|
Ducoli’s web site © 2007 |
|
|
24 luglio 2010 Uscirà il prossimo 7 agosto 2010,
46 Volte uno, il disco di Mauro Tononi (voce
ufficiale di Valentino Rossi a Radio DJ), di cui il Ducoli
ha curato i testi e scritto alcune canzoni. Il disco verrà
presentato il 2 settembre È uscito
La trasmissione del pensiero, il nuovo disco di Korrado. Nell’album ci sono due
canzoni con testi scritti dal Ducoli: Sfiorami (rivisitazione di Per Te, scritta per Mané nel
progetto Cromoinverso) e Lingua di Serpente. È uscita in vinile
Idee e concetti che si
trasformano in suoni... Questo e.p. rappresenta
presente, passato e futuro, possibile fonte di ispirazione per gli artisti di
domani. Alcune sonorità anni 90 e influenze di generi musicali diversi
rendono in nuovo disco di Amnesys assolutamente
unico. "Refly" (A1) è un riassunto che ripercorre vari periodi del
genere hardcore che hanno influenzato in modo determinante
lo stile attuale di Amnesys. La canzone nasce sull' atmosfera
della pausa caratterizzata da un vocal molto incisivo. Il tutto si trasforma
in un uragano di synth e casse che non lasciano spazio ad alcun dubbio,
questa è una traccia assolutamente rivoluzionaria. "Ctrl_D_Future"
(B1) è sperimentazione sonora che esce dagli schemi classici di questo
genere. Suoni, tecnica e musicalità del break
rendono il messaggio chiarissimo. "System
Crash" (B2) chiude l'e.p. nel modo + brutale. Intro e break in stile
Prodigy, casse devastanti accompagnate dal vocal di
Lenny Dee e un riff che proviene direttamente dall'occulto... Novità anche per Biocosmopolitan
di Boris Savoldelli: lo straordinario bassista Jimmy
Haslip, fondatore degli Yellow Jackets,
sarà ospite del disco nel brano d’apertura Biocosmopolitan! Altre news … 27 giugno 2010 Fabio Antonelli dell’Isola che non c’era ha recensito Piccoli Animaletti: Rendere l’idea di questo
nuovo disco di Ducoli, poliedrico musicista bresciano, è davvero
impresa ardua, anche perché Ducoli ci ha abituato da sempre ad una creatività
straripante e continuamente mutevole. Qui poi, forse più che in passato, la
sua stravaganza si fa sentire. Ecco allora che ne nasce un disco
originalissimo, un progetto legato al mondo animale, anche se è ovvio che
quello di Ducoli non è popolato dai soliti animali, ma troviamo anche animali
dagli strani nomi come “Il Laccabue” o ancora “Il rattus”, nonché
tante altre strane situazioni che solo una mente come la sua poteva
concepire. Qualcuno a questo punto
si starà chiedendo, ma che genere di musica suona
Ducoli? La risposta più facile e scontata sarebbe quella di invitarvi ad ascoltarla,
perché darne una definizione è praticamente
impossibile, Ducoli è un cultore del rock, ma riesce a deformarne i contorni
passando per il jazz, il blues, la canzone d’autore più intimista in un
continuo cambio di direzione. Allo stesso modo è mutevole la sua
interpretazione vocale, e così la voce si fa a volte scura e torbida come uscisse da una notte agitata, a volte distesa e limpida
come fosse rasserenata, in alcuni casi poi non manifesta neppure il cantato,
ma “parla” come ci invitasse ad un incontro confidenziale. Vediamo a questo punto
di decifrare le coordinate essenziali: passiamo per il brano di apertura La malura, di impianto decisamente
rock, la breve ma poetica Una Silvia, il suadente rock di Una nuova
città, la carnalità di Il mulo «Guardo ancora una volta il cielo /
Studio la mia alternativa di volo / Guardo ancora
una volta il tuo culo / Mi tocca di essere sempre il tuo mulo». Nella già
citata Il Laccabue tra atmosfere jazz il nostro ci parla
(letteralmente) così «Io ti disegno una tigre e un leopardo che guarda / Coi denti di cento serpenti / Con le zampe del ragno e
della sua ragnatela / Costruita sull'angolo alto della mia ultima tela», per
la title-track, supportata da un coro di bambini che canta «Niente di nuovo
di stupefacente / Niente di niente, nemmeno la gente / Noi siamo niente che
non sia vivente / Siamo niente di buono, non siamo
importanti / E allora niente perdono, non saremo mai santi / Proprio niente
di niente, non ci sono innocenti / Siamo niente di niente, ma non e’
sufficiente / E allora niente di niente, più niente di niente», la suggestiva
e dolce Dialogo di guerra che dispiegandosi sulle ali del violino di Michele
Gazich è però permeata di sana indignazione, «Le vostre schifose,
arroganti menzogne / Protetti da sempre da qualche padrone / Di ladri
assassini di gente che ha fame, ancora», Il carro in cui troviamo echi
messicani e spruzzate jazz per un corale «Noi che tiriamo il carro / Non ci opponiamo mai / Abbiamo le mani forti / Meglio di
cento buoi / Noi non vogliamo niente / Noi non abbiamo sete / Siamo la parte
pronta / Davanti c'e’ solo il prete», la stramba Rattus in cui si è
deliziati dal pianoforte di Andrey Kutov ed in cui Ducoli cambia
improvvisamente voce. Ancora diverso è il suo timbro nella dialettale Le
renne sulla neve perenne. Spero di esser riuscito a dare l’idea della
sostanza questo disco, ma in ogni caso vi invito a
cercarlo, avendo oltretutto come assoluta garanzia nomi di musicisti come Ellade
Bandini, Michele Gazich e lo stesso Andrey Kutov. Luca Morzenti sulla fanzine Non è semplice
recensire un libro per il quale si è scritta la prefazione,
ma questa nuova fatica di Alessandro Ducoli, che segue di circa un
anno il Diario di un giovane fumatore scritto a quattro mani con Guido
Lavazza, giustifica questo sforzo, anche perché - lasciatemelo dire - è un
racconto che merita di essere letto. Traendo ispirazione da
due dei suoi numerosi progetti musicali - nella fattispecie My Uncle The Dog e Spanish Johnny - l’autore costruisce una
trama nella quale inserire memorie private, passioni personali e cenni
autobiografici a sostegno di validi riferimenti storici, il tutto amalgamato
in una storia tanto semplice quanto avvincente. Il protagonista è David
“Noodles” Cobb, giovane “disincantato” che abbandona il borgo natio per
cercare fortuna nel Continente. Ed è il viaggio di Noodles Cobb a
fungere da amplificatore del grido che scaturisce dal paragone fra le nuove
città che attirano giovani desiderosi di costruirsi
un futuro (sporche, rumorose, corrotte e corruttrici), ed i pochi spazi
ancora incontaminati. Ma attenzione: questo non
è un romanzo “ecologista”. Pur essendo noto l’atteggiamento di Ducoli nei
confronti della salvaguardia dell’ambiente
(presente, ad esempio, nel racconto allegato all’ultimo album “Piccoli
Animaletti”, che vi invito a rileggere), questo Dogtale si pone più
come un nostalgico e (quasi) rassegnato sguardo su quanto di peggio l’uomo è
riuscito a fare all’ambiente che lo circonda ed ai suoi simili, e quindi a se
stesso, una riflessione su come la cattiveria prevalga (sempre?) sulla bontà
con uno sfondo di praterie, canyon e città. Una storia ambientata
cinquant’anni fa che si potrebbe inserire anche nei due secoli precedenti, ma
estremamente attuale. Novità anche per ClockWork
Orangina di Manè: Ivan Cattaneo, grande icona
dell’elettropop italiano, ha cantato nel brano The Kiss Milk.
L’uscita del nuovo disco di Mané è prevista per il prossimo autunno. Stefano Pifferi sulla web-fanzine Sentireascoltare ha recensito Electric Babyland: Fanno il verso ad un mostro
sacro del rock come Jimi Hendrix, questi due bresciani: nel titolo come nella
cover, splendida riproposizione della foto di Electric
Ladyland. Luca Ducoli (voce, chitarra) e Michele Federici (batteria) hanno però piedi e testa ben piantati nel rock’n’roll più
scalmanato e senza freni possibile: slanci country, bellezze blues-punk,
richiami garage come se piovesse, energia e sudore d’obbligo si alternano
senza soste in Electric Babyland tanto che se in prima battuta a venire in
mente sono le scarne trame della Blues Explosion e discendenti vari, nel
corso della scarsa mezzora dell’album ci si rende conto che il duo bresciano
è molto più inzaccherato nei crismi del rock’n’roll più selvaggio e sboccato. Per
capirsi, quello che da Jerry Lee Lewis arriva fino agli oscuri garage-heroes
delle varie Back From The Grave, passando per il sixties-pop più rumoroso, il
rock-blues storico, gli Stooges e gli Stones. Quella è la
tradizione cui attingono e di cui non fanno mistero
alcuno, anzi la mantengono in vita alla grande sullo slancio di freschezza
strumentale e energica passione. I vari ganci e indizi disseminati qua e là
ne fanno più che un disco, una sorta di caccia al tesoro negli ultimi 50 anni
di r’n’r. Di più non oseremmo chiedere. Bravi. Francesco
Bove sulla
web-fanzine Beatpopula ha recensito Electric Babyland: Si omaggia
Hendrix sin dalla copertina: tante donne nude che mostrano i loro seni
prosperosi all’ascoltatore. Cosa vi ricorda?
Sicuramente lo saprete, l’omaggio a “Electric Ladyland” è
palese. Era il 1968 quando Hendrix scandalizzò, con
la copertina del suo capolavoro, la morale dei benpensanti di tutto il mondo.
La copertina fu rifiutata e cambiata in fretta e furia perché considerata
pornografica. Altro omaggio ad Hendrix è nel titolo: Electric Babyland. Però poi, appena comincia a scorrere la prima delle nove
tracce nello stereo, si capisce che i Thee Jones Bones hanno poco a
che fare con Hendrix, anzi, la loro musica attinge da tanti generi. Non è,
quindi, una cover band, per fortuna. I Thee Jones
Bones sono una band bresciana, con evidenti
inflessioni 60’s, che propone al pubblico uno stile musicale a metà tra il
country e il garage, leggero, veloce, che va dritto al sodo e che si presta
molto per la musica dal vivo. Giunti al terzo lavoro
in studio, il duo bresciano rilegge la musica dei loro miti dedicando
addirittura un brano dal titolo eloquente Nico’s Banana a Lou Reed e
passando, senza farsi troppi problemi, da una melodia all’altra, da uno stile
all’altro, riuscendo sempre ad andare al sodo. Un lavoro
muscolare, sporco, efferato, aromatizzato al punto giusto con tocchi melodici
ma genuino e rinfrancante come solo un lavoro artigianale sa essere. I
Thee Jones Bones ritrovano le cose elementari, riescono ad affermare il
proprio modo di pensare facendosi spazio tra numerosi gruppi “alla moda” e
proponendo un sano rock&roll emozionante e folgorante. 10 giugno 2010 Grandi novità per Biocosmopolitan
di Boris Savoldelli: Paolo Fresu ha partecipato alla registrazione
del disco regalando le sue note in Kerouac
in New York City e Concrete
Clima. L’uscita del nuovo disco di Boris, anticipata dalla recente
pubblicazione di The Miss Kiss, è
prevista per il prossimo autunno e già si annuncia esplosiva (Boris ha presentato
in anteprima il disco nella sua ultima tourneé in Russia e lo presenterà
negli Stati Uniti nelle due date estive di Seattle e Louisville!). Per ora, dal momento che il Ducoli è ancora una volta autore di
tutti i testi (con la collaborazione di Luca Morzenti in Subwarm, The Discordia
e Lovecity), vi si anticipa la
scaletta del disco: # 1 Biocosmopolitan – VOICE A # 2 Lovecity – VOICE L # 3 Concrete Clima – VOICE B # 4 Kerouac In # 5 Is Difficult To Fly Without Whisky –
VOICE D # 6 Dandy Dog – VOICE C # 7 Danny Is A Man Now – VOICE E # 8 Biocosmo – VOICE G # 9
The Discordia – LAST VOICE # 10
Subworm – IDEA 2 VOICE # 11
Springstorm – NO-FIRST VOICE # 12
The Miss Kiss – VOICE H # 13
My Barry Lyndon – FIRST VOICE *** È uscito per Edizioni Latakia
“Dogtale”, il nuovo racconto del Ducoli. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli (baccoilmatto@libero.it). Elvis Presley è morto. Il treno che portava The
King si è fermato a Graceland, ma forse non sarà l’unico a fermarsi quel
giorno. David “Noodles” Cobb è un giovane che insegue un sogno ancora poco
chiaro, attraversando un Continente fatto di persone e cose che stanno cambiando,
non sempre in meglio. Un Continente dove non c’è più spazio per i sogni. *** Il nuovo lavoro discografico del
Ducoli, di cui vi abbiamo accennato in riferimento
al concerto del prossimo 14 luglio a Fino del Monte in compagnia del Bepi, si intitola Lo sbarco in
Lombardia e verrà registrato, sembra, dal vivo proprio durante il
concerto di quella sera. Il nuovo disco è stato interamente scritto a quattro
mani con Andrey Kutov e avrà (come
spera il Ducoli…) la forma del Teatro Canzone. L’idea originale, nata
dalla necessità di sottolineare la forse eccessiva
cementificazione della Lombardia, è stata sviluppata in maniera “giocosa” sul
passato di giovane muratore del Ducoli: Il dito puntato Lo sbarco in Lombardia Mica come nascere ad Ajaccio Ode al panino L'apprendista magùt Pranzo allegro ma non troppo La marcia del pic Rughe di cemento Ode al ducato Idolocemento (Preghiera della sera) 4 giugno 2010 Nessuna news per quanto riguarda i
due lavori in “cantiere”… Sandropiteco sembra
che sia già stato registrato ma non si sa dove e come … mentre il titolo del
lavoro che verrà registrato il 14 luglio prossimo a Fino del Monte (BG)
non può essere ancora anticipato … vi posso dire soltanto che si tratta di
“dieci canzoni a tema”. La rivista IL TONNUTO (fanzine d’acqua dolce), ha recensito “Cromo inverso”!!!!!!
Ecco cosa dice in proposito Fabrizio “FaZ” Cesari: Mi ricordo la prima volta che ascoltai “Nereide”,
una delle tracce del CD, la collegai subito al film “Il Gladiatore” di Ridley
Scott . Mi si accesero in mente le scene finali dove
il generale Massimo moriva e ricordava moglie e figlio. Non so se anche a voi
darebbe visioni simili ma a me questa traccia ha
emozionato moltissimo. Lo fa tuttora. CROMO INVERSO opera prima dell’artista
Manè, nome d’arte di Pierangelo Manenti, classe 1976,
bresciano residente sulle sponde meridionali del lago “con l’isola in mezzo”,
il Lago d’Iseo. Il CD ha già qualche anno, è stato
realizzato nel 2005. Ci sono arrivato solo di recente a scoprire questa perla
di lago interessandomi ai lavori passati di Alessandro
Ducoli uno dei nostri recenti beniamini qui al Tonnuto (leggete il Tonnuto n°
95 o il n° 105). Cromo inverso si è
sviluppato con i testi di Alessandro oltre alla
produzione artistica di Valerio Gaffurini ed ovviamente la parte musicale di
Manè. Quindi connessione immediata fate partire le tracce e
leggete il seguito… Il timbro vocale di Manè è decisamente
singolare, perfetto per le musiche che ascolterete. E’ in falsetto sempre
assolutamente preciso ed intonato. Difficile quindi ritenerlo più compositore
che cantante. Complimenti a lui; è raro trovare entrambi le doti in un'unica
persona. Per dare un’idea ricorda il timbro vocale di Anna
Oxa anche se personalmente lo reputo superiore. Nel CD 8 sono i brani ufficiali più un bonus che è una
versione differente di una delle tracce precedenti. “Immagine” traccia d’apertura
accende il sogno con una figura danzante molto a contatto con gli elementi
della vita, della natura. Segue “Numero
Uno” la traccia che ai primi ascolti pare la più slegata alle altre. Il
testo è alla Ducoli “voglio l’essenza
della mia esistenza”. Un urlo alla complessità inutile di questa vita.
Una ricerca (difficile) di sé stessi. “La fleur et le
mal” avvelenata come il fiore del male. Una richiesta di
aiuto contro una partner egoista. Attenti, chi toglie l’acqua regala la sete. “Nereide” è la mia traccia preferita,
pianoforte e voci leggermente sospirate. Per me una musica capolavoro. “è strano averti qui
mentre ti penso; parole che confondono alla ricerca di sguardi” “movimento armonico di una parola” “forze che danno e tolgono amore” “scivola la pelle tua mentre io mi perdo”
“chiudi i miei occhi mentre mi tocchi,
sempre più giù, chiudi i miei occhi”. Leggo che molti la interpretano
come un contatto sessuale tra due amanti. Personalmente la interpreto come
gli ultimi istanti di un morituro e l’immagine della sua amata che lo
accompagna verso un altro mondo. “Per
te” sospiri di sirene in deserti di sabbia. Siamo il segno che lascia il tempo. Non aspetta l’idea della gente. Io invece mi fermo per te. “Onirica” dal sapore misterioso. Musica più pop ed interpretazioni vocale che in alcuni tratti
ricorda i primi Matia Bazar. Violino finale da Blu Vertigo. Un’altra
traccia molto intensa “Maria Bambina”.
Splendida. Ascolterai nel vento la mia
voce ancora. E’ un’illusione il tempo. E’ un’altra occasione. Ti lascio
soltanto un momento. Non ti lascerò mai. Ultima traccia del CD è “Cromo Inverso” che dà il nome all’intera opera. Si potrebbe dire una forma
d’arte!. Sono
il pezzo di carta dove appoggia il colore. Il segno che si
ferma per avere una forma. Profilo costruito per la tua perfezione,
nella mia fantasia. Voglio un angelo migliore di questo. Voglio l’angelo
migliore che sei. Portami via,
portami via. Il tutto cantato su un ritmo piuttosto serrato e
piacevolmente dance. Riassumendo il CD non è esattamente allineato al
filone musicale tradizionalmente trattato nel nostro mensile
ma visto che ha risvegliato con furore in me i sensi musicali da
teenager degli anni 80 con in più il sostegno dell’attenzione ai particolari
che un 40enne nota ed il tutto mi convince parecchio…. ecco
che ho fortemente voluto scrivervene. Con Manè abbiamo molta elettronica però
decisamente raffinata e come dicevo prima anche le
voci non sono per niente da dimenticare. Assolutamente intonate e precise. Un
personaggio da tener d’occhio ! Manè ha in
preparazione un altro CD per questo autunno e
statene certi vi terremo aggiornati. Il Ducoli è stato così contento di
questa recensione che mi ha chiesto di ricercare una recensione “distratta”
dei tempi dell’uscita del disco … lui vuole specificare che non pubblica le
recensioni non quando non parlano bene del disco ma
quando non ne parlano “affatto” (queste
mi sembra di ricordare che fossero le tristi parole con cui il Ducoli
commentò l’accaduto …. quel coglione non ha capito un cazzo, testi o non testi, e
siccome non siamo nessuno si è divertito a tirarci addosso merda e noia,
fanculo …): Le informazioni che accompagnano "Cromo
inverso", esordio discografico dell´anonimo Manè, sono
talmente scarse che dobbiamo rifarci alle poche note che accompagnano il
disco per dedurre chi alla fine si celi dietro questo pseudonimo o chi in
qualche modo abbia contribuito alla realizzazione del progetto. Non resta che
prefiggersi alcuni punti fondamentali da precisare su "Cromo
inverso".
La
web-fanzine Rock.it ha
recensito Electric Babyland: Straight in
a rock'n'roll country. Dribblando
ritmi atavici e schivando bombe bluesy. Musica adatta per piegarsi sotto la
pioggia fino ad affogare, dentro il selvaggio furore di una two-men band che ti trascina in un altrove immaginario da
atmosfera 50s, e ti scrolla piedi e gambe. Ed è una
scossa granitica e impellente, con le mani insabbiate nel blues di Jon
Spencer e Muddy Waters, e l'obiettivo di ricalcare sulla cover
l'esordio di Jimi Hendrix in chiave post-moderna. I Thee Jones Bones,
suonano e sudano, fremono e stridono sulla via di Chicago. L'impeto
primigenio di tutto il rock che ti urla addosso, quello di "Holly Holly" e "Say Hey, Say Ho!", a tratti
risezionato e diluito attraverso un cocktail di country-folk ("Teachin'
Nurse") che tende la mano a un ipotetico Johnny Cash affetto da
nevrosi. O ancora il noise blues di "Alright" e
"Hangin' Around", ingredienti miscelati con cura e vigore.
Quando il blu d'angoscia urbana riesce a esplodere
d'energico bagliore. Cesare Casalini, sulla web-fanzine De-Baser ha recensito Electric Babyland: Se c'è qualcuno di voi
che ha bisogno di una bella e sana scarica di
adrenalina, ecco pronta la ricetta: procuratevi subito questa bomba
rock'n'roll, sono nove veri proiettili che colpiranno inesorabilmente i
vostri spiriti bisognosi di folgorazione.
Sono ormai arrivati al loro terzo album (ed è appropriata la
definizione di album, in quanto è uscito in doppia
versione vinile + CD). Fa molto piacere soprattutto l'uscita in vinile, che
oltretutto fa risaltare la splendida copertina, e poi tra l'altro l'edizione
in vinile suona molto meglio di quella in CD. "Screaming
Luke" Ducoli e Frederick Micheli propongono un disco che va ascoltato
a tutto volume, senza troppe domande, e possibilmente tutto d'un fiato. Non vale nemmeno perdersi troppo in
spiegazioni su questo album che presenta i due in
stato di grazia, sia il titolo che la copertina dell'album sono un chiaro
riferimento a Jimi Hendrix e al suo album più importante, mentre la
loro musica è dichiaratamente rivolta verso Jon Spencer Blues Explosion. Fra i nove pezzi l'unico che opare far
"tirare un po' il fiato" è la loureediana "Nico's
Banana", il resto è una fragorosa esplosione di suoni e di ritmi
divertenti e tirati a dovere. Chitarre sporche al punto
giusto, voce selvaggia e, pur se con qualche piccola apertura melodica, tanta
cattiveria e sano spirito rock'n'roll. Aurelio Pasini sulla web-fanzine Il Mucchio ha recensito Electric Babyland: Se la copertina del
nuovo lavoro dei bresciani Thee Jones Bones – in vinile, con cd allegato – omaggia in maniera quasi calligrafica, come del resto il
titolo, l’“Electric Ladyland” di hendrixiana memoria, i suoi contenuti si
muovono lungo altre coordinate: quelle di un rock’n’roll viscerale e
parecchio selvaggio, nipote degli Stones e figlio bastardissimo degli
Stooges, cugino dei Cramps e dei Gun Club e e cognato del surf più ruvido. Musica che viene dallo stomaco, ispida, sporchissima, veloce, da
ascoltare col volume a palla senza farsi troppi problemi. Niente di nuovo, ma fatto alla grande, con le giuste – e copiose –
dosi di elettricità e sudore. Come sovente accade in questi contesti, poi, l’organico limitato (voce, chitarra,
batteria, occasionalmente banjo e armonica) non rappresenta assolutamente un
ostacolo, rivelandosi di contro un pregio non da poco, perché è solo quando
sono ridotte ai minimi termini che certe canzoni acquisiscono potenza ed
efficacia. A scacciare il temuto spettro della ripetitività ci pensano
arrangiamenti semplici ma vari, che peraltro non si
precludono la possibilità di staccare la spina per qualche minuto, senza che
il coinvolgimento e il divertimento vengano meno. Insomma, se si amano certe
sonorità “Electric Babyland” è un lavoro da non lasciarsi sfuggire, oltre a
rappresentare la conferma del ruolo di primo piano che i suoi autori già da
qualche tempo ricoprono nell’ambito della scena r’n’r tricolore. Claudio Andrizzi del Bresciaoggi ha recensito Electric Babyland: E' una delle copertine
in assoluto più leggendarie (e censurate) dell'intera storia del rock: un
frammento di mito che ora rinasce in una splendida versione «made in Bs», a
corredare il terzo album di un gruppo che rappresenta una sorta di ultimo avamposto della più classica «ortodossia» rock
'n roll. Loro si chiamano Thee Jones Bones, sono attivi dal 2001, sono un duo
(da poco diventato un trio) e la loro base operativa è in Valle Camonica, per
la precisione a Darfo. Qui è nato e risiede Luca Ducoli, chitarrista e
cantante, intorno al quale la figura dei Bones gira da ormai quasi dieci
anni. E' stata sua l'idea di replicare una famosa copertina
rock del passato per il nuovo album della sua creatura: e la scelta è
caduta nientemeno che sulla cover originale di «Electric Ladyland», terzo
album e capolavoro assoluto di Jimi Hendrix.
Giuseppe Celano sulla web-fanzine Extra-Music Magazine ha recensito Electric Babyland: Fare un bel tuffo nel
delta del blues non è male con la primavera che inizia a far sentire il suo
peso soprattutto se a guidarvi in questo viaggio sono i Thee Jones Bones.
Nati nel 2001 come trio, diventati poi un duo sulla scia dei White Stripes,
esordiscono nel 2005 con “Rock And Roll Is A
Lifestyle” e il successivo ”Sticks And Stones”.
Era stata infine “mai pubblicata”
(il Ducoli se n’è un po’ arrabbiato con il Vostro Amministratore del sito … ma aveva ragione) una recensione di Gian Paolo
Laffranchi del Bresciaoggi, uscita prima della scorsa estate: Forse non esiste. È un mito, una figura romanzesca
avvolta nella nebbia degli aneddoti apocrifi. Forse è solo una leggenda
camuna e Spanish Johnny, Bacco Il Matto e Cletus Cobb non sono la stessa
persona. Non possono esserlo: troppe idee, troppa
creatività. Forse Alessandro Ducoli (ma esiste davvero?) dovrebbe contenersi,
uscire di meno, a livello discografico. Il che, va
detto, non equivarrebbe a uscire meglio, perché i
suoi progetti sono sempre curati, pensati e scritti con amore spudorato e
passione viscerale. Semmai, ciò garantirebbe il
fascino di «evento» a lavori che non meritano di passare inosservati. Non fa
eccezione «I leave my place to the bitches», opera missata e masterizzata all'XTR Studio di Adro insieme con una squadra di alto
livello: oltre a Cletus Cobb (alias Ducoli, si dice), voce, chitarra acustica
e armonica, ecco Stefania Martin (voce), Nik Mazzucconi (basso), Marlon
Richards (chitarra elettrica), Valeruz Velasco (piano, hammond) e Beppe
«Cipe» Facchetti (batteria).
10 maggio 2010 Non sono ancora iniziate le
registrazioni di Sandropiteco,
nebulosa assoluta sul nuovo disco ufficiale del Ducoli che sembra
essere stato pensato in due volumi! Si vocifera invece che il doppio live con
il Bepi, previsto per il 14 luglio prossimo a Fino
del Monte (Bg), verrà registrato in rigorosa “presa diretta” ed è stato
pensato in forma di “concept” con dieci nuove canzoni. Nuove
notizie a brevissimo, compreso il titolo dell’opera e altre anticipazioni.
Eccovi invece alcune recensioni
uscite nel mese di aprile. Furio Sollazzi ha recensito Piccoli animaletti su Mia
Pavia (www.miapavia.it): Chi ha avuto modo di ascoltarlo in concerto due
anni fa (era venuto al Broletto nell’ambito del Festival dello Shomano) sicuramente se lo ricorda ancora: non ho dubbi! Il Ducoli è uno che fa rock e sa cosa fa; il
Ducoli è uno che incarna lo spirito Beat e fino a che non glielo hanno
spiegato (il Beat quello di Kerouak e Ginsberg, per intenderci) non sapeva di
farlo; il Ducoli è un poeta, un jazzista, un
romantico, uno spietato realista, un ironico cronista e qualsiasi cosa voglia
essere. Schizofrenico musicale dalle personalità multiple
(Bacco il Matto, Spanish Johnnies, Cletus Cobb, il leader de
Alessandro Ducoli è un cantautore bresciano che,
sin dall'album di esordio "Lolita", si
dedica a tempo pieno alla scrittura per sé e per altri artisti (proficua la
collaborazione con Boris Savoldelli, che porta i testi di Alessandro ben
oltre i confini italiani, fino in Russia e negli States). Il 2004 è segnato
da una svolta jazz con "Brumantica",
piccolo gioiello realizzato con Fabrizio Bosso, Alessandro Galati
(arrangiatore dell'intero lavoro), Ares Tavolazzi, Sandro Gibellini ed Ellade
Bandini. "Artemisia Absinthium", album del 2008, frutta al Ducoli
il Premio Claudio Mazzitello edizione 2009. “Piccoli animaletti" è il nuovo cd di Alessandro Ducoli, ultima fatica discografica con,
ancora una volta, Ellade Bandini che torna e forma insieme a Max Gabanizza
l'ossatura ritmica del nuovo album, musicalmente ispirato e profondo nella
scrittura. L'inseparabile Andrei
Kutov al pianoforte, Giorgio Cordini, Michele Gazich, Mario Stivala, Mirko
Spreafico e Valerio Gaffurini sono gli altri musicisti coinvolti nel nuovo
lavoro che sintetizza la condizione degli animali in gabbia, umani inclusi,
ed è farcito di tanti episodi di grande musica: Rattus, con il coro dei
bambini e il pianoforte di Kutov, Dialogo di guerra, sulla vicenda di Ilaria
Alpi, La copertina porta il CD, un booklet con i credits
e un “libercolo” di scritti e pensieri che vi offrono uno spaccato della
geniale dissociazione con cui il Ducoli ama raccontare. Insomma, non c’è modo di descrivere il Ducoli e la
sua musica in maniera esaustiva: l’unica soluzione è ascoltarlo e imparare ad
amarlo. Furio Sollazzi, Pavia, 07/05/2010 Cesare Casalini ha recensito Piccoli animaletti su Radio
Voce: Anche stavolta il Ducoli ha colpito. Ce l'ha fatta di
nuovo il menestrello di Breno a radunare
intorno a sé una vera squadra di
fuoriclasse per approntare questo disco. Facile, direte voi, facendosi coadiuvare da
gente come Ellade Bandini (batteria), Max Gabanizza (basso), Giorgio Cordini (bouzouki),
Michele Gazich (violino), Mario Stivala
(chitarre), Mirko Sprafico (percussioni), Andrey Kutov (pianoforte), Valerio Gaffurini (hammond e
programmino) ed Eugenio Samon
(tromba). Ma se non hai le canzoni puoi assoldare chi vuoi che rischi fortemente
di non andare da nessuna parte. E invece il Ducoli le canzoni le ha, eccome. Oltretutto
sono pezzi che, con questi
arrangiamenti perfetti e tirati a lucido, funzionano alla
grande. Già l'inizio rimanda subito al sound del mai
dimenticato Bacco il Matto, con quell'incisivo riff di chitarra che cattura
subito e il cantato
a metà fra il sornione e il sussurrato. E' un grido di libertà, "La malura". Io
trovo una certa affinità tra "dobbiamo valutare meglio, ancora, prima che
decidano loro ogni volta" e
"continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?".
Poi il Ducoli va sull'estremamente personale "I
miei cento difetti", una ballata
molto pianistica, e qui Kutov fa la parte del leone. Ancora atmosfere fumose
da jazz club un po' caposseliane (e qui non me ne voglia il Ducoli), con un pezzo
quasi da carillon, "Una Silvia". Il cantato di Alessandro
Ducoli continua a migliorare di disco in
disco e lo fa con un piglio da "cattivo per necessità" come
dice lui (si ascolti "Una nuova
città". Ne "Il mulo" tornano a farsi
notare i riff chitarristici, con un
grande assolo finale. "La cinciallegra" è un brano poetico e
dall'atmosfera sognante, mentre il riferimento artistico del disco è
il pittore Antonio Ligabue, a cui
viene dedicata la bellissima e jazzata "Il Laccabue". Un
bello sguardo sugli esseri umani in generale, visti come "Piccoli animaletti",
eseguita con la collaborazione di un coro di bambini, i "Piccoli Animaletti" diretti da
Barbara Bellotti, che partecipano
anche a "Rattus" (composta da Kutov). Ogni tanto in Ducoli
salta fuori la malinconia amorosa che qui si palesa in "Un germano
irreale", pochi e delicati tocchi di chitarra acustica e voce triste. "Dialogo di guerra, con un meraviglioso violino di Michele Gazich,
è dedicata ad Ilaria Alpi (la
giornalista morta in un agguato in Somalia
nel marzo 1994). "Sopra il davanzale" è, per il momento, la
mia canzone preferita del
disco (se la gioca con "La malura" e "Una nuova
città"). Una puntina di tex-mex in "Il carro", poi la già
citata "Rattus", e a concludere l'album c'è una filastrocca
in dialetto camuno, "Le renne
sulla neve perenne". E smettetela di dire al Ducoli,
"Dovresti fare meno dischi e più curati" o altre amenità del
genere. Tanto lui non vi ascolterà. Anche perché la cura e l'attenzione che
lui e il suo gruppo di fuoriclasse
hanno messo in "Piccoli animaletti" raramente si nota negli
attuali dischi italiani. Angel Devil ha recensito Piccoli animaletti sulla
web-fanzine www.rockrebelmagazine.com: "Piccoli animaletti" è il nuovo album di Alessandro Ducoli, cantautore camuno che nasce
artisticamente nel 1997 con il disco "Lolita". Ducoli ha pubblicato
oltre 15 dischi distribuiti in vari progetti, tra i quali "Brumantica"
che, nel Marco Quaroni ha recensito Piccoli animaletti sulla
versione web de Il Mucchio Selvaggio: Alessandro Ducoli è un ancor giovane cantautore
della Valcamonica che ha pubblicato la media di un lavoro all’anno,
se non di più, negli ultimi 10, forse 15. E tutti questi lavori, spaziando
dal puro stile cantautorale con venature jazz fino allo sfogo rock del gruppo
Bacco il Matto prima e degli Spanish Johnny oggi, hanno avuto qualcosa di importante da dire. L’ultimo album, l’introspettivo ma
per molti versi anche corale “Piccoli animaletti”, è uscito in febbraio, si
avvale della partecipazione di musicisti del calibro di Ellade
Bandini, Michele Gazich o Andrey Kutov e ancora una volta testimonia quanto
questo autore sia prolifico, intelligente, anticonformista e fieramente poco
incline al mercato. Di certo c’è che canzoni del calibro di “Una nuova
città”, “Piccoli animaletti”, “Dialogo di guerra” o “Sopra il davanzale”, sono
piccole grandi perle nel triste panorama della musica italiana del 2010, e da
sole seppelliscono l’intero ultimo festival di Sanremo. Ci sono episodi
interlocutori, gridati o sussurrati, forse troppo jazz, vicini al Tom Waits
più stralunato, come “La malura”, “Una Silvia”, “Il mulo”, “Il laccabue” o
“Un germano irreale”, ed è in questi casi che il Ducoli eccede
nell’osare, anche se lo fa consapevolmente. La tromba de “Il carro” ci porta
addirittura nel West. Nel complesso il progetto è di ottima
fattura, cantato magistralmente, perfettamente suonato e con una confezione
che comprende anche un libretto di raccontini abbinati ad ogni canzone. Un excursus ricchissimo diviso in animali “pseudonotturni”,
“quasidiurni” e “luminoneutri” che ci fa conoscere un artista che vale la
pena di incontrare sulla propria strada. Se le sue produzioni fossero
state maggiormente centellinate e avessero goduto di
qualche taglio in più, oggi non avrebbero niente da invidiare ai dischi dei
maggiori cantautori italiani. Dal vivo poi è un fiume in piena di ironia dissacrante. Resta un vero peccato che sia ancora relegato nel ghetto dell’autoproduzione, ma
ormai sembra il destino comune di tutti coloro che hanno qualcosa di
interessante da dire in questo paese. Citando: “Sono sempre un viaggiatore
meno della metà, sono diventato cattivo per la necessità…”. Non perdetelo. La web-fanzine www.popon.it parla di Piccoli animaletti: Piccoli animaletti è il
nuovo disco di Ducoli. Il cantautore camuno, classe 1971, approda così a un nuovo lavoro solista. Dall’esordio avvenuto nel 1997
con il disco Lolita, Ducoli ha pubblicato oltre quindici dischi distribuiti
in vari progetti, tra i quali va annoverato Brumantica che, nel Vittorio Lannutti della web-fanzine Kathodik (www.kathodik.it) ha recensito Electric
Babyland: Con una copertina ed un titolo che sono un chiarissimo omaggio al disco migliore di Jimi
Hendrix, vale a dire “Electric Ladyland”, il duo rock’n’roll Thee Jones
Bones, pubblica il secondo lavoro, confermando la sua matrice profondamente
rock’n’roll, sulla via segnata nella prima metà dello scorso decennio dalla
Jon Spencer Blues Explosion. Tuttavia, il messaggio che trasmette
questo duo (Luca Ducoli: chitarra e voce, Michele Federici: batteria e voce)
non si limita al puro rock’n’roll d’impatto e velocissimo, con il taglio
punk, come vuole la migliore tradizione punk-blues, in particolare in Holly
holly e Say hey, say ho!, ma spazia dal bellissimo
omaggio al primo Lou Reed solista in Nico’s banana, fino a Wrong way, nella
quale il duo mette insieme i Clash con Johnny Cash. Non scordiamoci poi di
Hangin’round, nella quale le melodie non sono tanto distanti da quelle cui ci
hanno abituato Mike Ness ed i suoi Social
Distorsion. “Electric babyland” è un disco da
godersi senza farsi troppe domande, ma con la sola voglia di ascoltare del
puro rock’n’roll. 11 aprile 2010 Qui sotto trovate il link per
osservare le meravigliose fotografie che l’Associazione “I Puffi in
Viaggio” ha realizzato per il concerto del
prossimo primo maggio alle Officine Sonore di Vercelli. Il Ducoli,
si dice che abbia per un attimo perso la sua ruvida
scorza e così commentato: sono commosso. http://www.pelandra.it/lavori_fotografici/piccoli_animaletti_tour/ Si parla di Piccoli animaletti su IL
TONNUTO, eccovi la recensione di Fabrizio “FaZ” Cesari: FIGURA COMPLESSA E PRECISA: SIGNORI… THE DOG OVVERO IL
DUCOLI L’abbiamo conosciuto circa un anno
fa , quasi casualmente, suonava dopo un altro
cantautore per il quale ci recammo al mitico “1&35 circa“ locale must di
Cantù. Con grande stupore assistemmo a una
esibizione direi “rara” condotta con grande carisma. Da quel giorno nella
bacheca dei migliori del Tonnuto vi si legge il nome “Alessandro Ducoli”.Con
Sandro siamo diventati amici. Ci ha rilasciato un’intervista che si può
leggere sul n° 95 del nostro sito www.iltonnuto.it ed abbiamo tutti i CD
trovabili e trovati e non sono pochi. Ne avrà
realizzati per conto proprio una quindicina, forse più. Il mese scorso,
venerdì 12 marzo, sempre all’”1&35 circa”, abbiamo avuto il grande piacere di rincontrarlo. Sandro è venuto nel
canturino a salutarci e presentarci il suo ultimo CD “Piccoli animaletti”
uscito a febbraio. Arrivati presto prendiamo
posto praticamente in prima fila necessaria per fare delle buone foto e
filmatini delle canzoni della serata. Potete trovarne alcune alla pagina
dedicata sul nostro sito www.iltonnuto.it/2010/marzo/ducoli.htm . Poco dopo
arrivano altri amici tonnuti coi quali ci siamo
goduti davvero un’ottima serata davanti al mitico Ducoli. Salutiamo lui,
accompagnato dal bravissimo pianista Andrey Kutov, prima dell’esibizione e
gli chiediamo subito il nuovo CD. Questo perché Mauro il giorno dopo si dovrà
alzare alle 7:00 e quindi la decisione è per uscire
alle 23:45. Cosa non avvenuta anzi rimarremo fino
alla fine circa la 1.20. Chi conosce Mauro sa che è preciso e di parola ed il
fatto che stavolta ha “sgarrato” la dice lunga su quanto l’esibizione ci ha
“preso”. Anche questa volta dal vivo il Ducoli ha
dato spettacolo! Tornando al nuovo CD “Piccoli animaletti”
… La copertina è piuttosto inquietante, una scimmia pitturata con colori
scuri che mostra aggressiva i denti ed il titolo sotto scritto con caratteri
molto piccoli. Una volta aperto ci si trova davanti
un signor cofanetto. Diviso in 3 parti, sulla sinistra vi è infilato il
libretto tradizionale con testi delle canzoni e ringraziamenti vari. Al
centro vi è infilato il CD mentre a destra vi
troviamo un libretto curioso con una ventina di brevi scritti di Anonimo su
cui riflettere. Quindi durante l’ascolto rilassato del CD abbiamo
anche molto testo da leggere e su cui eventualmente meditare. Ad esempio
questa frase: “ Le cose a volte non vanno come credi. Di solito vanno come
hanno voglia di andare…sempre. E
non c’è verso di farle andare in un qualsiasi altro modo. Io ero così
abituato a stare attento a come andavano le cose,
che avevo addirittura imparato a stringere forte le chiappe per evitare che
potessero andare peggio. Abbiamo un culo soltanto e
offrirlo distrattamente alla sfortuna sarebbe davvero uno spreco.” Nel CD hanno suonato Andrey Kutov e
Valerio Gaffurini al pianoforte, Mirko Spreafico alle percussioni, Max
Gabanizza al basso, Ellade Bandini alla batteria, Giorgio Cordini al bouzuki,
Michele Gazich al violino e Mario Stivala alla chitarra. Ma direi che buona parte del successo al CD lo dà anche il
coro dei Piccoli Animaletti classe di una scuola del bresciano che accompagna
il Ducoli in 2 tracce da Hit da Zecchino d’oro come “Rattus” traccia straordinaria,
adorata dai figli, la vedrei benissimo come colonna sonora del prossimo film
della Walt Disney. Questo non toglie certo valore alla canzone anzi i tocchi
di pianoforte sono eccellenti. Velocemente le altre tracce: voce e pianoforte, poetica e molto dolce “Una Silvia”. Disagio
d’amore in “Un Germano irreale”, tocchi di chitarra e voce triste. “Dialogo di guerra” grazie anche allo splendido violino di Gazich
una delle tracce migliori, dedicata ad Ilaria Alpi la reporter uccisa nel 1994.
Jazzistica “I miei 100 difetti” e “Il Laccabue” bella,
molto relax. Ritornello audace ne “Il mulo”.
“ In “Una nuova città” il Ducoli ha
uno stile canoro simile al fratello cattivo Cobb e pare che lo dica anche nel testo. “Cinciallegra” è una triste
richiesta di sostegno. “Piccoli animaletti” è una lenta ballata sul rapporto
del mondo animale col mondo umano. “Sopra il
davanzale” strana traccia orchestrale per questo CD, piacerà alle sorelle del
Ducoli, stile italiano da sera in piazza. “Il carro” stile messicano perfetta
come colonna sonora al film Zorro. In coda c’è “Le renne sulla neve perenne”
strana canzone più che altro litania in dialetto
bresciano dove vari santi vengono tirati in ballo. Concludendo
un gran CD. In stile Ducoli e chi ama il Ducoli amerà
moltissimo questo CD. Sempre bello percorrere la strada
accompagnati dal Sandro. Personaggio strano, “complesso”, forse
atipico ma “vero” e “preciso”. Ha molto materiale che potrebbe raggruppare in
una specie di “the best of” da far pubblicare e
vendere a larga scala. Invece almeno per ora
preferisce scrivere e pubblicare in continuazione ciò che gli passa per la
testa, migliorandosi sul campo man mano ma dando poco spazio ai ricordi bensì
tirando avanti con altre idee. Ma anche qui, animale
insaziabile, non bastando una personalità ecco che genialmente si crea dei
fratelli virtuali dai nomi Cobb, Bacco il Matto, etc a cui far cantare
differenti tonalità acustiche rispetto al Ducoli. Non so se queste scelte, fretta di scrivere e cambio di personalità,
lo premieranno ma io condivido appieno. Amo quei personaggi che si buttano
nell’arena, creano d’istinto e si mostrano sinceri e diretti, loro e le loro
canzoni, senza troppo farsi condizionare dai fattori di ascolto
“come deve essere per entrare in classifica”. Persona generosa, vagamente
buona, cantautore instancabile, purtroppo interista, bresciano di classe
1971, laureato in scienze forestali, vive a Breno (BS), ha realizzata
una quindicina di CD senza contare i progetti di altre dove ha partecipato. Presto nuove “succose” news su Sandropiteco.
Per ora vi si anticipa che il lavoro sta prendendo forma e sembra davvero
esplosivo! 4 aprile 2010 … il lupo perde il pelo… Il Ducoli, forse a seguito di insistite critiche circa la sovraproduzione di dischi e
altro, ha iniziato le registrazioni del disco nuovo! Non sono passati due
mesi dall’uscita di Piccoli
animaletti! Il disco uscirà a settembre e verrà
prodotto nell’ambito dell’ormai consolidato sodalizio artistico con Valerio
Gaffurini e Lancinhouse dell’XTR-Studio; per ora il Ducoli
ha soltanto anticipato il titolo dell’album: Sandropiteco. Si parla di Piccoli animaletti su Late
for the Sky, eccovi la recensione di Paolo Crazy Carnevale: Alessandro Ducoli e Ligabue, il pittore. Alessandro Ducoli inesauribile e alle prese con un nuovo disco in
italiano dopo il recente live in duo con Kutov e il disco in inglese dello
scorso anno realizzato sotto il nickname di Cletus Cobb. Una delle cose che
entusiasmano ascoltando questo artista e che
spiazzano anche quando si crede di conoscerlo abbastanza, è la sua capacità
di fare un disco che non ha nulla a che vedere col precedente (Artemisia
Absinthium, la sua penultima fatica in italiano) per quanto riguarda le
sonorità. Questo Piccoli animaletti arriva in una
scintillante confezione cartonata con ben due booklet (uno con le note e i
testi e l’altro con dei raccontini legati ai brani), impreziosita dalle
riproduzioni di dipinti di Ligabue messi gentilmente a disposizione
gratuitamente dalla fondazione che si occupa del pittore padano. Ma non facciamoci ingannare, non è la bella confezione a
fare bello il disco. Il vero tesoro di questo CD è il suo contenuto musicale,
come dovrebbe essere per tutti i dischi. Una manciata
di composizioni firmate per lo più col chitarrista Mario Stivala, ma anche
col pianista Andrei Kutov (abituale sparring partner del Ducoli nelle serate
live), entrambi presenti in studio, insieme a Ellade Bandini, Michele Gazich,
Max Gabanizza, Mirko Spreafico e altri più o meno abituali compagni
d’avventura. Qualcuno, forse Ducoli stesso, sostiene che il Ducoli dovrebbe
centellinare maggiormente la propria arte, pubblicare meno dischi, non
inflazionare il sottobosco indipendente con i suoi molti dischi, ma questo lo
snaturerebbe, sarebbe come imbrigliare un fiume un piena
continua. Ecco dunque una serie di canzoni, alcune fatte e finite, altre semplici raccordi tra un brano più lungo e l’altro,
dedicate ad animali reali e ad altri invece di fantasia. Con
la voce del Ducoli al servizio di brani d’ispirazione rock come l’iniziale La
malura (ottima) e altri dall’andamento magnificamente spezzato come I miei
cento difetti e Il carro, per non dire della title track e di Rattus in cui
il nostro si fa accompagnare da un coro di bambini. Tra le perle del
disco ci sono poi Il mulo impreziosita da un bel
solo di chitarra finale, Una nuova città, la jazzata Il Laccabue (con
espliciti riferimenti a Ligabue) e il conclusivo brano fantasma cantato in
dialetto camuno. 30 marzo 2010 Fabio Zamboni di Alto Adige, parala di
Piccoli animaletti: L’anarchica
poesia del Ducoli (29 marzo 2010) Alessandro Ducoli, alias Bacco il Matto, alias
Jokerjohnny o Spanish Jonny, frequenta da anni i palcoscenici bolzanini - dal
Circolo Masetti all’ex Caffè Teatro, al Jazz
festival Alto Adige ultima edizione - lasciando sempre un buon ricordo,
emozioni forti, gocce di sudore a terra e qualche bottiglia vuota al bar.
Cantautore camuno (della Val Camonica) capace di passare dalla canzone d’autore
esistenziale al jazz e al rock springsteeniano, creativo ipercinetico
assolutamente al di fuori della mischia ripiegata oggi sulla cover à gogo per
mancanza d’ispirazione, sforna l’ennesimo disco all’insegna della canzone
d’autore più nobile, circondato da uno stuolo di musicisti di primissimo
piano, da Ellade Bandini (batterista di De Andrè e di molti altri) a Giorgio
Cordini, scortato come sempre dal fedelissimo e insostituibile pianista russo
Andrey Kutov. Nel materiale stampa che lui stesso allega al cd,
una sola recensione, che ne stronca lo spreco di risorse (talento più
preziosi compagni di viaggio) per via di una produzione sempre affrettata per
motivi economici. Un modo per dire: non me ne frega niente del mercato. Che
anche questa volta non si accorgerà del Ducoli e della sua arte underground,
arte che va comunque segnalata a chi è ancora in
grado di esercitare un po’ di curiosità sui sentieri della musica-poesia,
lontano dall’autostrada di Sanremo. “Piccoli animaletti”, album dedicato allo
zoo umano che circonda l’artista e il suo immaginario, sono 14 canzoni che si
muovono fra il soft-rock (Malura, Una nuova città, Il Mulo), il jazz (la calda “I miei 100 difetti”) e ballate
minimaliste. Il meglio? “Il carro” con i suoi colori messicani ricorda De
Andrè, la lenta “Cinciallegra” è poesia pura, il finale ci riporta nel mondo
obliquo di Vinicio Capossela con un coro di bambini impegnato in “Rattus” e una esangue, poetica “Le renne sulla neve perenne”.
Qualche testo criptico, lampi anarchici, perle acustiche: è il mondo
incontrollabile di un cantautore che sfida l’omologazione e il mercato sempre
con la penna in mano, a scrivere canzoni anche mentre - come forestale - si
guadagna uno stipendio per pagarsi la sala di registrazione. 27 febbraio 2010 Si parla di Piccoli animaletti
sul numero di febbraio di Movida a cura di Luca Morzenti (con
copertina tutta dedicata al Ducoli) e sul Giornale Brescia (giovedì un intervista di Andrea Croxatto e oggi sul
settimanale Ottopiù una recensione di Maurizio Matteotti: Il
Ducoli? Vale da solo più di tutto Sanremo. “ Quasi non vorremmo ricordarlo, che il Ducoli è l’Alessandro da Breno (ma gustatevi: “Le renne sulla neve
perenne”, bonus track da Vinicio brescianizzato. Perché
il campanile non c’entra). E poi, non ha fatto tutto
da solo: l’hanno aiutato Andrey Kutov e Mario Stivala per comporre e gente
come Ellade Bandini, Giorgio Cordini, Michele Gazich, Valerio Gaffurini per
suonare. Il fatto è che questo disco sarà uno dei migliori
del 2010. E vale da solo più di tutto Sanremo. (Maurizio Matteotti; Giornale di Brescia, 27 febbraio 2010) Ducoli,
musica per animaletti. Il cantautore camuno presenta il nuovo cd ispirato
alla natura. Vive nei boschi per amore della natura e del suo
lavoro. Vive nei boschi per trovare l’ispirazione quando
scrive canzoni. Il camuno Alessandro Ducoli, dopo sette album personali e la
partecipazione a dieci cd, ha sfornato l’ultima fatica discografica “Piccoli
animaletti”, uscita da pochi giorni. Ducoli, col pianista russo Andrey Kutov,
presenterà il disco in concerto di domenica alle 21.00 al Martini Lunge Cafè
di Boario (si inizia alle 17.30 con il coro dei
“Piccoli animaletti”, alle 20.30 Paolo Mazzucchelli presenta “Le copertine
del Ducoli”). Il cd “Piccoli animaletti” chiude la trilogia legata
strettamente al territorio – spiega Ducoli -: prima “Brumantica” (eccellente
disco del 2006, che nonostante le prestigiose
collaborazioni Fabrizio Bosso e Sandro Gibellini, solo per fare due nomi, è
passato quasi Inosservato) sul tema del paesaggio, poi “Artemisia absinthium”,
legato al vasto mondo della botanica, ora “Piccoli animaletti”, un disco
zoologico (non a caso nel bicentenario della nascita del grande naturalista
C. Darwin) che musicalmente abbraccia vari generi con arrangiamenti meno
rigidi dei precedenti. Anche questo cd, si avvale del contributo di grandi
professionisti: Max Gabanizza, Michele Gazich, Giorgio Cordini, Mario
Stivala, Ellade Bandini, Andrey Kutov, Mirko Spreafico. “Vorrei citare e
ringraziare il produttore Valerio Gaffurini –aggiunge Ducoli- perché senza di
lui il disco non sarebbe stato realizzato. In otto
mesi di lavoro, da materiale un po’ disarticolato, pezzi che seguivano troppe
strade siamo riusciti a creare un progetto omogeneo.
Ducoli, chi sono gli
“animaletti” del tuo disco? “Nella vita si nasce sognatori,
anche con sentimenti un po’ ingenui, poi col passare degli anni si diventa
un po’ cinici. Tuttavia mi piace pensare che ci sia in giro
qualche innocente pazzo che vive come un animaletto, libero e senza fare del
male a nessuno, qualcuno che ama sognare. In genere sono
le persone più simpatiche … insomma, io non passerei mai un sabato
sera in birreria o una domenica pomeriggio anche a vedere la formula uno, con
una persona cinica. Gli animaletti saranno un po’ disordinati, ma si distinguono per la profondità dei sentimenti. C’è qualcosa di autobiografico?
“Anch’io mi sento un animaletto … lavorando nelle
foreste”. Sulla copertina del cd sono raffigurati i dipinti
del celebre pittore Ligabue, tra cui un inedito “Cane” sul retro della
copertina… “sono andato due volte alla mostra di Ligabue a Milano e ho
conosciuto il curatore, al quale ho presentato il mio progetto discografico,
che ha molto apprezzato. Ho beneficiato così della liberatoria del Centro
Studi e Archivio Antonio Ligabue, per utilizzare le immagini dei suoi dipinti
ed impreziosire la parte illustrata del cd”. Chi conosce da vicino
Ducoli e lo apprezza, lo ha soprannominato “Ducowsky”, come dire: un po’
fuori dalle righe, ma con animo profondo, innamorato della canzone d’autore.
Alessandro fa respirare la polvere della musica rock, diverte nel blues e commuove quando canta la novella d’autore. Sa fare tutto
questo, il gigante burbero della foresta, Ducoli di nome, Ducowsky di fatto. (Andrea Croxatto; Giornale di Brescia, 18 febbraio 2010) Ducoli:
libero animale. Il cerchio si chiude A distanza di neppure un anno dall’uscita di “I
Leave My Place To The Bitches” - pubblicato sotto il monicker di Cobb &
The Other Apostles - Alessandro Ducoli sforna il terzo capitolo della
trilogia “naturalistica” iniziata con la terra di “Brumantica” nel 2006 e
proseguita con la botanica di “Artemisia Absinthium” nel 2008. Il titolo del
nuovo lavoro è “Piccoli Animaletti” e, come presumibile, rappresenta la parte
“zoologica” del concept, il cui sviluppo ha
coinvolto anche la proposta musicale, che partendo da un raffinatissimo jazz
ed attraversando suoni più rilassati si è evoluta sino a raggiungere un
equilibrio in grado di accontentare una sempre più vasta fascia di pubblico,
senza per questo scadere nella categoria “usa e getta” che contraddistingue
buona parte della musica italiana degli ultimi anni (o decenni?)… Qual è
il tema trattato in questo album? Se proprio si vuole cercare una tematica
è più facile trovarla nel libretto contenuto nel digipack, un racconto con il
medesimo titolo del disco che esorta ad una disobbedienza civile determinata
dall’esasperazione. Non c’è un collegamento diretto fra il racconto ed i
testi delle canzoni, anche se i titoli fanno in parte da spunto: potrei dire che il CD è la colonna sonora del libro, ma non
necessariamente. Perché questa scelta di allegare al disco un racconto
così articolato? Una delle pessime abitudini dei musicisti italiani
negli ultimi anni è quella di cimentarsi nella cinematografia o - soprattutto
- nella scrittura durante i periodi di “pausa da contratto” fra un disco e
l’altro, cosa che contribuisce solo ad intasare le librerie con volumi che
raramente hanno contenuti degni di nota e che spesso del musicista portano
solo il nome in copertina: da qui l’idea di pubblicare il racconto con il CD
anziché dopo. Tu però
quest’anno hai pubblicato un libro intitolato “Diario di un giovane
fumatore”… Il “Diario” è un lavoro a quattro mani scritto con
l’amico Guido Lavazza che tratta della nostra grande
passione per le pipe e che, pur volendo spiegare ai neofiti gli aspetti di
questa antichissima arte, finirà probabilmente per rivolgersi soprattutto al
mondo dei fumatori di pipa, e comunque è quanto di più distante dalla
simil-biografia del musicista miliardario che sente il bisogno di raccontare
cosa faceva quando andava all’asilo. Ed inoltre non
si trova in libreria… Effettivamente
anche il libretto di ”Artemisia Absinthium” conteneva un breve racconto: cosa
ti porta ad affiancare l’esperienza letteraria alla tua storicamente copiosa
produzione musicale? Fondamentalmente il tutto nasce dal fatto che non
ho né tempo né costanza per dedicarmi come vorrei allo studio della chitarra,
così scrivo e - pur non considerandomi uno scrittore - continuerò a farlo,
almeno finché qualcuno non mi dirà che do
fastidio... Cosa puoi dirci del disco? Rispetto ai primi due album
della trilogia, “Piccoli Animaletti” ha un approccio più easy, volutamente
più “radiofonico” e quindi maggiormente fruibile: è un disco liscio, con una
brevità che rispecchia la mia scarsa voglia di ascoltare album con brani
lunghissimi. Se
paragonato ad Artemisia, che pure è piaciuto molto, suona sicuramente più
“veloce”. Come
sei arrivato a simili scelte? Secondo me la musica deve riflettere il quotidiano
e purtroppo viviamo in un’epoca dove si tende a velocizzare tutto: è atroce
ammetterlo, anche perché questa constatazione ha il sapore di una resa, ma è
un dato di fatto che questo è il quotidiano, anche se evito di adeguarmi al
linguaggio del Grande Fratello... Mi piacerebbe fare dischi come negli anni
’70, ma è un atteggiamento che possono premettersi
solo i folli coraggiosi che se ne sbattono di tutto ma che, all’atto pratico,
si autoestromettono da tutto. I tuoi
dischi hanno sempre avuto la particolarità di ospitare musicisti prestigiosi: chi ha suonato in “Piccoli Animaletti”? Sull’album hanno suonato Mario
Stivala alla chitarra, Ellade Bandini alla batteria, Max Gabanizza al
basso, Andrey Kutov alle tastiere, Giorgio Cordini al bouzouki, Michele
Gazich al violino, Mirko Spreafico alle percussioni, Valerio Gaffurini
all’Hammond ed il Coro dei Piccoli Animaletti. Da dove
arriva l’idea di utilizzare un coro di bambini? Le registrazioni erano finite praticamente
a Settembre, ma le modifiche apportate in fase di mixaggio hanno portato
Valerio (che è anche produttore del disco) a considerare l’apporto di un coro
in due brani: così abbiamo contattato Barbara Bellotti, direttrice del Coro
Arcobaleno di Breno, che ci ha messo a disposizione i suoi 24 allievi. E’
stata un’esperienza pesante, ma al tempo stesso molto emozionante. Noto
che con il passare del tempo (e dei dischi) la figura di Valerio Gaffurini ha
superato la staticità del rapporto produttore/musicista… Il rapporto con Valerio, fondato all’inizio sulla
sua grande professionalità, ha avuto modo di
svilupparsi anche sul piano dell’amicizia, raggiungendo un ottimo equilibrio
fra la sua capacità di sopportarmi ed il suo essere un grande trascinatore,
senza per questo uscire troppo dal suo ruolo. E’
un’alchimia che funziona, così come quella con Mario Stivala
ed Andrey Kutov……che sono i coautori dell’album. A parte due brani miei e due di Andrey
le musiche sono tutte di Mario, mentre i testi sono ovviamente firmati da me.
Mario è un po’ la “vecchia guardia” del mio progetto, suoniamo insieme da
tanti anni ed è ovvio che il legame sia più che consolidato. Andrey è invece
recentemente diventato il mio “braccio armato”, perché le esibizioni dal vivo
nell’ultimo anno hanno visto coinvolti solo noi due. Perché la scelta di esibirti in duo? Le motivazioni sono diverse, ma oltre alle
difficoltà insite nella gestione di una band c’è anche la consapevolezza che i
locali non hanno più molta voglia di sacrificarsi,
sia per una questione di costi sia per un pubblico sempre più disattento e
poco appassionato. Devo comunque dire che l’intesa con Andrey ha ormai raggiunto
un livello eccezionale. Fatto
dimostrato dal “Lurido Live”… Quello è stato un modo simpatico di catturare la
testimonianza di un nostro concerto - peraltro molto ben riuscito - per
regalarla a chi ci segue da tempo, e ringrazio ancora una volta
l’Associazione Mammut, Ronnie Amighetti e Pier Enrico Villa per il supporto e
la collaborazione. Contemporaneamente
all’album sarà in uscita il tuo primo videoclip:
cosa ha derterminato questa decisione? Il bisogno di tagliarmi i capelli! Prego?!? Originariamente il brano selezionato per il video
era “Dialogo di Guerra”, durante il quale avrei
dovuto tagliarmi completamente i capelli. Poi la scelta è caduta su “ Di cosa
tratta? Non c’è un messaggio particolare contenuto nel
video. E’ più un capriccio artistico, e lo si può
notare dal modo in cui è stato confezionato, libero da imposizioni
commerciali ed in assoluta autarchia, tanto che il vero protagonista è il mio
cane. Il
video è comunque anche un mezzo promozionale… Certamente, ma qui torniamo al discorso di prima
sulla frenetica velocizzazione della vita. Nel 2010 la promozione
di un disco quasi impone la produzione di un videoclip come una
necessità dettata dal fatto che è l’immagine a contare più di tutto: fino
agli anni ’80 erano i singoli a lanciare un album sul mercato, con tanto di
classifiche di vendita, poi è arrivata MTV ed è cambiato tutto… Resterà
quindi un capriccio o si potrà vedere? Il video verrà presentato
insieme al disco il prossimo 21 Febbraio presso il Martini Lounge Café di
Boario Terme, dove mi esibirò nel pomeriggio con il Coro dei Piccoli
Animaletti ed in prima serata con Andrei Kutov e Mario Stivala (per i
dettagli vi rimandiamo alla penultima pagina di questa rivista, ndr). Rimanendo
legati alle immagini, lo scorso anno ci avevi anticipato il contenuto della
copertina di questo tuo nuovo lavoro: promessa mantenuta? Certamente. La copertina riproduce un dipinto
inedito di Antonio Ligabue intitolato “Cane” il cui
utilizzo mi è stato concesso dall’omonimo Centro Studi di Parma, e dello
stesso artista sono anche le altre immagini contenute nel libretto e sulla
back cover: la scelta è stata determinata dall’evidente legame con il titolo
del disco, oltre al fatto di poter contare su qualcosa di realmente originale
grazie alla disponibilità del Centro. Per concludere: chi sono i Piccoli Animaletti? Sono quelli che credono in qualcosa ed alla fine
restano sempre da soli, i disordinati idealisti che riescono solo a farsi del
male, i puri di cuore che si sacrificano per gli altri e che poi vengono buttati via… I Piccoli Animaletti sono gli uomini
e le donne che vivono in questo mondo pur sapendo di non farne parte. Ascoltare questo disco servirà ad apprezzare una volta
di più la musica proposta dal Ducoli. Leggere il racconto servirà a capire
meglio chi sono i Piccoli Animaletti. Ed a sperare
che non si estinguano mai. (Luca “Zeus” Morzenti; 19 febbraio 2010 Si parla di Piccoli animaletti
sul Bresciaoggi di ieri: Esce il nuvo album, il settimo, del poliedrico
artista camuno, realizzato con importanti collaborazioni. Insieme al cd c’è
anche un libretto di racconti come appendice letteraria alle 14 canzoni. In quest’inizio d’anno particolarmente proficuo
per la musica “made in Brescia” si inserisce anche
il ritorno di Alessandro Ducoli: il cantautore camuno è infatti tornato sul
mercato con il suo nuovo album “piccoli animaletti”, che sarà presentato
ufficialmente il prossimo 28 febbraio al Martini Lunge Cafè di Darfo Boario
Terme in un set a due con il pianista Andrey Kutov. Classe 71, nativo di Breno,
ducoli è attivo in
campo musicale dalla prima metà degli anni 90 e la sua carriera è stata fin
dall’inizio particolarmente dinamica: ad oggi ha pubblicato due demo e sette
album a proprio nome, due dischi sotto lo pseudononimo di Bacco il Matto,
quattro sotto quello di Cobb, ed è stato fautore e protagonista di una lunga
serie di progetti collaterali, tra i
quali merita menzione almeno “Degeneration Beat”, un lavoro dedicato a Jack
Kerouac realizzato con i Brother K e Mark Murphy con cui è finalista al Premio
Recanati nel 2006. Il suo primo album vero e proprio, il punto
d’inizio della sua carriera, risale al 1996: “Lolita” contiene brani entrati
a far parte in modo indelebile nel suo repertorio come “Nuda e Cruda” o
“Cupido è un pazzo”. Altra tappa di particolare prestigio è stata la realizzazione di “Brumantica” nel 2005, per il quale il
Ducoli ha potuto contare sull’appoggio di personaggi come Ares Tavolazzi,
Fabrizio, Bosso, Tino Tracanna, Ellade Bandini, Sandro Gibellini e Sandro
Galati. “Piccoli animaletti” è il lavoro numero sette del
suo repertorio solista, è stato registrato ad Adro
con una band di pezzi da 90, bresciani e non, come Giorgio Cordini, Max
Gabanizza, Michele Gazich, Ellade Bandini e Valerio Gaffurini (anche
co-produttore del disco). Il risultato è una collezione di nuove istantanee
d’autore in biico tra rock, jazz e blues, che danno
al Ducoli modo di sfogare ancora una volta la sua verve visionaria
incontenibile: al punto che nel cd troverete anche in libretto di racconti,
una sorta di ideale abbinamento letterario alle canzoni. (Claudio Andrizzi; Bresciaoggi, 18 febbraio 2010) 9 febbraio 2010 “Giorni contati” per l’uscita
di Piccoli
animaletti. Il 14 febbraio (patrono degli innamorati di Breno)
saranno disponibili presso www.merendinemusica.com
copiose copie del nuovo lavoro del Ducoli. Verrà
presentato ufficialmente a TELETUTTO il video de La malura, realizzato
dalla Angiolinos’s film di Andrea Cominoli. Potrete comunque già vederlo da domani su You Tube. L’album verrà
presentato domenica 28 febbraio al Martini
Lunge Cafè di Boario Terme (BS). Nel frattempo eccovi le due
prime recensioni in spumeggiante anteprima: Questo nuovo lavoro del Ducoli è
probabilmente il più vario fra quelli sin qui pubblicati dal cantautore
camuno, quasi un riassunto delle esperienze musicali attraversate da una
carriera lunga ormai tredici anni e che lo ha visto coinvolto ideatore di
numerosi progetti talvolta molto distanti fra loro. È infatti La malura,
brano insolitamente Rock per la produzione ducoliana, ad aprire il disco,
subito seguito da I miei cento difetti, unico pezzo vicino alle linee
del precedente Artemisia absinthium:
da queste prime pennellate si sviluppa un affresco sonoro dipinto dal
raffinatissimo Jazz di Laccabue, dal neanche troppo nascosto omaggio
al grande Sergio Endrigo di Sopra il davanzale, dalle eteree atmosfere
di Cinciallegra e da una Il carro che penso sarebbe piaciuta a
De André. L’album però non tralascia di considerare possibili sviluppi che
potremmo definire “radiofonici”, e ne sono prova la sorridente
Una nuova città, la coinvolgente Il mulo e l’intensissima
Dialogo di guerra, mentre meritano una menzione a parte i due brani
che vedono la partecipazione del Coro dei Piccoli Animaletti – la title track
e la divertentissima Rattus – ed i tre brevissimi gioiellini da poco
più di un minuto che non stonano affatto in una track list così varia: Una
silvia, delicato oggetto “Dukoviano” peraltro già presentato in sede live
negli ultimi mesi, Germano irreale, piccola perla dal titolo
irraggiungibile, e la conclusiva, inquietante bonus track, con un folle testo
dialettale appoggiato su un giro fra Brecht e i Bauhaus. La produzione del Ducoli si arricchisce così di un
nuovo capitolo in grado di sorprendere l’ascoltatore con un approccio più
diretto rispetto ai dischi precedenti, lasciando intravedere possibili sviluppi
verso nuove direzioni del cammino di uno degli
artisti più sottovalutati del panorama musicale italiano. Luca
Morzenti ( Il solito Ducoli… cosa vuole dire “ho provato a fare un disco disincantato nonostante
la cruda consapevolezza delle cose”!?!?! Sono le
frasi che odio del Ducoli, perché non dicono niente.
Le aggiunge ogni volta che fa un disco di nuove canzoni solo per affermare
chissà che cosa... peraltro per descrivere un disco che di canzoni comunque rimane. Questo “Piccoli animaletti” è il suo
ennesimo lavoro discografico e non è niente di più quelli precedenti; poteva
anche essere peggio e questa è forse la migliore nota positiva
dell’intero “lavoro”. Il disco nel complesso è ben realizzato e suonato
addirittura da gente capace ma si tratta ancora una volta del solito Ducoli,
con tutti i difetti che questo comporta: infiniti e ripetuti aneddoti di vita
quotidiana (dal suo punto di vista ovviamente), rock’n’roll
travestito da Jazz e cantautorato mai fino in fondo cantautorale. Non servono
più nemmeno le confezioni da “suicidio finanziario” che ogni volta riesce a farsi pagare da qualche magnate amico… non è più
sufficiente… serve ben altro! Soprattutto al settimo disco (e dico settimo per non citare le altre 10 uscite discografiche
camuffate sotto altri nomi e altri “teatrini poveri” con pazzi musici al
seguito), serve davvero ben altro: occorrerebbe una migliore capitalizzazione
degli sforzi, anche economica, e soprattutto occorrerebbe la scelta di una
produzione più concreta ed efficace, più ragionata, e non la solita
improvvisata d’entusiasmo. Certo questa cosa
ridurrebbe l’autenticità del Ducoli, e lo dico a malincuore perché ho
recensito praticamente tutti i suoi infiniti “sforzi” musicali, ma
sicuramente lo allineerebbe meglio agli standard attuali. I suoi lavori
soffrono infatti sempre di un certo “artigianato”
che, benché onesto e ben condito, appare comunque di non sufficiente livello.
Il mio consiglio è dunque di non comprare “Piccoli animaletti”… Mandategli
eventualmente i soldi chiedendogli di utilizzarli per produrre meglio i
prossimi album (non prima di almeno quattro anni!). Anzi, non mandategli
niente perché se li fumerebbe e berrebbe nel giro di un paio d’ore. (Maximillian Dutchman. RockGuru n. 2113. Lisbona,
6 gennaio 2010) *** Si parla ancora di
Insanology! Nientemeno che
dall’Uzbekistan: Prolusion.
“Insanology” is the debut album of vocal performer Boris SAVOLDELLI, who is
also a member of avant-garde ensemble SADO. Hailing from the Northern Italian
town of Modena, since his early childhood years Savoldelli has been
fascinated by the possibilities offered by the human voice, which led him
first to training as an opera singer, then to exploration of more
experimental techniques, such as the ones used by Area’s Demetrio Stratos, or
ethnic forms like Siberian overtone chanting. In the past few years he has
been engaged in a number of diverse projects; earlier in 2009 he released the
album “Protoplasmic” in collaboration with jazz guitarist/composer Elliott
Sharp. The lyrics on “Insanology” were written by Savoldelli’s friend and
long-time collaborator, singer-songwriter Alessandro Ducoli.
Raffaella *** Giorni contati anche per l’uscita
dell’esplosivo ELECTRIC BABYLAND. Il nuovo disco dei Thee Jones
Bones. Sono infatti in fase di completamento gli
ultimi dettagli della produzione ma possiamo a questo punto riportarvi i
testi che, sotto lo pseudonimo di Whisky Brothers, sono stati scritti
dal Ducoli e Luca “Zeus” Morzenti, e che qui sotto sono
completi degli ermetici e “censurate” sintesi. L’album, che riporta una delle
copertine più temerarie della storia della musica di sempre, verrà presentato il prossimo mese di marzo al Bar Bai
di Pisogne (Bs). *** Un’ultima precisazione …. piccola appendice al tempo passato Sono il DUCOLI e non l’amministratore
del sito, scusate questa mia interruzione così particolare per la mia piccola
carriera, ma non potevo esimermi da questi necessarie
precisazioni. Casualmente ieri sera mi sono
re-imbattuto nella recensione di Jokerjohnny II,
a suo tempo scritta da Cristian Verzelletti
di Mescalina. Noto con stupore che il disarticolato testo dell’epoca è
stato però modificato, colmando la mancanza di
alcune imprecisioni da parte del recensore al tempo segnalate e che qui di
seguito vado ad elencare: 1.
Dopo aver letto che “i
protagonisti cavalcano chini su qualche ronzino lungo un tracciato che si
fatica a distinguere dalle rocce, dal buio e dal nulla”, il sottoscritto segnalò
al recensore che la copertina dell’album (come anche specificato nel booklet
del disco) riportava la storica fotografia di E.
Curtis “The vanishing race”, ovvero
il “manifesto” della causa per la rivendicazione dei diritti dei Nativi del
nordamerica. Mi fa molto piacere osservare che la
recensione si sia arricchita di forbite (… e
suggerite) citazioni, che tuttavia non tralasciano di ricondurre il dramma
del Vanishing race ad una semplice esibizione di “ronzini”. 2.
L’allora definito “confuso omaggio a Rino Gaetano” è ora diventato “Il disco è cupo e ostico, attraversato da
umori blues e da alcuni spettri tra cui quello confuso di Rino Gaetano”,
probabilmente a seguito della mia precisazione all’autore riguardo al fatto
che intitolare una canzone “Rino” probabilmente possa presumere una minima
possibilità di interesse nei confronti del musicista
citato … 3.
Ribadisco il fatto di avere comunicato al sito MESCALINA,
già successivamente alla prima recensione, di eliminare qualsiasi riferimento
all’attività artistica del sottoscritto: il fatto di trovare comunque una
recensione a me riguardante, ed oltretutto modificata nel suo contenuto, non
fa assolutamente piacere. Ritenendomi un serio “professionista”, pretenderei
lo stesso atteggiamento anche da figure ben più istituzionalizzate… L’ultimo pensiero, parafrasando le
parole di Thee Jones Bones, è
rivolto a The Spanish Johnny: Rock’n’Roll is a
lifestyle… 26 dicembre 2009 Il Ducoli entra a far parte della
scuderia di Merendine Musica (www.merendinemusica.com). *** Sono ufficialmente terminati i
lavori per la realizzazione di Piccoli animaletti.
Il disco dovrebbe uscire ufficialmente il 14 febbraio prossimo (“giorno del
patrono” … come sostiene sempre il Ducoli quando lo
accusano di romanticismo calendariale …). Da gennaio sarà già disponibile
on-line il singolo de “ PICCOLI ANIMALETTI Ellade
Bandini, batteria Max
Gabanizza, basso Giorgio
Cordini, bouzuki Michele
Gazich, violino Mario
Stivala, chitarre Mirko Spreafico,
percussioni Andrey
Kutov, pianoforte Valerio
Gaffurini, hammond Eugenio
Samon, tromba Parte 1. ANIMALI PSEUDONOTTURNI I miei cento difetti Una silvia Una nuova citta’ Parte 2. ANIMALI QUASIDIURNI Il mulo Cicinciallegra Il Laccabue Piccoli animaletti Parte 3. ANIMALI LUMINONEUTRI Un germano irreale Dialogo di guerra Sopra il davanzale Il carro Rattus Le renne sulla neve perenne *** 3 novembre 2009 Lo scrittore e giornalista Paolo
“Crazy” Carnevale ha parlato di “I leave my place
to the bitches” su Late for the sky (tp://www.lateforthesky.org/tag/cobb-the-other-apostles/): Quello che colpisce maggiormente nei prodotti
discografici targati Alessandro Ducoli, sia che
si tratti di lavori come quelli con i Bartolino’s o altri gruppi con
cui da sfogo ai suoi impulsi cantautorali, sia che si tratti di dischi
dall’impianto più dichiaratamente rock (il disco che sto recensendo e quelli
degli Sanishjohnny), è l’incredibile spontaneità, che li attraversano
dall’inizio alla fine. Ducoli è un genuino su tutti i fronti, uno che fa
dischi perché gli piace farli, forse sotto sotto accarezza anche il sogno di
ritagliarsi una fetta di fama o successo, ma in realtà non ne ha bisogno,
perché la mole di dischi che ha prodotto in poco più di dieci anni di attività gli è già valsa comunque un bel posto tra i
musicisti degni di rispetto. Ducoli è un generoso in tutti i sensi, perché
c’è bisogno di dischi come questo, un disco pieno di energia,
sicuramente più da band rispetto al precedente, che peraltro godeva di una
magia tutta sua e per certi versi mi aveva forse colpito di più. Forse ora
manca l’effetto sorpresa, ma in compenso c’è una
classe da vendere, e come sempre l’urgenza di dire delle cose, a partire dal
concetto, anzi dal fatto reale da cui il disco prende il titolo: una triste
considerazione sul fatto che la maggior parte dei bar in cui il nostro era
solito esibirsi sono diventati locali da spogliarello, nella migliore delle
ipotesi. E allora ecco spiegato perché Ducoli/Cobb lascia
il suo posto alle signorine, nei confronti delle quali peraltro non nasconde
una certa simpatia. Un disco quasi interamente elettrico: rispetto a Easylove, il suo predecessore, ci sono forti
venature funk, dall’iniziale title track (uno shuffle) alla successiva Like
a Rolling Stones (dal titolo fuorviante). Il riferimento sembrano essere gli anni ‘70, soli di chitarra
squarcianti, tastiere penetranti, una voce femminile al posto giusto, come
nell’ottima Straight Up Coffee. Piace anche la nonchalance con cui
Ducoli/Cobb, quasi a sottolineare questo dualismo di
identità, passa dalla lingua inglese all’italiano nel corso della stessa
canzone. E soprattutto piace pensare che in una
remota valle dell’alta Italia ci sia qualcuno con le palle di continuare a
fare la musica in cui crede con tanta costanza e prolificità. E vale la pena
di tessere le lodi di House In The Woods, il brano che conclude questa ennesima fatica del nostro: non ho dubbi
che se Neil Young ascoltasse questa canzone direbbe che l’avrebbe voluta
scrivere lui, lui che nel suo ultimo disco non è riuscito a includerne
nemmeno una che sia bella solo la metà di questa. Paolo
Crazy Carnevale 31 ottobre 2009 In attesa della seconda puntata di (Soltanto)
con la musica dedicata al Ducoli e prevista per il 30 novembre
prossimo, potete rivedere la prima direttamente dal sito di Merendine
Musica (http://www.merendinemusica.com/). *** Arriva il Lurido Live! È stato stampato in sole 125 copiesuperdeluxe
e verrà presentato dall’Associazione Mammut
al Barbai di Pisogne giovedì 12 novembre prossimo. Lurido
Live: prodotto da Edizioni Latakia per l’Associazione Culturale
Mammut, a cura dello stesso Ducoli e di Luca “Zeus” Morzenti.
Nel live viene riproposta la performance del Ducoli
e di Andrei Kutov al Mammut Festival di quest’estate. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli
nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it). Il soldato dell’amore Un piede nella fossa quell’altro
sulla vanga Ti ti ti ti Omicidio consentito Se tu mi vuoi Delirio ordinario Giovanna Sogni e visioni Benny Jag Blue Ho trovato l’oro Perduta Una Silvia Nuda e cruda Can’t help falling in love
with you Tutta colpa sua Sgangherata Anche io non posso entrare *** È uscito per Edizioni Latakia
“Diario di un giovane fumatore”, il libro patrocinato da Brebbia
Pipe scritto dal Ducoli e da Guido Lavazza. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli
nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it).
Un’inventata sfida letteraria fra due dei più
grandi autori del Novecento, due racconti paralleli che mettono a confronto vite completamente differenti, un viaggio
lungo una settimana dove si mescolano la distaccata serietà del fumatore e
l’ironico disincanto degli autori. Un libro in cui Jack
London e Arthur Conan Doyle esplorano l’universo della pipa in un modo
assolutamente originale, come nessuno aveva mai fatto prima, rendendo omaggio
all’antica arte del fumare la pipa. *** Il Ducoli, in collaborazione
con Luca “Zeus” Morzenti ha scritto i testi di ElectricBabyland.
Il nuovo disco di Thee Jones Bones uscirà a breve ma
per ora non possiamo anticipare nulla
di più. 23 ottobre 2009 Ancora
ritardi sulla realizzazione di Piccoli Animaletti la cui uscita sembra
saltare a gennaio 2010. Il Ducoli parteciperà alla
compilation Brescia canta il Natale nelle pievi con il brano Le renne sulla neve perenne.
All’iniziativa partecipano anche: Fulvio Anelli, Rhytm & Sax
Jazz Ensemble, Oscar Del Barba, Beppe
Donadio, Ettore Giuradei, Daniele Gozzetti, Roberto
Guarneri, Le Cornamuse della Franciacorta, Enrico Mantovani,
Malghesetti, Paolo Milzani e Selvaggi band. In attesa di
ascoltare l’intero lavoro vi anticipiamo il testo della canzone del Ducoli: Le renne sulla neve perenne (26 dicembre 2008) Santo Nedàl, pargòl de ‘i Persa la cràpa, la resta la giàca Santa Pazienza, la me làga amò senza La dìs ché
la nòt, la ‘òl mìga beshòc Santo Catìf, fò fadìga a capì Persa la gamba, tacàda a la banda Santa Sfurtüna, l’è bianca la lüna L’è negra, l’è üna, l’è hempèr a’ chèla Santa Miseria, la cünta
la storia La gira, la ‘olta, l’è cürta, l’è storta Santo Demonio, go
‘it la paura Antonio l’è ùra de dàga ‘a la sciùra Santo Nedàl, la fà
màl … Santo Natale, il Bambino è ubriaco Ha perso la testa, si vede solo la giacca Santa Pazienza, mi lascia sempre senza La notte è questione da grandi,
pazienza … Santo Cattivo, non riesco a capire E non sto più seduto quando
sento la musica Santa Sfortuna, la luna è bianca Invece la sfortuna non
cambia colore Santa Miseria, sono tutte balle Comunque la giri è
sempre così Santo Demonio, ho avuto un po’ di paura Ma mi sto difendendo bene … Santo
Natale … fa male 17 settembre 2009 La canzone Tombstone, tratta
da Jokerjohnny I degli Spanish Johnny, è stata scelta per far
parte della compilation “Dal profondo” curata
dall’associazione Latlantide il cui ricavato sarà destinato alla
realizzazione di un pozzo d'acqua in Kenya intitolato alla memoria di Paolo
"Zico" Mozzicafreddo. http://www.latlantide.it/discografia_f.htm 9 settembre 2009 Lunedì 12 ottobre alle ore 18 andrà
in onda su Brescia Teletutto la prima delle due puntate di "(Soltanto)
Con 25 agosto 2009 Non ci sono anticipazioni in merito
al nuovo disco del Ducoli che sembra essere ormai in dirittura d’arrivo;
la data della pubblicazione sembra essere ottobre-novembre-dicembre
e quindi, nella sostanza, ancora un gran casino! Nel frattempo prosegue l’attività live che ha trovato la scorsa settimana lo
straordinario compagno di viaggio Nicola Morandini: http://www.annicolaf.it/photo/ducoli/index.html 19 agosto 2009 Agosto
2009 è
stato un mese “strano”, più degli altri … ciao Nanda … “Sono i tuoi occhi abbassati A raccontare che cosa è successo, Lo sai che non servono questi dettagli Dimmi soltanto che occhi proponi girato di
spalle ... Il suono di questo quartiere è ancora gentile Le ruote guadagnano i campi e ricomincio a pensare Due cani si annusano in mezzo alla strada Una casa, un ufficio postale, persone La nostra città nella luce di questo mattino … The Morning …” Fernanda Pivano (Genova, 18 luglio del 1917 – Milano, 18 Agosto 2009) 6 agosto 2009 Mindjoke
Riflessi più chiari e tu, riflessi
che riflettono che Willy DeVille (Stamford,
Ct, 25 agosto 1950 – New York, 6 Agosto 2009) 9 luglio 2009 L’Associazione Claudio Mazzitello
di Cariati Marina (Cz), ha premiato L’Armistizio
come migliore canzone dell’Edizione 2009. Il Ducoli,
accompagnato da Andrey Kutov, si è esibito nell’ambito dell’iniziativa
con altri cinque artisti invitati per la manifestazione. Il premio della
critica è stato assegnato exequo a Federico Ferrandina e Angelo Longo. “Grazie a Pierelena, Maria Teresa e Tonino, e grazie all’Associazione
Claudio Mazzitello, che hanno creduto nel progetto
Artemisia Absinthium ... non era ancora successo in oltre dieci anni di
canzoni. Grazie anche ad Andrey che mi deve sopportare ogni
volta e ogni volta è sempre l’elemento decisivo dei miei concerti.
Cariati Marina ricorda Claudio con grande amore, vi invito
a cercare le sue canzoni e a conoscere la sua storia … tutto il resto non
serve”. Ducolo http://www.myspace.com/giuseppeparise Gennaro
Esposito Roberta Barberini - organizzazione MEI (Meeting Etichette
Indipendenti) Francesco
Villani - compositore, strumentista Francesco Micocci - editore musicale IT Angelo Di Martino - produttore discografico Amedeo Furfaro - critico musicale Duccio Pasqua - conduttore "Notturno Italiano" (Rai International) e
giornalista "Il Giornale" Paolo Talanca - critico della canzone Alessandro Sgritta - critico musicale |