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CARTELLA STAMPA BRIXIA EDITION (2017)

 

 

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DB - Copertina

 

 

I Brother K sono: Alessandro Ducoli (voce in maladea, reading in sotterranea II e punto di luce), Andrea Bellicini (voce in maladea, chitarre noise in sotterranea II, disarmonia, maladea e brain strike), Andrei Kutov (pianoforte, synth, programmazioni e arrangiamenti), Federico Troncatti (compositore sperimentale), Boris Savoldelli (voci ed effetti vocali).

 

Scritto, arrangiato e prodotto dai Brother K (tutti i testi sono di Alessandro Ducoli).

 

Fotografie nel booklet packaging di Fabio “Mr. Slade” Gamba.  Un grazie particolare a: Teo Marchese (batteria), Morris Peretti (chitarre), Mario Stivala (chitarra in Gennaio 1971),  Giuliano Muratori (tromba in Disarmonia, Il mio cane non si muove quando prego e Punto di Luce), Paolo Filippi e il Cavo’ Studio per la registrazione di Subterraneans, Gabriele Rondini e Paolo Panteghini per le chitarre e gli amplificatori, Furio Sollazzi per aver suggerito la realizzazione di Io?. Un grazie molto particolare a Mark Murphy per averci regalato il reading di Subterraneans.

 

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THE BROTHER K .. Federico Troncatti .. Boris Savoldelli .. Andrea Bellicini .. Alessandro Ducoli .. Andrej Cutov

 

THE GUEST .. Mark Murphy .. Ellade Bandini .. Ares Tavolazzi ..  Fabrizio Bosso and High Five .. Teo Marchese ..  Paolo Filippi ..  Gianluca Petrella .. Max Gabanizza .. Gendrixson Mena .. Morris Peretti .. Alessandro Galati .. Giuliano Muratori .. Mario Stivala .. Tino Tracanna .. Sandro Gibellini .. Max Furian Band ..

 

 

Available

 

On the Web

 

An Italian Kerouac tribute!!?? Who would have believed...Boris Savoldelli’s voice sounds so very much of a part of this....for one reason, he was the originator of this idea to give Kerouac to the Italian readers and fans...his voice has such a sympatico feeling coming out of the music and writings they all did to further this dynamic project along .  Fernanda Pivano, that lovely lady from so many eras of ideas and love and writers and writings from the heart of Jack Kerouac and other writers he inspired, had made Boris sing  mellow and soulful renditions that even he didnt't know he had these in him!!!!!!! Mark Murphy (26 nov. 2004)

 

Federico Troncatti (classe 65, compositore di musica sperimentale contemporanea, diplomato al Conservatorio di Brescia in composizione e armonia), Boris Savoldelli (classe 70, vocalist che proviene dalla scuola di Mark Murphy con cui studia e collabora attivamente in Italia e negli Stati Uniti), Andrea Bellicini (classe 74, bassista e autore attivo nell'underground italiano), Alessandro Ducoli (classe 71, cantautore), Andrei Kutov (classe 66, pianista e arrangiatore, laureato al conservatorio di Rostov-sul-Don, Russia).


Non si tratta di una vera e propria band ma di un gruppo di autori accomunati dalla passione per l'opera letteraria di Kerouac e per il suo stretto legame con la musica.


Attualmente i Brother K hanno completato la realizzane del loro primo progetto, intitolato "Degeneration Beat", un tentativo volutamente “non filologicamente corretto” di trasportare il “mood” della “scrittura jazz” della Beat generation, così fortemente vivo e così “esclusivamente” americano, nella realtà contemporanea della provincia dell'Italia del Nord.

 

Oggi in collaborazione con Paolo Filippi e Teo Marchese del Cavò Studio di Bergamo sta per uscire un'altra versione di "Degeneration Beat". Nel lavoro compaiono diversi musicisti che hanno contribuito a riconoscerne la “positiva follia”. Tra questi figurano Mark Murphy, Ellade Bandini, Ares Tavolazzi, Fabrizio Bosso and High Five, Max Furian and band, Tino Tracanna, Gianluca Petrella, Max Gabanizza, Sandro Gibellini, Gendrixson Mena.

 

brotherk

 

 

Brother K, Degeneration Beat

(2004, pre-release; 2006 release;

2017 Brixia Edition)

 

Liriche

Conosci Kerouac?

Puoi pensare di trovare il Beat in Italia? Pensi che esista qualcosa che si possa anche solo avvicinare ad un'ipotetica definizione di Beat? Io non credo. Non vedo grandi forme di Beat nell'Italia di oggi. Tanto meno al nord. Sono presuntuoso? Pazienza. Forse non ho capito niente né di Beat né e di Italia. Voi?

Partiamo comunque dal fatto che non conosco Jack Kerouac e nessuno degli autori che appartengono alla corrente letteraria della Beat generation (alla fine di questo "viaggio" mi documenterò). I miei compari mi hanno coinvolto in questo lavoro proprio perché non conosco Jack Kerouac. Proprio perché potessi inventarmi un mio personale concetto di Beat. Un esperimento. Loro si sono limitati a darmi qualche informazione sullo stile e filosofia di vita di Jack Kerouac e sulla musica che occorreva ascoltare per provare a capirlo. Il resto è solo un esperimento.

Può sembrare strano ma è davvero andata così. Credo che la mia estraneità a Jack Kerouac sia stata reputata una condizione necessaria per conservare quella naturalezza che mi è stato spiegato essere propria della Beat generation. Scrivere Beat sapendo cos'è il Beat non è Beat. Forse. Non lo so. Non so neanche questo. Non importa.

Ho iniziato prendendo appunti e scrivendo pensieri e concetti vari. Scrivere "a getto continuo" (questo era uno dei punti fermi spiegatomi riguardo a Kerouac), senza una metrica particolare e senza associare il flusso di voce a particolari suoni, armonizzazioni e melodie. Solo scansioni ritmiche. Utilizzate semplicemente per "fermare" alcune cose che mi premeva fossero ben chiare nel mio personale concetto di Beat (tralascerò momenti, stati d'animo, luoghi e condizioni fisiche reali e "create"). In questo modo ho individuato "la storia". Un ibrido di storia. La prima bozza di questo lavoro era pronta già prima dell'estate: A Kerouac italian experience.

Scrivere Beat (stati d'animo, musica e lettere)

Cosa sono le parole Beat? Credo siano quelle che puoi cantare ascoltando Charlie Parker o Lester Young. Credo qualcosa di simile. Il Bop anni '50 è una componente fondamentale della "generazione Beat"? Diciamo che non ha importanza saperlo se diamo per scontato che è davvero così. Velocità, ritmo, armonia e melodia. Scomposizione delle regole per attribuire alle parole un significato Bop. Distruzione della punteggiatura. Tutto a servizio di Parker. Tutto a servizio della musica, delle terzine, delle sestine, ottavi, sedicesimi, trentaduesimi, settime, none, tredicesime. Ovunque siano ascoltabili da Parker in poi. Se lo si considera un suggerimento credo sia già un buon punto di partenza.

Si dice che l'infinità di monosillabi e soprattutto di assonanze, tipiche della lingua americana, ne rendano più facile la "scrittura veloce" (forse è meglio parlare di "lettura veloce" ma credo sia quasi la stessa cosa). La nostra lingua non è Beat? Forse arriva da altre forme di espressione. Non so nemmeno questo. Bella consolazione. Non credo sia importante. Occorre vincolare la necessità di esprimere concetti e parole ad un lessico che consenta di parlare su tempi e scansioni ritmiche ben definite. Quindi niente di particolarmente difficile. Si potrebbe anche pensare alla possibilità di utilizzare i dialetti. Possiedono più monosillabi e assonanze. Non è questo il fine. Occorrono scomposizioni ulteriori. Bisogna compiere un vero e proprio massacro grammaticale. Scrivere semplicemente ascoltando musica. Come Jack Kerouac. Niente di nuovo.

Ascoltare musica è molto facile. Capirla un po' meno. Occorre certo partire dal Bop ma bisogna anche "aggiornare" i suoni. È importante. Più credibile. Del resto credo che essere Beat non significhi non essere aggiornati. Tonnellate di musiche e ritmi ascoltate anche per intere notti (di notte non ti disturba nessuno e di giorno solitamente si fanno altre cose). Gli appunti di A Kerouac italian experience sono stati ripresi per essere scritti sulle scansioni ritmiche delle musiche ascoltate. Alcune veloci, altre di meno, altre non mi ricordo. Scrivere in continuazione. Ogni cosa che viene fuori dalla testa va appoggiata su una scansione ritmica. Un flusso di voce ritmico.

Un aspetto mai sottovalutato è l'argomento. Cosa scrive uno che si immagina di dover scrivere Beat? Puttane, birra, droga, polizia, vomito, merda, sigarette, macchine, fari, gasolina, fango, polvere, eccetera? Un bel problema. Mi sembra peraltro di aver capito che per essere Beat bisogna vivere Beat. Quello che scrivi è quello che vivi, altrimenti non è Beat. Alcuni argomenti citati sono da escludere. Altri però funzionano. Da quelli bisogna cominciare. Un inizio è già qualcosa.

La mia maggiore preoccupazione era quella di scrivere cose attribuibili al Beat ma non del tutto vissute. Uno scimmione, un fumetto, una caricatura, un coglione insomma. Non mi accontento di ipocritare le lettere di qualcun altro, vorrei di più. Ma il concetto di Beat ascoltando Parker, ad esempio, diventa un incubo. Cosa scrivi? Cosa ti inventi se vivi in mondo come la provincia di Brescia del 2003. Come la Camunia del 2003. L'unica cosa Beat che mi viene in mente non è certo il cavalcavia della "Superstrada" n. 42 che mi passa sopra il tetto. Non è nemmeno la domenica al centro commerciale a mangiare il gelato. Un'ossessiva ricerca di Beat però, già di per sé, può essere un atteggiamento Beat. Poco illuminante ma pur sempre un inizio e abbiamo già detto che per ora ci basta questo.

Cercare il Beat

Il problema è stato evidenziato. La soluzione è a portata di mano. Avendo saputo dai compari che una volta (forse l'unica) del Kerouac in Italia non è stata proprio ciò che si possa definire un "trionfo" (si è addormentato durante l'intervista, era pieno di whisky; un giusto atteggiamento per "svegliare" l'interlocutore italiano), ho pensato di dargli un'altra "possibilità". Jack Kerouac vive in Italia. In provincia di Brescia. In Camunia. Breno. Gera Balote, n. 6. Non penso certo di essere io, cosa pensavate?

Il racconto dovrà essere il tentativo di ricerca del Beat nei ritmi e negli stili di vita di una provincia italiana come quella in cui vivo.

E la musica? Diventa un po' difficile pensare di utilizzare il Jazz come "colonna sonora" di questa storia. Il Jazz non arriva mica dalle Alpi. Però Parker non era nemmeno del paese di Kerouac. Lo stesso problema forse è capitato anche a lui. Non ci credo ma non importa. Un tentativo già morto in partenza? L'abbiamo dato per assunto all'inizio per cui nessun problema. Possiamo identificare il tutto anche in un tentativo di "rifiuto della logicità" che (almeno credo) costituisce un atteggiamento tipico del Beat. Forse ci siamo. Abbiamo individuato il "dove", il quando è "oggi", e ora sappiamo anche il "perché". Charlie Parker.

Vi confesso che terminata la prima bozza dei testi ho perso le coordinate di tutta la faccenda. Forse il primo vero segnale Beat. Per proseguire non bastavano più le parole. Occorreva la musica. Il ritmo. Ho scritto dei commenti alle bozze per far capire ai compari l'idea che avevo in testa e soprattutto per verificare se ero vicino a quello che si immaginavano. Mi serviva verificare le loro impressioni. Occorreva capire se eravamo sulla buona strada oppure se si trattava di semplice cazzeggio andato male. Si poteva partire.

Degeneration Beat

Giovedì 28 settembre ore 18.00 - Domenica 1 ottobre ore 21.00. Questo è stato il "primo turno" della banda del Beat. Abbiamo iniziato a sviluppare concetti e opinioni preparati in estate per confrontare le nostre idee. Il risultato di questi giorni di lavoro è spiegato meglio nelle righe successive. Per ora occorre raccontarvi quanto segue.

Ho iniziato a verificare l'adattabilità delle parole e dei testi che avevo scritto alle musiche che avevano suscitato nei miei compari. Già con la prima canzone scelta, Il mio cane non si muove quando prego, mi sono accorto della difficoltà di legare il flusso di testo a quello dello note. La descrizione dei luoghi e degli stati d'animo inseriti nella bozza si dilungava in maniera eccessiva. La necessità di poter parlare di questo o quel dettaglio appesantiva il Beat della canzone. Il problema è che alcune situazioni per essere descritte hanno bisogno comunque di parole adeguate e per fare questo bisogna rispettare almeno alcune delle tradizionali regole di scrittura. La grammatica aiuta ma non basta. Tuttavia si trattava di "sacrificare" il parlato per aggiungere ritmo. Abbastanza chiaro. L'obiettivo è assolutamente questo. Più importante che far capire i dettagli di una determinata situazione. Occorreva quindi un'ulteriore scomposizione di alcune regole di scrittura. Parlare di una situazione, utilizzando solo alcune figurazioni descrittive. Lasciare che il resto del contesto sia sottinteso. Immaginabile. Questo può essere un atteggiamento Beat. Il primo lavoro di distruzione delle regole di scrittura della lingua italiana già attuato nella bozza era già ampiamente assodato. Ora ne occorreva un secondo, più sottile. Non più soltanto ritmico.

Un altro problema che ho dovuto affrontare è stata la necessità di distruzione del preconcetto Beat che latitava nei miei testi. Il mito stava contaminando la naturalità delle parole e questo non è Beat (la mia estraneità alla Beat generation non mi ha certo risparmiato il suo mito). Distruggere il mio Beat. Degenerare il Beat. Degeneration Beat.

Eccovi un esempio di quello che erano i testi nella bozza preparata e di quello che poi sono diventati per "servire" la musica (ci sono state anche situazioni in cui è stato il contrario ma le vediamo dopo):

Siamo uguali a queste mosche,
Con la pancia mezza piena di liquore
Mezza vuota di sapore, tocca il fiume e poi ci cade,
Non ci crede ma finisce
Dentro il fiume, la sua corsa dentro il fiume.
Io, non credo, non vedo quasi più
Si avvicinano le mura di sinistra,
Mi avvicino sulle mura messe a destra
Mi avvicino alla muraglia verso l'acqua
Verso l'acqua e chiedo scusa.
Il cane non si muove, non si muove quando prego
Fa una piega verso destra quando piscia

Uguali alle mosche, la pancia si spacca
Riempita di mezzo liquore mi osserva
Si appoggia nel fiume, ricade, finisce
Si prende le cose per quello che sono.
Il muro di destra vicino si sposta
Sinistra la curva si muove da sola
Nel fiume finisce soltanto la merda
Il cane mi guarda, non muove una piega


Non so se tutto questo lavoro di adattamento delle parole rientra nella filosofia Beat. Ho sempre avuto paura di togliere quella naturalezza che credo sia tipica dello scrivere Beat. Rimane comunque il fatto che le canzoni erano state pensate ascoltando la musica dei dischi Jazz che ho in casa. Quindi un lavoro di adattamento del testo era comunque necessario. Vi assicuro che il flusso di parole adattato alle musiche poi costruite in quei giorni è stato assolutamente naturale. Immediato. Alle bozze di A Kerouac italian experience ho rubato solo l'idea della situazione che descrivevano.

Per la cronaca. I testi delle 13 canzoni scelte per questo lavoro sono stati completati allo stesso modo. Ovviamente è stato necessario un "secondo turno" (Venerdì 17 ottobre ore 20.00 - Domenica 19 ottobre ore 22.00).

Book maker's story


Occorre iniziare il lavoro con atmosfere Bop. Siamo un po' in ritardo ma non importa. Abbiamo bisogno di far capire il "perché". Dopo diverse difficoltà di carattere metrico abbiamo iniziato ad abbozzare la canzone che avrebbe dovuto introdurre alla Degeneration Beat. Book maker's story. Ecco cosa è successo.

Impietosamente, la notte
Rivela cose così
Si mostrano più chiare, io le vedo da qui
Sono appoggiato da meno di un'ora

Improvvisamente, la notte
Scommette quello che sei
Pagati sotto zero, ci si muove così
Sono arrivato dal mio quarto d'ora


Scommesse, scommettitori e allibratori. Il luogo e il personaggio. Un uomo normale, né onesto né disonesto. Musica. Un locale normale, mediamente frequentato. L'attesa in un Pork pie hat bar. Cinematografico se volete ma creato per l'esigenza di Bop. Inesorabile destino Bop.

Io ti osservo, come vuoi
Io ti cerco per quello che sei

La consapevolezza. Elemento determinante per far capire che la situazione non lascia molto spazio ad ulteriori fantasie. Consapevolezza di essere pagati al di sotto di zero. Si scommette solo sé coglioni, pazzi, oppure per sognare. Non importa. È importante che l'allibratore sappia che noi giocatori sappiamo anche questo. Forse si tratta di una sorta di pegno da pagare per essere parte del gioco. Una tassa se volete. Una tassa Bop.

Osservare. Osservare è una delle cose migliori della vita. Osservare per provare a capire. Ovviamente.

Impietosamente, la notte
Diventa parte di lei
Qui dentro nessun dio riesce a dire di no
Nessun divieto per chi deve sognare.

Improvvisamente, la notte
Ragiona solo per lei
Che muove le sue cose per parlare con noi
Nessun divieto per chi deve pagare.


L'analisi della situazione dura quello che serve. Niente di più. In Degeration Beat le "analisi" sono diverse. Niente di maniacale. Soltanto l'assunto che ogni situazione ha bisogno dei suoi tempi di studio. Anche se non sempre è determinante capirci qualcosa. Siamo quindi pronti a pagare la nostra piccola tassa. Bisogna essere parte di quello che succede. Solo in questo modo la notte chiarisce meglio il contesto. Siamo parte di lei.

Quello che importa sottolineare nelle frasi raccontate è comunque l'assenza di divieti per chi vuole davvero sognare. In un certo senso mi sembra di vederlo come un atto d'amore verso la semplicità. Forse si tratta del metodo più facile per trovare armonia in quello che ci circonda. Sognare. Abbiamo trovato parole e armonia. Un po' di ritmo e di melodia. C'è tutto. Book maker's story.

Sotterranea

Un titolo importante. Soprattutto se ci dev'essere lo "zampino" di Kerouac. Almeno credo. Il Bar è la nostra seconda casa. Questo è un assunto Beat che vale in ogni parte del mondo. A Kansas City e in Camunia. Il concetto fondamentale di questa canzone comunque dev'essere cercato nel "dislivello" tra la strada e i sotterranei. Il mio concetto di Sotterranei descrive la capacità di un individuo di riuscire a vivere in due mondi che lui ritiene completamente diversi (anche se la differenza non è poi così evidente, solo alcuni scalini di dislivello). La strada, in questo caso, non ha i connotati Beat più conosciuti. Credo. Forse. La strada qui è il "mondo normale", quello di tutti i giorni. La sotterranea invece è "il mondo della notte". Quello che assume i connotati Beat cercati. Con le sue stelle. Grandi e piccole.

Chi sei tu, muove le cose
Passa musica nel piede
Dal livello superiore della strada
Per raggiungere la stella sotterranea.
Insieme a noi, una scimmia con noi
Muove la sua carcassa, mi produce il nuovo beat.

Il distacco dal livello superiore, per i paranoici come me, lo intendo più naturale se la colpa di questa cosa è dovuta ad un'altra anima che vive dentro di noi. Un'anima indipendente, selvatica. L'anima di una scimmia. Una scimmia rotta, difettosa e malandata. Una scimmia che staccandosi dall'ordinario produce un senso di Beat. Credo che si tratti della necessità di rivendicare un latente desiderio di "stato brado" (considerando lo "Stato" in cui viviamo, mi sembra piuttosto legittimo).

Come un fiore di sambuca
Una mosca mi si affoga così
Quando bevo la fortuna
Brutta luna dentro il fiume che cammina
Non sia mai, il pensiero produce pazzia, per davvero
Una macchia che brucia produce tabacco di fumo da beat.


Il fiore di sambuco. Un po' di rivendicazione alpina ci può stare anche in un disco "figlio" di San Francisco, Mexico City, Denver, ecc. Il gioco di parole con la sambuca. Il digestivo. Bevo poca sambuca ma l'accoppiata con i grani di caffè è grande. Digestivo. Dal locale si vede il fiume e la luna si riflette dentro l'acqua. Il riflesso è disturbato dalla corrente. Un pensiero che viene buttato subito via. Un pensiero che comincia a produrre pazzia. Visioni. La testa della scimmia comincia a prendere il sopravvento. Beat.

La tua mano non mi basta
Non occorre ripartire
Ripartire per tornare non mi serve
Se mi porta nella stessa condizione.
Proprio qui, la banchina si muove
Il porto si disastra, si perde nei pezzi del mio nuovo beat.


Qualcosa non funziona. Gli elementi tradiscono qualcosa di innaturale. Niente di particolarmente problematico. Il nostro personaggio quando entra in un bar, beve come un trattore perché è convinto possa servire a rimettere in discussione i suoi ragionamenti. Appena trova un po' di Beat lo fà "disastrare". Una sorta di rimettersi in gioco. Rimane assodato che non serve partire se si ritorna uguali a prima. Quasi una perdita di tempo inutile. Forse.

Improvvisamente cambia la musica. Visioni di una scimmia. Niente di certo. I suoni e i pensieri del Monkey Beat. Il suono. Il suono è importante. Abbiamo deciso di concedere ai suoni "classicamente Beat" solo una canzone e mezza. La seconda metà di Sotterranea procede quindi in una direzione diversa. Forse parallela alla direzione della prima metà. Quasi una sorta di pensiero latente che affianca quello principale.

Osservo la mia tasca,
C'è una macchina che mischia la bevanda e la benzina
Gli da fuoco quando supera la linea.
Ricomincia a stantuffare, lo stantuffo cerebrale.
Una chiave colorata per la porta della porta
La mia chiave difettosa per la porta del cervello
Un biglietto della terra dove cresce granturco,
E un biglietto per il rancio, per sapere dove andare
Per riuscire a ritornare, qui bisogna camminare.

C'è una stoffa ricoperta di schifezza e di penuria
Che si stacca dal mio naso
Che cammina e si dirige verso il centro della sala, senza ruote
Si dirige nel sistema che mi occorre ragionare
Per sapere se si muove la pressione
Se decide della mia colorazione, quando sale, sale male
C'è una piccola manciata di monete, le più basse conosciute
Quelle subito contate e disprezzate dalle masse
C'è una penna per segnare cosa faccio se mi muovo
Le mie mosse controllate i movimenti abituati
Dai vangeli costruiti per tenere più aggiornata la memoria
C'è una piuma per volare, camminare
Con le penne consumate che ho bisogno di asciugare.


Il protagonista assume linguaggio e movenze nuove. Forse c'è una terza anima dentro di lui. Le due anime che ognuno di noi porta dentro di sé non gli bastano più. L'Io, una Scimmia e una terza anima. La terza anima è il Caos. Forse il caos? Non importa per ora. Perché la situazione è confusa. Bisogna cercare tra i propri oggetti per verificare quali siano quelli più familiari e capire da che parte arriviamo. Quando niente delle cose che hai in tasca sono conosciute il caos comincia a comandare. Il caos comanda anche quando tutte le cose che hai in tasca sono così ben conosciute da diventare una cosa unica. Non capisco nemmeno io cosa sto dicendo.

Qui cammino come fanno le divise,
Più simmetrico e preciso
Mi dirigo la figura sulla bocca delle scale
Dove arrivano le luci fuori dal televisore
C'è una macchina nel parco, c'è una sala della danza
Con le luci che mi arrivano precise
Da una piccola finestra dentro il cesso
Che camminano seguendo la divisa lungo il fiume
Dove sta per galleggiare una canaglia
Presa a calci per giocare dalla luna
Questa luna dentro il fiume è la pianura
Qualche volta può portare la paura
La Pianura, una strada che interrompe la mia strada
La pianura, la pianura
Qualche volta porta solo un po' di arsura
Qualche altra la paura,
Qualche volta porta solo calci in culo, la pianura.


Le luci artificiali riducono la luce della luna. Si mischiamo con il riflesso della luna dentro il fiume e confondono le cose che prima erano chiare. Caos. La possibilità di finire dentro il caos mette paura. Occorre analizzare. Per chi non ha risposte il più facile rimedio è incolpare il territorio. Si tratta, almeno per quanto mi riguarda, di una certa incapacità latente (intendo tipicamente montana), di adattamento. Quasi un problema bioecologico. Più si vive in luoghi stretti e più gli spazi aperti mettono disagio. Forse è così. Il caos, produce spazi aperti, inesplorati. Bisogna analizzare.

La stagione mi degenera nel caldo torrenziale
Le mie macchine riprendono a sudare e faticare
La camicia si consuma e la mia giacca mette in mostra
La mia macchia di sudore, di salsedine corrosa
Che si muove e poi si asciuga, mi cammina e mi corrode
Mi colora la mia giacca e si nasconde
Tra le trame complicate della stoffa
Mi riduce nella fuga, nell'oceano la fuga
Di una fuga dal mio mare che risacca
E mi deposita la schiuma
Proprio sopra la banchina che procede
Sotto i passi di chi sputa malattie che si è fumato la salute
La salute di un cervello consumato,
Da una mente spappolata e poi corrosa
Rovinata da risorse cerebrali limitate
Razionate, prosciugate, consumate di sudore
Per le cose che hanno il ritmo
Che hanno il ritmo dei neuroni appiccicati
Due neuroni che si sputano ogni volta la comanda,
La domanda è come mai non sono i miei
E mi riducono la notte nell'insonnia,
Mi riducono ogni volta la questione nell'insonnia
Se la testa fosse un genio
Forse mi ricorderei che sono stato consumato
Se la testa fosse attiva
Forse avrei da ricordare che ho trovato la pianura.
La pianura qualche volta porta solo un po' di arsura
Qualche altra la paura,
Qualche volta porta solo calci in culo, la pianura.


L'ambizione mi propone di cercare come faccio
A ritrovare la presenza del maestro
che mi porta le sue ali per soffiare
Nell'ottone l'esigenza di ritmare
Le mie mosse scombinate, ricordare che ho bisogno
Di trovare, di cercare e ritrovare San Francisco
Nelle ali dell'ottone
Dentro gli occhi di qualcuno che mi osserva
Per capire cosa sono, per cercare di capire dentro il ritmo
Che qualcosa in questo posto non funziona.


Nella maggior parte dei casi non esistono caos complicati all'inizio di una situazione. I problemi succedono poi. Forse si tratta di piccole paranoie latenti. Certo. Ma è come se le nostre due piccole anime fossero suscettibili al caos. Come succede al fisico per i cambi di stagione. Malattie stagionali e contaminazioni varie da caos. È però vero che l'esposizione prolungata agli agenti patogeni in alcuni casi produce una sorta di vaccino. Oppure di dipendenza. Non importa. Due anime non bastano più. La terza anima potrebbe essere quindi quella musicale. La musica si nutre di contaminazioni. Il caos è la musica? Non lo so. Può essere.

Disarmonia

Mentre scrivevo disarmonia stavo ascoltando Parker. Improvvisamente dal piano di sopra mi arriva una minaccia telefonica esplicita a smettere di suonare. Era mia sorella. Erano le tre di notte. Non stavo suonando. Il volume dello stereo forse era un po' alto. Per me non troppo. Ero lusingato dal fatto che il mio chitarrino, strimpellato in sempre più rare occasioni, potesse essere paragonato al sax di Parker. Ho detto: "smetto subito". Lei invece non suona più il sax. Capito cosa voglio dire? Disarmonia.

Disarmonia. Abbiamo conosciuto le nostre tre anime e adesso bisogna anche saperle gestire. Sono nostre e la gente entra in contatto con loro. Ti vedono come uno normale, come una scimmia o come un caos. Mai tutte e tre contemporaneamente. Le tre cose insieme le vivi solo tu perché sai che ci sono e le analisi effettuate finora disorientano le persone con cui stiamo condividendo il Pork pie hat bar.

Si può cominciare dicendo chi siamo. Siamo "cittadini del mondo". Ogni posto è una parte del mondo. Le più bizzarre e diverse connotazioni geografiche, sociali, storico-culturali, musicali, calcistiche, sessuali, non svincolano ogni posto dall'essere "una parte mondo". Capire questa cosa è importante. Almeno quanto il contrario non lo sia. Intendo dire che la stessa importanza va usata per sapere che ci sono persone che non sanno di esserlo. Sono pericolosi. Non avete capito vero?

La disarmonia segnale preciso di un epidemia
La disarmonia
Irreversibile disarmonia.

Una piccola parte del mondo
La decima parte di questo universo
Milioni di parti, miliardi di pezzi che formano solo una cosa.
Anch'io come gli altri, mi posso chiamare anche io
Residente accertato di un metro quadrato di mondo
Mi posso anche io definire
Elemento unitario e prezioso di questo universo.

La parte che abito è vuota
Stanze arredate da un povero idiota
Si tratta di un angolo stretto a forma di imbuto,
A forma di buco, di buco del culo
Lo spazio aggredito, lo spazio colpito
Da menti aberrate, lo spazio gestito
Da menti deviate, confuse
Che in ogni momento non perdono mai l'occasione
Per dare alle cose quell'ordine strano che arriva soltanto
Da strane opinioni di proprie unità di misura.


Comincia ad affiorare un senso di disagio. Comincia ad affiorare il fatto che il Beat cercato non sarà così a portata di mano come pensavamo semplicemente ascoltando Dexter Gordon e Linonel Hampton. Questo fatto complica le cose. Siamo circondati da elementi che muovono in direzione opposta alla nostra missione Beat. Disarmonia. Territorio distrutto. Niente di quello che si osserva nel posto in cui vivo è armoniosamente inserito nel contesto del territorio. Tutto muove in maniera devastante e irreversibile contro la direzione del Beat. Altro che armonia e ritmo. Altro che scansione degli spazi. Altro che parte del mondo. Disarmonia. Aritmia. Aggressione degli spazi. Buco di culo.

La terra che vivo è del mondo è dell'universo
È fatta di quattro elementi, di quattro elementi preziosi
La terra e l'aria, la terra e l'acqua
La terra che sta sotto ai piedi, respira nell'aria
Si muovono l'acqua e la terra, respirano ancora nell'aria
Il fuoco, l'uomo è il fuoco
Il fuoco che serve per mettere ordine
A tutte le cose che non può capire, il fuoco.


Quattro elementi. Tre elementi più la nostra unità di misura. Il fuoco. Il fuoco per mettere ordine. Nella irreversibilità della disarmonia si racchiude per forza di cose un'infinita tristezza. Ma non può essere altrimenti per chi vuole vivere Beat.

La terra che vivo è la disarmonia calcolata
Voluta dal ritmo di anime marce,
Di piccole gocce di anime morte
Lasciate cadere per una discesa,
Diventano grandi e si muovono insieme
Si muovono sempre più forte, più grande
Si muovono in basso, ripassano sopra ogni cosa
Ripassano sopra alle cose che passano via lentamente
Mi passano sopra, mi passano sopra, mi passano sopra.

La disarmonia segnale preciso di un epidemia
La disarmonia
Irreversibile disarmonia.


Immaginatevi le gocce che cadono dal vetro. Cadono sempre più lentamente e si lasciano dietro parte della propria acqua. Lasciano una piccola scia che diventa sempre più distante. Addirittura le parti più lontane si staccano. Tutto cambia quando due gocce in discesa si scontrano. Si uniscono e diventano una goccia più grande. Riprendono a cadere. Ne incontrano altre. Cadono più forte. Se queste gocce sono fatte di merda alla fine può succedere che si formi una massa così enorme da diventare inarrestabile. Travolge e ingloba tutto quello che gli "passa davanti". Anche chi muove in direzione ostinata e contraria. Anche chi è fermato un attimo per cercare un po' di Beat oppure per recuperare le parti di goccia che avevano deciso di rimanere indietro. Bella consolazione essere Beat.

A volte penso che l'uomo sia una sorta di virus del mondo. Ovunque arriva produce modificazioni irreversibili. Forse abbiamo un po' tracciato "fuori rotta" però occorreva mettere in chiaro che cercare il Beat in una situazione così non è facile. La disarmonia contamina anche il Beat. Non si tratta di una scusa. Si tratta di consapevolezza. Ora siamo più tranquilli perché quantomeno abbiamo comunicato quali sono le nostre idee. Non abbiamo segreti e soprattutto non abbiamo paura di nessuna palla di merda.

Sulla strada (Heineke Hik! Blou)

La strada mi pare evidente che sia una costante fondamentale della Beat generation. Lo so anche io che non so nulla di Kerouac. Serve un po' di strada? Sì.

Appena qui di fuori dagli affari di una mente difettosa
Mi difetta quasi sempre, nel difetto si combina sempre male
Una testa che cammina, mi galleggia
Nella pozza disegnata dalla pioggia sulla strada, fuori casa
Che si attacca con il filo delle brutte frustrazioni
Degli inutili elementi negativi e recidivi,
Andate via dalla mia via
Rilasciate la mia voce alle sue corde,
Le sue losche conoscenze, le coscienze difettose della mente.
Vivo Male, io vivo sempre molto male
Io tradisco le mie attese, io tradisco le mie muse, vivo male
Io che sono il malvivente incompatibile alla gente
Vivo come l'animale, vivo bene.
Tutte le analisi che sono state fatte finora hanno generato un po' di confusione. A dire il vero analizzare tutte le cose bevendoci sopra, genera sempre un grosso tipo di confusione. Una confusione molto profonda che si potrebbe anche definire "confusione cosmica". La sbronza. Un primo elemento confuso è il fatto che il nostro Pork pie hat bar è chiuso e improvvisamente la nostra ricerca del Beat si è trasferita Sulla strada. Un secondo elemento di confusione deriva dalla nostra imbarazzante condizione fisica. Un terzo elemento di confusione è invece legato al fatto che improvvisamente siamo soli. Soli con le nostre coscienze difettose. Gli altri elementi sono così confusi che non si contano nemmeno. Siamo nel caos?

Allora sì, allora è proprio la memoria, la memoria è difettosa e tu lo sai che mi ricorda come sempre che ho bisogno di sapere, sì di capire da che parte si potrebbe camminare e soprattutto dove sono. Come sempre tu lo sai, vero? Io, io sono solo un po' più stanco della scorsa settimana e mi ricordo, sì mi ricordo che quest'acqua che mi hai dato non è buona. Tu sei un guaio calcolato e il mio bisogno di argomenti interessanti è una costante, ma qui non c'è nessuno che propone la sua buona soluzione, o no? Se riesci vedi, prova a mettermi alla prova, sono qui, sono io, quando dici che hai bisogno di cercarmi ti ricordo che mi trovi appena qui di fuori, sono in piedi sopra il muro della strada mentre muovo le mie cose, mentre muovo le mie ossa con i piedi, sono i miei ma tu non lo sai oppure non ci credi, non è vero? E allora bevo l'acqua che risana la cattiva pestilenza, mi guarisce, mi capisci? Mi dispiace amore ma io non tengo la pazienza, ho perduto la risorsa indispensabile, la risorsa che mi serve per restare, come sono, in equilibrio.

Gli "argomenti" non erano mica tutti filosofico-musicali. Non erano certo tutte viscerali analisi della nostra coscienza. Ce n'erano anche molti altri. A questo punto della situazione sarebbe ben auspicabile che qualcuno di questi "argomenti" apparisse più chiaro. Meno confuso. L'uomo del Beat riesce a camminare da solo. Con fatica. Ma ci riesce. Non ha bisogno di nessuno. Soprattutto quando è solo. Però un po' di compagnia, intesa nel senso di scambio di confusioni, riduce i livelli della confusione di ognuno. Sono poco chiaro? Si tratta di segni negativi che insieme diventano positivi. Si tratta di mal comune mezzo gaudio. Sostanzialmente, "datemi un punto d'appoggio e solleverò lo sbronzo". La chiarezza non è il mio forte.

Vivo male, io vivo sempre molto male
Io tradisco le mie attese, io tradisco le mie muse, vivo male
Io che sono il malvivente incompatibile alla gente,
Vivo come l'animale, vivo bene.


Il malvivente. Colui che vive male? Non lo so. So che a volte, quasi per protesta, i comportamenti sono esattamente contrari a quello che in genere vuole l'abituale. I ritmi abituali diventano innaturali e quindi sono rigettati dal protagonista. L'animale è ideologizzzato nell'equilibro. Punto di arrivo per vivere meglio. In equlibrio con l'ambiente. Quando è libero, l'animale vive bene.

Quando dici siamo in due, che i vampiri sono i morti
Che non sanno riposare, non capisco
Per ragioni sconosciute, per questioni mai sapute,
Si finiscono se trovano la luce, come noi
Individui sconosciuti che parcheggiano astronavi
Sopra il lato della strada, le astronavi
Mi camminano evitando con perizia la mia pozza,
Che improvvisa poi li segue lungo il viale
Li rincorre e li controlla, li controlla e li rincorre,
Mentre ballano felici le mie piccole gambine
Questa cassa non mi piace, quando rotola si rompe,
La bambina mi ha trovato alla portata di una mano.
Vivo male, io vivo sempre molto male
Io tradisco le mie attese, io tradisco le mie muse, vivo male
Io che sono il malvivente incompatibile alla gente,
Vivo come l'animale, vivo bene.


I personaggi infiniti del Pork pie hat bar, sono sparsi per la strada. Si organizzano per proseguire. Tutti, anche i meno Pork pie hat. Noi? Noi siamo di nuovo in piedi e soprattutto non siamo soli. Proseguiamo anche noi. Ci aspettano.

Il Blues è di tutti. In certe situazioni il Blues è tuo anche se tu non appartieni a lui. Mi piace pensare che Sulla strada sia la prima vera manifestazione del Beat. Forse ibrida e inconsapevole, ma certamente Beat. In un momento di grande confusione un po' di chiarezza può anche salvarti la vita. Anche noi siamo ibridi. Siamo confusi. La confusione però è risolvibile. Blues.

Il mio cane non si muove quando prego


Il Bop anni '50 dell'inizio è degenerato in una direzione musicale "storta". Sotterranea prima e disarmonica poi. Il Blues è arrivato per rimettere ordine. Adesso arriva la "canzone dello sbronzo". Si prosegue lungo la strada decisa dalla ricerca del Beat.

Adesso mi serve una mano, mi serve la mano deambulatrice
Io che non sono capace, disabilitato, su questo selciato
Mi trovo infelice, mi trovo incapace.
Le cose che non possono restare dentro il posto
Può sembrare che ti facciano del male
Il muro che si muove, il muro è difettoso
Non siamo abilitati a ragionare.
Cervello rieducato si allontana dal selciato
Quasi offeso dall'amore, corre avanti senza cuore
La strada riconduce e non riduce l'abbandono
Il cuore quasi offeso non deriva e non conosce più la strada.

La canzone descrive la necessità di riuscire a ritrovare la strada di casa e quella di vomitare un po' di birra. Ci aspettano. È bene essere presentabili. In certe situazioni è fondamentale. Passeggiata, visceri e bicarbonato. Un'esigenza che può consentire ancora un margine di sopravvivenza per proseguire la ricerca del Beat. Una condizione spsico-fisica umanamente insostenibile può essere fatale.

La consapevole incapacità di movimento e la sensazione certa di essere un pericolo per se stessi produce pericolo. Una richiesta di aiuto e la certezza di possedere un cervello difettoso, disabilitato. Un aiuto rifiutato. In che direzione stiamo andando? Potreste pensare che ci sia ben poco per essere allegri in questo riassunto. Vi sbagliate.

Mosca che si beve la bibita del cuore
Annega di liquore, annega e dopo muore
Mosca che si annega perché odia ricordare
Abusa ingiustamente senza chiedere il permesso
Abusa la mia bibita d'amore
Mosca che si abusa, abusa e riconduce dentro il cesso.


A volte il masochismo umano porta a ingurgitare quantità inaudite di "sostanze nocive". Per dare un idea della quantità di alcol che bisogna ingerire per non riconoscere più la strada, si parla di una mosca finita nel bicchiere (con infinito rispetto ovviamente anche del mondo dei ditteri). La mosca può godersi un'infinita quantità di zuccheri. Ingorda. Beve fino a morire. Beve per dimenticare. Beve fino a morire perché il risveglio del giorno dopo suona come una vera e propria resurrezione. Beve. Beve senza chiedere il permesso.

Un uomo preciso non scherza,
Misura la pioggia se il fiume si incazza
Le anime rinchiuse non mi chiedono più niente
Se restano obbligate mi chiedono sempre di avere un minuto
Per l'ultimo calcio nel culo.
Le cose che rimangono rinchiuse troppo spesso
Può succedere che dicano "fa male"
Il fiume quando vuole
Il fiume quando arriva vuole solo tutto quello che gli serve.
Il fiume quando scende ripulisce la cancrena
Sistema più sicuro per pulire la pianura
Raccoglie tutto quello che si trova sulla strada,
Raccoglie la mia pelle, mi guarda quando piscio e chiedo scusa.


A volte basta poco per sentirsi forti. Unico problema è che può costituire un grosso rischio. Almeno in termini di equilibrio. La richiesta di aiuto viene considerata una debolezza inaccettabile. Il rifiuto richiede esorcizzazione. La momentanea ritrovata ragione porta al paragone con il fiume rinchiuso dentro gli argini nel giorno della piena. Ragione e delirio? No. Si tratta della presuntuosa riabilitazione della propria condizione peraltro condivisa solo da una delle tre anime che ci accompagnano. La nostra, quella "normale". Scimmia e caos restano sovversive. Ragione. Delirio. Confusione.

Paura di cadere dentro il fiume appena dopo aver sostenuto di essere un fiume in piena. Anime in disaccordo totale. Tutto troppo veloce. Riflessi troppo lenti. Equilibrio precario. Fiume che ripulisce "la fondaglia". Azione dovuta. Ultimo disperato tentativo di salvataggio dalla malattia della cancrena di cui si parlava già in Disarmonia. La distrazione è nociva. Pericolo.

"Uguali alle mosche, la pancia si spacca
Riempita di mezzo liquore mi osserva
Si appoggia nel fiume, ricade, finisce
Si prende le cose per quello che sono.
Il muro di destra vicino si sposta
Sinistra la curva si muove da sola
Nel fiume finisce soltanto la merda
Il cane mi guarda, non muove una piega"

La "danza delle mosche". Le mosche sbronze che "sbattono" sul muro di destra e poi su quello di sinistra. La paura diventa certezza. In fondo al vicolo uno dei due muri diventa "argine del fiume". Pericolo. Osservare e capire. Come il cane. Il cane osserva. Non capisce ma osserva. A volte capisce. Con rispetto.

Rispetto alle bozze mi rammarica molto aver sacrificato "la piega verso destra" per descrivere il cane che si mette su tre zampe per pisciare ma pazienza).

Io?

Io non so se sono io, qui non so, non mi muovo
Io cammino, io che muovo, io cammino e sono


La descrizione esatta di questo brano è meglio affidata alla parte musicale di questo Story book. Per ora mi limito a dirvi che occorreva un brano per sola voce e soprattutto serviva descrivere la fase di passaggio che contraddistingue la prima parte del lavoro dalla seconda. Infatti nelle prime canzoni tutto succede all'"esterno". Anche se rinchiusi nel nostro Pork pie hat bar tutto ha una connotazione esterna. Anche le analisi interiori sono dettate da ciò che si osserva all'"esterno". Ora il discorso cambia. L'analisi della propria condizione e della nostra ricerca del Beat diventa viscerale, "interna". Ora diventa una questione esclusivamente personale.

Questo brano di sole due righe è affidato alle tre anime che lo "cantano" contemporaneamente. La prima frase viene costruita dalle tre anime che ne cantano ognuna una parte. Le tre anime cercano una loro forma equilibrata convivenza per costruire qualcosa che abbia un senso compiuto. Quando la prima frase si completa le tre anime, ognuna per conto suo, cominciano a cantare la seconda frase. L'equilibrio appena costruito viene subito messo in discussione. Ogni anima propone una sua interpretazione dell'Io. Quello che succede ovviamente è il presagio, di quello che verrà raccontato nelle prossime canzoni.

Maladea

La canzone descrive l'avvicinamento alla tazza del cesso per vomitarci dentro. Che bella immagine. Il corridoio del cesso diventa lunghissimo e il ballo che accompagna la "discesa all'interno del cesso" è certamente meno melodico e appassionato di quello delle mosche. Il cammino è quello di ogni cristiano. Costellato di tentazioni. Diavoli di ogni tipo ci accompagnano nel corridoio del cesso. Dubbi ancestrali. Chi siamo. Cosa facciamo. Dove andiamo. Perché.

Dovevamo per forza di cose inserire la nostra cultura cattolica. Si tratta di un dato di fatto troppo certo quando si parla di Italia e di Italiani. Non c'è niente da fare. Non c'è niente di male. Non ammetterlo non sarebbe Beat. La cosa meravigliosa che mi piace sottolineare con forza sta comunque nel fatto che nella mia concezione di vita Cristiana il punto d'arrivo non è né l'inferno né il paradiso. Il punto d'arrivo è il cesso. Il cammino è una discesa inesorabile. Nel cesso si muore. Qualcuno ci risorge.

Maestro della dea dell'intenzione, molto bravo e molto buono,
Comprensivo, molto sano
Sia pregato di rimettere al suo posto la ragione,
La missione non mi piace non la voglio
Supplicato di lasciare la sua forma a questo corpo
Che mi piace così bello e cosi sano
Che anche quando non cammina è troppo sano,
Mi abbandona e mi conduce dentro il guano.
Sono messo dentro un cesso e sto pensando a cosa fare
Per risolvere il problema
Di una capra con la coda, che si muove alla deriva
Per portare la malora,
La calura e quell'arsura che consuma e rende dura
La discesa, la discesa, quanto pesa la discesa
Brutto essere schifoso che mi porti senza tregua,
Che mi neghi la tua mano quando sono dentro il guano
La discesa è sottintesa.


Una richiesta di aiuto contro il dolore fisico. La ragione. Interlocutore ingrato. Il diavolo. La ragione è il diavolo. Ingratitudine di fronte alla richiesta di salvezza dal dolore fisico. La discesa passa dalla "gloria" delle mosche sbronze che rischiano di cadere nel fiume a quella degli stronzi sbronzi che cadono nel cesso.

Questa sera mi hai buttato nel tuo vaso di mielata,
Mi hai finito la cervella, mi hai corrosa la budella
Sei finita dentro il vaso, ricoperta di mielata,
Non riusciamo più a vederti
Sei coperta di stagnola, di pellicola dorata e colorata con i fiori,
Con il marchio della fabbrica, produci questo miele
La paralisi prosegue, la paralisi è totale, cerebrale.
L'espressione della mente non bisogna mai fermarla,
L'espressione non bisogna catturarla
Liberiamolo stanotte quel neurone che ci avanza,
Che non vuole più nessuno
Tutti insieme liberiamo l'espressione della mente,
Liberiamo l'espressione dal neurone che ci resta
Nella povera condizio, l'ho inguaiata con il vizio,
Liberiamo la malata, liberiamo la curata.

Una sola religione e condizione
Di un'ennesima condanna e distruzione della mente
La condanna che comprime la mia mente,
Che comprime i miei coglioni, che riduce il condannato
Lo riduce come il cesso, il beverone non mi piace,
Si è fermato in mezzo ai denti,
Nel silenzio della stanza si spalanca la mia porta,
Si spalanca la mia pancia,
Il silenzio della stanza.


Un momento di ripresa cerebrale. Analisi della causa. Bambina idiota e zuccherosa. Una caramella. Una caramella ci troverà incapaci al movimento (sia fisico che mentale). L'insulto è un ultimo disperato tentativo di difesa che subito viene abbandonato a favore della "liberazione". Lo stomaco diventa il cervello. Centro di tutte le "informazioni" nervose. Una forma di "bulimia di protesta" oppure soltanto giustificazione facile di una situazione non certo normale? Chi se ne frega. Occorre rimettersi in gioco e basta. Occorre prendere diavoli, cristiani, scimmie, mosche, caramelle e cessi e buttarli dentro il cesso.

Maladea, porta via la Maladea

Affoga
quella orribile Creatura che riduce senza tregua il contenuto della bile Che rinchiude l'animale, lo riduce nel cortile, che confina l'animale per proteggerlo dal maleChe produce e poi si affoga quella orribile Creatura che riduce senza tregua il contenuto della bile Che produce e poi si affoga quella orribile Creatura ............

Brain strike

Il sesso. Molto bene. Qual'è l'atmosfera più indicata per descrivere "l'atto sessuale" di un "finito"? Nessuna credo. Il caos è ancora dominante per cui niente deve avere una forma precisa. Quasi niente.

Luia, sorella abbandonata dalla luce della strada e della luna
Tienilo più fermo questo povero pensiero,
Prova a prendermi la testa, prova ancora
Riporta tutto quanto nella dote
Che hai portato con orgoglio e precisione, per davvero
Il verso che mi parla corre il filo delle ossa della schiena,
Corre il filo e porta via.


Apostolo di Giuda non mi serve ricordare
Che sei santo della strada e della luna
Che sei stato il più cattivo per questioni personali,
Ma la colpa non è tua
Nessuna delle tue personalissime figure
Mi interessano di più della mia testa
Quando muovi le mie ossa con cautela
Perché sono in equilibrio per fortuna.


Brain strike, cerco personali e sbrigative
Soluzioni alternative
Vie di fuga più veloci che risolvano l'umana condizione
Brain strike.


La situazione può essere "gestita" nonostante le difficoltà di carattere motorio. Forse. Si tratta semplicemente di chiedere un aiuto per tenere ferma la testa. Ci sono diversi modi. Alcuni più interessanti di altri. Il vero problema sorge quando la testa è completamente spappolata. Situazione troppo complicata. Nemmeno l'insulto gratuito funziona. Occorre lievitare il pensiero. Il modo più facile è lo sciopero del cervello. Salvezza.

Luna, il raggio di una stella di passaggio
Che si stacca dal soffitto con violenza
Esprimo un desiderio di salvezza universale
E di armonica passione corporale
Circola più sangue sotto il filo della pelle,
Mentre passano veloci le emozioni
Riportami qui dentro
Che mi piace fare il gioco del confronto, io ti dico non mi basta.

Luna leggerissima e posata, delicata e profumata
Che conosci le mie cose consumate dalla vita
Che necessitano aiuto e comprensione
Per restare in equilibrio
Nessuno ha mai creduto nel mio sano contributo
Nelle forme più elevate dell'umana condizione
E che mi restano soltanto pochi attimi preziosi
Di ragione e di ripiego.

Brain strike, cerco personali e sbrigative
Soluzioni alternative
Vie di fuga più veloci che risolvano qualcosa
Brain strike.


La luna produce serenità. Comprensione. Salvezza e meraviglia. Sesso. Non serve nient'altro. La salvezza è a portata di mano. Lo sciopero del cervello permette di eclissare ogni tipo e forma di anima allontanando così ogni tipo e forma di pesantezza del pensiero. Naturalezza. Salvezza.

Punto di luce


Il sogno difettoso. Questa è la canzone del sogno difettoso. Si tratta di un sogno oppure di insonnia cerebrale? Non lo so. Dormire è importante. Dormire bene ancora meglio. Se il cervello non dorme è legittimo pretendere che lo faccia almeno il corpo. Se non riesci a capire chi dorme e chi non dorme hai davvero esagerato. Tutte le cose trascurate dallo sciopero cerebrale adesso ritornano alla luce. Più forti. Siamo più deboli.

Punto di luce, fastidiosissimo punto di luce
La mia malattia non è mica calcolata
Insinua la radice, riesce
Riduce nella luce la mia poca fantasia.

Luce cresciuta, luce che arriva
Cresciuta per rubare, malvagia, contagia
Disturba e poi colpisce, disturba la mia testa
Si ammala, disturba e ferisce.

Piccoli occhi, piccole fragili orecchie, le povere mani
Si accorgono presto di essere sole
Un fiore fiorito, fiorito e cresciuto a gennaio.


La luce non è gradita. Fastidiosa. Irrompe. Deterrente alla "fantasia". Occorre il giusto tempo per capire. I riflessi sono comunque molto lenti per cui può anche servire una notte intera. Disagio. La luce è una malattia. Contagiosa. Analisi. Non è importante la gravità della malattia. Non importa quanto male porta. Importa il fatto che è contagiosa. La nostra distrazione ci ha regalato una nuova malattia. Siamo contagiati. Il contagio condizionerà per sempre le nostre relazioni con il mondo. Con le altre persone. Il Beat può portare anche alla rovina. Bisogna prenderne atto.

Punto di luce, infinitesimo punto di luce
Tu sei l'anello del difetto, sinistro è il meccanismo che rivela l'imperfetto
La mente che non mente, produce ma non dice, da sempre.

Luce assassina che si trova nella forma
Regala la sua forma negli oggetti che ho davanti
Riprendono la forma le mie piccole cose in mezzo alla stanza
Luce ineducata, rivela un'assenza.

Piccoli occhi, piccole fragili orecchie, le povere mani
Si accorgono presto di essere sole
Un fiore fiorito, fiorito e cresciuto a gennaio.
Si accorgono presto di essere vuote
La luce ha lasciato il mio calendario aggiornato
Immerso nel sogno
Nel dubbio di essere ancora finito nel buio.


L'ostinazione della luce ha effetti deleteri. La ricerca di salvezza porta a pensare che la luce sia da sempre parte integrante di noi. Però accorgersi della sua presenza in occasioni sempre più rare rende la luce poco conosciuta. Ma la luce adesso è di nuovo chiara. Assume una forma ben precisa e la sua forma si adatta agli oggetti della casa. Smarrimento. Gli oggetti sono già conosciuti, non occorrono luci particolari per mostrarli. La luce rivela un'assenza. L'assenza diventa l'unica certezza. La luce è colpevole di aver portato consapevolezza. Lei non è con noi? Forse.

Si tratta semplicemente di un tentativo di dare connotati Blues alla nostra situazione malata. Contaminata. La contaminazione dell'anima deve per forza di cosa essere Blues? Il Blues è tutto. Ne abbiamo già parlato Sulla strada. Il Blues vive nel buio nonostante sia sempre alla ricerca di luce. La luce è una sua parte integrante. Il buio è il corpo, le dita. Il Blues è la luce, il corpo e le dita quando si muovono Blues. La luce è lo spirito, l'anima. Il Blues è lo spirito e l'anima che cercano di essere Blues. Tutto molto chiaro. Vero? Un incubo.

In questo filosofeggiare con la "religione" della musica, credo che sia importante rivendicare una sorta di "antidoto". Siamo stati contagiati per distrazione. La ricerca del Beat non ci aveva avvertito di effetti collaterali. Il contagio condizionerà per sempre le nostre prossime relazioni sociali. Una malattia. Non per volere consapevole fino in fondo. Improvvisa. Malattia contagiosa che produce incertezza e caos. Bisogna difendersi. Rivendicare la legittima richiesta di essere "lasciati" al di fuori da ogni tipo analisi. Tutto è troppo complicato per noi. Anche sentirsi come fiori che se ne stanno dove capita. Fiori che non sempre scelgono da soli il posto in cui crescere. Fiori che addirittura a volte sbagliano completamente il periodo in cui vegetare.

Qui dentro I

Siamo quasi niente, siamo solo cose noi

La canzone degli oggetti. Sono gli oggetti che "parlano". Dicono quello che sono. Sono oggetti. L'incubo del Punto di luce si risolve in un risveglio "gentile". Nonostante la ricerca del Beat produca dolore, soprattutto fisico, riuscire a riconoscere le proprie cose aiuta a guarire. Consente almeno di capire dove siamo. La gentilezza della luce. Il Punto di luce ora è completamente diverso. Gli oggetti, il silenzio e una piccola musica. Tutto è gentile. Ovviamente si tratta di uno di quei risvegli lenti non condizionati da orari. Domenica mattina.

Qui dentro II

Lo stesso risveglio. Succede qualcosa.

Una finestra
Vetro si chiude, vetro si apre da solo
Vetro che vola, che rompe nell'acqua
Bicchiere che cade da solo.
La luce si muove
Cammina gentile, si appoggia sul mio pavimento
La musica è suono, è piuma leggera, si muove da sola la sento.

Siamo cose noi, solo cose noi, niente
Siamo cose noi, siamo quasi niente

Un orologio, la porta che chiude
Cane che osserva, non dice che studia
Appesi nel muro ci stanno i disegni
Appesi al soffitto ci vivono i ragni
Candela di cera e profumo di mela
Si muove l'insetto e cammina da solo
La fotografia, descrive un ricordo
La mia malattia non descrive nient'altro.

Siamo cose noi, solo cose noi, niente
Siamo cose noi, siamo quasi niente


Il primo oggetto osservato. La finestra. Consente a una luce gentile di "mostrare" tutti gli oggetti di una stanza. Improvvisamente si apre. Spazio alla contaminazione del rumore. La finestra si apre e il rumore produce disordine. Un rumore fuori luogo. Un rumore che si riprende le cose senza chiedere perché. Le cose diventano di nuovo oggetti. Anche l'uomo. Anche la sua amante. Anche il suo cane. Anche la musica di Bird.

Finestra bastarda, si apre da sola
Finestra che apre la via del rumore
La musica vola, cammina di fuori
Si mischia e si rompe, produce rumore
Produce motore, riduce l'amore
Riduce le cose per quello che sono
Rivela le cose per quello che siamo
Così come il cane, cosi come l'uomo


Così come il segno che lascia l'amore, così come il segno che porta il rumore, così come il segno che lascia l'amore, così come il segno che porta il rumore così come il segno che lascia l'amore così come il segno che porta il rumore Così come il segno che lascia l'amore così come il segno che porta il rumore così come il segno che lascia l'amore Così come il segno che porta il rumore così come il segno che lascia l'amore così come il segno che porta il rumore ...

Gennaio 1971

C'è sempre l'amore nelle storie del Beat? Forse ci sono tutte le complicazioni che rendono Beat le storie d'amore. Penso di sì. Non importa.

Il concetto di "amore" di Kerouac mi è stato descritto prima di ogni altra cosa. Ne abbiamo parlato in una delle prime riunioni in cui mi era "consentito" fare domande sulla sua vita. Kerouac ha vissuto le sue storie d'amore in maniera forte. Kerouac. Alla fine per forza di cose occorre lasciare che l'amore trovi la sua fine. Forse solo temporanea. Non mi ricordo. Mi hanno detto che in qualcuno dei suoi libri descrive l'addio tra due amanti come si descrive un duello. Io ho voluto descrivere gli attimi immediatamente successivi alla fine di questo duello. Ecco quindi spiegato cosa è successo nel Pork pie hat bar. Cosa è successo dopo il Pork pie hat bar. Questa canzone è quello che succede a chi si inventa "cercatore di Beat".

"Sono i tuoi occhi abbassati
A raccontare che cosa è successo,
Lo sai che non servono questi dettagli,
Dimmi soltanto che occhi proponi girato di spalle ...

Il suono di questo quartiere è ancora gentile,
Le ruote guadagnano i campi e ricomincio a pensare.
Due cani si annusano in mezzo alla strada
Una casa, un ufficio postale, persone
La nostra città nella luce di questo mattino,
The morning ..."

Potesse trattarsi soltanto
Di semplici storie d'amore
Di semplici errori, di un semplice andare
Preciso e conciso.
Potesse soltanto lasciare alla gente normale una strada
Un semplice punto di arrivo
Una riva gentile, così elementare.

Il calcolo è chiaro, di chiari momenti di luce
Di un faro che gira nel buio totale
Sarebbe più facile amare.

Potesse trattarsi soltanto
Di farsi ogni volta del male
Finirsi le mani e guardarsi osservare, guardarsi capire.
Nell'attimo esatto che stai per finire ogni cosa che resta da fare
Guardasi le mani con gli occhi di quelli
Che ancora non sanno il mestiere.

Il calcolo è chiaro, di chiari momenti di luce
Di un faro che gira nel buio totale
Sarebbe più facile amare.

Potesse trattarsi soltanto
Di un semplice addio difettoso
Nutrire ogni giorno quest'anima ingorda non è naturale.
Se solo potessi capire che starsene dentro alle cose
Non deve per forza di cose indicare
Che siano davvero più chiare.

Il calcolo è chiaro, potrebbe trattarsi
Di un semplice addio
Se fossimo in grado di avere più chiaro
L'inizio e la fine alle cose.


Musica

Costruire Degeneration Beat

Nelle prossime righe si tratta di musica. Vi anticipo che quanto di seguito riportato mi è stato "dettato" da Boris che si è occupato, anche per conto degli altri compari, di raccontarmi il significato musicale di tutto questo lavoro.

La musica, le parole. Un progetto che nasce dall'idea di utilizzare gli stilemi propri della scrittura "musicale" di Jack Kerouac e più in generale della Beat generation.

Nessuno come gli scrittori Beat ha fatto della musicalità delle proprie parole e della propria sintassi un elemento fondamentale del proprio lavoro. Ciò che si scrive, ciò che si dice, ciò che si pensa, ciò che si ascolta. Tutto legato ad una precisa valenza ritmica e armonica. Da questo punto di vista forse possiamo dire che per Kerouac non era tanto importante l'argomento di certi suoi lavori ma piuttosto il sistema utilizzato per dare un valore musicale alle parole utilizzate. Tra gli obiettivi primari della sua scrittura, oltre al significato, c'era certamente anche lo stile nuovo di sintassi. In questo senso ad esempio può anche succedere, ai più o meno attenti, che la lettura di un passo del Kerouac maturo "suoni" incredibilmente simile ad un brano Jazz degli anni '50. Questo straordinario legame tra le sensazioni delle parole che si colgono leggendo Kerouac e quelle derivanti, per esempio, dall'ascolto di Dizzy Gillespie è stato il motore principale di tutta la nostra Degeneration beat.

Degeneration beat è un tentativo volutamente "non filologicamente corretto" (sarebbe scorretto nei confronti di chi la letteratura americana la studia da sempre), di trasportare il "mood" della "scrittura Jazz" di Kerouac, così fortemente vivo e così "esclusivamente" americano, nella realtà della provincia dell'Italia del nord. Un lavoro difficile. Certo. Soprattutto se si considera che in questo viaggio sono state "imbarcate" cinque personalità musicali completamente diverse tra loro. Personalità che abbiamo deciso di accomunare nello pseudonimo Brother K.

Brother K

Occorreva un nome per rendere più facile e riconoscibili i personaggi coinvolti in questo lavoro. Fernanda Pivano, che ha subito mostrato interesse per questo lavoro, per prima ci ha suggerito di trovarci un nome perché ad una serata dedicata a Charles Bukowski non aveva voglia di ricordarsi tutti i nostri nomi e cognomi. Voleva un nome italiano corto e facile da ricordare. Il Ducoli ha subito suggerito "I cani". Nanda lo ha insultato e ha deciso che quella sera saremmo stati i Fratellini di T. Jean (come Jack veniva chiamato da sua madre. Fratello Kerouac, Brother Kerouac, Brother K (Bellicini dixit). I "fratellini" di T. Jean sono le cinque teste e le 10 Mani che hanno costruito Degeneration beat.

Inizialmente i Brother K erano 4, ognuno "sceltosi" perché assolutamente preparato in uno specifico "strumento". Lettere, Ducoli. Voci, Savoldelli. Note, Troncatti. Suoni, Bellicini. Quando abbiamo iniziato la preproduzione del lavoro le cose sono subito degenerate (..degeneration) di fronte alla enorme mole e complessità del materiale che stavamo scrivendo. Abbiamo scelto "il Russo". Andrei Koutov, pianista, arrangiatore e tecnico. Andrei era mentalmente e soprattutto fisicamente, l'unico che poteva mettere tutti d'accordo. Anche con violenza.

Ognuno ha dovuto occuparsi "della sua parte" di Beat. Un cantautore, un cantante, un compositore di musica contemporanea, un bassista di musica underground e un pianista e arrangiatore. Cosa possono avere in comune cinque elementi così diversi per poter funzionare come una cosa sola? Il Beat. Almeno così si è creduto. In comune ovviamente c'è una grande passione per la tradizione musicale americana. I sogwriters, il Jazz, il Funk, il Rock, l'Underground, la sperimentazione della "Grande Mela" e gli immensi spazi delle American routes.

Il semestre "paglierino"

"Musica, parole, musica" abbiamo detto. In effetti infinite e "monumentali" discussioni di un intero semestre (che abbiamo definito il "semestre paglierino" per dare una connotazione accademica all'utilizzo propedeutico di distillati di varia natura e di prodotti della fermentazione dei cereali), vertevano soprattutto sulla necessità di focalizzare l'attenzione sulla stretta connessione tra la letteratura Beat e la musica di quel periodo. La semplice discussione di questi temi vi assicuro che induce ad un interesse conoscitivo che nel breve diventa passione. Ci si trova di fronte ad un periodo straordinariamente ricco di cambiamenti e innovazioni, sia letterarie che musicali. Del resto è da tutti riconosciuto che l'america di quegli anni stava dando una svolta netta ad una letteratura ormai ingessata da formalismi e anacronismi ampollosi e esclusivamente accademici. La stessa cosa stava succedendo nella musica. Potremmo anche azzardare una domanda: "s'è più ripetuto un periodo così sconvolgente da quegli anni?". Forse no. Per il nostro lavoro comunque questo non è stato del tutto determinante. A noi occorreva semplicemente cercare in primo luogo di capire quali stili musicali, dagli anni 50' ad oggi, si sono maggiormente ispirati alla filosofia di fondo della musica e della letteratura degli anni del Beat (ce ne sono certamente molti e non soltanto americani). Secondariamente bisognava cercare di capire fino che punto il semplice ascolto appassionato di molti "dischi del Beat" potesse innescare i meccanismi di scrittura Beat in una persona che nulla conosce di Beat e ben poco conosce di Jazz. In entrambi i casi si può ricondurre questa prima parte del nostro lavoro ad una necessità di confronto-scontro che ha impegnato soprattutto il Ducoli che non ha mai letto nulla che si possa accostare anche solo marginalmente al Beat.

Il centro della questione è stato proprio "confrontarsi con il metodo del Beat". Un rischio. Diventa infatti molto facile avventurarsi in analisi di tipo esclusivamente accademico della musica e delle parole di quegli anni. Quale risultato? Da parte nostra crediamo abbastanza inutile. Del resto la nostra preparazione è forse incoraggiante ma non certo accademica. Il progetto aveva invece ben altro scopo. L'obiettivo era proprio quello già sottolineato: verificare fino a che punto una persona che fino a quel giorno era rimasta completamente estranea alle influenze Beat, potesse ricavarne suggestioni significative tanto da produrre lettere e parole. Tutto questo semplicemente dopo approfondite discussioni più o meno tecniche. Ovviamente abbiamo svolto una preventiva operazione di "filtrino" nei confronti del Ducoli. Rimane infatti abbastanza chiaro che quello che gli è stato trasmesso è la nostra personale visione di quegli anni e di quella filosofia (per ovvi motivi anagrafici siamo abbastanza "estranei" al Beat). Bisogna certo sottolineare che la scelta del Ducoli deriva comunque dal fatto che già il suo stile di scrittura si avvicina più allo stile dei cantautori americani che non a quello dei cantautori italiani; inoltre il suo modus vivendi è certamente più Beat di quanto non lo sia quello degli altri elementi della squadra (almeno per quanto riguarda l'amore per i "luoghi del Beat").

Un semestre di discussioni. Poi solo libertà di espressione lasciata al Ducoli. A Kerouac italian experience è stato il "giro di Boa". Soltanto dopo la stesura delle 11 canzoni che lo componevano era possibile verificare se i mesi precedenti avevano creato i presupposti per la realizzazione di un buon lavoro oppure niente di significativamente proponibile. Partire dalle liriche di una storia ben chiara per produrne una colonna sonora adeguata e credibile? Certo. Il legame "musica e lettere" era già intuibile in quei testi. Abbiamo deciso che potevano funzionare e abbiamo iniziato a creare quello che è poi stato ribattezzato dal Ducoli Degeneration beat.

Sicuramente ad un primo superficiale ascolto il lavoro può suscitare alcune perplessità. Si passa infatti dal Jazz più tradizionale, a brani di sapore latino, a ritmiche insistenti ed underground, a ballate più o meno classiche, ecc. Niente confusione. Tutto deve indicare la precisa necessità di legare suoni tra loro diversi ad una storia che propone diversi stati d'animo e sensazioni. Questo Story book, in teoria, ha il compito di spiegare alcune cose e rendere, per quelli che hanno più pazienza nei nostri confronti, più fruibile la nostra Degeneration beat.

Inutile sottolineare infine che tutto il lavoro è stato volutamente scritto in italiano. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Compare però un prezioso intervento in lingua inglese "regalato" a questo progetto da un personaggio che il Beat americano lo ha davvero vissuto. Un originale passo di Subterraneans è stato letto da Mark Murphy! L'icona newyorkese del Jazz vocale. Boris è stato da lui nel febbraio scorso e gli ha parlato del progetto suscitando il suo interesse. La prima bozza dello story book che state leggendo infatti, gli è stata sottoposta per illustragli il lavoro ed averne un suo personale commento. Risultato: "... you fuckin' crazy". Effetti collaterali della lettura Beat in un ristorante del Greenwich Village. Nessun altro commento se non la sua disponibilità a regalare ai Brother K un reading dai "Sotterranei". Reading registrato in Italia in una pausa del suo Tour europeo due mesi dopo. Altre cose le potete ascoltare nei "rumori" e nei suoni di New York che sono stati inseriti in varie parti del lavoro (Boris ha passato un lauto periodo a New York per raccogliere informazioni e suoni della città simbolo del jazz e, in parte, della filosofia Beat).

Book maker's story

Iniziare con le atmosfere del Jazz. Il motore è stato proprio quel tipo di musica, quindi si è ritenuto un atto dovuto. Cercare di ricostruire quei suoni e quelle armonizzazioni. Book maker's story appartiene al Jazz. Ducoli voleva il suo italianissimo Pork pie hat bar per cui nessun'altra colonna sonora poteva esser più adatta di un jazz tradizionale. La tradizione degli anni '50 serve a dare il giusto romanticismo che occorre a " ... io ti osservo come vuoi, io ti cerco per quello che sei".

Una cosa interessante, se non curiosa, di questa canzone sta anche nel fatto che dopo la sua scrittura ci siamo accorti di una forte assonanza del chorus con l'immortale melodia che contraddistingue il manifesto romantico dell'america di Over the rainbow di Harold Arlen e E. Y. Harburg. Jazz. Book maker's story.

L'utilizzo di una struttura tipicamente Jazz ha avuto lo scopo principale oltre che di "introduzione" dell'intero lavoro, di assumere una valenza puramente descrittiva. Niente di meglio di un atmosfera Jazz per descrivere la serena convivenza che contraddistingue l'inizio della maggior parte dei nostri momenti di svago serali. In questo senso lo "swing" che accompagna l'intero brano lo abbiamo inteso nel significato di "metafora del ritmo". Un ritmo friendly. Un ritmo "accogliente" che descrive l'inizio di un sabato al Pork pie hat bar (chiappine, vestitini, profumi, bicchieri, macchine, sciarpe, giacche, baristi, eccetera). L'improvvisazione, che contraddistingue le forme espressive proprie del Jazz, fornisce poi la maniera più precisa e immediata per completare la colonna sonora descrittiva dei primi atteggiamenti caratteriali del nostro protagonista. La struttura armonica rimane fissa e l'improvvisazione consente di arricchirne il movimento. Si tratta quindi di un brano in cui la "ricerca del Beat" che caratterizzerà l'intero lavoro non è stata ancora dichiarata. Introduction to the Beat.

In sottofondo, si ascoltano le voci di un Pork pie hat Bar non italiano. Si tratta del Mc Sorley's Bar di New York, storicamente riconosciuto come il più vecchio della Grande Mela. La voce di un insegnate del Wyoming a New York per affari annunciano "... we are having a good time, and that's the main thing", "... ce la stiamo spassando e questa è la cosa più importante". Abbastanza chiaro, o no?

Sotterranea I, II e Subterraneans


Il contrasto. Sotterranea nasce dalla necessità di sottolineare il contrasto di fondo creato con le atmosfere "romanticamente Jazz" di Book maker's story e la condizione caratteriale del protagonista volutamente contrastata a sua volta. La ricerca del Beat produce confusione.

La canzone inizia con armonizzazioni e ritmiche proprie del Soul. Trattandosi del brano immediatamente successivo a Book maker's story occorreva che suonasse come la musica immediatamente successiva al Jazz. Il Soul. La connotazione ritmica friendly dell'inizio ora procede in altre direzioni, più incalzanti, per consentire di assecondare "il succedere" nel bar. Inizia la bolgia e il nostro protagonista comincia a necessitare la ricerca del Beat. Il contrasto caratteriale che accompagna il protagonista che comincia a trovare difficoltà a cogliere forme Beat in quello che lo circonda è descritta dall'uso della voce volutamente "acida". Il cantato è a tratti non armonico, carico nell'utilizzo di overtones e varie tecniche vocali "sperimentali". Tutto per sottolineare il contrasto di cui abbiamo appena accennato. La voce serve a questo scopo.

Il contesto rilassato e ritmico di una situazione Soul in contrapposizione con la ricerca del Beat degenera in maniera determinante nel proseguo del racconto. La seconda metà del brano è affidata ad un radicale cambiamento del mood sonoro. Già in A Kerouac italian experience era ben specificato che occorreva dare a questa canzone una doppia personalità. La musica ha assecondato questa esigenza sia nelle sue componenti armoniche, ritmiche e melodiche, sia nella scelta dei suoni che a questo punto del racconto assumono connotazioni meno "armoniose". Per dare ancora più forza a questo contrasto è stata scelta la forma espressiva del reading accompagnato da una ritmica ossessiva. Queste forme sostituiscono quelle più melodiche e armoniose, seppur contraddistinte da vocalizzazioni "acide", dei passi precedenti. Il cambio di atmosfera viene inoltre amplificato nell'uso assolutamente necessario di una voce diversa dalla lead voice. Questa soluzione verrà utilizzata altre volte in questo lavoro perché risulta funzionale alla descrizione delle diverse anime, già raccontate nei capitoli precedenti.

In questa seconda metà di Sotterranea cominciano ad assumere un ruolo importante i "suoni" che caratterizzano Degeneration beat. Si tratta di una storia metropolitana e i suoni devono confermarlo. Il sottofondo del reading è stato riempito di noise sounds intrecciati per essere funzionali alla ciclicità del parlato.

La chiusura del reading di Sotterranea II suscitano al protagonista la necessità di tornare a S. Francisco negli anni '50 e più precisamente al Red Drum. La cantina del Beat per antonomasia. Il club di Subterraneans. Lì sta suonando Charlie Parker e Kerouac ci racconta, con la Voce di Mark, cosa sta succedendo.

Terminata la registrazione del reading Mark è entrato in regia per riascoltare le sue parole. Ci ha guardati e ci ha ringraziati per avergli fatto fare un salto indietro nel tempo di 45 anni nella sua vecchia Frisco e nel locale dove più volte si è esibito. Con decisa puntualità ha poi affermato tra i denti che adesso il Red Drum è una merdosissima discoteca. San Francisco è esattamente uguale alla Provincia Bresciana. Che meravigliosa consolazione. Per vendicarsi delle discoteche che sono state costruite al posto dei Jazz club la sera stessa, durante il suo concerto di Milano, ha annunciato che stavamo facendo un lavoro che avrebbe contribuito alla causa della buona musica introducendo Kansas City Blues di Parker e leggendo lo stesso passo registrato al mattino.

Disarmonia

La disarmonia è il segnale preciso di un'epidemia. Il concetto, seppur personale, è molto chiaro. Questo brano serve al protagonista per sottolineare ai suoi interlocutori la profonda dicotomia dell'armonia-disarmonia che lo accompagna. Da un lato infatti percepisce i primi elementi di distanza da ciò che lo circonda ancorché non ancora ben chiari. Dall'altro l'ossessiva ricerca del Beat comincia a produrre "distacco". Disarmonia. Per questo brano abbiamo scelto delle ambientazioni "funk world music" accompagnate da un coro decisamente melodico e da una sezione fiati di chiaro sapore Browniano. Si parla infatti di territorio e si informano i nostri interlocutori della nostra provenienza. Cittadini del mondo.

Provate a pensare al coro semplicemente leggendolo. Assume i connotati di sentenza. Lo si può pensare anche in forma "urlata". Una sorta di slogan che denuncia una posizione forte e irreversibile. Ascoltato invece nel contesto della canzone appare comunicato in forma indiretta. Quasi gentile. Non è ancora il momento di urlare. Abbiamo scelto questa soluzione tecnica per sottolineare che il protagonista non assume ancora posizioni certe. La "gentilezza" del coro viene fortemente accresciuta dall'utilizzo di più voci che sono funzionali ad aumentare il carattere indiretto del messaggio. In questo senso emerge un appena accennato contrasto con le strofe che sono invece caratterizzate da suoni più marcati e da una lettura più diretta del pensiero del protagonista. Questa soluzione l'abbiamo utilizzata anche in Qui dentro, dove il contrasto però appare decisamente più marcato. La canzone procede nella continua alternanza tra le strofe, che hanno un interlocutore diretto alternato ad un coro indiretto che consente di staccare il pensiero dalla realtà. Il suo pensiero per ora viene affidato ad una sorta di messaggio in bottiglia libero di scegliere in quale direzione muoversi. Il dubbio. La ricerca del Beat. La confusione ora diventa anche comportamentale.

Sulla strada (Heineke Hik! Blou)

Il Blues. Forse quando si immagina l'America è più naturale pensare al Blues che al Jazz. Una distinzione forse fuorviante. Del resto anche nel Jazz si parla di "forma Blues" accennando alle "magiche" 32 battute. Kansas city blues. È nato prima l'uovo o la pollaia!? Rimane comunque il fatto che un lavoro figlio di un certo tipo di Jazz, benché osservato e pensato dall'Italia, non può non parlare di Blues. Non è un caso che abbiamo deciso di usare questo tipo di espressione musicale per l'unico brano che esplicitamente cita un caposaldo della letteratura di Kerouac (l'ignoranza Beat del Ducoli certamente non poteva includere anche la non conoscenza di questo "titolo"). Del resto è pur vero che la "forma Jazz" caratterizza fortemente la prosa di Kerouac mentre la sua poesia è invece più strettamente connessa agli stilemi del Blues. Quindi forse siamo stati fuorviati anche noi. On the road, la prosa. Mexico city blues, la poesia. È nato prima l'uovo o la gallina!? Non importa.

La situazione è ormai assolutamente definita. La ricerca del Beat gradualmente si scontra con la dissonanza tra il contesto proprio dalla filosofia del Beat e il contesto reale in cui si muove il protagonista. Le cose che lo circondano non "accompagnano" il suo ritmo e la sua armonia. Abbiamo iniziato con una Pork pie hat story. Abbiamo proseguito il nostro viaggio sottolineando che si tratta comunque di sotterranei e abbiamo dichiarato esplicitamente cosa cerchiamo. Cerchiamo l'armonia in mezzo alla disarmonia. Vogliamo il Beat. La situazione procede però verso un senso progressivo di disagio che in questo caso comincia ad assumere connotati fortemente negativi. L'utilizzo del Blues è stato dettato dalla necessità ulteriore di "gradualizzare" questo atteggiamento e questa sensazione.

Il brano è stato concepito "classicamente Blues". Non serve nient'altro. Soluzioni "nuove" e contributi personali a questa "branca" della scienza della musica forse appartengono a chi di Blues ci vive, da una vita.

Il mio cane non si muove quando prego

Un ultimo tentativo di dare "una possibilità" a tutta questa faccenda. La disperata ricerca della ragione è condizionata dalla malattia della ricerca del Beat. L'ottimismo è la forza motrice per trovare una spiaggia nella tempesta confusionale delle masturbazioni cerebrali di un "fanatico del Beat". La ritmica di sapore latino ma soprattutto la "solare" melodia che caratterizza l'intero brano, ha proprio questo scopo. Àncora di salvezza. La melodia "sputtanata" del coro, rafforzata in questo senso dalla assoluta demenza delle parole, ha proprio lo scopo di informare gli altri della resa nei confronti della ricerca del Beat. Un tentativo disperato di integrarsi con le anime finora descritte in maniera contrastata. Inutile dire che un processo di questo genere non è realizzabile. La maturazione del disagio del protagonista, gradualmente rafforzata dalla musica e dalle parole dei passi precedenti, soffre anche nella musica la terribile conseguenza dell'abuso di sostanze nocive. La sensazione di disagio viene sempre di più ad amplificarsi. Per questo motivo è stato necessario ancora una volta adottare un cambio di registro della musica. Gli effetti dell'abuso di alcol modificano completamente la percezione di tutto quello che circonda il protagonista. La "danza delle mosche", che sbattono contro i muri, metafora della completa perdita di ogni punto di riferimento, è perfettamente descritta da un cambio di tempo in 3/4, il ritmo del walzer. La parte, scritta e arrangiata "ad hoc" da Federico, è un ironico "verso" alla musica classica più seria dove clavicembalo, oboe e violoncello accompagnano un improbabile tenore ed un soprano ubriachi interpretati dal "lirico sbronzo" Savoldelli.

Questo brano costituisce il "passo di rottura" tra le analisi di una condizione forse nuova che contraddistingue chi per la prima volta si scontra con la necessità di trovare il Beat, e la consapevolezza di non poterci riuscire. Le musiche dei brani seguenti assumono in questo senso un valore nuovo che introduce un tipo di analisi centrata più sugli aspetti interiori che su quelli che riguardano l'esterno. Proprio per sottolineare questo fatto le tre canzoni seguenti sono caratterizzate da suoni decisamente forti che servono a rafforzare la condizione "ansiogena" in cui il protagonista si muove.

Io?

La canzone nasce da una suggestione inviataci da un amico (Furio Sollazzi) al quale abbiamo chiesto di leggere la prima bozza di questo Story book. La sua lettera di risposta conteneva infatti una provocazione che non potevamo non cogliere. Furio si chiedeva perché un progetto tributo a Jack Kerouac non contenesse un brano esclusivamente vocale (dal momento che le "parole" erano l'elemento fondamentale di tutto il suo lavoro).

Degeneration Beat può essere diviso in due parti fondamentali. Una sorta di "primo" e "secondo tempo". I due tempi conducono il protagonista da una prima fase in cui percepisce ciò che accade all'esterno in maniera ancora falsata dalla necessità di analizzare e capire, ad una seconda parte in cui il suo livello di percezione diventa una vera e propria discesa negli inferi dell'"Io". Visceralmente interna. Per distinguere in maniera netta questi due tempi abbiamo quindi costruito, secondo i suggerimenti di Furio, una sorta di intervallo.

Ciò che si vuole rappresentare è un concetto molto semplice: la frase di senso compiuto che caratterizza il brano (Io non so se sono io, qui non so, non mi muovo) diviene un pattern ritmico ciclico (quasi tantrico). Il pattern, non nasce subito, viene prodotto dall'intersezione di tre voci diverse. Le tre anime del protagonista interagiscono per cercare un equilibrio comune e comunicare la loro volontà di "essere". Su questa frase, il raggiungimento dell'equilibrio viene ancora una volta messo in discussione dalle tre anime stesse che improvvisamente cominciano a produrre un loro nuovo personale concetto di "essere". Viene creata una dissonanza che si completa nell'utilizzo alternato di armonizzazioni diverse della stessa frase (Io cammino, io che muovo, io cammino e sono). Questa azione di disturbo viene amplificata, parafrasando la presunzione di ognuna delle tre anime ad essere superiore alle altre, da diplofonie e tecniche inusuali dell'uso della voce.

La scelta del 7/8 non è casuale. Si tratta di un tempo dispari che può esser visto come due semplici battute di 4/4 cui è stato rubato 1/8. Il 7/8 però, per un ascoltatore non "allenato", trasmette un senso di osticità tale da "destabilizzare" il senso di equilibrio.

Il contrasto tra le tre anime non si risolve in questo brano (forse neppure in tutto il lavoro). Per questo motivo il brano inizia e finisce nello steso modo. Si tratta di un artificio che serve per indicare il fatto che le tre anime, consce della loro presenza simultanea, dopo un iniziale tentativo di dialogare tra loro rimangono in disaccordo totale.

Nel titolo è stato aggiunto il punto interrogativo. Il suo significato è abbastanza chiaro?

Maladea

La discesa dei visceri agli inferi. L'inferno. Viene utilizzato per rendere più efficace il significato di canzone per descrivere la condizione di disagio che accompagna il protagonista dopo la colossale sbronza.

bbiamo deciso di creare un brano che avesse come forma armonica un "pedale". Tutti gi accordi del brano sono "pedalizzati" cioè contengono sempre la nota del pedale (il Sol). Il testo, è un reading ossessivo che sfocia in una "frase ciclica", unita ad un'armonizzazione del coro "dissonante". Questo artificio è stato dettato dalla necessità di creare un effetto ansiogeno utile a "infastidire" l'ascoltatore. A questo scopo il racconto di Maladea è stato affidato all'alternanza vocale di tre voci che vogliono simboleggiare il momento in cui le tre anime del protagonista si coalizzano per cercare di risolvere una situazione degenerata e fisicamente insostenibile.

Due note tecniche. Un accordo dell'incipit di Keyboard è in realtà un accordo "inesistente" che abbiamo definito "un accordo di quarta sospeso, arricchito dalla terza" (utilizzato spesso da Miles Davis). Il brano inizia sul quinto ottavo della coda di Io? (solo un capriccio di Boris ...).

Brain strike

La discesa agli inferi è quasi completamente digerita. Non che la situazione stia risolvendosi in direzione positiva ma semplicemente i dubbi che già hanno cominciato ad affiorare con Disarmonia escono ora in maniera diretta, davvero urlata. Musicalmente si tratta anche in questo caso di un "pedale", contraddistinto dalla particolare violenza delle parti di basso sia per quanto riguarda il suono che per quanto attiene le note. La ritmica viene inoltre sostenuta da una batteria caricata con effetti sonori che ricordano da vicino le ambientazioni già utilizzate dai Soul caughing.

Per rafforzare "l'urlo del concetto" è stato inoltre utilizzata un overdrive della voce nella strofa che precede il coro e nel coro stesso. La voce viene inoltre accompagnata da una chitarra volutamente stonata e funzionale a creare ulteriore disagio nell'ascoltatore.

rain strike è una sorta di "riscatto" dai dubbi che affioravano in Disarmonia. Sono canzoni che sottolineano gli stessi concetti forti, tuttavia si trovano in condizioni musicali quasi opposte. Brain strike deve infatti descrivere, rispetto a Disarmonia, un personaggio che si trova comunque ancora di fronte al proprio contrasto con ciò che lo circonda. Assenza di Beat. Il metodo difensivo delle armonizzazioni gentili di Disarmonia lascia ora il passo alla violenza dell'attacco verbale e sonoro della denuncia di sciopero del cervello.

Punto di luce

La canzone può essere osservata come un puzzle di tre tessere che rappresentano quello che rimane delle anime del protagonista ormai in coma fisico. La prima tessera è caratterizzata da un basso che suona ripetitivamente un intervallo di settima discendente e di nona ascendente - di nona discendente e di settima ascendente su cui viene appoggiato il reading della nostra terza anima (anche la parte più malvagia delle anime si "arrende" ad una condizione fisica insostenibile). La seconda tessera, in netta contrapposizione con la prima, descrive l'anima "normale". Viene contraddistinta dall'utilizzo di due voci armonizzate su un giro di accordi stilisticamente "figli" del primo Hancock. La melodia, unitamente al testo, serve a sottolineare la richiesta di speranza da parte del protagonista che sia pur consapevole del suo contrasto con il mondo esterno afferma di essere innocente. La dichiarazione di innocenza è rafforzata dall'utilizzo di una melodia "gentile" che serve a caricare di significato il paragone con la fragilità di un fiore, affidata alle parole. Manca una tessera. La terza anima è in fase di coma fisico. La scimmia non si muove più. La sua rappresentazione è stata affidata ad un semplice riff suonato con tromba e sordina che potrebbe ricordare certi intervalli armonici cari a Thelonius Monk (in questo caso forse Thelonius Monkey?).

Qui dentro I.II

Abbiamo sognato tutto? Incubo compreso? Quale dubbio? Questa canzone è stata costruita per trasmettere inizialmente il senso del sogno. Qui dentro è la canzone delle cose che si animano. La prima parte è stata pensata da Boris dopo la richiesta del Ducoli di creare un'atmosfera di "risveglio Disneyano" (queste le parole esatte). Ciò che ascolterete sembra quasi la colonna sonora di un film anni '70 ambientato "nel continente nero". Il contesto ritmico è un 6/8, la ritmica geneticamente "afro". Le parole del coro rappresentano il canto degli oggetti che cercano di svegliare il "loro padrone".

Tutto viene messo in discussione nella seconda parte. Irrompe il ritmo un 4/4 delle strofe, geneticamente "rock", che invece serve a contraddistinguere i pensieri del protagonista. La canzone propone un ennesimo contrasto. I pensieri ossessivi del protagonista e la richiesta degli oggetti di essere salutati al risveglio. Tale contrasto trova la sua maggiore espressione musicale nei continui cambi di tempo. L'introduzione in 6/8, le strofe in 4/4 e il coro che viene appoggiato su base ritmica in 15/8, "Effetto contrasto". Come nelle canzoni precedenti ma con unica differenza: in Qui dentro il contrasto è tra il protagonista e ciò che lo circonda e non tra lui e se stesso.

La chiusura del brano sottolinea la conclusione di tutta questa storia. Riveste quindi un ruolo fondamentale. È stata affidata ad una "frase ciclica" la cui armonizzazione ha lo scopo di trasmettere lo slogan del "cercatore del Beat". Fondamentalmente identificabile nell'incertezza, segnalata dal ripetersi ciclico dell'armonizzazione, e nella consapevolezza, lasciata invece alle parole.

Gennaio 1971

L'inizio di questa avventura è stato contraddistinto dalla lunga discussione sul concetto di amore che Kerouac ha sempre cercato di raggiungere. Questa canzone, volutamente impostata su registri in stile Ballads, non rappresenta la fine del lavoro. Si tratta della meravigliosa ammissione che l'amore costituisce il motore di quello che fanno le persone che cercano il Beat.

Amore per ogni cosa che ci circonda. Beat. Il lavoro non finisce con Gennaio 1971 (inizialmente intitolata Sabrina). Finisce con la frase ciclica che chiude Qui dentro. Gennaio 1971 serve a lasciare in sospeso molte cose. Ad introdurre un'altra storia. La prossima? Forse.

Il Beat

Il desiderio di essere angeli caduti in mezzo al Beat è stato il vero motore di tutta questa faccenda. Un'ossessiva corsa alla ricerca del Beat. Forse è stato davvero così. La biografia scritta di Steve Turner, L'angelo caduto, è stata l'unica cosa concessa a Ducoli dopo le bozze di A Kerouac italian experience. Quello che ha letto conferma molte delle cose che avevo pensato. Così dice. La terza anima di cui abbiamo parlato in quasi tutte le canzoni, forse non è né il caos né la musica. La nostra terza anima forse è proprio il Beat. Quella che non si ferma davanti o dietro alle cose. Quella che ci entra dentro. Le vive fino in fondo. Il suono che abbiamo costruito dalla parole e viceversa, è l'unica salvezza per la testa di qualcuno di noi. La Beatificazione.

(...) Oggi mi sento un po' Beat anche io. Forse lo sono sempre stato. Se non fosse così avrei scelto altre strade Mr. Kerouac. Le strade che conducono ad altre unità di misura. Non sarei così come sono. Beat. Scusate la mia presunzione letteraria. Del resto non sono certo il primo. Non intendo nel senso di "letterariamente presuntuoso", ma nel senso di "essere Beat". L'Italia è piena di gente Beat. Comunque vi informo che possiedo tre anime: anima ordinaria, anima scimmia e anima beat. Si manifestano in maniera casuale e del tutto improvvisa. Molte volte non mi lasciano il tempo di far capire quale stia dominando sulle altre in quel preciso momento. Questo rimane un problema di non semplice risoluzione. (...)

Infine una precisazione. Non è certo molto Beat spiegare il significato di quello che si scrive. Non importa. Pork pie hat bar.

Alessandro Ducoli, Boris Savoldelli (ottobre 2004)

 

Degeneration Beat. Lyrics.

 

Do you know Jack Kerouac?

 

Do you think you can find Beat in Italy? Do you  think there’s something even remotely close to an hypothetical definition of Beat ? I don’t think so. I can’t even see great appearances of Beat in today Italy. Particularly in Northern Italy. Is there a bit of over-confidence in what I’m saying? Ok. Maybe I never fully understood Beat. Nor Italy. And you? Anyway, let’s start from the point that I actually don’t know Jack Kerouac, and I don’t know any author of the so-called Beat generation literary current (let’s say I’ll be learning something at the end of this “trip”). My “fellow travellers” involved me in all this just because of the fact that I don’t know Jack Kerouac. Just because I would have been able to create my own idea of Beat. An experiment.  They just gave me some information about JK’s lifestyle and philosophy, and about the music I should have listened to fully understand him.

 

Everything else is, say, an experiment. Maybe you think this is strange, or kinda weird, but that’s the way it went. I think my extraneity to JK was considered as a necessity, in order  to maintain that natural and naïve approach which is typical of the Beat Generation writers. A Beat writing, knowing what Beat-not-Beat is. Maybe. I dunno. This too, I just ignore it. It doesn’t matter.

 

I started writing down notes about thoughts, meanings and various ideas. I had to start a non-stop flow of writing (one thing about JK I was told), without a particular metrical prose, and without associating my breath’s flow to particular sounds, harmonies or melodies. Just rhythm. Which I used to snapshot things I wanted to be plain and clear in my personal opinion about Beat (without mentioning feelings, places, and true or re-created physical conditions). This way, I was able to see a story. An hybrid story. The first sketch of the work was already in my hands before last Summer: “A Kerouac Italian experience”.

 

Beat Writing (moods, music and words)

 

What do we talk about when we talk about Beat words? I think they’re maybe the words you can sing along listening to Charlie Parker or Lester Young. Something like that, I think. 50’s Bop is a primary part in the Beat Generation? Let’s say you don’t need to know this, if it’s really this way. Speed, rhythm, harmony, melody. Deconstructing rules to build a Bop meaning in words. Destroying punctuation. All in service of Charlie Parker music, of triplets, octaves, sixteenth’s, thirty-seconds, sevenths, nines, thirteenths. Everywhere you can listen to ‘em from Parker on. If you take this as an advice, I think you can start in a good way.

They say that thousands of monosyllabic words and assonances, typical in the American English language, make way for  a “fast writing” (I prefer to say a “fast reading”, but maybe they’re almost the same thing). Our language can’t Beat? Maybe just because it derives from other forms of expression. I don’t know this either. Oh, great comfort. I don’t think it matters that much. You need to tie the necessity of expressing meanings and words with a lexicon which can allow you to speak on sharp rhythm scannings. Nothing THAT difficult anyway. Maybe dialects could help. They got plenty of monosyllabic words and assonances. But that’s not our aim. Some more deconstruction is needed. A grammatical massacre. Just writing while listening to music. Just like JK. Nothing new.

 

Listening to music is easy. Understanding it, just a bit less. Surely we need to start from Bop, but some adaptation to today’s music is needed. It’s an important thing. Trustworthiness. Nevertheless, I don’t think being beat means not being updated. Listening to tons of music and rhythms for whole nights (by night, no one’s there between you and music. By day you’re assumed to do some other things). Sketches and notes written down for “A Kerouac Italian experience”, were taken in our hands again to be adapted on Bop music rhythmical scannings. Some of them fast, some of them - not that fast, some other I can’t remember. Perpetual writing. Everything out of your head goes straight into rhythmical scannings. A rhythmical voice flow.

 

You can never underrate  matters and arguments. What one thinking about beat writing is supposed to write about? Whores, beers, drugs, police, vomit, shit, cigarettes, cars, headlights, gasoline, mud, dust and so on?

This is a question. I think I understood that you have to live beat to write beat.

What you write is always what you’re living. If it isn’t, it isn’t beat. Something I mentioned before can’t work. Something can. Let’s start from this last something. A beginning is always made up by something.

 

My first worry was about writing something that could be identified as Beat, but that wasn’t real. A big dumb ape, a comic book, a cartoon, an asshole. I can’t be happy hypocrizing someone else words, I want more. But the meaning of Beat listening, say, to Charlie Parker music, soon turns into a nightmare. What am I supposed to write? What am I supposed to create when I’m living in the world of the Brescia district in 2003. When I’m living in the Camonica Valley in 2003. The first Beat thing coming into mind is really not the overpass of state road Nr. 42 that noises straight up my roof. It’s not spending your Sundays eating ice-cream in malls. But an obsessive search for Beat, can be a Beat attitude itself. Not that enlightening , but somewhat a beginning; and I said that a beginning is enough when you have to start.

 

Lookin for the Beat

 

The problem was put in evidence. The solution is now somehow clear. Having my fellow travellers told me that the one time (only time) JK went here in Italy, he didn’t have a great audience or success and feedback (he , full of bourbon, fell asleep during the interview, maybe that was the right way to wake up the Italian audience), I decided to give him another chance. JK lives in Italy. In the Brescia disctrict. In Breno, Camonica valley. Gera Balote Road, Nr. 6. No, it’s not me, did you think that? The narration shall represent an attempt to search for Beat in the Italian country (where I do live) rhythms and lifestyles.

 

And what about music? It gets harder when we think about jazz as a soundtrack for this tale. Jazz music wasn’t born in the Alps. Nevertheless, Parker wasn’t born in the same JK’s town. Maybe he had the same kinda problems. I can’t really believe the last thing I said it’s true, but who cares. Are we trying in vain? We assumed that, right at the beginning, so we have no problem thinking about this now. We could identify everything in an attempt in “refusing a logical approach”, which (I think) is a typical attitude in Beat. Here we are, maybe. We spotted the “where”, “today” is our “when” and now we know “why”. Charlie Parker.

 

I must confess I had totally lost the coordinates to all of this back when I ended the first sketches of the lyrics. Maybe this was my first signal of Beat. Something more than words was needed to go on. Music was needed. Rhythm. I wrote some notes to the sketches to make clear to my fellow travellers the ideas I had in mind and, most of all, to verify if I was in some way close to what they were thinking about when they asked me to do all this. I needed to verify their impressions. It was needed to understand if the road we had started was a good one. Or bullshit. We could start.

 

Degeneration Beat

 

September. Thursday 28. 6:00 P.M. – October. Sunday 1. 9:00 P.M. First shift for the Beat band. We started developing meanings and opinions discussed before in summer, and putting together our ideas. The result of these first days is better explained in the next chapter. Now here is what’s better for you to know.

 

I started verifying words and lyrics’ adaptability with the music they had excited in my fellows. With the first song “Il mio cane non si muove quando prego” (“My dog doesn’t make a move while I’m praying”), I found how it was difficult to tie the flow of lyrics to the flow of music. Descriptions of places and moods in the sketches were expatiating too much. The need of speaking about  some detail or other, was weighting the Beat of the songs. The matter is that some situations or “tales”, to be told, need the proper language. So you have to follow at least some of the traditional writing rules. Grammar can help, but it’s not enough. Anyway, the sacrifice of “speaking” was needed to gain rhythm. Almost clear. This is the aim, absolutely. This is more important than explaining details of a particular situation. Another fragmentation of writing rules was needed. Speaking about a situation, using only some of the descriptive figurations. Letting other things unsaid. In the reader’s mind. This can be perceived as a Beat attitude. The first step in destroying Italian language writing rules was walked in the sketches. Now the second one was necessary, a sharper one. Not only in rhythm.

 

Another problem I had to face was the need of destroying the Beat preconceived ideas which were still absconding in my lyrics. Myth was contaminating the naturalness of words and this wasn’t really sounding like a beat thing (my extraneity to the Beat Generation wasn’t enough to keep me from its myth). Destroying my beat. De-generating Beat. Degeneration Beat.

 

[...]

 

I didn’t know if all this work in adapting words could fit in Beat philosophy . I was always being scared of losing the naïveté which I perceived as typical in Beat writing. But we have to remember that the songs were thought while listening to Jazz music from the records I had at home. So, some lyrics adaptation was by any means needed. The flow of words then adapted to the music written in the next days, was absolutely instinctive and naïve , believe me. I only stole the idea of the situation described from my sketches. Just a note: lyrics to the 11 songs chosen for this work were completed in the same way. Obviously, a “second shift” was needed (October, Friday 17 8:00 PM – October Sunday 19 10:00 PM).

 

Book maker’s story

 

A bop-style-start is needed. Maybe we’re a little late, but it doesn’t matter.  “Why”. That’s what we need to make clear. After some metrical troubles, we started to build up the song which should have been functioning as an introduction to the Degeneration Beat. Book maker’s story. Bets, Betters, Bookmakers. The place and the character. A common man, not honest, nor dishonest. Music. A common bar, crowded on the average. Waiting in a Pork pie hat bar. Feels like a Hollywood movie if you want, but created on Bop demand. Relentless Bop fate.

 

Pitiless night

Revealing things

Things appear to be clearer, I see them

I stay - leaned on, here from about an hour

All of a sudden - night

Betting on what you are

Wage below zero, we move

Here from about an hour

 

Consciousness. A decisive part to let everyone know that this situation can’t allow more unreality. Consciousness. That you get paid less than you deserve, less than zero. You bet only if you’re out of your head. Or if you want to dream. It doesn’t matter. It matters that the bookmaker knows that betters know this very well. Maybe it’s just a token, a price you have to pay to be part of the game. A tax. A Bop tax.

 

I’m watching you, as you want

I’m searchin’ for you, or what you really are

 

Watching. Watching is one of the best thing in one man’s life. Watching and trying to understand. That’s obvious.

 

Pitiless night

Becomes a part of her

Here no god can say no

And everyone’s allowed to dream

All of a sudden - night

Gets a meaning, only in her

In her, moving things to talk to us

And everyone’s allowed to pay

 

Descriptions and analysis of the situation just take the Descriptions and analysis of the situation just take the time they need, and nothing more. There are different analysis in Degeneration Beat. Nothing too maniac about it. Let’s simply assume that every situation needs its own time to be studied and understood. But it doesn’t always matter THAT much if you’re understanding something. So, we’re ready to pay our token, our tax. You have to be part of what’s happening. If you are, the night will make everything clear. We’re part of it. Of her. The night.

 

What really matters is underlining the absence of prohibitions for people who really wanna dream. In a certain way, it seems to me just like an act of love in the name of simplicity. Maybe that’s the easiest way to get in an harmonic touch with what’s all around us. Dreaming. We found words and harmonies. Some rhythm, some melody. Everything’s here. Bookmaker’s story.

 

Sotterranea (subterranean)

 

An important name for  a song. Even more important, thinking about JK. Or so I think. The bar is our second home. This is a very beat principle, which is real everywhere around the world. In Kansas city and in Camonica Valley. The matter is the difference in level and depth between the road and the subterraneans. My concept about subterraneans describes an individual’s capability of living in two worlds that he himself perceives as absolutely different (even if difference is not that self-evident). The road, here, hasn’t more recognizable beat features. I think. Maybe. The road here is the common, everyday world. Instead the subterranean represents the night world, the world which gets the beat features we were looking for. This world got stars. Big stars, and small stars.

 

Who are you, ‘n’ things are moving

trampin’ Music into my feet

From the upper level of this road

To get to reach the underground star

Walkin’ along, comes a monkey with us

Movin’ its corpse and breedin’,

And producing a new beat

 

Detachment from the upper level, in the mind of paranoid people like me, is perceived in a more natural way if another soul living inside us takes the blame. An untamed, wild soul. A monkey’s soul. A broken, faulty, out of shape monkey. A monkey detaching from everyday life in order to produce a “Beatsense”. I think it’s just the necessity of claiming a latent wish of wilderness (or of a “natural state”, thing which seems absolutely legitimate, thinking about the “State” we’re living in).

 

Elder flower you’re in bloom

A fly drowning ‘n’chokin’ (in)to it

When I drink my luck away

Flowing moon into this grey river still

Not this time, breeding thought now you bring me to madness – oh, really

Now this stain went in flame

And the fire of smoking tobacco it’s beat

 

This song speaks about an Elder flower. Kind of an alpine claim, not out of the matter in an album perceived as a “son” of San Francisco, Mexico City, Denver… The word trick with “Sambuca” (1). The digestive drink. I don’t drink sambuca that much, but coupling it with coffee beans tastes great. Digestive. Looking outside of the bar, you can see the river, and the moon is reflected in the water. The image is disturbed by the stream. A thought, which soon gets thrown away. A thought which starts to breed madness. Visions. Monkey’s head starts taking over. Beat!

 

And Your hand can’t be enough

And No need for a re-start

No need to go’n’leave again to come back the same

If I come back all the ways that I’ve been  walkin’

Then Just here, feel the quay that is shakin’

The haven meets its ruin,

And gets lost in the frames of my new fuckin’ beat.

 

But something’s not working. Something’s unnatural. No great problem, anyway. When our character gets in a bar, he drinks like a tractor would drink fuel, because he firmly believes that this can help him to discuss his thoughts. But soon, as he finds some Beat, he goes straight into the road to ruin. Discussing yourself again. After all, you don’t need to leave if you’re supposed to come back just the same as before. Just a waste of time. Maybe.

 

Suddenly, the music changes. Visions of Monkey. Nothing is certain. Sounds and thoughts of the beat monkey. Sound. The sound is important. We decided to allow the “classical beat” sounds only one song and a half. The second half of “Sotterranea”  is  therefore different. Maybe it runs parallel to first side direction. Almost a latency of thought which gets close to the main stream.

 

I look at my pocket,

There’s a machine blending drinks and gasoline

Burning them when it gets over the line

And starts plungering, a brain plunger

Of a colored key for a door to a door

My faulty key for a brain door

From a ticket from the land of the corn

From a ticket for my mess meal, to know where to go

To be able to come back, here some walking is needed

There’s a cloth covered with filthiness and lack

Detaching from my nose

Walking towards the middle of the road, wheel-less

Towards a system I need to reason with

To know if pressure’s moving

If it decides my color, when it goes up, it goes bad

A handful of coins, the lowerest of them all

The ones people soon count and despise

There’s a pen to mark down the things I do when I move

My checked moves, my usual goings

Usual to the Gospels built to check memory

A feather to fly and walk

With the used feathers I need to dry

 

The main character gets new language and moves, maybe there’s another soul in him, the third one. The other two souls, whom everyone of us carries within, are no more enough. A first me, a monkey and a third soul, the chaos. Maybe the chaos? At the moment it doesn’t really matter, things  are not that clear. We need to look inside our things, our objects, to find the most familiar amongst them, to know where we come from. When nothing in your pocket is something you know, chaos starts to take over. Chaos takes over even when you know THAT well the things in your pocket, that they seem just like one thing. I can’t seem to understand what I’m saying myself.

 

Here I walk as the uniforms walk, sharp in line

My body in front of the stairs

Where Tv lights are going down

A car in the park and a ballroom

With sharp lights comin’ at me

From the little window in the toilet

Lights walking in beat with the uniform, along this river

Where a crook floats

Kicked to play with the moon

This moon into the river is the flatland

Sometimes carrying fear

The flatland, a road interrupting my road

The flat, the flatland

Sometimes only parching thirst

Sometimes fear

Sometimes it kicks you in the ass, the flatland

 

Lamplights reduce moonlight. They melt with moon’s image inside the river and bring confusion where once there was clearness. Chaos. Thinking about getting lost in Chaos just scares. You gotta analyze. When you’re without answers, the easiest thing to do is blaming the landscape. It’s all about (for example in my case) a latent inability (in mountain people) to the adaptation. Almost a bio-ecological matter. The more you live in narrow places, the more open spaces produce discomfort in you. Maybe that’s the problem. Chaos produces open spaces. An analysis is essential.

 

This season degenerates myself into torrents of heat

My machines start sweating and slogging along again

My shirt wears out and my jacket proudly shows

My sweatstain, made up by rusted saltness

Which moves and then dries up, walking me rusting me

Colors my jacket and then goes hiding

Among the complex wefts of the cloth

Reduces my in a runaway, ocean runaway

Run run away from my backwashing sea

Leaving me with the sea-foam

Over the proceeding quay

Which proceeds under the steps of the ones spitting illness and smoking healths

Consumed brain health

Consumed by a mushy and then rusted mind

Ruined by lack of brain resources

Rationed, drained, sweat-consumed

For the things which got beat

Stitched neurons beat

Two neutrons each time spitting their order,

Their question: “why aren’t they mine?”

Forcing my night into sleeplessness

Forcing my questions into sleeplessness

If my head were a genius

Maybe I’d recall I was being consumed

If my head was on

Maybe I should recall I finally found the flatland

Flatland sometimes only brings a little parching thirst

Sometimes fear

Sometimes it kicks you in the ass, the flatland

 

Ambition suggests to keep on searchin – as I do –

To find again the master’s presence

He could bring his feathers to blow into the brass my beat demand

My muddle-headed moves, to remember I need

To find, to search and find San Francisco into the wings of

The brass inside the eyes of someone looking at me

To understand who I am, to try’n’understand inside the beat

That something here is wrong.

 

Most of the times, you can’t find complicated chaos at the beginning of situations. Troubles happen on the way. Maybe it’s just a matter of latent paranoia . Sure, but it seems that our two little souls suffer from chaos over- sensitiveness. Just like our body at the change of the season. Seasonal diseases and various chaos-contaminations. But it’s true that long time exposition to pathogenic agents sometimes produces a vaccine. Or an addiction. It doesn’t matter. Two souls are no more enough. Our third soul could be music. Music is fed with contaminations. Chaos is Music? I don’t know. Maybe.

 

Disarmonia (Discord)

 

While writing “Disarmonia” (“discord”) I was listening to Charlie Parker. Suddenly from the upper floor some shouting-threatening-words from my sister at the phone gently invite me to stop playing. 3 AM. I wasn’t playing. Maybe I turned my stereo volume up too loud (not that loud in my opinion). I felt flattered by the simple fact that my little guitar (whom I try to play not so often nowadays) could be compared to CP music. “I quit, at once” I said. My sister, she doesn’t play saxophone anymore. Do you understand what I’m tryin’ to say? Discord.

 

Discord. Now here we are with our three souls. What to do with ‘em? They are our own souls, and people get in touch with ‘em. People see you as a regular, as a monkey or as a chaos. They’re never able to see all of them together. Three together, only you can see ‘em, because you know they’re there, and your analysis only cause disconcert in the people here with you in the pork pie hat bar.

 

We can start simply saying who we are. We are “citizens of the world”. Everywhere is a part of the world. You can find geographic, social, historic and cultural, musical, sport, sexual features who are the most different and peculiar, but you’re always in a part of this world. It’s important to know and understand this. Almost like the opposite of this isn’t. I mean, it’s equally important to understand that there are people who really don’t know they are people. And they’re dangerous. You didn’t understand, did you?

 

Discord, sharp sign of an epidemic disease

Discord

Irreversible discord

 

A small part of the world

The tenth part of this universe

Millions of parts, billions of pieces forming one thing only

Me too - like others do – me too,  I count myself

Among the acknowledged residents of a square metre world

Me too, I count myself

Among the unitary elements of this universe

 

The part I live in – an empty part

Rooms furnished by a pathetic fool

A small corner, funnel-shaped

Hole-shaped, ass-hole-shaped

Assaulted spaces, struck spaces, struck

By  aberrant, confused minds

Spaces ruled by pervert minds

Minds which never miss the opportunity

To give a strange order to things – that strange order that only comes

From strange opinions about their own units of measure

 

Discomfort starts appearing. The simple fact that the Beat we were looking for won’t be at hand (like we thought it was while we were listening to Dexter Gordon and Lionel Hampton) starts appearing. This makes things less easy than before. We’re surrounded by elements which move in the opposite direction of our Beat aim. Discord. Broken landscape. Nothing being watched in the place I’m living in is harmoniously placed “into” the landscape. Everything moves irreversible and destructive in opposition to the Beat direction. No harmony or rhythm. No scanning of spaces and places. No part of the world. Discord. Want of rhythm. Assault to every space. Asshole.

 

The land I live in, it’s world’s own, it’s universe’s own

Made up by the four elements, four precious elements

Earth…air – earth…water

Earth beneath our feet, air breathes into the water and earth

Earth and fire – man is fire

Fire – to give an order

To everything which can’t be understood

 

The four elements. Three and our unit of measure. Fire. Fire makes order. In the irreversibility of discord surely stays an infinite sadness. But that’s the irreversible beat way.

 

The land I live in is discord, deliberate discord

Strongly wanted by a rhythm of rotten souls

Of small drops of dead souls

Allowed to fall down a steep slope

Allowed to fall, they grow bigger - and bigger moving together

Moving harder, moving louder, moving bigger, moving down

Moving over everything again

 

Moving over the things that slowly move

 

Moving over me … … …

Moving over me … … …

Moving over me … … …

Moving over me … … …

 

Just imagine drops of rain falling from a glass. They fall, slower and slower, leaving behind some of their own water. A stream getting farther and farther. The farthest parts detach. And suddenly everything changes when two falling drops get in touch. Union. They acquire a bigger drop and keep on fallin’. They meet other drops. They fall faster. If these drops are made up by shit, they can even form an unstoppable mass. Which sweeps away and absorbs everything it meets. Even people obstinately moving in the opposite direction. Even people who just stopped a while to catch some beat or to pick up left behind drops. Great consolation in being Beat.

 

Sometimes I’m thinking about man as a virus in the world’s body. Everywhere he goes, he provokes irreversible mutations. Maybe we’re getting out of focus, but we needed to clarify that lookin’ for Beat isn’t easy in a situation like that. Discord can contaminate Beat. This is not an excuse. Just awareness. Now we can relax ‘cos we just explained ourselves, our ideas. We have no secrets. And we’re no more scared by some big-mega-shitball.

 

Sulla strada (On the road)

 

The road is a basic constant in the Beat Generation. This is self-evident. Me too, I know this, even not knowing anything about JK. Do you need some road? Oh yes, I do.

 

Here, just right out of the business of a defective mind

Always defecting, reconstructing me defecting

A walking head, I got it floating

Into the puddle drawn by rain, on the road, outdoors

Stitched with the sharp rope

Of bad & frustrating implications

Of useless, negative, reoccurring elements

Out of my way, get out of my way

Leave my breath & voice into the arms of their cords

And their filthy acquaintances

Just the defective many consciences of mind

Crooked living, I always live a crooked living

I betray my expectations, I betray my sweet muses, crooked living

I, the crook – incompatible with people

Animal living - mine is a good living

 

Maybe some confusion derived from all of our analysis. To tell the truth, every analysis prompted out by drinking is always somewhat confusing. A very deep confusion, a cosmic confusion. Drunkenness.

 

A first element of confusion: our pork pie hat bar is closed and suddenly our search for beat moves in the street, on the road. A second element of confusion: our physical condition is simply embarrassing. A third one: we’re suddenly alone. Alone with our defective consciousnesses. Other elements are out of focus, we can’t even count ‘em. Chaos?

 

[...] Allora sì, allora è proprio la memoria, la memoria è difettosa e tu lo sai che mi ricorda come sempre che ho bisogno di sapere, sì di capire da che parte si potrebbe camminare e soprattutto dove sono. Come sempre tu lo sai, vero? Io, io sono solo un po’ più stanco della scorsa settimana e mi ricordo, sì mi ricordo che quest’acqua che mi hai dato non è buona. Tu sei un guaio calcolato e il mio bisogno di argomenti interessanti è una costante, ma qui non c’è nessuno che propone la sua buona soluzione, o no? Se riesci vedi, prova a mettermi alla prova, sono qui, sono io, quando dici che hai bisogno di cercarmi ti ricordo che mi trovi appena qui di fuori, sono in piedi sopra il muro della strada mentre muovo le mie cose, mentre muovo le mie ossa con i piedi, sono i miei ma tu non lo sai oppure non ci credi, non è vero? E allora bevo l’acqua che risana la cattiva pestilenza, mi guarisce, mi capisci? Mi dispiace amore ma io non tengo la pazienza, ho perduto la risorsa indispensabile, la risorsa che mi serve per restare, come sono, in equilibrio. [...]

 

Our topic wasn’t only about music and philosophy. Or about analysis of consciousness. Other topics - we’d like them to be clearer at this point. Clearer or less confused. The Beat-man can walk alone. Hardly. But he can. He doesn’t need anyone, especially when he’s alone. But some company (confusion-exchange) may reduce the confusion level of the people meeting. Maybe I’m not that clear? It’s like two negative signs meeting and then becoming positive signs. Fellowship in woe doth woe assuage. Give me a point of support and I will lift you the drunk!

 

Crooked living, I always live a crooked living

I betray my expectations, I betray my sweet muses, crooked living

I, the crook – incompatible with people

Animal living - mine is a good living

 

A crook. A criminal (in Italian: “malvivente”, literally “one who lives in a bad or evil way”). Sometimes behaviours are opposite to what one’s assumed to behave like. Ordinary rhythms of life get unnatural, and then are rejected by our starring character. The animal is idealized in  balance. A point of arrival for a better living. Balance with the environment. An animal has a good living, when an animal’s free.

 

When you say we’re two (there’s two of us)– if vampires are the dead

Who can’t rest, I can’t understand

For unknown reasons, for unresolved questions

They’re over when they find the light - like we are

Unknown people, parking starships

Over the side of the road – starships

They walk me by – expertly avoiding my puddle

Which, improvising, then follows ‘em along the avenue

While my frail little legs happily dance

I don’t like this box, it breaks when it rolls

The children girl found me within one hand reach

 

The endless characters of the Pork pie hat bar are scattered on the road. They try and get ready to go on. Everyone of ‘em, even those who are not that “Pork pie hat”. About us? We stand up again and we’re not alone. We go on. Someone’s waiting for us.

 

Blues is everyone’s own. Sometimes Blues is yours even if you don’t belong to it. I like to think about this as a first Beat appearance. Maybe it’s hybrid and unconscious, but surely it’s beat. When you’re too confused, some light may save your life. We’re hybrid, too. We’re confused, too. But confusion may get clear. Blues.

 

Il mio cane non si muove quando prego (My dog doesn’t make a move while I’m praying)

 

Fifties’ bop of the beginning degenerates in a “crooked” musical direction. Subterranean and “discorded”. Blues is here to put everything in its right place. Time for a drunk-song. Following our “in search for Beat” road.

 

Now I need a hand – the moving hand

Me, I’m not able to – on this muletrack

I’m not happy – I’m not able

 

Things that can’t stay at their place

May seem to hurt you

The moving wall – the defective wall

We’re not used to think

 

An educated brain moves away from the muletrack

Almost love-offended, runs on without a heart

The road leads back but doesn’t reduce back a leaving

An almost offended heart doesn’t wreck but doesn’t know the road anymore

 

This song pictures our need of finding the way back home. And of throwing up some beer. Someone’s waiting for us. You have to be in the right shape. In certain situations you surely have. A walk, guts, bicarbonate. This way, we may be able to survive again to keep on searchin’ for Beat. If you’re in the worst psycho-physical condition, you may not last long.

 

When you’re aware that you can’t correctly move and you’re your own danger… this is danger itself. You cry for help and you’re still aware you got a damaged, faulty brain. Help refused. Which direction are we going to take? Do you think there’s nothing happy in here? You’re wrong.

 

Fly drinking the heartdrink

Drowning in liquor, drowning and then dying

Fly drowning herself, ‘cos she hates to remember

She abuses without asking permission

Abuses my lovedrink heartdrink

Self abused, leads back to the toilet bowl

 

Sometimes human masochism brings you to drink an endless number of “noxious substances”. To get an idea of the volume of alcohol you have to drink in order of being not anymore able to know the road home, we talk about a fly falling in a glass (with endless respect for the charming world of dipterans). A fly can enjoy a great amount of sugar. Greedy. Drinks itself to death. Drinks to forget. Drinks itself to death just because tomorrow’s waking up sounds like a real resurrection. Drinks. Without asking permission.

 

A keen man can’t joke

He measures rain when the river’s angry

Caged souls can’t ask no more

If they’re forced, they always ask for a minute

To get ready to get kicked in the ass

 

Things which too often get caged

May sometimes say “it hurts”

The river, whenever, the river when it comes, it only wants everything it needs

 

The river going down cleans up the cancer

A sure way to clean up the land

Picking up everything on its road

Picking up my skin, it looks at me pissin’,

I excuse myself

 

Sometimes you don’t need too many things to feel strong. But you do this at your own risk. You may lose the balance. Crying for help is perceived as an unacceptable weakness. A refusal may ask for exorcizing. You temporarily found the light of reason again – a comparison between this situation and a that of a river in flood inside its embankment. Reason and raving? No. It’s just an over-confident rehabilitation of your own condition, made up by only one of our three souls, the regular one. The monkey and the chaos remain subversive. Reason. Raving. Confusion.

 

Fear of falling in a river while you’re saying you’re a river in flood. Souls in discord. Everything’s going too fast. Your reflexes are too slow. Your balance is unstable. A river cleaning up bottom dregs. An action which has to be taken. The last, desperate attempt at saving yourself from the gangrene illness we discussed about in “discord”. Watch yourself. Danger.

 

Same as flies do, our belly bursts up

Half-liquor full, looking at me

Down in the river, falls and ends

Takes things for what they really are

The right wall is moving away

The left curve is moving by itself

Into the river, only shit

My dog looks at me, without making a move.

 

The “dance of flies”. Drunk flies crashing on the walls, at the right, then at the left. Fear becomes certain. At the end of the alley, a wall becomes a river bank. Danger. Watch and understand, just like a dog. A dog watches. Maybe without understanding, but a dog watches. Sometimes, a dog understands.  With respect.

 

Io? (Ego?)

 

I don’t know if it’s me, here I dunno, here I don’t move

I walk, I’m a mover, I walk - therefore I am

 

A complete and better description of this song can be found in the musical chapters of this storybook. Here, I only say that we needed one vocal “a cappella” song and , most of all, we needed to explain the passage between a first and  a second part. In the songs of the first part, events are “external”. Even if we’re closed up in our Pork pie hat bar, everything has an external connotation. Even inner analysis are born from external watching. Now, everything changes. Our analysis gets inside. A strictly personal matter.

 

This brief-lyrics piece is being sung by the three souls together at once. The first phrase is built by the souls, singing only one part each one. It may seem that the three souls are trying to live together to build up something which makes sense. When the first phrase is completed each one of the three souls starts singing the second whole phrase. We don’t find the same balance we found in the former phrase, each souls sings its own interpretation of the “Ego”. The result is somewhat a premonition of what will happen in the next songs.

 

Maladea

 

This song tells the story of our starring character getting closer to the toilet in order of throwing up. A beautiful picture, isn’t it? The corridor gets longer and longer and our “descent into latrine hell” dance can’t have the harmony and passion of the former “dance of flies”. A Christian’s walk. Full of temptation and demons. Demons walk beside us in the toilet corridor. Ancestral doubts. Who we are. What are we doing. Where are we going. And why.

 

We had to include our catholic culture in the matter. It’s a simple fact when you’re talking about Italy and Italian people. Nothing much to do about it. And nothing wrong, anyway. It wouldn’t be a beat thing denying this. The wonderful thing I like to remark is the fact that in my Christian life conception the point of arrival isn’t heaven. Nor hell. The toilet is the real point of arrival. An endless descent is the walk. In the toilet you die. Someone comes back to life there, then.

 

Master of the goddess of intention, very fine, very good

Understanding, sane and sound

Could you please put reason in its right place

I don’t like this mission I don’t want it

We humbly pray you to leave its right shape to this body

I like it sound and beautiful, this way

Even when it’s not walking – too sound

It leaves me, forcing me into the guano.

 

Stuck into a toilet thinking ‘bout what to do

To solve this problem

Of a tailed goat goin’ wreck

To bring evilness,

Heat and that parching thirst which wears out and makes harder going down

Going down, going down, what’s the weight of going down?

You ugly filthy thing, you bring me on, breathless

You don’t give me an hand when I’m stuck into the guano.

Implied going down

 

A cry for help against physical pain. Reason. An ungrateful interlocutor. The Devil. Reason is Devil. Ungrateful to our cry for help. The descent goes from the “glory” of the drunk flies, running the risk of falling in a river, to the “glory” of a drunk asshole falling in a toilet bowl.

 

Tonight, you threw me into yer honey-sweet cup

You consumed my brain, you rusted my guts

You went into the cup, honey-sweet covered

We can’t see ya no more

Tinfoil covered, golden flower-colored film covered

With your brand, bring me honey

Paralysis goes on, total paralysis, brain paralysis.

 

Mind expression – oh you never shall stop it

Expression – you never shall catch it

Let’s free it tonight, that poor spare neuron

Nobody wants it

Everyone frees mind expression

let’s set free expression from that spare neuron

oh my poor condition, got into trouble with my bad habits

let’s free the pain, let’s free the cure.

 

One religion only – and one condition

Of the same old conviction – and mind destruction

Constricting my balls reducing the convicted

Reducing him to a toilet – I don’t like this bran mash

Stuck within my teeth

In the silence of my room – my door bangs open

My belly blows open

Silence in my room

 

Our brain gets up again. An analysis of the problem. An idiot sugar baby. A candy. A candy to find us incapable of moving (in a physical and mental way). Insulting, as an ultimate desperate attempt at defending ourselves that we soon abandon for riddance. Our stomach becomes our brain – the center of our nerves. A remonstrant bulimia, or an easy justification of an uneasy situation? Who cares. You have to discuss yourself again. Let’s pick up demons, Christians, monkeys, flies, candy, toilets. All of ‘em in down in the toilet bowl!

 

[...] … Maladea, take away this Maladea … Drown that horrible creature which ceaselessly reduces bile content Which cages the animal, orcing him into the courtyard, which confines the animal, to protect him from evil, which produces and hen drowns that horrible creature which ceaselessly reduces bile content … [...]

 

Brain Strike

 

Sex. Oh, good. What’s the right setting for the description of a hopeless man sexual intercourse? No right setting. Chaos still prevails, so nothing has a definite shape. Or almost nothing.

 

Luia, abandoned (forgotten) sister of the light of roads and moon

Just keep this poor thought stiller

Try and catch my head, try again

And bring back everything to the dowry you carried

With pride and accuracy – really

Lines speaking to me run down the rope of my backbones

Down the rope, and away

 

Judas’ apostle no need to recall

That you’re Saint for the road and the moon

That you’ve been bad – the worst – for personal reasons

But that’s not your fault

And no one of your very personal characters

Can interest me more than my own head

When you carefully move my bones

‘Cos by chance they keep their balance

 

Brain strike, looking for personal and speedy

Alternative solutions

Faster runaways, resolving human condition

Brain strike

 

Maybe we can handle the situation through our physical difficulties. You just have to ask for help to stop your head from swingin’. There are many ways. Some of ‘em are interesting ones. The real problem is when your head is completely blown out. A complicated situation. Gratuitous insulting doesn’t work. A levitation of thought? An easier way appears: a brain strike. Salvation.

 

Luna, incidental stellar ray

Violently detaching from the ceiling

Wishing for an universal salvation

And for an harmonic bodily passion

More blood runs under skin surface

While emotion run faster

Bring me back in here

I enjoy myself playing the game of confrontation – and I haven’t had enough

 

Luna, lighter and staid (composed), delicate and sweet-smelling

You know my worn-out-by-life things

They need help – and understanding

To keep their balance

No one ever believed in my healthy (sane, sound) contribution

To the high-minded (most elevated) forms of the human condition

And I’m only left few precious moments

For reason and makeshift

 

 

Brain strike, looking for personal and speedy

Alternative solutions

Faster runaways, resolving – at least - something

Brain strike.

 

Moon breeds quietness. Understanding. Salvation and wonder. Sex. We don’t need anything else. Salvation is at hand. Our brain strike eclipses every shape and style of soul, bringing farther every shape and style of heaviness of thought. Naturally. Salvation.

 

Punto di luce (Point of light)

 

Faulty dreaming. This is a song about a faulty dream. A dream or a brain insomnia? I don’t know. Sleeping is an important thing. A good sleeping is even more important. If our brain can’t sleep, let’s hope that our body can. If you’re not able to understand who’s sleeping and who’s not, maybe you went too far. Everything you left behind in the brain strike now comes back stronger. Because you’re weaker.

 

Point of light, filthy tricky troublesome point of light

My malady – not a deliberate one

Sneak its root, successfully

Reduces into light my little fancies

 

Grown-up light, comin’ light

Grown up to steal, evil, infects

Disturbing and hitting, disturbing the frequencies of my head

Getting ill, disturbing, it hits.

 

Poor little eyes, poor little frail little ears, my poor hands

They soon learn and know, they’re left all alone

Spare flowers in bloom in the wintertime

 

Light isn’t your friend. Troublesome, light breaks in. A deterrent to “fantasy”. We need some right time to understand. Our reflexes are still slow, so this may take one full night. Illness. Light is illness. Contagious disease. Analysis. It doesn’t matter how much hard our disease can be. It doesn’t matter how much pain it brings. It matters just because it’s contagious. Our distraction brought us another illness. We’re infected, and our infection will be always affecting our relationship with the world. With other people. Beat can bring you to ruin. Let’s assume this as a real possibility.

 

Point of light, infinitesimal one

You’re the ring of my deficiency, sinister machine to reveal imperfections

A not lying mind, producing without saying, as always

 

Killing light, founds itself into shape

Giving its shape to the things in front of me

My poor little things have shape again, in the middle of my room

Impolite light, revealing absence

 

Poor little eyes, poor little frail little ears, my poor hands

They soon learn and know, they’re left all alone

Spare flowers in bloom in the wintertime

They soon learn and know they’ve gone empty

Light has left my calendar updated

Deep in dream

Wondering whether I’m in dark again

 

Persistency of light has harmful effects. Searching for salvation makes you think that light has always been a part of you. But you notice its presence rarely, so you feel light as an almost unknown thing. But now, light is clear again. It has a clear shape, adapting to the objects in the room. You feel lost. You know the objects, they don’t need some light to be shown to you. Light reveals absence. Absence is the only sure thing. Light knows it brings consciousness. Light’s on our side. Maybe.

 

We’re simply trying to give a Blues description to our ill situation. Contamination. Soul contamination has really to be the blues? Blues is everything. We already discussed about this on the road. Blues stays always in the dark, even when it’s searching for light. Light is an integrating part of blues. Darkness is our body, our fingers. Blues is light, is our body and fingers moving in a blues way. Light is soul. Blues is a soul trying to be blues. Everything is clear, isn’t it? That’s a nightmare!

 

It’s important, I think, in all this musical-religious philosophy, to claim an antidote. We were infected by this illness just because of our distraction. We didn’t know that our search for beat could have some side effects. Infection will always be conditioning our next social relationships. Illness. Unconsciously wanted. Sudden illness. Contagious illness breeding chaos & doubt. You have to fight it.  You’re only legitimately claiming you want to be out of any analysis. Everything’s way too much complicated. Feeling like flowers scattered and casually placed somewhere. Flowers which can’t always choose where to grow. Flowers which fail in choosing their vegetating period.

 

Qui dentro I (In here I)

 

[...] “Siamo quasi niente, siamo solo cose noi” [...]

 

A song about objects. Objects speaking. Saying who or what they are. Objects. Point of light’s nightmare melts in a gentle awakening. Even if our beat search breeds pain, you can heal your wounds just looking at familiar objects. At least we’re able to understand where we are. Kindness of light. The point of light now completely different. Objects, silence and a little bit o’ music. All is kindness. Obviously we’re talking about a slow awakening, without clock conditioning. Sunday morning.

 

Qui dentro II (In here II)

 

The same awakening. Something happens.

 

Light of the window

Window pane closing, closing and op’ning again

Window pane flying, breaks in the water

A stemmed glass now falls by itself

New Light you’re movin’ and gently you’re walkin’

And gently you rest on my floor

This Music is sound and is light as a feather, keeps floatin’ alone in my room.

 

[...] “Siamo cose noi, solo cose noi, niente”

We are simple things, only simple things, no thing

“Siamo cose noi, solo cose noi, niente” [...]

 

Big wooden clock  a door snaps (is closing)

My dog keeps on watching, you’d say that he’s studying

Hung on the ceiling here look all my drawerings

Hung on the ceiling, there, were spiders live

Wax of a candle and smell of an apple

Sweet Bug now you jitter and move by thyself

A picture which pictures can picture a memory

My true state can’t picture a thing but itself

 

[...] “Siamo cose noi, solo cose noi, niente”

We are simple things, only simple things, no thing

“Siamo cose noi, solo cose noi, niente” [...]

 

The window is the first object being watched in this situation. A window allows a gentle light showing every object in a room. Suddenly, it opens. Making way for noise contamination. The window opens and noise breeds disorder. An out of place noise. A noise which takes back everything, every object, and doesn’t ask why. Things become objects again. The man, too. His lover, too. His dog, too. Bird’s music, too.

 

Again fucking window, you want to be opened

A Window pane opens a way for new noises

When Music flies away and finds her way outside

It’s Meltin’ and breakin’, and breeding the noises

It’s Breeding the force and reducing a love

Keeps Reducing things to the shape we have known

Disclosing perceptions to what we knew we were

So my dog walk steps here and there the man goes

 

[...] “Così come il segno che lascia l’amore, così come il segno che porta il rumore ...” [...] “And this is the red brand which love would be leaving, the same as the new brand which noise will be bringing”.

 

Sabrina

 

Is there some place for love in Beat? Maybe there’s place for love complications and involved troubles. I think there is. It doesn’t matter.

 

How love is perceived in JK, I was told before everything else. We discussed about it, in one of our first meetings, where I was allowed to ask for information about JK life. JK, who strongly lived love. JK. At the end, you have to allow every love to run towards its natural end. A temporary end maybe. I can’t remember. I was told that somewhere in one of his books, he describes a two lovers’ goodbye as a duel. I wanted to tell what happens in the minutes coming immediately after this duel. We explained what happened in the pork pie hat bar. This is what came after it. This song tells what happens to someone claiming he’s a beat searcher.

 

[...]

 

Degeneration Beat. Music.

 

Building up Degeneration Beat

 

Here we talk about music. Boris clearly dictated me these lines. He was assigned, even on behalf of our other fellows, to the duty of explaining the musical meaning of this job to me.

 

Music and words. A project which was born with the idea of using JK and Beat Generation “musical” writing stylistic features.

 

No one like Beat writers has ever given that great meaning to musicality in words and syntax. The things you write, the things you say, the things you think about, the things you listen to. Everything is tied to a sharp value of rhythm and harmony. From this point of view, we could say that in JK mind was more important the way in which his words were given a musical value, than the arguments and matters. In his main writing aims, beyond meaning, there was a new perception of syntax. In this way, a reading of one of his passages may sound, to alert or un-alert readers, incredibly similar to a ‘50’s Jazz song. This extraordinary bond between sensations you feel reading Kerouac and sensation you feel listening to Dizzy Gillespie was the thing that generated our Degeneration Beat.

 

Degeneration Beat is a willingly “not philologically correct” (It would have been impolite compared with “real” researchers’ studies) attempt at transporting JK jazz writing mood (so alive and “exclusively American”) into northern Italy country. Uneasy, sure. Especially if you think that four absolutely different “characters” were involved into this work, each one of them chosen because of his knowledge on a particular “instrument”. Words, Ducoli. Voices, Savoldelli. Notes, Troncatti. Sounds, Bellicini. Each one with his own slice of Beat. A songwriter, a singer, a contemporary music composer and an underground bass player. What could ever these four characters have in common, in order to work as one thing? Beat. Or so we believed. A great interest for American musical tradition. Songwriters, jazz, funk, Rock’n’roll, underground music, musical experimentations in the Big Apple and the open spaces of the American routes.

 

“Music, words, music” we said. Our endless discussions in a whole six month period (we named our “strawy semester” to give an academic denotation to our propaedeutical utilization of various nature distillates and grain fermentation products ) were in fact about the need of focusing our attention on the close connections between Beat Literature and its contemporary music. A simple discussion on these matters brings you to an interest of knowledge which soon becomes passion. You have to deal with an extraordinarily rich period of literary and musical changes and innovations. On the other hand, it’s everyone’s belief that at that time in America something was happening to end all formalisms and academic and pompous anachronisms in literature. The  same thing was happening in music. We could dare to ask: “has there ever been another revolutionary period like that one?” Maybe there’s never been. This hasn’t great importance in our work anyway. First of all, we simply needed to understand which musical styles (many of ‘em, and not only in the US) and genres (from the 50’s on) stole some inspiration from the Beat years. On the second hand we should try and understand how much a simple listening to a lot of “Beat records” could activate writing processes in a person who doesn’t know anything about Beat or Jazz music. In both cases, this first phase can be described as a clash-confrontation which involved Ducoli (who never read anything even remotely Beat) above all.

 

The main point of our discussion was “a confrontation with Beat methods”. A risk. Because it’s easy to fall into an exclusively academic analysis, with an useless, we believe, result. Our attainments were encouraging but surely not academic. We had another aim: verifying how much a person who didn’t know anything about Beat could be influenced and enchanted by the Beat ghost at the point that he would start producing words and phrases. Obviously we only worked as a filter to the things Ducoli should have known. We gave him our personal (because we’re strangers, because of our age, to the beat years) vision of those years and philosophy. But we need to underline that we chose Ducoli because his writing styles are closer to American than to Italian songwriters. Moreover, his lifestyle is beater than that of the other team mates (at least when it’s about beat settings).

 

Six months of discussion. Then Ducoli was given full freedom of expression. A Kerouac Italian experience was a turning point. Only after the drawing up of these eleven songs we could verify if the former months had bred something good or not. Starting from the lyrics to a definite story to build an adequate soundtrack? Sure. The bond between music and words was already intelligible from those lyrics. We decided they could work and then we started working on what Ducoli then nicknamed Degeneration Beat.

 

Surprise may come at a first listening to this work. We swing from traditional Jazz to latin ballads, from beating underground rhythms to standard folk ballads. No confusion. Everything in order to describe the sharp need of bonding different sounds to a story with different moods and situations. This story book plays the role of an explanation, making it easier to get into our Degeneration Beat.

 

No need to say that our work was completely written in Italian. Even if you will find some English “inserts”, gift of people who really lived Beat in the US. You’ll find some excerpts of original Jazz & Poetry and Readings, you’ll even find some New York noises and sounds somewhere  here. They were patiently collected by Boris, who spent some time in New York to gain information and sounds in the Beat & Jazz main city.

 

Bookmaker’s story

 

A jazz-style beginning. Jazz started all this, so we should begin with jazz. Trying to go back to those sounds and harmonies. Bookmaker’s story belongs to jazz. Ducoli wanted his own private Italian pork pie hat bar of which no music but jazz could be a soundtrack. 50’s tradition gives the right romance to the lyrics “I watch you as you want me to, I’m searchin’ for who you really are”. One interesting if not curious thing about this song is the fact that after writing it we noticed some similarity between this song chorus and the immortal melody of “Over the Rainbow” by Harold Arlen and E.Y. Harburg. Bookmaker’s story.

 

We used a jazz structure as an introduction because it could well respond to needs of description. Nothing better than a jazzy atmosphere to tell about the kind company which is typical of our favourite evening moments of relax in bars. The typical “swing” that can be found in this whole song is perceived as a “metaphor of rhythm”. A friendly, kind rhythm which describes the beginning of a Saturday night at the pork pie hat bar (girl bottoms, dresses, perfumes, glasses, cars, jackets, scarves, bartenders…). Improvisation, a distinctive part in jazz, feeds the most immediate and the sharpest way to complete our descriptive soundtrack of our main character first moods. Harmonic structure stays the same, and improvisation enriches the flavour of its movement. It’s a song where our “search for beat” , a feature of our whole work, isn’t clear or declared.

An introduction to the beat.

 

In the background, you can hear voices of two non-Italian pork pie hat bars. They’re voices in Mc Sorley’s bar (historically recognized as one of NYC oldest bars) and in Lincoln Center Square (Manhattan) during an open air jazz happening. They even work as an introduction to the next song.

 

Subterranean I.II and Subterraneans

 

A clash. Subterranean was born from the necessity to underline the clash between Bookmaker’s story “jazz romance” atmospheres and the confused mood of our character. Searching for beat brings confusion.

 

The songs starts with rhythms and harmonisations typical of a soul ballad. Being the song immediately subsequent to Bookmaker’s story, it was a necessity that it sounded just like the music immediately subsequent, in time and history, to jazz music. The friendly rhythms now go on in other directions to follow the evolving situations in the bar. People and noises start getting in the bar and our character starts needing the Beatsearch. The crashing of moods which walks beside him, who starts finding it difficult to recognize beat shapes in what’s around him, is described by the “acid” use of voice. Singing is somehow not harmonic , it uses overtones and various experimental vocal techniques. Everything in order to underline the clash we mentioned before. Voice has this particular function.

 

The relaxing rhythm setting of a soul music situation opposed with the beatsearch particularly degenerates in the course of the tale. The second half of the song is characterized by a radical changing of mood in sound. In “A Kerouac Italian Experience” we already said that this song needed a multiple personality approach. Music follows this belief in its harmony, melody and rhythm and even in its sounds which, at this point of the story, reveal un-harmonic features. In order to represent this “clash”, we chose a spoken word approach, based on an obsessive rhythmic pattern. A new shape, different from the harmonies and melodies (even with “acid” vocals) of the  former tracks. The change of atmosphere is amplified by the use of a new voice, different from the lead voice. This is a solution we’ll use in other parts of this work, because it works closely together with the necessity of representing different souls (as we said in the former chapters).

 

In this second half of “subterranean”, sounds start to gain in importance and meaning. Metropolitan sounds for a metropolitan story.

 

Discord

 

Discord is a sharp signal of an epidemic. This is a personal but clear concept. This song works with the aim of underlining the dichotomy harmony-discord to its listeners. On one side it represents the first signals of distance of the main character from what’s around, on the other side the obsessed search for Beat starts producing detachment: discord. In this song we chose to put some “world music” flavours that go together with a melodic chorus. We’re speaking about territory and landscapes and we tell our listeners where do we come from. We’re citizen of the world. World music.

 

Just think about the chorus, simply reading it. It looks like a sentence. Think about it in a “shouted” shape. A sort of slogan, which declares a firm and irreversible position. Listening to it in the song context, it seems like it’s in an indirect, almost gentle form. This is not the time for shouting yet. We chose this technical solution in order to underline that our main character hasn’t firm positions yet. The chorus kindness gets bigger with the use of more voices, which increase the indirect style of this message. This way, we can find a light contrast with the verses, characterized by stronger sounds. The song goes on with a permanent variation inside verses, which have a direct interlocutor alternated with an indirect chorus which allows our thought some freedom from reality. The thoughts of our man are placed into a sort of “message in a bottle”, which chooses which way to move by itself. Doubt. Searching for Beat. Confusion becomes a part of his behaviour.

 

On the road (Heineke Hik! Blou)

 

Blues. When you think about America, blues always comes to your mind before jazz. Maybe a misleading discrimination, because even into jazz some “blues shape” is involved when you get into the “magical” 32 bars. Kansas City Blues. You can’t ignore that a certain type of work, even if it was thought and realized in Italy, can’t forget about the blues. Not by chance, we chose to use this musical style to picture the only song in which JK is openly mentioned (Ducoli’s “ignorance of beat” couldn’t ever include “on the road”). Anyway, we can say that jazz shapes are typical of JK narrative, while his poetry is much more influenced by Blues features. Maybe this bred some confusion into us too. On the road, prose and narration. Mexico city blues, poetry.

 

The situation is absolutely clear. Our search for Beat clashes in the discord between Beat philosophy context and the real context in which our character is moving. Things around him can’t go together with his rhythm and harmony. We started with a pork pie hat story. We went on in our trip underlining that it was an underground, subterranean trip and we clearly declared what we were looking for. We’re looking for harmony into discord. We want Beat. The situation evolves in a “progressive uneasiness” which starts to show the worst features. Our utilization of Blues was provoked by a clear need of a step-by-step description of this attitude and this particular sensation.

 

This song was conceived as a classical blues. Nothing more is needed. New solutions and personal contributions to this science of music branch belong to people who lived, and died, into the blues.

 

My dog doesn’t make a move while I’m praying

 

For the last time, we try to give a chance to the whole situation. Our search for Beat influences our desperate search for a reason. Optimism is a guiding force that drives us to a shore while we’re into a storm made up by a beat fanatic brain masturbations. This aim is represented by a rhythm with latin flavours and by a sunny vocal melody. A sheet anchor. The clear, plain melody of the chorus is strengthened by words dementia, and tells everyone we gave up our search for Beat. A last desperate attempt at integrating with the souls we described before. No need to say that there’s no way for this attempt to end good. The main character illness comes to maturity and, strengthened by the music and the words in the former songs, suffers from noxious substances abuse consequences. Uneasiness keeps on growing - so we had to change musical style. Alcoholic abuse modifies how our man sees and feels things around him. The “dance of flies” crashing on the walls is a perfect metaphor of the main character losing “landmarks” and is described by a ¾ , waltzing time. This concept is amplified by a choir of “drunk lyrists” which keep on shoutin’, rantin’ ad ravin’ their condition (maybe a picture of the three souls trying to surface, each one of ‘em alone?).

 

This song represents a break between the analysis of a new condition (of someone who, for the first time, feels how difficult can be a search for beat) and the understanding that your search won’t have a good end. So the songs from now on get a new value, our analysis moves from the outside to the inside. Sounds change, get stronger and harder, in order to represent our main character growing anxiety.

 

I? (Ego?)

 

This song was born with a suggestion from our friend Furio Sollazzi, who was reading the first sketches of this storybook and asked us why an a cappella songs wasn’t included in the work, given the importance words could have in a work like this one.

Degeneration beat can be divided into a first and a second half. In the first half, our main character feels sensations from outside in a way which is still distorted by his analysis and understanding  needs. In the second half his perception of reality brings him to walk a real descent into his private ego-hell.  An heartfelt, inner descent. This song, following Furio’s suggestion, works as a break between the first and the second half.

 

An easy, clear concept is represented here, the phrase which defines our song (which tells: “I don’t know if I’m here, Here I don’t know, here I don’t move”) becomes a cyclic (almost “tantric”) rhythm pattern. The pattern is created, not at the beginning of the song, by the three different voices intersection. The main character’s three souls work together in order to search for a common balance and to communicate their will to “be”. Balance gets re-discussed at the point in which the three souls suddenly start producing a new personal conception of “being”. Different harmonies are applied to the same phrase (which tells: “I walk, I’m moving, I walk therefore I am”), creating a dissonance. This disorder action (a paraphrase of each soul presuming of being superior to the other two) is amplified by dyplophonies and unusual vocal techniques.

 

We didn’t chose a 7/8 time by chance. 7/8 is an uneven time which can be seen as two simple 4/4 beats with a stolen 1/8. To untrained ears, 7/8 sounds difficult and harsh, a loss of balance.

 

This three souls battle can’t be resolved in this song (or in this whole work), so here the end goes back to the beginning. End and beginning are the same, this suggest that the three souls (conscious of their simultaneous “being”) remain in discord, after a little try in getting well together.

 

Does the question mark added to “I” in the song title suggest a plain meaning?

 

Maladea

 

Visceri go to hell. Hell is used for a more effective meaning while describing that typical uneasiness that follows every heavy drinking night.

 

This song is characterized by pedal shaped harmonic structure. Every chord in this song always brings the pedal distinctive note (a G). Lyrics are made up by an obsessed reading which ends in a cyclic phrase with a dissonant vocal harmonization in the chorus. We needed to create an “anxiety effect” useful in provoking harsh feelings in the listener.

 

Technical notes: Voice was recorded using a 1940 Electrofone V1 microphone. The chord played by keyboards at the beginning of the song is a “non-existent” chord, whom we named “a suspended fourth – enriched by a third – chord” (often a Miles Davis’ choice).

 

Brain strike

 

Our descent into hell is about to end. Our situation isn’t evolving in a positive way, but the doubts which were only suggested in “Discord” are now bursting out - and they shout.

Musically, this song is a pedal again, with violence in the sound and notes of the bass guitar lines. Rhythm is carried on with effected sounds typical of the Soul Coughing musical style.

 

To underline doubts “shouting” we applied a distortion on the vocal parts in the last part of the verse and in the chorus. The voice is backed by an out of tune guitar, in order to amplify uneasiness in the listener. “Brain strike” represents a “ransom” for the doubts coming to surface in “Discord”. Both songs deal with the same matter, but their musical condition is quite different. “Brain strike” describes, differently from “Discord” a character still facing his contrast towards what’s around him. Lack of Beat. Gentle harmonization of “Discord” was defence. Here we’re attacking.

 

Point of light

 

This song is a three-dowels-jigsaw puzzle. Three dowels represent what’s left of the three souls of our man. First dowel is represented by a bass line continuous playing of a 7th descending and  9th ascending – 9th descending and 7th ascending interval as a background for a reading of the third soul (even the evilest soul surrenders to the worst physical condition). The second dowel stays in opposition with the first one. It describes the “regular” soul and presents two vocal parts harmonized on chords which are typical of Herbie Hancock first works. Melody, together with lyrics, underlines our character “cry for help”. He knows he’s not in harmony with the world around him, but he still claims he’s innocent.  His declaration of innocence is strengthened with the use of a gentle melody, a comparison with a flower’s frailty (of which the lyrics speak about). One dowel’s missing. The third soul lays in a physical coma. The monkey can’t anymore move. His representation is a riff played with trumpet and mute reminiscent of the distinctive T. Monk harmonic intervals.

 

In here I.II

 

Was it all a dream? Did we dream about having a nightmare, too? Doubt? This song was conceived to tell a dreamy sensation. “In here” is a song about things coming to life. The beginning was a Boris’ idea, conceived right after Ducoli’s request of a “Disney awakening” (Ducoli’s words) . What you’ll listen here may sound like a 70’s movie soundtrack with an African setting. 6/8 is a typical African time. Chorus lyrics represent the objects singing and trying to wake up their owner.

 

But everything is discussed again by the plain 4/4 funk-rock rhythm in verses, which defines again thoughts of our main character. Again, a conflict. The obsessed thoughts of our man and the objects request of receiving a greeting at the moment of awakening. This conflict is expressed in continuous time shifting: a 6/8 intro, verses in 4/4 and the chorus with the same intro 6/8 harmonies backed by a guitar playing a 15/8 riff . A “conflict effect”. Just like in the former songs, but with some difference: in “In here” the conflict is between the man and what’s around him, it’s not between him and himself.

 

The end of the song underlines the conclusion of our whole story. It’s described by a cyclic phrase, whose harmonization repeats the slogan of our “beat searcher”. Basically this slogan can  be identified in “uncertainty” (characterized by the cyclic repeating of the harmonization) and in “consciousness” (we can find in words).

 

Sabrina

 

The beginning of this tale was marked by an endless discussion about the conception of love JK had always been trying to reach. This song, voluntarily based on a ballad register (closer to folk music than jazz) can’t be the end of our work. It’s just the wonderful admittance that love is the prime mover of Beat Searchers roaming. Love for everything around us. Beat.

 

This work doesn’t end with “Sabrina”. It ends with the cyclic phrase at the conclusion of “In here”. Sabrina holds in suspension many things. Maybe an introduction to another story. Maybe the next one.

 

Beat

 

The moving cause of this whole work was the simple wish of being fallen (into the beat) angels. An obsessed run in search for Beat. Maybe it was. Steve Turner biography of JK, Fallen Angel, was the only thing Ducoli was allowed to read after “A Kerouac Italian experience” first sketches. He said that many things he had been thinking about, while working on the sketches, were confirmed by that book reading. The “famous” third soul whom we have been mentioning in our whole work, maybe ‘s not chaos. Nor music. Maybe it’s just Beat. A soul which doesn’t stop before or behind things. The kind of soul that gets into us and lives things to the bone. The sound we built from words, and vice versa, maybe is the only road to salvation someone of us can imagine. Beatification.

 

(…) Today I’m feeling somewhat beat myself. Maybe I have always been. Had I never been, maybe I would have chosen different roads, Mr. Kerouac. Roads leading to other units of measure. I would not be the way I am. Beat. Forgive my literary over-confidence. I am not the first one anyway. Not in being “literary over-confident”, but in being “Beat”. Italy is full of Beat people. Either way I tell you I got three souls: a regular soul, a monkey soul, and a Beat soul. They take the lead by chance and in a sudden way. Many times, I’m not even able to understand which one of them is leading the situation over the other two. This still remains a question which is hard to answer. (…) Alessandro Ducoli

 

One last thing. It isn’t that “beat”, explaining the meaning of the things you wrote. It doesn’t matter. Pork pie hat bar.

 

Alessandro Ducoli, Boris Savoldelli (October 2004)

 

 

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