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27 febbraio 2010 Si parla di Piccoli animaletti sul numero di febbraio di Movida a cura di Luca Morzenti
(con copertina tutta dedicata al Ducoli) e sul Giornale Brescia (giovedì
un intervista di Andrea Croxatto e oggi sul
settimanale Ottopiù una recensione di Maurizio
Matteotti: Il
Ducoli? Vale da solo più di tutto Sanremo. “ Quasi non vorremmo ricordarlo, che il Ducoli è l’Alessandro da Breno (ma gustatevi: “Le renne sulla neve
perenne”, bonus track da Vinicio brescianizzato. Perché
il campanile non c’entra). E poi, non ha fatto tutto
da solo: l’hanno aiutato Andrey Kutov e Mario Stivala per comporre e gente
come Ellade Bandini, Giorgio Cordini, Michele Gazich, Valerio Gaffurini per
suonare. Il fatto è che questo disco sarà uno dei migliori
del 2010. E vale da solo più di tutto Sanremo. (Maurizio Matteotti; Giornale di Brescia, 27 febbraio 2010) Ducoli,
musica per animaletti. Il cantautore camuno presenta il nuovo cd ispirato
alla natura. Vive nei boschi per amore della natura e del suo
lavoro. Vive nei boschi per trovare l’ispirazione quando
scrive canzoni. Il camuno Alessandro Ducoli, dopo sette album personali e la
partecipazione a dieci cd, ha sfornato l’ultima fatica discografica “Piccoli
animaletti”, uscita da pochi giorni. Ducoli, col pianista russo Andrey Kutov,
presenterà il disco in concerto di domenica alle 21.00 al Martini Lunge Cafè
di Boario (si inizia alle 17.30 con il coro dei “Piccoli
animaletti”, alle 20.30 Paolo Mazzucchelli presenta “Le copertine del Ducoli”).
Il cd “Piccoli animaletti” chiude la trilogia legata strettamente al
territorio – spiega Ducoli -: prima “Brumantica” (eccellente disco del 2006,
che nonostante le prestigiose collaborazioni
Fabrizio Bosso e Sandro Gibellini, solo per fare due nomi, è passato quasi Inosservato)
sul tema del paesaggio, poi “Artemisia absinthium”, legato al vasto mondo
della botanica, ora “Piccoli animaletti”, un disco zoologico (non a caso nel
bicentenario della nascita del grande naturalista C. Darwin) che musicalmente
abbraccia vari generi con arrangiamenti meno rigidi dei precedenti. Anche questo cd, si avvale del contributo di grandi
professionisti: Max Gabanizza, Michele Gazich, Giorgio Cordini, Mario
Stivala, Ellade Bandini, Andrey Kutov, Mirko Spreafico. “Vorrei citare e
ringraziare il produttore Valerio Gaffurini –aggiunge Ducoli- perché senza di
lui il disco non sarebbe stato realizzato. In otto
mesi di lavoro, da materiale un po’ disarticolato, pezzi che seguivano troppe
strade siamo riusciti a creare un progetto omogeneo.
Ducoli, chi sono gli “animaletti”
del tuo disco? “Nella vita si nasce sognatori, anche con
sentimenti un po’ ingenui, poi col passare degli anni si diventa un po’
cinici. Tuttavia mi piace pensare che ci sia in giro
qualche innocente pazzo che vive come un animaletto, libero e senza fare del
male a nessuno, qualcuno che ama sognare. In genere sono
le persone più simpatiche … insomma, io non passerei mai un sabato
sera in birreria o una domenica pomeriggio anche a vedere la formula uno, con
una persona cinica. Gli animaletti saranno un po’ disordinati, ma si distinguono per la profondità dei sentimenti. C’è qualcosa di autobiografico?
“Anch’io mi sento un animaletto … lavorando nelle
foreste”. Sulla copertina del cd sono raffigurati i dipinti
del celebre pittore Ligabue, tra cui un inedito “Cane” sul retro della
copertina… “sono andato due volte alla mostra di Ligabue a Milano e ho
conosciuto il curatore, al quale ho presentato il mio progetto discografico,
che ha molto apprezzato. Ho beneficiato così della liberatoria del Centro
Studi e Archivio Antonio Ligabue, per utilizzare le immagini dei suoi dipinti
ed impreziosire la parte illustrata del cd”. Chi conosce da vicino
Ducoli e lo apprezza, lo ha soprannominato “Ducowsky”, come dire: un po’
fuori dalle righe, ma con animo profondo, innamorato della canzone d’autore. Alessandro
fa respirare la polvere della musica rock, diverte nel blues e commuove quando canta la novella d’autore. Sa fare tutto
questo, il gigante burbero della foresta, Ducoli di nome, Ducowsky di fatto. (Andrea Croxatto; Giornale di Brescia, 18 febbraio 2010) Ducoli:
libero animale. Il cerchio si chiude A distanza di neppure un anno dall’uscita di “I Leave My Place
To The Bitches” - pubblicato
sotto il monicker di Cobb & The Other Apostles - Alessandro Ducoli
sforna il terzo capitolo della trilogia “naturalistica” iniziata con la terra
di “Brumantica” nel 2006 e proseguita con la botanica di “Artemisia
Absinthium” nel 2008. Il titolo del nuovo lavoro è “Piccoli Animaletti” e,
come presumibile, rappresenta la parte “zoologica” del concept,
il cui sviluppo ha coinvolto anche la proposta
musicale, che partendo da un raffinatissimo jazz ed attraversando suoni più
rilassati si è evoluta sino a raggiungere un equilibrio in grado di
accontentare una sempre più vasta fascia di pubblico, senza per questo
scadere nella categoria “usa e getta” che contraddistingue buona parte della
musica italiana degli ultimi anni (o decenni?)… Qual è
il tema trattato in questo album? Se proprio si vuole cercare una tematica
è più facile trovarla nel libretto contenuto nel digipack,
un racconto con il medesimo titolo del disco che esorta ad una disobbedienza
civile determinata dall’esasperazione. Non c’è un collegamento diretto fra il
racconto ed i testi delle canzoni, anche se i titoli fanno in parte da
spunto: potrei dire che il CD è la colonna sonora
del libro, ma non necessariamente. Perché questa scelta di allegare al disco un racconto
così articolato? Una delle pessime abitudini dei musicisti italiani
negli ultimi anni è quella di cimentarsi nella cinematografia o - soprattutto
- nella scrittura durante i periodi di “pausa da contratto” fra un disco e
l’altro, cosa che contribuisce solo ad intasare le librerie con volumi che
raramente hanno contenuti degni di nota e che spesso del musicista portano
solo il nome in copertina: da qui l’idea di pubblicare il racconto con il CD
anziché dopo. Tu però
quest’anno hai pubblicato un libro intitolato “Diario di un giovane
fumatore”… Il “Diario” è un lavoro a quattro mani scritto con
l’amico Guido Lavazza che tratta della nostra grande passione per le pipe e che, pur volendo spiegare ai
neofiti gli aspetti di questa antichissima arte, finirà probabilmente per
rivolgersi soprattutto al mondo dei fumatori di pipa, e comunque è quanto di
più distante dalla simil-biografia del musicista
miliardario che sente il bisogno di raccontare cosa faceva quando andava
all’asilo. Ed inoltre non si trova in libreria… Effettivamente
anche il libretto di ”Artemisia Absinthium” conteneva un breve racconto: cosa
ti porta ad affiancare l’esperienza letteraria alla tua storicamente copiosa
produzione musicale? Fondamentalmente il tutto nasce dal fatto che non
ho né tempo né costanza per dedicarmi come vorrei allo studio della chitarra,
così scrivo e - pur non considerandomi uno scrittore - continuerò a farlo,
almeno finché qualcuno non mi dirà che do
fastidio... Cosa puoi dirci del disco? Rispetto ai primi due album
della trilogia, “Piccoli Animaletti” ha un approccio più easy, volutamente
più “radiofonico” e quindi maggiormente fruibile: è un disco liscio, con una
brevità che rispecchia la mia scarsa voglia di ascoltare album con brani
lunghissimi. Se
paragonato ad Artemisia, che pure è piaciuto molto, suona sicuramente più “veloce”. Come
sei arrivato a simili scelte? Secondo me la musica deve riflettere il quotidiano
e purtroppo viviamo in un’epoca dove si tende a
velocizzare tutto: è atroce ammetterlo, anche perché questa constatazione ha
il sapore di una resa, ma è un dato di fatto che questo è il quotidiano,
anche se evito di adeguarmi al linguaggio del Grande Fratello... Mi piacerebbe
fare dischi come negli anni ’70, ma è un
atteggiamento che possono premettersi solo i folli coraggiosi che se ne
sbattono di tutto ma che, all’atto pratico, si autoestromettono
da tutto. I tuoi
dischi hanno sempre avuto la particolarità di ospitare musicisti prestigiosi: chi ha suonato in “Piccoli Animaletti”? Sull’album hanno suonato Mario
Stivala alla chitarra, Ellade Bandini alla batteria, Max Gabanizza al
basso, Andrey Kutov alle tastiere, Giorgio Cordini al bouzouki,
Michele Gazich al violino, Mirko Spreafico alle percussioni, Valerio
Gaffurini all’Hammond ed il Coro dei Piccoli Animaletti. Da dove
arriva l’idea di utilizzare un coro di bambini? Le registrazioni erano finite praticamente
a Settembre, ma le modifiche apportate in fase di mixaggio
hanno portato Valerio (che è anche produttore del disco) a considerare
l’apporto di un coro in due brani: così abbiamo contattato Barbara Bellotti, direttrice del Coro Arcobaleno di Breno, che ci
ha messo a disposizione i suoi 24 allievi. E’ stata un’esperienza pesante, ma
al tempo stesso molto emozionante. Noto
che con il passare del tempo (e dei dischi) la figura di Valerio Gaffurini ha
superato la staticità del rapporto produttore/musicista… Il rapporto con Valerio, fondato all’inizio sulla
sua grande professionalità, ha avuto modo di
svilupparsi anche sul piano dell’amicizia, raggiungendo un ottimo equilibrio
fra la sua capacità di sopportarmi ed il suo essere un grande trascinatore,
senza per questo uscire troppo dal suo ruolo. E’
un’alchimia che funziona, così come quella con Mario Stivala
ed Andrey Kutov……che sono i coautori dell’album. A parte due brani miei e due di Andrey
le musiche sono tutte di Mario, mentre i testi sono ovviamente firmati da me.
Mario è un po’ la “vecchia guardia” del mio progetto, suoniamo insieme da
tanti anni ed è ovvio che il legame sia più che consolidato. Andrey è invece
recentemente diventato il mio “braccio armato”, perché le esibizioni dal vivo
nell’ultimo anno hanno visto coinvolti solo noi due. Perché la scelta di esibirti in duo? Le motivazioni sono diverse, ma oltre alle
difficoltà insite nella gestione di una band c’è anche la consapevolezza che
i locali non hanno più molta voglia di sacrificarsi,
sia per una questione di costi sia per un pubblico sempre più disattento e
poco appassionato. Devo comunque dire che l’intesa con Andrey ha ormai raggiunto
un livello eccezionale. Fatto
dimostrato dal “Lurido Live”… Quello è stato un modo simpatico di catturare la
testimonianza di un nostro concerto - peraltro molto ben riuscito - per
regalarla a chi ci segue da tempo, e ringrazio ancora una volta
l’Associazione Mammut, Ronnie Amighetti
e Pier Enrico Villa per il supporto e la collaborazione. Contemporaneamente
all’album sarà in uscita il tuo primo videoclip:
cosa ha derterminato questa decisione? Il bisogno di tagliarmi i capelli! Prego?!? Originariamente il brano selezionato per il video
era “Dialogo di Guerra”, durante il quale avrei
dovuto tagliarmi completamente i capelli. Poi la scelta è caduta su “ Di cosa
tratta? Non c’è un messaggio particolare contenuto nel
video. E’ più un capriccio artistico, e lo si può
notare dal modo in cui è stato confezionato, libero da imposizioni
commerciali ed in assoluta autarchia, tanto che il vero protagonista è il mio
cane. Il
video è comunque anche un mezzo promozionale… Certamente, ma qui torniamo al discorso di prima
sulla frenetica velocizzazione della vita. Nel 2010
la promozione di un disco quasi impone la produzione
di un videoclip come una necessità dettata dal fatto che è l’immagine a
contare più di tutto: fino agli anni ’80 erano i singoli
a lanciare un album sul mercato, con tanto di classifiche di vendita, poi è
arrivata MTV ed è cambiato tutto… Resterà
quindi un capriccio o si potrà vedere? Il video verrà presentato
insieme al disco il prossimo 21 Febbraio presso il Martini Lounge Café di Boario Terme,
dove mi esibirò nel pomeriggio con il Coro dei Piccoli Animaletti ed in prima
serata con Andrei Kutov e Mario Stivala (per i dettagli vi rimandiamo alla
penultima pagina di questa rivista, ndr). Rimanendo
legati alle immagini, lo scorso anno ci avevi anticipato il contenuto della
copertina di questo tuo nuovo lavoro: promessa mantenuta? Certamente. La copertina riproduce un dipinto
inedito di Antonio Ligabue intitolato “Cane” il cui
utilizzo mi è stato concesso dall’omonimo Centro Studi di Parma, e dello
stesso artista sono anche le altre immagini contenute nel libretto e sulla
back cover: la scelta è stata determinata dall’evidente legame con il titolo
del disco, oltre al fatto di poter contare su qualcosa di realmente originale
grazie alla disponibilità del Centro. Per concludere: chi sono i Piccoli Animaletti? Sono quelli che credono in qualcosa ed alla fine
restano sempre da soli, i disordinati idealisti che riescono solo a farsi del
male, i puri di cuore che si sacrificano per gli altri e che poi vengono buttati via… I Piccoli Animaletti sono gli uomini
e le donne che vivono in questo mondo pur sapendo di non farne parte. Ascoltare questo disco servirà ad apprezzare una
volta di più la musica proposta dal Ducoli. Leggere il racconto servirà a
capire meglio chi sono i Piccoli Animaletti. Ed a sperare
che non si estinguano mai. (Luca “Zeus” Morzenti; 19 febbraio 2010 Si
parla di Piccoli animaletti sul Bresciaoggi di ieri: Esce il nuvo
album, il settimo, del
poliedrico artista camuno, realizzato con importanti collaborazioni. Insieme
al cd c’è anche un libretto di racconti come appendice letteraria alle 14
canzoni. In quest’inizio d’anno particolarmente proficuo
per la musica “made in Brescia” si
inserisce anche il ritorno di Alessandro Ducoli: il cantautore camuno
è infatti tornato sul mercato con il suo nuovo album “piccoli animaletti”,
che sarà presentato ufficialmente il prossimo 28 febbraio al Martini Lunge
Cafè di Darfo Boario Terme in un set a due con il pianista Andrey Kutov. Classe 71, nativo di Breno,
ducoli è attivo in
campo musicale dalla prima metà degli anni 90 e la sua carriera è stata fin
dall’inizio particolarmente dinamica: ad oggi ha pubblicato due demo e sette album a proprio nome, due dischi sotto lo pseudononimo di Bacco il Matto, quattro sotto quello di
Cobb, ed è stato fautore e protagonista di una lunga serie di progetti collaterali, tra i quali merita
menzione almeno “Degeneration Beat”, un lavoro
dedicato a Jack Kerouac realizzato con i Brother K e Mark
Murphy con cui è finalista al Premio Recanati nel 2006. Il suo primo album vero e proprio, il punto
d’inizio della sua carriera, risale al 1996: “Lolita” contiene brani entrati
a far parte in modo indelebile nel suo repertorio come “Nuda e Cruda” o
“Cupido è un pazzo”. Altra tappa di particolare prestigio è stata la realizzazione di “Brumantica” nel 2005, per il quale il
Ducoli ha potuto contare sull’appoggio di personaggi come Ares
Tavolazzi, Fabrizio, Bosso, Tino Tracanna, Ellade
Bandini, Sandro Gibellini e Sandro Galati. “Piccoli animaletti” è il lavoro numero sette del
suo repertorio solista, è stato registrato ad Adro con una band di pezzi da 90, bresciani
e non, come Giorgio Cordini, Max Gabanizza, Michele Gazich, Ellade Bandini e
Valerio Gaffurini (anche co-produttore del disco).
Il risultato è una collezione di nuove istantanee d’autore in biico tra rock, jazz e blues, che danno
al Ducoli modo di sfogare ancora una volta la sua verve visionaria
incontenibile: al punto che nel cd troverete anche in libretto di racconti,
una sorta di ideale abbinamento letterario alle canzoni. (Claudio Andrizzi; Bresciaoggi, 18 febbraio 2010) 9 febbraio 2010 “Giorni contati” per l’uscita
di Piccoli animaletti. Il 14 febbraio
(patrono degli innamorati di Breno) saranno disponibili presso www.merendinemusica.com copiose
copie del nuovo lavoro del Ducoli. Verrà
presentato ufficialmente a TELETUTTO il video de La malura,
realizzato dalla Angiolinos’s film di
Andrea Cominoli. Potrete comunque già vederlo
da domani su You Tube. L’album verrà
presentato domenica 28 febbraio al Martini
Lunge Cafè di Boario Terme (BS). Nel frattempo eccovi le due prime recensioni in spumeggiante anteprima: Questo nuovo lavoro del Ducoli è
probabilmente il più vario fra quelli sin qui pubblicati dal cantautore
camuno, quasi un riassunto delle esperienze musicali attraversate da una
carriera lunga ormai tredici anni e che lo ha visto coinvolto ideatore di
numerosi progetti talvolta molto distanti fra loro. È infatti La malura,
brano insolitamente Rock per la produzione ducoliana,
ad aprire il disco, subito seguito da I miei cento difetti, unico
pezzo vicino alle linee del precedente Artemisia
absinthium: da queste prime pennellate si sviluppa un affresco sonoro
dipinto dal raffinatissimo Jazz di Laccabue, dal neanche troppo
nascosto omaggio al grande Sergio Endrigo di Sopra
il davanzale, dalle eteree atmosfere di Cinciallegra e da una Il
carro che penso sarebbe piaciuta a De André.
L’album però non tralascia di considerare possibili sviluppi che potremmo
definire “radiofonici”, e ne sono prova la sorridente Una
nuova città, la coinvolgente Il mulo e l’intensissima Dialogo di
guerra, mentre meritano una menzione a parte i due brani che vedono la
partecipazione del Coro dei Piccoli Animaletti – la title
track e la divertentissima Rattus – ed i tre brevissimi gioiellini da poco più di un minuto che non stonano
affatto in una track list così varia: Una silvia, delicato oggetto “Dukoviano” peraltro già presentato in sede live negli
ultimi mesi, Germano irreale, piccola perla dal titolo
irraggiungibile, e la conclusiva, inquietante bonus track, con un folle testo
dialettale appoggiato su un giro fra Brecht e i Bauhaus. La produzione del Ducoli si arricchisce così di un
nuovo capitolo in grado di sorprendere l’ascoltatore con un approccio più
diretto rispetto ai dischi precedenti, lasciando intravedere possibili
sviluppi verso nuove direzioni del cammino di uno degli
artisti più sottovalutati del panorama musicale italiano. Luca Morzenti ( Il solito Ducoli… cosa vuole dire “ho provato a fare un disco disincantato
nonostante la cruda consapevolezza delle cose”!?!?!
Sono le frasi che odio del Ducoli, perché non dicono
niente. Le aggiunge ogni volta che fa un disco di nuove canzoni solo per
affermare chissà che cosa... peraltro per descrivere un disco che di canzoni comunque rimane. Questo “Piccoli animaletti” è il suo
ennesimo lavoro discografico e non è niente di più quelli precedenti; poteva
anche essere peggio e questa è forse la migliore nota positiva
dell’intero “lavoro”. Il disco nel complesso è ben realizzato e suonato
addirittura da gente capace ma si tratta ancora una volta del solito Ducoli,
con tutti i difetti che questo comporta: infiniti e ripetuti aneddoti di vita
quotidiana (dal suo punto di vista ovviamente), rock’n’roll
travestito da Jazz e cantautorato mai fino in fondo cantautorale.
Non servono più nemmeno le confezioni da “suicidio finanziario” che ogni
volta riesce a farsi pagare da qualche magnate
amico… non è più sufficiente… serve ben altro! Soprattutto al settimo disco (e
dico settimo per non citare le altre 10 uscite
discografiche camuffate sotto altri nomi e altri “teatrini poveri” con pazzi
musici al seguito), serve davvero ben altro: occorrerebbe una migliore
capitalizzazione degli sforzi, anche economica, e soprattutto occorrerebbe la
scelta di una produzione più concreta ed efficace, più ragionata, e non la
solita improvvisata d’entusiasmo. Certo questa cosa
ridurrebbe l’autenticità del Ducoli, e lo dico a malincuore perché ho
recensito praticamente tutti i suoi infiniti “sforzi” musicali, ma
sicuramente lo allineerebbe meglio agli standard attuali. I suoi lavori
soffrono infatti sempre di un certo “artigianato”
che, benché onesto e ben condito, appare comunque di non sufficiente livello.
Il mio consiglio è dunque di non comprare “Piccoli animaletti”… Mandategli
eventualmente i soldi chiedendogli di utilizzarli per produrre meglio i
prossimi album (non prima di almeno quattro anni!). Anzi, non mandategli
niente perché se li fumerebbe e berrebbe nel giro di un paio d’ore. (Maximillian Dutchman. RockGuru n. 2113. Lisbona, 6 gennaio 2010) *** Si parla ancora di
Insanology! Nientemeno che dall’Uzbekistan: Prolusion. “Insanology” is the debut album of vocal performer Boris SAVOLDELLI,
who is also a member of avant-garde ensemble SADO. Hailing from the Northern
Italian town of Modena, since his early childhood
years Savoldelli has been fascinated by the
possibilities offered by the human voice, which led him first to training as
an opera singer, then to exploration of more experimental techniques, such as
the ones used by Area’s Demetrio Stratos, or ethnic forms like Siberian overtone chanting.
In the past few years he has been engaged in a number of diverse projects;
earlier in 2009 he released the album “Protoplasmic” in collaboration with
jazz guitarist/composer Elliott Sharp. The lyrics on “Insanology”
were written by Savoldelli’s friend and long-time
collaborator, singer-songwriter Alessandro Ducoli.
Raffaella *** Giorni contati anche per l’uscita
dell’esplosivo ELECTRIC BABYLAND. Il nuovo disco dei Thee Jones Bones. Sono infatti in fase
di completamento gli ultimi dettagli della produzione ma possiamo a questo
punto riportarvi i testi che, sotto lo pseudonimo di Whisky Brothers, sono stati scritti dal Ducoli e Luca
“Zeus” Morzenti, e che qui sotto sono completi
degli ermetici e “censurate” sintesi. L’album, che riporta una delle
copertine più temerarie della storia della musica di sempre, verrà presentato il prossimo mese di marzo al Bar Bai
di Pisogne (Bs). Holly
Holly Anche le tue
amiche lo fanno! Baby, baby, do the rockin’ roll Pretty Dollies, rockin’ over
and on Baby, baby, babies rockin’ the
guys Pretty Dollies, rockin’ over
the line Baby, baby, let me rock and
roll Pretty Dolly, rock me on and on Baby, baby, come on rockin’
that guy Pretty Dolly, rock me over the
line Stormy night outside tonight Baby, you can’t stop that guy Stormy night, the time is right
for Rock’n’Roll Spinning and shining, Holly Holly soul Spinning and shining like a
mirrorball Rockin’ and rollin’, shakin’ out your soul Spinning and shining like a mirrorball Holly, Holly, Buddy Holly soul Is spinning and shining in the Mirrorball Hangin’ Around Cammino male! Red light, right night, it’s
raining Walk like a Dog who’s Hangin’ around Red light, right fight, I’m
bleeding Creep like a Dog who’s Hangin’ around Red light, she’s nice and ouzing Hound like a Dog who’s Hangin’ around Red light, don’t mind, it’s
open Drink like a Dog who’s Hangin’ around Now the I don’t give a damn, I’m hangin’
around And I sing la, la,
la, la. la The I can always find the way, I’m hangin’ around The Mud’s End Sei di poca
compagnia! Everywhere I go, every road I
walk The Camaro’s swimming in the
mud Everywhere I go, every man I
talk You will push no more my pedal
brake, and now you know Everywhere I go, every town I
leave The Camaro’s swimming in the
mud Everywhere I go, every way I
will Everything I do is on my own,
yes, on my own Everywhere I go, every hole I
dig The Camaro’s swimming in the
mud Everywhere I go, everything
will be The Bambina’s sailing in the
mud, and now she knows Fine, now is good, you don’t bore my brain no more No more tell me what I have to do … Fine, now is good, you don’t drive my car no more No more tell me what I have to do … Everywhere I go… Teachin’ Nurse Cura questo cane! Don’t teach Don’t need a teacher, every dog
needs a teacher You are a really pretty nurse You make the boy clean and good
and right You are a really pretty nurse Don’t teach Don’t want a teacher, every dog
wants a teacher You are a really pretty nurse You make the boy clean and good
and right You are a really pretty nurse I find my way, but every way is always wrong I find my way alone, but I want, but I want, but I
want Don’t teach Don’t bite a teacher, every dog
bites a teacher You are a really pretty nurse You make the boy clean and good
and right You are a really pretty nurse Don’t teach Don’t hate a teacher, every dog
hates a teacher You are a really pretty nurse You make the boy clean and good
and right You are a really pretty nurse You are a really pretty nurse You are a really pretty nurse Nico’s Banana Odio il
potassio! How do you feel today How was your yesterday How do you feel today And now How do you live today Did you live yesterday How do you feel today And now You better walk away Oh so far... from me You better walk away From the sick of this town, all alone… How do you live your days Can you go on this way Why don’t you leave these days And now You better walk away Oh so far... from me You better walk away From the sick of this town How do you feel today How was your yesterday How do you feel today How do you feel today Say Hey, Say Ho! Quei soldi
sono miei! Say hey, say ho, say no You need it more and more Say hey, say ho, say no You need it more and more I got one more, look at me boss Give you more ‘til you’re
enough One more will make you fine Feel myself alright I got two more, look at me boss Give you more ‘til you’re
enough Two more will make you fine Feel myself alright … enough,
ok? … enough,
ok? … enough,
ok? I got you! I got three more, look at me
boss Give you more ‘til you’re
enough Three more will make you fine Feel myself alright I got four more, look at me
boss Give you more ‘til you’re enough Four more will make you fine Feel myself alright Alright Gran pompino! Keep on moving … I feel alright Keep on moving … you feel alright I got a brand new car, can
bring you far … alright I got a brand new gun, can
bring you down … alright Keep on moving … I feel alright Keep on moving … you feel alright I get a brand new dog, can
bring you smile … alright I get a brand new drug, can
bring you high … alright I feel alright … all right I feel alright … all night Keep on moving … I feel alright Keep on moving … you feel alright If you don’t like that mood, I
got so much for you … alright If you don’t like that fool,
just try how much I’m cool … alright I feel alright … all right I feel alright … all night Keep on moving … I feel alright Keep on moving … you feel alright Make you smile Take you high … all right Keep on moving … I feel alright Keep on moving … you feel alright Much for you How I’m cool … all right I feel alright … all right I feel alright … all night Wrong Way Hai rotto i
coglioni! I’m on my way, and I got time, a brand new car Everyday I think of you my
sweetie little girl Everyday I dream of you so hard I won’t let you down, but I’m
on my way Don’t let me down I’m on my way, and I got time, a brand new car Everyday I drink for you my
pretty little girl Everyday I drink for you so
hard Now I’m on my way, wasting a
little time Don’t let me down So I remember I was young and really poor So I remember of that valley, green and gold Ride Appaloosa in the fields made by your God So I remember when this country was my soul Now I forget it, ‘cause I’m poor than yesterday Now I forget it, forget it, forget it, forget it,
forget it I’m on my way, and I got time, a brand new car Cowbaby Rock’n’Roll! Me and Muddy comin’ down the hill Divin’ our pick-up from the hell Radiostation’s playin’ Rock’n’Roll And now we need a Mirrorball Me and Muddy havin’ a six-pack Suckin’ smoke and ready to be
back Parkin’ our pick-up in the
grass This is the night we kick some
ass Me and Muddy waitin’ for a beer Drinkin’ more and more and ‘nother beer Band is playin’
music we don’t like The time is ready for a fight Me and Muddy startin’ to be hot Smashin’ bones and faces, ready or not Chairs ‘n’ tables flyin’ all around And what we find is smashed
down Me and Muddy comin’ back from hell Drivin’ our pick-up to the hill Radiostation’s playin’ Rock’n’Roll And now we have a Mirrorball *** Un’ultima precisazione …. piccola appendice al tempo passato Sono il DUCOLI e non l’amministratore
del sito, scusate questa mia interruzione così particolare per la mia piccola
carriera, ma non potevo esimermi da questi necessarie
precisazioni. Casualmente ieri sera mi sono
re-imbattuto nella recensione di Jokerjohnny II,
a suo tempo scritta da Cristian
Verzelletti di Mescalina. Noto con
stupore che il disarticolato testo dell’epoca è stato però
modificato, colmando la mancanza di alcune imprecisioni da parte del
recensore al tempo segnalate e che qui di seguito vado ad elencare: 1.
Dopo aver letto che “i
protagonisti cavalcano chini su qualche ronzino lungo un tracciato che si
fatica a distinguere dalle rocce, dal buio e dal nulla”, il sottoscritto
segnalò al recensore che la copertina dell’album (come anche specificato nel booklet del disco) riportava la storica fotografia di E. Curtis “The vanishing race”, ovvero il “manifesto” della causa
per la rivendicazione dei diritti dei Nativi del nordamerica.
Mi fa molto piacere osservare che la
recensione si sia arricchita di forbite (… e
suggerite) citazioni, che tuttavia non tralasciano di ricondurre il dramma
del Vanishing race ad una semplice esibizione di “ronzini”. 2.
L’allora definito “confuso omaggio a Rino Gaetano” è ora diventato “Il disco è cupo e ostico, attraversato da
umori blues e da alcuni spettri tra cui quello confuso di Rino Gaetano”,
probabilmente a seguito della mia precisazione all’autore riguardo al fatto
che intitolare una canzone “Rino” probabilmente possa presumere una minima
possibilità di interesse nei confronti del musicista
citato … 3.
Ribadisco il fatto di avere comunicato al sito MESCALINA,
già successivamente alla prima recensione, di eliminare qualsiasi riferimento
all’attività artistica del sottoscritto: il fatto di trovare comunque una
recensione a me riguardante, ed oltretutto modificata nel suo contenuto, non
fa assolutamente piacere. Ritenendomi un serio “professionista”, pretenderei
lo stesso atteggiamento anche da figure ben più istituzionalizzate… L’ultimo pensiero, parafrasando le
parole di Thee Jones Bones, è rivolto a The Spanish Johnny: Rock’n’Roll is a lifestyle… 26 dicembre 2009 Il Ducoli entra a far parte della
scuderia di Merendine Musica (www.merendinemusica.com). *** Sono ufficialmente terminati i
lavori per la realizzazione di Piccoli animaletti.
Il disco dovrebbe uscire ufficialmente il 14 febbraio prossimo (“giorno del
patrono” … come sostiene sempre il Ducoli quando lo
accusano di romanticismo calendariale …). Da gennaio
sarà già disponibile on-line il singolo de “ PICCOLI ANIMALETTI Ellade
Bandini, batteria Max
Gabanizza, basso Giorgio
Cordini, bouzuki Michele
Gazich, violino Mario
Stivala, chitarre Mirko
Spreafico, percussioni Andrey
Kutov, pianoforte Valerio
Gaffurini, hammond Eugenio
Samon, tromba Parte 1. ANIMALI PSEUDONOTTURNI I miei cento difetti Una silvia Una nuova citta’ Parte 2. ANIMALI QUASIDIURNI Il mulo Cicinciallegra Il Laccabue Piccoli animaletti Parte 3. ANIMALI LUMINONEUTRI Un germano irreale Dialogo di guerra Sopra il davanzale Il carro Rattus Le renne sulla neve perenne *** 3 novembre 2009 Lo scrittore e giornalista Paolo
“Crazy” Carnevale ha
parlato di “I leave my
place to the bitches” su Late for the sky (tp://www.lateforthesky.org/tag/cobb-the-other-apostles/): Quello che colpisce maggiormente nei prodotti
discografici targati Alessandro Ducoli, sia che
si tratti di lavori come quelli con i Bartolino’s o altri gruppi con
cui da sfogo ai suoi impulsi cantautorali, sia che
si tratti di dischi dall’impianto più dichiaratamente rock (il disco che sto
recensendo e quelli degli Sanishjohnny), è
l’incredibile spontaneità, che li attraversano dall’inizio alla fine. Ducoli
è un genuino su tutti i fronti, uno che fa dischi perché gli piace farli,
forse sotto sotto accarezza anche il sogno di
ritagliarsi una fetta di fama o successo, ma in realtà non ne ha bisogno,
perché la mole di dischi che ha prodotto in poco più di dieci anni di attività gli è già valsa comunque un bel posto tra i
musicisti degni di rispetto. Ducoli è un generoso in tutti i sensi, perché
c’è bisogno di dischi come questo, un disco pieno di energia,
sicuramente più da band rispetto al precedente, che peraltro godeva di una
magia tutta sua e per certi versi mi aveva forse colpito di più. Forse ora
manca l’effetto sorpresa, ma in compenso c’è una
classe da vendere, e come sempre l’urgenza di dire delle cose, a partire dal
concetto, anzi dal fatto reale da cui il disco prende il titolo: una triste
considerazione sul fatto che la maggior parte dei bar in cui il nostro era
solito esibirsi sono diventati locali da spogliarello, nella migliore delle
ipotesi. E allora ecco spiegato perché Ducoli/Cobb lascia
il suo posto alle signorine, nei confronti delle quali peraltro non nasconde
una certa simpatia. Un disco quasi interamente elettrico: rispetto a Easylove, il suo predecessore, ci sono forti
venature funk, dall’iniziale title
track (uno shuffle) alla successiva Like a Rolling Stones (dal
titolo fuorviante). Il riferimento sembrano essere
gli anni ‘70, soli di chitarra squarcianti,
tastiere penetranti, una voce femminile al posto giusto, come nell’ottima Straight Up Coffee. Piace anche la nonchalance con cui Ducoli/Cobb, quasi a sottolineare questo dualismo di identità, passa dalla lingua
inglese all’italiano nel corso della stessa canzone. E
soprattutto piace pensare che in una remota valle dell’alta Italia ci sia
qualcuno con le palle di continuare a fare la musica in cui crede con tanta
costanza e prolificità. E vale la pena di tessere le lodi di House In The Woods, il brano che conclude
questa ennesima fatica del nostro: non ho dubbi che se Neil
Young ascoltasse questa canzone direbbe che
l’avrebbe voluta scrivere lui, lui che nel suo ultimo disco non è riuscito a
includerne nemmeno una che sia bella solo la metà di questa. Paolo Crazy Carnevale 31 ottobre 2009 In attesa della seconda puntata di (Soltanto)
con la musica dedicata al Ducoli e prevista per il 30 novembre
prossimo, potete rivedere la prima direttamente dal sito di Merendine
Musica (http://www.merendinemusica.com/). *** Arriva il Lurido Live! È stato stampato in sole 125 copiesuperdeluxe e verrà
presentato dall’Associazione Mammut al Barbai
di Pisogne giovedì 12 novembre prossimo. Lurido Live:
prodotto da Edizioni Latakia per l’Associazione Culturale Mammut,
a cura dello stesso Ducoli e di Luca “Zeus” Morzenti.
Nel live viene riproposta la performance del Ducoli
e di Andrei Kutov al Mammut Festival di quest’estate. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli
nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it). Il soldato dell’amore Un piede nella fossa quell’altro
sulla vanga Ti ti ti ti Omicidio consentito Se tu mi vuoi Delirio ordinario Giovanna Sogni e visioni Benny Jag Blue Ho trovato l’oro Perduta Una Silvia Nuda e cruda Can’t help falling in love
with you Tutta colpa sua Sgangherata Anche io non posso entrare *** È uscito per Edizioni Latakia
“Diario di un giovane fumatore”, il libro patrocinato da Brebbia
Pipe scritto dal Ducoli e da Guido Lavazza.
Chi lo volesse prenotare può richiederlo
direttamente al Ducoli nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it). Un’inventata sfida letteraria fra due dei più
grandi autori del Novecento, due racconti paralleli che mettono a confronto vite completamente differenti, un viaggio
lungo una settimana dove si mescolano la distaccata serietà del fumatore e
l’ironico disincanto degli autori. Un libro in cui Jack
London e Arthur Conan Doyle esplorano l’universo della pipa in un modo
assolutamente originale, come nessuno aveva mai fatto prima, rendendo omaggio
all’antica arte del fumare la pipa. *** Il Ducoli, in collaborazione
con Luca “Zeus” Morzenti ha scritto i testi di ElectricBabyland. Il
nuovo disco di Thee Jones
Bones uscirà a breve ma
per ora non possiamo anticipare nulla
di più. 23 ottobre 2009 Ancora
ritardi sulla realizzazione di Piccoli Animaletti la cui uscita sembra
saltare a gennaio 2010. Il Ducoli parteciperà alla
compilation Brescia canta il Natale nelle pievi con il brano Le renne sulla neve perenne.
All’iniziativa partecipano anche: Fulvio Anelli, Rhytm
& Sax Jazz Ensemble, Oscar Del Barba,
Beppe Donadio, Ettore Giuradei,
Daniele Gozzetti, Roberto Guarneri, Le
Cornamuse della Franciacorta, Enrico
Mantovani, Malghesetti, Paolo Milzani
e Selvaggi band. In attesa di ascoltare l’intero lavoro vi anticipiamo il
testo della canzone del Ducoli: Le renne sulla neve perenne (26 dicembre 2008) Santo Nedàl, pargòl de ‘i Persa la cràpa, la resta la giàca Santa Pazienza, la me làga amò senza La dìs ché
la nòt, la ‘òl mìga beshòc Santo Catìf, fò
fadìga a capì Persa la gamba, tacàda a la banda Santa Sfurtüna, l’è bianca la lüna L’è negra, l’è üna, l’è hempèr a’ chèla Santa Miseria, la cünta
la storia La gira, la ‘olta, l’è cürta, l’è storta Santo Demonio, go
‘it la paura Antonio l’è ùra
de dàga ‘a la sciùra Santo Nedàl, la fà
màl … Santo Natale, il Bambino è ubriaco Ha perso la testa, si vede solo la giacca Santa Pazienza, mi lascia sempre senza La notte è questione da grandi,
pazienza … Santo Cattivo, non riesco a capire E non sto più seduto quando
sento la musica Santa Sfortuna, la luna è bianca Invece la sfortuna non
cambia colore Santa Miseria, sono tutte balle Comunque la giri è
sempre così Santo Demonio, ho avuto un po’ di paura Ma mi sto difendendo bene … Santo
Natale … fa male 17 settembre 2009 La canzone Tombstone,
tratta da Jokerjohnny I degli Spanish Johnny, è stata scelta
per far parte della compilation “Dal profondo”
curata dall’associazione Latlantide il cui
ricavato sarà destinato alla realizzazione di un pozzo d'acqua in Kenya
intitolato alla memoria di Paolo "Zico"
Mozzicafreddo. http://www.latlantide.it/discografia_f.htm http://www.merendinemusica.com/Welcome.html http://www.annicolaf.it/photo/ducoli/index.html Agosto 2009 è stato un
mese “strano”, più degli altri … ciao Nanda … A raccontare
che cosa è successo, Lo sai che non
servono questi dettagli Dimmi soltanto
che occhi proponi girato di spalle ... Il suono di
questo quartiere è ancora gentile Le ruote
guadagnano i campi e ricomincio a pensare Due cani si
annusano in mezzo alla strada Una casa, un
ufficio postale, persone La nostra
città nella luce di questo mattino … The Morning …” (Genova, 18 luglio
del 1917 – Milano, 18 Agosto 2009) (Stamford, Ct,
25 agosto 1950 – New York, 6 Agosto 2009) http://www.myspace.com/giuseppeparise Gennaro Esposito Roberta Barberini - organizzazione MEI (Meeting Etichette
Indipendenti) Francesco
Villani - compositore, strumentista Francesco Micocci - editore musicale IT Angelo Di Martino - produttore discografico Amedeo Furfaro - critico musicale Duccio Pasqua - conduttore "Notturno Italiano" (Rai International) e giornalista
"Il Giornale" Paolo Talanca - critico della canzone Alessandro Sgritta - critico musicale |