla stanza. La coda del diavolo incollata all'asfalto. Sulla
strada sono come un clown. Ho nascosto i chiodi nelle tasche e sto pensando a
cosa stai sognando. Perché la strada adesso è come il cristallo. C'è qualcosa
che si muove lontano. Il carnevale sembra pieno di morti che hanno ballato
nella confusione, Benny Jag Blue. La notte è fatta per sognare. La notte è
fatta per amare. La notte è fatta per ballare. Sento il ritmo di una nota
confusa, Benny Jag Blue. Un
fantasma Dentro a questa nebbia ogni luce è un
fantasma. Ci sono le campane che mi suonano in testa. Quante cose o toccato
senza farci mai caso. Mi ricordo che è vero se rimango da solo. La città che
mi chiama proprio con la tua voce. C'è una luce accesa, un'altra sigaretta.
Dentro a queste strade senza fare rumore. Si nasconde nel buio, non capisco
più niente. Qui camminano i muri questa notte è uno scherzo. Ho bevuto
qualcosa ma non sono sicuro. Dentro a queste strade faccio quello che voglio,
sempre. Mi ricordo che è vero e faccio finta di niente. Bella come un fiore. Luna
ubriaca Lei sta proprio dall'altra parte di
questo posto strano. Nella notte buia qualche volta si sente sola. L'amore
costa, due soldi d'argento dentro a una fontana. Come un bacio caldo sulla
pelle. Questa notte ho attraversato tutta la città. Un miliardo di strade
dentro la città. Un miliardo di luci sopra ai marciapiedi. Dall'altra parte
il desiderio è sottile. Dall'altra parte il desiderio è più grande e muove
tutte quante le cose. Luna di cristallo appesa in mezzo al cielo. Nella notte
buia, appesa in mezzo al cuore. Ho
trovato l'oro Caldo il vino è rosso come l'amore.
Giallo il sole è caldo, come il tuo cuore. Biondo è il colore che hanno i
tuoi capelli d'oro, come il denaro. Blu, la notte è scura. Come il pensiero,
nero. Rosso è il sangue che scotta dentro alla stanza bianca. È chiaro adesso
quello che vuoi. Vuoi un po' di colore, viola scuro. Come il peccato. Blu, la
notte è scura. Come il pensiero, nero. Piero devi dirmi che è vero che hai
trovato l'oro. Cupido
è un pazzo Riflessi che giocano e disegnano
qualcosa sul muro. Stanotte passa il tuo Carnevale, la notte è blu. Luci che
diventano spade e strani colori dentro qualche figura. I miei occhi adesso
fanno fatica, forse sono già morto. Un bacio fa girare la testa, a che gioco
giochiamo. Ho messo anche io le tue ali ma non riesco a volare più. Il tuo
paradiso è caduto dentro a questo inferno. Mi gira la testa appena chiudo gli
occhi davanti ai tuoi. Le maschere disegnano qualcosa di nuovo sul muro. Io
che ti guardato le spalle mentre tu camminavi. Ho provato a non ridarti le
ali per tenerti vicino. Qualche volta questi raggi di sole mi danno davvero
fastidio. Marisa ha un nome. Hai messo un fiore dentro ai tuoi capelli.
Questa sera ti vengo a cercare. Hai messo un fiore proprio dentro al tuo
cuore. Questa sera ti voglio amare. Ho chiuso per sempre con la malinconia.
La uso quando serve contro la malattia. Dell'amore bugiardo usato senza
pudore. Dell'amore bastardo che mi spacca il cuore. Ho messo un fiore dentro
al tuo giardino. Che si apre ogni volta quando arriva il mattino. Quando io
scappo via dalla tua finestra. Quando il tuo profumo mi fa girare la testa.
Tristessa, vai via. Portami l'amore che io vivo solo così. Nuda
e cruda Forse sono disordinato, forse sono
proprio suonato. Ma ho perso la strada ancora una volta. Ho perso i miei
soldi ancora un'altra volta. La notte copre tutti i rumori, le luci sono
sempre più scure. Ma l'odore del profumo che hai messo questa volta mi aiuta.
C'è una goccia che cammina sul muro, il pavimento sta dall'altra parte.
Smettila di correre ancora e aspetta che raccolgo i miei pezzi. Il buio non
mi serve più, i miei piedi vanno avanti da soli. Il rumore arriva proprio
dall'altra parte, mi chiama e non mi lascia più tempo. Ti fermi per riprendere
fiato e in un secondo l'hai persa. Ti voglio, nuda e cruda. Sapore
nero Il tuo sapore è troppo buono. Sapore
amaro, sapore nero. La fiamma scotta vicino alla pelle. Il tuo sorriso è
diventato confuso. Ti guardo passare davanti ai miei occhi, ti guardo
giocare. Nella luce chiara, appoggiata sull'erba. L'uomo è un cane che urla
alla luna. Che gli fa male agli occhi anche quando è contento. Blu Le luci nascoste, mi confondono un
po'. Ma l'ho già attraversata, riconosco i lampioni. Questi alberi non parlano
mai. Non li ho mai visti, ridotti così. Perché nel buio non è facile riuscire
a vederci. Ho perso il senso del tempo. Ormai la giostra si è spenta, con
tutti i suoi colori. Fra le tue braccia, come l'ultimo angolo acceso. Mi
chiama e si nasconde nel buio. Questa notte è scura, fredda come il ghiaccio.
Questa notte è scura, mentre il tuo bacio si confonde dentro queste strade
fredde come il ghiaccio, fredde come il ghiaccio. Dieci
brevi racconti (gennaio 2007) Lolita “Ciao. Ho finito il Caffè. Mi dai una
moka?” “Vuoi anche un po’ di zucchero ... tu
che bevi amaro il caffè?” “Se ne hai che ti avanza, sì” “Entra. Arrivo subito” * Aveva 35 anni. Stava al piano di
sopra. * Marisa stava a S. Maria da molto di
più. Potevi trovare il suo numero alla pagina “annunci” del Gazzettino. “La
tua Lolita. Cercami!”. Tra parentesi, dopo il numero, “astenersi perditempo”.
Mio padre utilizzava spesso lo stesso aggettivo per indicare il mio stile di
vita. Forse gliel'aveva suggerito proprio lui. Una volta le chiesi addirittura
se avesse fatto aggiungere quella frase su esplicita richiesta dei miei. Del
resto anche lei, come mio padre, sosteneva che il tempo è denaro. Soprattutto
se devi scopare, aggiungeva. * Spesso finivo il caffè. Ne usavo in
quantità industriali. Salivo da Marisa per chiedere aiuto. C'era la bottega
nella strada di fronte ma io andavo di sopra. Ogni volta trovavo nel vano
scala dei loschi in attesa. Gente normale. Niente di folle. Però li guardavo
quasi cattivo. Geloso. Sul suo campanello era montano un curioso sistema di
piccole luci. Un semaforo. Incredibile. Compresa la luce arancione. Indicava
minori minuti di attesa. Tutto avveniva di giorno. Marisa la sera se andava a
ballare. Un lavoro come tutti i lavori che trovi nel mondo. * Lei aveva un debole per me. Diceva che
dentro i miei occhi si trova la gentilezza che tutti dovrebbero avere. Io non
capivo ma spettavo con ansia la sua gentilezza. La sua gentilezza in
vestaglia. “Ti faccio il caffè? Lo beviamo insieme. Oggi è riposo”.
Dovrebbero dare medaglie a quelli che hanno inventato il caffè. Sono
benefattori dell'umanità. Benny Jag
Blue “Sei un coglione!” “Perché!?” “Se qualcuno di questi stronzi finisce
all'ospedale, siamo con la faccia nella merda” “Perché?” “Vaffanculo!” “Smettila di dire puttanate e aiutami” “Pirla. Scendo a prendere un pacchetto
di sigarette e al ritorno mi trovo un appartamento in coma etilico” “Sei via da due ore cazzo. Mi hai
lasciato qui da solo con queste simpatiche merde. Sono loro che hanno voluto
fare cazzate. Inoltre io neanche ci volevo venire a questa festa. Tu sì.
Quindi dammi una mano che sistemiamo tutto” “Sono in coma etilico? Rantolano!” “No. Anzi all’inizio sembravano anche
felici. Poi hanno solo esagerato un po'. Il biondo diceva che tutto finiva in
trionfo” “Portiamoli all'ospedale! Chiamiamo la
guardia medica!” “Ci sono già 3 medici in questa casa.
Morti di gin. Se arriva la guardia medica, li sbattono fuori dall'Università.
Metti su la moka grande che ci penso io a questi eroi della movida” “Il rito sciamanico del grande capo
coglione?” “Prepara il caffè. Sale e caffé” “Non puoi semplicemente mettergli un
dito in bocca per farli vomitare?” “Se vuoi fallo tu. Io al massimo metto
un dito nel culo a Roberta. Così per provargli la febbre. Potrebbe essere
grave!?” “Ok, ho capito” ”Spegni quei cazzo di Negresses Vertes
che mi hanno davvero fracassato le palle. Metti Rod Stewart. Anzi non mettere
niente. Porta il caffé e basta” “Poi cosa facciamo?” “Controlliamo che non muoiano del
tutto e andiamo a un'altra festa” * Ogni persona ha una propria idea di
quello che è meglio. Tutti si danno da fare per essere sempre sicuri che
quello che pensano loro è meglio di quello che pensano gli altri. Sempre
così. In ogni momento della tua vita la tua idea deve essere messa a
confronto con quella degli altri. L'idea più concreta di solito vince ma non
è sempre così. Più spesso vince l'idea più decisa. Come ad esempio mischiare
dell'anfetamina nel gin. Non è stata una mia idea. Io al massimo in
laboratorio posso recuperare qualche resina strana. Forse l'assenzio. Ma
niente che possa creare l'inferno. Loro invece hanno deciso di essere molto
più decisi di me e adesso mi sembra di stare in un campo di guerra. Con gente
caduta. Gente che dentro a una guerra starebbe con quelli dell'ultima linea.
Non sono io il coglione. A me interessava soltanto Roberta. E lei come sempre
sceglie di stare con i suoi colonnelli abbronzati. Eccoli lì. Alla soglia di
un buco di culo. Bravi. * “Sale, caffè e secchio!”. Tutti a
posto. Tutti tornati dall'oltretomba. Male di pancia, male di testa, male di
tutto. Stanotte finiranno di odiare la loro presunzione. Domani sarà un
brutto giorno, per loro. Troveranno il nostro biglietto. “Abbiamo preso noi
le bottiglie rimaste, potevano essere pericolose. Wild Turkey ora è di nuovo
libero”. Un fantasma “Non avrei mai pensato di passare una
serata a parlare di selvicoltura” “Spero che la serata non sia finita
qui. E poi scusa, pensi la stessa cosa anche quando ti intrattengono sui
legamenti della rotula o sulle tensostrutture in alluminio?” “No. Però di rotule ne ho già sentito
parlare. Di selvicoltura no” “Io penso che siano più interessanti
le foreste di faggio delle rotule” “Lo immagino. Però se ti rompi i
legamenti del ginocchio, conoscere i meccanismi gestionali delle foreste di
faggio o di pino è del tutto secondario” “Solo se non ti rompi le rotule
passeggiando male in una foresta di faggio o di pino” “Ok. Ho capito. Andiamo all'Orologio a
farci una tisanina?” “Mi fa male un ginocchio. La rotula
destra” “Ci sono tisane che hanno proprietà
ortopediche” “Io preferisco gli anestetici. Quelli
derivati dall'aromatizzazione di distillati generici con erbe officinali di
faggeta” “Credo che lì ci potrai trovare anche
i tuoi derivati” * Vi siete mai chiesti perché la maggior
parte delle persone conosce soltanto un centesimo delle professioni del
mondo? Io no. Anche se trovo comunque molto interessante inserire nelle mie
conversazioni quello che faccio. Incuriosisce parlare di selvicoltura. La
materia che tutti hanno dimenticato quando dopo aver tagliato tutti i boschi
sono usciti dalle carestie e dal freddo della guerra. Una materia con una
lunga storia ma oggi praticamente sconosciuta alla maggior parte della gente.
Soprattutto alle donne. Questo fatto però consente di aggiungere molto più
sale al dialogo. Molto di più di quello che si può aggiungere parlando di
tensostrutture in alluminio, rotule, forniture e bilanci aziendali. Inoltre
la faccenda diventa ancora più interessante se devi affrontare l'opinione
diffusa che accompagna chi studia alla mia facoltà, di appartenere ad una
sorta di “categoria studentesca inferiore”. Pregiudizio? Giudizio affrettato?
Ignoranza? Non ha nessuna importanza. L'effetto sorpresa gioca sempre a tuo
favore in queste situazioni. Devi solo sfruttare ogni singola parola come se
fosse un'arte. L’arte della piacevole conversazione. * Il bar dell'Orologio era pieno di
gente che aveva la precisa intenzione di mettere il proprio sale nei propri
argomenti. Comprese le rotule, le tensostrutture, il faggio, ecc. Io la
guardavo mentre aggiungeva lo zucchero grezzo nella sua tisana verde. Pensavo
che ogni rappresentante dell'universo femminile abbia grandi argomenti che
vanno ascoltati, sentiti e capiti. Osservati. Mi parlava della psicologia
evolutiva e del colore delle cassette per api. Delle vacanze in Appennino e
delle zuppe di farro. All'orario di chiusura eravamo immersi nella nebbia. La
nebbia delle sigarette e delle tisane adesso era di fuori, per strada.
L'orologio del campanile suonava tre volte. Mi presi un bacio, senza chiedere
neanche il permesso. Luna ubriaca Ero diretto a Chiesanuova. Amo questa
città perché non ci sono salite. La si può attraversare in bicicletta.
Giorgia aveva delle notizie per me. Forse andava in Brasile. Voleva un
consiglio. Il suo fidanzato era un pazzo e da un pezzo se ne stava a Natàl.
Si scrivevano spesso ma lui non aveva consigli. Comunque non era per i
consigli che mi aveva convocato. Voleva solo inguaiarmi in qualcuno dei suoi
nuovi riti hoodoo. Oppure farmi assaggiare uno dei suoi meravigliosi
esperimenti di cucina tradizionale Ladina. A suo avviso ero la cavia ideale
per i suoi esperimenti: privo di cervello e unicamente guidato dai
condizionamenti sensoriali. * La sua vera intenzione era quindi
sempre la stessa. Mettere disordine nella mia vita così “ordinata”. Nella
prassi la mia giornata iniziava alle 11. Le 23. Uscivo di casa per affrontare
le infinite insidie notturne offerte da questa città irresponsabile.
Rientravo verso le tre. A volte più tardi. Alle 8 andavo a lezione. Vivere al
Portello era una schifosa condizione di privilegio perché abitavo a * Quella sera Dareo e Riccardo
arrivarono da me per lo studio serale. La solita storia. Decidemmo presto di
interrompere i nostri attenti apprendimenti di dendrometria e arruolare altri
ignoti per andare ad assaggiare Ribolla. Appena arrivata da amene colline. La
nostra curiosità enolica fu interrotta alle due già passate da un pezzo. Le
2. “Si chiude!”. L'idea era di proseguire oltre ma io dovevo andare a
Chiesanuova per la mia udienza religiosa. Ero in ritardo! Fui minacciato ma
sentivo il forte richiamo della torcida. Il Brasile! Il mio contributo umano
doveva proseguire in altri luoghi. Mi accusarono di tradimento ma era troppo
chiaro che avevo sinceri interessi per quella parte di Città. * Erano quasi le tre. “Non ti apro. Vai al bar!” “Ho freddo. Non ho i soldi neanche per
un caffè al baretto della stazione. Nemmeno la fontana di Piazza delle Erbe
aveva spicci abbastanza” “Crepa di freddo cafone. Torna da dove
sei arrivato. Finirò la serata con David Sylvian. Da sola con lui” “Smettila cazzo, sono dieci
chilometri. Giorginha apri il cancello … isla bonita, guapa rubia!” “Il cancello è rotto. Scavalca
cretino. Ti metto su il caffè” La luna era piena di luce. L'hoodoo mi
aveva già colpito e neanche mi ero accorto. Ho trovato
l'oro Certo che siamo una macchina. Abbiamo
bisogno di continua manutenzione. Un'esponenziale necessità. Controllo
continuo dei nostri regimi di marcia e delle nostre pressioni di esercizio. * Nel gennaio del 96 il mio giovane
motore stava al massimo della sua meravigliosa efficienza. Stavano per
succedere cose nuove per l'anno in arrivo. Alcune buone, altre no, ma stava
succedendo qualcosa. I miei soggiorni universitari erano comunque quasi al termine
e cominciavo a pensare alle poche soluzioni che avevo davanti. Anticipare il
servizio di leva rimandando di un anno le grandi decisioni. Oppure aspettare
la convocazione al servizio di leva prestando temporaneo servizio
nell'impresa di costruzioni Edil Giacomone. Comunque una guerra. Altre
soluzioni più immediate non erano così facili da individuare. * Al rientro a S. Maria, l'officina
foreste era in fase di completamento. Tutte macchine coinvolte nel radicale
processo manutentivo post ferie natalizie. La prima cosa da fare era
organizzare qualcosa per festeggiare il rientro. Seconda cosa da fare, idem.
Terza, anche. Io nel frattempo stavo lavorando ad una nuova idea ispiratami
direttamente da Piero Ciampi qualche mese prima. Un brano figlio della grande
sequenza lirica fosso-rosso-fianco-bianco. Una canzone sui cercatori d'oro
che rileggeva la ricerca del metallo prezioso in chiave metaforica e allusiva
di meravigliose forme animate. Non avete capito? Si trattava di una canzone
d'amore. Alla maniera già appartenuta al Ciampi. Il grande maestro livornese
del resto sarebbe stato assolutamente d'accordo con me che occorre sempre
omaggiare il valore che assumono certe meravigliose forme. Il telaio della
mia nuova “fatica” era comunque in alto mare. * Quel giorno io e Marcus avevamo in
programma di anticipare le cerimonie del rientro provando un acchito
indagativo in centro. Sondare l'agenda del telefono e chiedere asilo in altre
officine. Niente da fare. Troppo in anticipo sui rientri ufficiali. Decidemmo
di buttarci a caso tra le strade della nostra “città ospite”. I luoghi
diventano ancora più accoglienti quando la gente, appagata dal festeggiamento
natalizio, si getta nei buchi pubblici a cercare il relax. Non c'è affanno.
Nessuno che deve correre più forte degli altri. Tutti tranquilli. Così in
questo clima di fratellanza obbligata trovammo asilo anche noi. Del resto la
nostra “ricerca” era la stessa di tutti. Condivisa e condivisibile. Una sorta
di condizione comune che unisce chi cerca del gaudio nel limbo creato dal
post natalizio. Magnifico. Sublime accennata stanchezza. Sublime
consapevolezza di essere parte integrante di un tempo irreale che trasforma
ogni cosa in teatro. In finzione voluta. Tutti a far parte di una grande
compagnia di teatro minore. * Il giorno dopo ero felice perché
avevamo trovato dell'oro anche noi. Una parte per me e una parte per Marcus.
Il rientro a S. Maria era freddo. Un mattino molto freddo ma pieno di
soddisfazione. Il nuovo anno adesso poteva anche ricominciare. Cupido è un
pazzo Il carnevale. La festa più grande del
mondo. Uguale ad ogni latitudine. Diverso a Venezia. Le maschere tornano a
casa a mezzanotte! Fino ad un minuto prima la città è invasa da gente che
sostiene che il divertimento è l'unica gioia del mondo. Il minuto dopo le
strade si svuotano. Neanche fossero tutti vestiti da Cenerentola. * Restavano aperti soltanto due posti in
tutta la città. Oltre ovviamente al bordello di Campo Santa Margherita. Altro
che sfilate istituzionali di Colombine invecchiate e Casanova con un piede
nella fossa. Santa Margherita è il Carnevale dei fiori! Anche Hemingway si
unirebbe ai disperati della post mezzanotte dopo aver realizzato che sotto ai
suoi cari leoni si celebra qualcosa che non è più il carnevale. Io ho fatto lo
stesso. Ovviamente non perché penso di essere come Ernesto ma perché non
conosco Venezia e le sue tradizioni. Sono ignorante, insensibile,
qualunquista, distratto e inqualificato. Del resto ero affetto dalla più
classica delle malattie giovanili. L'allergia alle istituzioni, compreso
l’istuzionale carnevale veneziano. L'unica cosa che sapevo di Venezia era che
la “ombra” del campanile teneva fresco il vino d'estate. “Il resto lo
imparerò col tempo”. * Ero vestito da Dude. Fatto a misura.
Osservavo con grande passione gli effetti che provoca il carnevale su quelli
che vogliono essere i primi. Arrivano dopo. Non reggono il ritmo. La festa ti
distrugge se lasci che siano le tue convinzioni a decidere il passo. Nella
piazza c'era una maschera a forma di asso di quadri. Osservava il casino con
l'identico stile di Dude. Chi osserva le cose nel tuo identico modo molte
volte è fatto apposta per te. Devi solo capire se pensa che piazza San Marco
sia meglio svuotata da tutta la gente distratta e soprattutto se accetta
l'invito di andarsene in giro per questa città a cercare i fantasmi
sopravvissuti alla mezzanotte. Un lungo tragitto riempito di angoli pieni di
insidie e di ombre accoglienti. Appoggiare le spalle sui muri e scambiarsi
qualcosa. Arrivare a San Marco e dividere l'alba con altri ectoplasmi. La
piazza adesso è esattamente quella che immaginavo. Venezia. Marisa ha un
nome Lancia Delta caffèlatte. Direzione
Lido. Settembre inoltrato. Impegni scaduti. Tre giorni di guerra. Guerra agli
austriaci. Tre giorni soltanto per riprenderci il nostro confine. Italiani
tutti ritirati. Campo deserto. * Questo era il bollettino militare di
tutti i fine settembre dell'Adriatico. Era la macchina di Rebernig senior a
dirci che eravamo nella giusta direzione. Da Re non poteva unirsi alla
truppa. Caduto in battaglia. Onore a Fabio Da Re. Gli unici due combattenti
rimasti erano Ducoli e Rebo Junior. * “Matilda e Brigitte. Che si fà!?” “Si dichiara battaglia!” “Ecco, bravo. Sembrano proprio appena
uscite da un bombardamento” “Meglio. Non opporranno difesa” Rebo chiese loro se amavano il
Maraschino e ne prese una buona riserva. Invitammo le truppe nemiche a una
gita davanti al mare. Io facevo da traduttore per i dispacci di guerra, miei
e del mio commilitone belumatto. * La luce notturna del mare produce
sempre grande bisogno d'amore e noi ne sembravamo assolutamente convinti.
Matilda e Brigitte un po' meno. Che strano popolo gli “Oltralpe”. Non hanno
sentimenti. Il freddo gli entra nel sangue al primo inverno dalla nascita e
gli resta dentro per tutta la vita. Noi invece eravamo un vero e proprio
patrimonio italiano. Come un'opera d'arte creata dal genio di grandi maestri
del passato. * “C'è ancora del maraschino?” “Un paio di sorsi” “Credo che i nostri nemici abbiano
sabotato le nostre riserve” “Lo penso anche io” “Le ho detto che l'amo. Non mi ha
creduto per niente ma mi ha detto la stessa cosa anche lei” “Le credi?” “Certo. Domani si torna” “Penso proprio di sì” “Rubiamo una sdraio?” “Prendiamone due!” “Non so se ci stanno sul Deltone” “Una stasera e una domani!” “Perfetto!” Nuda e cruda “Il professor Pavan è un criminale. Un
criminale coglione. Ha messo l'esame di fisica il 18 di luglio. Il 17 è
finale mondiale!” * Era il pensiero di tutti quando ai
primi di giugno sulla bacheca dell'istituto di fisica uscirono le ultime date
per la sessione estiva. Avevo scelto fisica. Penultimo anno padovano.
Togliersi di mezzo la fatica più grande e iniziare l'ultimo anno di carriera
universitaria senza troppa fatica. Forse il coglione ero io. Infatti sapevo
che avremmo raggiunto il Rose Bowl. Lo sapevo già a giugno. Avevo troppa
fiducia in Zola e Signori. Quello che non immaginavo è che avremmo trovato il
Brasile. La partita del secolo. Chi vince ha più mondiali degli altri.
Pronostici contro di noi. Senna che muore è già troppo dolore per un paese
che vive di Carnevale. * Comunque io pensavo di finire in
trionfo l'anno decisivo. Un mondiale e l'esame di fisica erano il mio
certificato di “umano perfetto”. Per mettermi meglio alla prova, inoltre,
avevo già definito il contratto per il mio lavoro estivo. Il mio ignaro
contributo alla cementificazione selvaggia della Valle Camonica era fissato a
partire dal 19 di luglio. Giacomone aspettava il suo ragazzo al varco. Ogni
estate mi forniva un esempio concreto di vita. Molto diverso da quello che
avevo ben radicato nella mia testa. * Follia. Follia pura. Pazzia.
Autolesionismo. Suicidio. Elettroencefalogramma piatto. Morte cerebrale.
Studiavo come un automa. “Un astronauta si appoggia all'astronave ricevendo
una spinta verso l'esterno”. Da calcolare. “Aprite la finestra e osservate un
vaso che sale verso l'alto …”. “Due treni che viaggiano alla stessa velocità
si scontrano. Dato il peso, calcolare la forza prodotta durante l'impatto”.
Che cazzo di materia è una materia che ti chiede di risolvere questi
problemi!? Li ho visti in faccia tutti quelli che lavorano all'istituto di
fisica. Tutta gente per bene, forse, ma gente che certo non segue il mondiale
di calcio con la stessa passione di quelli che se il treno si scontra con un
altro treno pensano solo al Cristo. * Il mondiale sembrava difficile ma
l'Irlanda vincente era solo una falsa partenza. L'astronauta Houghton lanciò
una palla alla velocità della luce, dietro Pagliuca. Pazienza. L'Italia esce
con la distanza, soprattutto se soffre. * Gli allegri compagni di S. Maria
invece avevano scelto un cammino più calmo. Un esame tranquillo da finire
entro il fine settimana prima della “partita”. Mi salutarono con degli enormi
pugnali nella schiena. Partenza per Trieste. Giovedì. Dopo l'esame di
bachicoltura e apicoltura di Faccoli. 30 e lode. Dei veri bastardi. Mi
telefonarono solo al sabato sera. Per farmi coraggio. Mi chiesero quanto
avessi studiato e soprattutto se anche stavolta avevo in programma uno dei
miei soliti sabati sera con rientro a variabile x. Avevano appena finito di
giocare ai pirati nel golfo. Adulti che passano il giorno a giocare ai
pirati! Come posso dividere la mia casa con gente così!? Lavazza era il Drake
e Coslovich l'Andrade. Marcus e Faccoli i mozzi. Una flotta di pirla. * Il mio programma prevedeva un sabato
classico. A ritmo ridotto, ma classico. Avevo studiato abbastanza. Non del
tutto abbastanza per superare l'esame ma abbastanza per quanto potevo.
Partenza per Trieste con il diretto delle 15.15, domenica. Grigliata dai De
Filippi e partita. Rientro con Cucciolo e Raul in serata. Dopo la partita.
Tutto calcolato. Tranne i troppi eventi tutti insieme. E poi solo occhi
bagnati. Troppo bagnati. Impossibile calcolare il peso di ogni occhio. Del
resto la forza di gravità si raddoppia, quando per ridurre l'attrito delle
situazioni ruvide si utilizzano i vini del Collio. * Rientro rimandato al mattino. Il tempo
è un'unità relativa. Al mattino, mentre al ritorno osservavo le terre
friulane, pensavo che arrivare in ritardo sarebbe stato il mio ennesimo
fallimento. Un umano assolutamente imperfetto. La mia sensazione era esattamente
quella che provano quelli che affacciandosi da una finestra prendono in
faccia un vaso lanciato da quelli di sotto. Le altre vittime della fisica
avevano la mia stessa faccia. Sembrava che tutti fossero stati a Trieste ad
osservare i rigori. Dieci studenti. Facce deluse. Nessuno era davvero
convinto di avere capito perché i forestali devono conoscere così a fondo
questa materia preziosa. * Alle 10.00 Pavan non era ancora
arrivato. Saperlo prima, mi avrebbe concesso un'ora preziosa di sonno. Alle
10.30 decisi di chiedere in segreteria se Pavan fosse stato anche lui a
Trieste. “Il professore è a Toronto. Di cosa
avete bisogno?” “Ma come a Toronto!? Abbiamo l'esame” “Ci dev'essere un malinteso, è partito
l'altro ieri e rientrerà non prima del “Il malinteso non dev'esserci
signorina. Ci dev'essere un suo assistente. Abbiamo l'esame. Scritto in
bacheca da giugno” * Il professor Pavan, svegliato
telefonicamente nella sua residenza Canadese si scusò profondamente con gli
studenti garantendo loro di essere in istituto il 25successivo per recuperare
l'esame. Un vero gentiluomo. “Che si fa?” “Io vado in stazione. A controllare se
Cristo ha già preso il biglietto. Ci vediamo ad ottobre”. Sapore Nero “Allora tu sei ombrivago?” ”È più corretto dire notturno. Meglio
ancora crepuscolare” “Non ho capito” “Il termine ombrivago viene utilizzato
quando si parla di alberi o comunque se si tratta di vegetali. Crepuscolare
invece riguarda più propriamente il regno animale” “Sei un animale?” “Certo, come tutti” “Un lupo?” “Meno nobile. Un uomo” “La donna?” “La donna è ancora meno nobile. È
donna” “Allora sei un animale misogino!” “No. Un animale di abitudini
crepuscolari consapevole della propria condizione e di quella della donna” “Non hai risposto alla mia domanda!” “Certo che ho risposto” “Allora hai ammesso di essere
misogino” “No. Ho detto solo quello che penso.
Stiamo parlando di zoologia non di sociologia” “Balle non vuoi ammettere che hai dei
pregiudizi” “Tutti hanno pregiudizi” “Certo, ma alcuni li controllano” “Non cambia nulla. Li hanno comunque” “… certo che farsi dire qualcosa da te
e come farsi dire l'Infinito da uno scimpanzè. Non dici mai una mazza di
niente!?” “In zoologia è preferibile usare il
termine timido e riservato. Viene utilizzato per descrivere le abitudini del
capriolo. Non dello scimpanzè” “Forbito il signorino Lorenz. Smettila
di dire le minchiate che hai imparato l'altro ieri e dimmi se hai intenzione
di dirmi le cose come stanno … e poi il capriolo è cacciato dal lupo. Non
puoi essere lupo e capriolo allo stesso tempo. Uno o l'altro” “Vedo che alcune cose le conosci.
Comunque io non ho detto di essere lupo. Ho detto di essere un uomo” ”Potresti dimostrarlo e darmi il bacio
che ti ho chiesto” “Io intendevo uomo nel senso
zoologico. Non in quello sociologico. Comunque il bacio te l'ho chiesto prima
io” “Tu hai chiesto qualcosa di più” “Io ho chiesto un bacio nel senso
animale del termine” “Io non voglio baci nel senso animale
del termine. Non ci casco. Ti ho spiegato che le cose non stanno come pensi
che stanno” “Perché?” “Perché la differenza che sta tra la
zoologia e sociologia è l'ossigeno delle cose” “Adesso sono io che non capisco” “Certo che hai capito. L'uomo-animale
non respira le cose come l'uomo-uomo. L'uomo-uomo è in grado di costruire
concetti. L'uomo-animale costruisce solo sensazioni. Le sensazioni hanno una
durata temporale limitata e dipendono solo dai fabbisogni. I concetti invece
hanno durata anche illimitata e te li puoi anche costruire a tuo gusto.
Facile no!?” “E la donna-donna?” “Non mi pigliare per il culo. La donna
sa sempre tutto prima che succeda” “Su questo siamo d’accordo. Pensi che
succederà qualcosa tra noi?” “Assolutamente no” * Erano le quattro del mattino. Avevamo
bevuto e fumato. Stavamo parlando da due ore e sentivo il suo profumo. Come i
canidi. Blu Ho trasformato il mio appartamento in
una soffitta. * Polvere, finestre chiuse, confusione,
scatole accumulate, riviste inutili, addobbi natalizi nascosti sotto ai
mobili, vecchie lampade, scatole di latta, libri ancora in attesa di lettura,
scarpe usate, ecc. È successo gradualmente senza che me ne accorgessi. Come
se qualche forza soprannaturale avesse deciso così. Vi spiego meglio come
sono andate le cose. Qualche anno fà i lavori di ristrutturazione a Via Gera
6 furono effettuati senza prevedere di lasciare il mio vecchio solaio alla
sua naturale funzione. Una diretta conseguenza della normativa edilizia che
prevede la possibilità di ampliare i volumi abitativi sfruttando i
“sottotetti”. Il solaio è stato così trasformato in una mansardina con legni
e travi in vista che tanto piacciono alle mamme italiane; pare che gli
ricordino le nostre origini contadine. Ovviamente i programmi di
ristrutturazione della casa non prevedevano appieno mie eventuali opinioni in
merito. Del resto è risaputo che non avere figli significa non avere potere.
Praticamente un umano di serie b. I figli vengono prima di tutto, anche della
tua famiglia di cani, ragni e pesci rossi. Non importa. Comunque, a parte
queste mie personali dissertazioni sociali, niente di quello che era stato
lasciato in solaio è stato salvato. Compresi i miei quaderni delle scuole
elementari, la mia collezione di numeri di Cuore, i miei album di figurine, i
fumetti di Goldrake, gli almanacchi illustrati del calcio, alcuni modellini
Burago di prototipi da corsa, le biglie dei ciclisti, ecc. Tutto al macero.
Senza preavviso. Non ne ho fatto una grande tragedia ma a distanza di qualche
anno alcune cose cominciano a dispiacermi di più. Anzi, tutte. Compresi Miro
Panizza, i disegni di Silve delle partite degli Azzurri e gli articoli contro
i preti di Mario Prete. Avrei potuto partecipare ad una sorta di selezione
delle cose migliori. Invece niente. Mi hanno solo informato che tutto era
andato in discarica. Credo che a molti sia successa l'identica cosa. Così il
mio appartamento ha iniziato a trasformasi. Lentamente e inesorabilmente.
Come se il solaio fosse una condizione necessaria della casa. Se non c'è una
soffitta, la soffitta si trova uno spazio nel tuo appartamento. Da sola. Non
servono nemmeno le trimestrali azioni di selezione delle giacenze. Il
graduale accumulo di oggetti “preziosi” procede costante. Credo si tratti di
un'affezione patologica alle cose del passato. Come se eliminare una scatola
di oggetti che ci sono appartenuti sia quasi come perdere un alluce. Agli
alluci ci si è affezionati. Dispiace perderne uno. Si cammina lo stesso ma
dispiace. Io sono esattamente così, come quasi tutti noi. * Cosa c'entra tutto questo con Blu?
Quasi niente, se non che la soffitta che si sta creando nel mio appartamento
contiene anche le scatole in cui conservo le mie canzoni. Il rischio di
perderle, com'è successo ad esempio con il primo quaderno di scuola, è meno
cattivo se penso di avere una piccola personale soffitta a portata di mano.
Una soffitta con le sue piccole finestre da cui ogni tanto osservo la strada
e i suoi grandi movimenti. Ogni volta lanciati verso qualche grande futuro e
ogni volta liberi da mie eventuali opinioni in merito. Un universo di latta
riempito di oggetti che amo. Comprese le dieci preziose canzoni di cui
abbiamo parlato finora. Canzoni presuntuosamente elegificate al rango di
“malto” perché derivate da un lungo processo di maturazione. Come i malti.
“Distillate” 10 anni fa. Con la stessa passione con cui sono state conservate
nelle loro camere di maturazione buie e al di sotto del livello dell'oceano.
Forma grezza che diventa forma fine. Acqua cristallina, orzo fermentato,
sodio di aria marina, legno di rovere e tempo. Elementi preziosi. Le mie 10
bottiglie da salvare dal rischio della discarica. Le Lolita's malts. Da
aprire soltanto se ho voglia io. Preziose per me e per nessun altro. Almeno
credo. Ciao. PS. Quando ho scritto questi piccoli
racconti nel gennaio scorso la mia piccola Lulù era sempre vicino a me.
Adesso questa casa a forma di “soffitta” è sempre più riempita di cose ma
sembra sempre troppo grande senza la sua piccola presenza che la riempiva. Mi
mancherà infinitamente. Sempre. |
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