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27 febbraio 2010

 

Si parla di Piccoli animaletti sul numero di febbraio di Movida a cura di Luca Morzenti (con copertina tutta dedicata al Ducoli) e sul Giornale Brescia (giovedì un intervista di Andrea Croxatto e oggi sul settimanale Ottopiù una recensione di Maurizio Matteotti:

 

Il Ducoli? Vale da solo più di tutto Sanremo.

 

La Malura” a (con un riff caratterizzante) la forza dei gruppi rock blues anni ‘’70. “I miei cento difetti” è Gaber in versione latin jazz. “Una silvia” è da parente stretto di Capossela… basterebbe una sequenza così, per dire che il Ducoli ha fatto dei suoi piccoli animaletti un grande disco. Ma non è finita. Perché –attraversata la leggerezza di “Una nuova città” – ecco una magnifica ballata rarefatta (“Cinciallegra”), una marcetta-filastrocca che s’apre ad un coro di bambini (la title-track), più avanti replicata dalla giocosità spaventevole di “Rattus”), la capacità di mescolare gusto popolare e Messico di “sopra il davanzale”. Il tutto senza riuscire a schivare una caduta di gusto ma orwellianamente motiva (“Il mulo”); ma anche con la capacità di sfruttare al meglio i musicisti impiegati (ad esempio in “Laccabue”) e di fare un concepì album serio, ma non serioso.

 

Quasi non vorremmo ricordarlo, che il Ducoli è l’Alessandro da Breno (ma gustatevi: “Le renne sulla neve perenne”, bonus track da Vinicio brescianizzato. Perché il campanile non c’entra). E poi, non ha fatto tutto da solo: l’hanno aiutato Andrey Kutov e Mario Stivala per comporre e gente come Ellade Bandini, Giorgio Cordini, Michele Gazich, Valerio Gaffurini per suonare.

 

Il fatto è che questo disco sarà uno dei migliori del 2010. E vale da solo più di tutto Sanremo.

 

(Maurizio Matteotti; Giornale di Brescia, 27 febbraio 2010)

 

Ducoli, musica per animaletti. Il cantautore camuno presenta il nuovo cd ispirato alla natura.

 

Vive nei boschi per amore della natura e del suo lavoro. Vive nei boschi per trovare l’ispirazione quando scrive canzoni. Il camuno Alessandro Ducoli, dopo sette album personali e la partecipazione a dieci cd, ha sfornato l’ultima fatica discografica “Piccoli animaletti”, uscita da pochi giorni. Ducoli, col pianista russo Andrey Kutov, presenterà il disco in concerto di domenica alle 21.00 al Martini Lunge Cafè di Boario (si inizia alle 17.30 con il coro dei “Piccoli animaletti”, alle 20.30 Paolo Mazzucchelli presenta “Le copertine del Ducoli”). Il cd “Piccoli animaletti” chiude la trilogia legata strettamente al territorio – spiega Ducoli -: prima “Brumantica” (eccellente disco del 2006, che nonostante le prestigiose collaborazioni Fabrizio Bosso e Sandro Gibellini, solo per fare due nomi, è passato quasi Inosservato) sul tema del paesaggio, poi “Artemisia absinthium”, legato al vasto mondo della botanica, ora “Piccoli animaletti”, un disco zoologico (non a caso nel bicentenario della nascita del grande naturalista C. Darwin) che musicalmente abbraccia vari generi con arrangiamenti meno rigidi dei precedenti.

 

Anche questo cd, si avvale del contributo di grandi professionisti: Max Gabanizza, Michele Gazich, Giorgio Cordini, Mario Stivala, Ellade Bandini, Andrey Kutov, Mirko Spreafico. “Vorrei citare e ringraziare il produttore Valerio Gaffurini –aggiunge Ducoli- perché senza di lui il disco non sarebbe stato realizzato. In otto mesi di lavoro, da materiale un po’ disarticolato, pezzi che seguivano troppe strade siamo riusciti a creare un progetto omogeneo.

 

Ducoli, chi sono gli “animaletti” del tuo disco? “Nella vita si nasce sognatori, anche con sentimenti un po’ ingenui, poi col passare degli anni si diventa un po’ cinici. Tuttavia mi piace pensare che ci sia in giro qualche innocente pazzo che vive come un animaletto, libero e senza fare del male a nessuno, qualcuno che ama sognare. In genere sono le persone più simpatiche … insomma, io non passerei mai un sabato sera in birreria o una domenica pomeriggio anche a vedere la formula uno, con una persona cinica. Gli animaletti saranno un po’ disordinati, ma si distinguono per la profondità dei sentimenti.

 

C’è qualcosa di autobiografico? “Anch’io mi sento un animaletto … lavorando nelle foreste”.

 

Sulla copertina del cd sono raffigurati i dipinti del celebre pittore Ligabue, tra cui un inedito “Cane” sul retro della copertina… “sono andato due volte alla mostra di Ligabue a Milano e ho conosciuto il curatore, al quale ho presentato il mio progetto discografico, che ha molto apprezzato. Ho beneficiato così della liberatoria del Centro Studi e Archivio Antonio Ligabue, per utilizzare le immagini dei suoi dipinti ed impreziosire la parte illustrata del cd”.

 

Chi conosce da vicino Ducoli e lo apprezza, lo ha soprannominato “Ducowsky”, come dire: un po’ fuori dalle righe, ma con animo profondo, innamorato della canzone d’autore. Alessandro fa respirare la polvere della musica rock, diverte nel blues e commuove quando canta la novella d’autore. Sa fare tutto questo, il gigante burbero della foresta, Ducoli di nome, Ducowsky di fatto.

 

(Andrea Croxatto; Giornale di Brescia, 18 febbraio 2010)

 

 

Ducoli: libero animale. Il cerchio si chiude

 

A distanza di neppure un anno dall’uscita di “I Leave My Place To The Bitches” - pubblicato sotto il monicker di Cobb & The Other Apostles - Alessandro Ducoli sforna il terzo capitolo della trilogia “naturalistica” iniziata con la terra di “Brumantica” nel 2006 e proseguita con la botanica di “Artemisia Absinthium” nel 2008. Il titolo del nuovo lavoro è “Piccoli Animaletti” e, come presumibile, rappresenta la parte “zoologica” del concept, il cui sviluppo ha coinvolto anche la proposta musicale, che partendo da un raffinatissimo jazz ed attraversando suoni più rilassati si è evoluta sino a raggiungere un equilibrio in grado di accontentare una sempre più vasta fascia di pubblico, senza per questo scadere nella categoria “usa e getta” che contraddistingue buona parte della musica italiana degli ultimi anni (o decenni?)…

 

Qual è il tema trattato in questo album?

Se proprio si vuole cercare una tematica è più facile trovarla nel libretto contenuto nel digipack, un racconto con il medesimo titolo del disco che esorta ad una disobbedienza civile determinata dall’esasperazione. Non c’è un collegamento diretto fra il racconto ed i testi delle canzoni, anche se i titoli fanno in parte da spunto: potrei dire che il CD è la colonna sonora del libro, ma non necessariamente.

 

Perché questa scelta di allegare al disco un racconto così articolato?

Una delle pessime abitudini dei musicisti italiani negli ultimi anni è quella di cimentarsi nella cinematografia o - soprattutto - nella scrittura durante i periodi di “pausa da contratto” fra un disco e l’altro, cosa che contribuisce solo ad intasare le librerie con volumi che raramente hanno contenuti degni di nota e che spesso del musicista portano solo il nome in copertina: da qui l’idea di pubblicare il racconto con il CD anziché dopo.

 

Tu però quest’anno hai pubblicato un libro intitolato “Diario di un giovane fumatore”…

Il “Diario” è un lavoro a quattro mani scritto con l’amico Guido Lavazza che tratta della nostra grande passione per le pipe e che, pur volendo spiegare ai neofiti gli aspetti di questa antichissima arte, finirà probabilmente per rivolgersi soprattutto al mondo dei fumatori di pipa, e comunque è quanto di più distante dalla simil-biografia del musicista miliardario che sente il bisogno di raccontare cosa faceva quando andava all’asilo. Ed inoltre non si trova in libreria…

 

Effettivamente anche il libretto di ”Artemisia Absinthium” conteneva un breve racconto: cosa ti porta ad affiancare l’esperienza letteraria alla tua storicamente copiosa produzione musicale?

Fondamentalmente il tutto nasce dal fatto che non ho né tempo né costanza per dedicarmi come vorrei allo studio della chitarra, così scrivo e - pur non considerandomi uno scrittore - continuerò a farlo, almeno finché qualcuno non mi dirà che do fastidio...

 

Cosa puoi dirci del disco?

Rispetto ai primi due album della trilogia, “Piccoli Animaletti” ha un approccio più easy, volutamente più “radiofonico” e quindi maggiormente fruibile: è un disco liscio, con una brevità che rispecchia la mia scarsa voglia di ascoltare album con brani lunghissimi. Se paragonato ad Artemisia, che pure è piaciuto molto, suona sicuramente più “veloce”.

 

Come sei arrivato a simili scelte?

Secondo me la musica deve riflettere il quotidiano e purtroppo viviamo in un’epoca dove si tende a velocizzare tutto: è atroce ammetterlo, anche perché questa constatazione ha il sapore di una resa, ma è un dato di fatto che questo è il quotidiano, anche se evito di adeguarmi al linguaggio del Grande Fratello... Mi piacerebbe fare dischi come negli anni ’70, ma è un atteggiamento che possono premettersi solo i folli coraggiosi che se ne sbattono di tutto ma che, all’atto pratico, si autoestromettono da tutto.

 

I tuoi dischi hanno sempre avuto la particolarità di ospitare musicisti prestigiosi: chi ha suonato in “Piccoli Animaletti”?

Sull’album hanno suonato Mario Stivala alla chitarra, Ellade Bandini alla batteria, Max Gabanizza al basso, Andrey Kutov alle tastiere, Giorgio Cordini al bouzouki, Michele Gazich al violino, Mirko Spreafico alle percussioni, Valerio Gaffurini all’Hammond ed il Coro dei Piccoli Animaletti.

 

Da dove arriva l’idea di utilizzare un coro di bambini?

Le registrazioni erano finite praticamente a Settembre, ma le modifiche apportate in fase di mixaggio hanno portato Valerio (che è anche produttore del disco) a considerare l’apporto di un coro in due brani: così abbiamo contattato Barbara Bellotti, direttrice del Coro Arcobaleno di Breno, che ci ha messo a disposizione i suoi 24 allievi. E’ stata un’esperienza pesante, ma al tempo stesso molto emozionante.

 

Noto che con il passare del tempo (e dei dischi) la figura di Valerio Gaffurini ha superato la staticità del rapporto produttore/musicista…

Il rapporto con Valerio, fondato all’inizio sulla sua grande professionalità, ha avuto modo di svilupparsi anche sul piano dell’amicizia, raggiungendo un ottimo equilibrio fra la sua capacità di sopportarmi ed il suo essere un grande trascinatore, senza per questo uscire troppo dal suo ruolo.

 

E’ un’alchimia che funziona, così come quella con Mario Stivala ed Andrey Kutov……che sono i coautori dell’album.

A parte due brani miei e due di Andrey le musiche sono tutte di Mario, mentre i testi sono ovviamente firmati da me. Mario è un po’ la “vecchia guardia” del mio progetto, suoniamo insieme da tanti anni ed è ovvio che il legame sia più che consolidato. Andrey è invece recentemente diventato il mio “braccio armato”, perché le esibizioni dal vivo nell’ultimo anno hanno visto coinvolti solo noi due.

 

Perché la scelta di esibirti in duo?

Le motivazioni sono diverse, ma oltre alle difficoltà insite nella gestione di una band c’è anche la consapevolezza che i locali non hanno più molta voglia di sacrificarsi, sia per una questione di costi sia per un pubblico sempre più disattento e poco appassionato.

 

Devo comunque dire che l’intesa con Andrey ha ormai raggiunto un livello eccezionale.

Fatto dimostrato dal “Lurido Live”…

Quello è stato un modo simpatico di catturare la testimonianza di un nostro concerto - peraltro molto ben riuscito - per regalarla a chi ci segue da tempo, e ringrazio ancora una volta l’Associazione Mammut, Ronnie Amighetti e Pier Enrico Villa per il supporto e la collaborazione.

 

Contemporaneamente all’album sarà in uscita il tuo primo videoclip: cosa ha derterminato questa decisione?

Il bisogno di tagliarmi i capelli!

 

Prego?!?

Originariamente il brano selezionato per il video era “Dialogo di Guerra”, durante il quale avrei dovuto tagliarmi completamente i capelli. Poi la scelta è caduta su “La Malura”, che è stato girato e montato da Andrea Cominoli della Andreino’s Film.

 

Di cosa tratta?

Non c’è un messaggio particolare contenuto nel video. E’ più un capriccio artistico, e lo si può notare dal modo in cui è stato confezionato, libero da imposizioni commerciali ed in assoluta autarchia, tanto che il vero protagonista è il mio cane.

 

Il video è comunque anche un mezzo promozionale…

Certamente, ma qui torniamo al discorso di prima sulla frenetica velocizzazione della vita. Nel 2010 la promozione di un disco quasi impone la produzione di un videoclip come una necessità dettata dal fatto che è l’immagine a contare più di tutto: fino agli anni ’80 erano i singoli a lanciare un album sul mercato, con tanto di classifiche di vendita, poi è arrivata MTV ed è cambiato tutto…

 

Resterà quindi un capriccio o si potrà vedere?

Il video verrà presentato insieme al disco il prossimo 21 Febbraio presso il Martini Lounge Café di Boario Terme, dove mi esibirò nel pomeriggio con il Coro dei Piccoli Animaletti ed in prima serata con Andrei Kutov e Mario Stivala (per i dettagli vi rimandiamo alla penultima pagina di questa rivista, ndr).

 

Rimanendo legati alle immagini, lo scorso anno ci avevi anticipato il contenuto della copertina di questo tuo nuovo lavoro: promessa mantenuta?

Certamente. La copertina riproduce un dipinto inedito di Antonio Ligabue intitolato “Cane” il cui utilizzo mi è stato concesso dall’omonimo Centro Studi di Parma, e dello stesso artista sono anche le altre immagini contenute nel libretto e sulla back cover: la scelta è stata determinata dall’evidente legame con il titolo del disco, oltre al fatto di poter contare su qualcosa di realmente originale grazie alla disponibilità del Centro.

 

Per concludere: chi sono i Piccoli Animaletti?

Sono quelli che credono in qualcosa ed alla fine restano sempre da soli, i disordinati idealisti che riescono solo a farsi del male, i puri di cuore che si sacrificano per gli altri e che poi vengono buttati via… I Piccoli Animaletti sono gli uomini e le donne che vivono in questo mondo pur sapendo di non farne parte.

 

Ascoltare questo disco servirà ad apprezzare una volta di più la musica proposta dal Ducoli. Leggere il racconto servirà a capire meglio chi sono i Piccoli Animaletti. Ed a sperare che non si estinguano mai.

 

(Luca “Zeus” Morzenti; La Movida, febbraio 2010)

 

 

 

19 febbraio 2010

 

Si parla di Piccoli animaletti sul Bresciaoggi di ieri:

 

Esce il nuvo album, il settimo, del poliedrico artista camuno, realizzato con importanti collaborazioni. Insieme al cd c’è anche un libretto di racconti come appendice letteraria alle 14 canzoni.

 

In quest’inizio d’anno particolarmente proficuo per la musica “made in Brescia” si inserisce anche il ritorno di Alessandro Ducoli: il cantautore camuno è infatti tornato sul mercato con il suo nuovo album “piccoli animaletti”, che sarà presentato ufficialmente il prossimo 28 febbraio al Martini Lunge Cafè di Darfo Boario Terme in un set a due con il pianista Andrey Kutov.

 

Classe 71, nativo di Breno, ducoli è attivo in campo musicale dalla prima metà degli anni 90 e la sua carriera è stata fin dall’inizio particolarmente dinamica: ad oggi ha pubblicato due demo e sette album a proprio nome, due dischi sotto lo pseudononimo di Bacco il Matto, quattro sotto quello di Cobb, ed è stato fautore e protagonista di una lunga serie  di progetti collaterali, tra i quali merita menzione almeno “Degeneration Beat”, un lavoro dedicato a Jack Kerouac realizzato con i Brother K e Mark Murphy con cui è finalista al Premio Recanati nel 2006.

 

Il suo primo album vero e proprio, il punto d’inizio della sua carriera, risale al 1996: “Lolita” contiene brani entrati a far parte in modo indelebile nel suo repertorio come “Nuda e Cruda” o “Cupido è un pazzo”. Altra tappa di particolare prestigio è stata la realizzazione di “Brumantica” nel 2005, per il quale il Ducoli ha potuto contare sull’appoggio di personaggi come Ares Tavolazzi, Fabrizio, Bosso, Tino Tracanna, Ellade Bandini, Sandro Gibellini e Sandro Galati. 

 

“Piccoli animaletti” è il lavoro numero sette del suo repertorio solista, è stato registrato ad Adro con una band di pezzi da 90, bresciani e non, come Giorgio Cordini, Max Gabanizza, Michele Gazich, Ellade Bandini e Valerio Gaffurini (anche co-produttore del disco). Il risultato è una collezione di nuove istantanee d’autore in biico tra rock, jazz e blues, che danno al Ducoli modo di sfogare ancora una volta la sua verve visionaria incontenibile: al punto che nel cd troverete anche in libretto di racconti, una sorta di ideale abbinamento letterario alle canzoni.

 

(Claudio Andrizzi; Bresciaoggi, 18 febbraio 2010)

 

 

9 febbraio 2010

 

Giorni contati” per l’uscita di Piccoli animaletti. Il 14 febbraio (patrono degli innamorati di Breno) saranno disponibili presso www.merendinemusica.com copiose copie del nuovo lavoro del Ducoli. Verrà presentato ufficialmente a TELETUTTO il video de La malura, realizzato dalla Angiolinos’s film di Andrea Cominoli. Potrete comunque già vederlo da domani su You Tube.

 

L’album verrà presentato domenica 28 febbraio al Martini Lunge Cafè di Boario Terme (BS). Nel frattempo eccovi le due prime recensioni in spumeggiante anteprima:

 

Questo nuovo lavoro del Ducoli è probabilmente il più vario fra quelli sin qui pubblicati dal cantautore camuno, quasi un riassunto delle esperienze musicali attraversate da una carriera lunga ormai tredici anni e che lo ha visto coinvolto ideatore di numerosi progetti talvolta molto distanti fra loro.

 

È infatti La malura, brano insolitamente Rock per la produzione ducoliana, ad aprire il disco, subito seguito da I miei cento difetti, unico pezzo vicino alle linee del precedente Artemisia absinthium: da queste prime pennellate si sviluppa un affresco sonoro dipinto dal raffinatissimo Jazz di Laccabue, dal neanche troppo nascosto omaggio al grande Sergio Endrigo di Sopra il davanzale, dalle eteree atmosfere di Cinciallegra e da una Il carro che penso sarebbe piaciuta a De André. L’album però non tralascia di considerare possibili sviluppi che potremmo definire “radiofonici”, e ne sono prova la sorridente Una nuova città, la coinvolgente Il mulo e l’intensissima Dialogo di guerra, mentre meritano una menzione a parte i due brani che vedono la partecipazione del Coro dei Piccoli Animaletti – la title track e la divertentissima Rattus – ed i tre brevissimi gioiellini da poco più di un minuto che non stonano affatto in una track list così varia: Una silvia, delicato oggetto “Dukoviano” peraltro già presentato in sede live negli ultimi mesi, Germano irreale, piccola perla dal titolo irraggiungibile, e la conclusiva, inquietante bonus track, con un folle testo dialettale appoggiato su un giro fra Brecht e i Bauhaus.

 

La produzione del Ducoli si arricchisce così di un nuovo capitolo in grado di sorprendere l’ascoltatore con un approccio più diretto rispetto ai dischi precedenti, lasciando intravedere possibili sviluppi verso nuove direzioni del cammino di uno degli artisti più sottovalutati del panorama musicale italiano.

 

Luca Morzenti (La Movida n. 27, febbraio 2010)

 

Il solito Ducoli… cosa vuole dire “ho provato a fare un disco disincantato nonostante la cruda consapevolezza delle cose!?!?! Sono le frasi che odio del Ducoli, perché non dicono niente. Le aggiunge ogni volta che fa un disco di nuove canzoni solo per affermare chissà che cosa... peraltro per descrivere un disco che di canzoni comunque rimane. Questo “Piccoli animaletti” è il suo ennesimo lavoro discografico e non è niente di più quelli precedenti; poteva anche essere peggio e questa è forse la migliore nota positiva dell’intero “lavoro”.

 

Il disco nel complesso è ben realizzato e suonato addirittura da gente capace ma si tratta ancora una volta del solito Ducoli, con tutti i difetti che questo comporta: infiniti e ripetuti aneddoti di vita quotidiana (dal suo punto di vista ovviamente), rock’n’roll travestito da Jazz e cantautorato mai fino in fondo cantautorale. Non servono più nemmeno le confezioni da “suicidio finanziario” che ogni volta riesce a farsi pagare da qualche magnate amico… non è più sufficiente… serve ben altro! Soprattutto al settimo disco (e dico settimo per non citare le altre 10 uscite discografiche camuffate sotto altri nomi e altri “teatrini poveri” con pazzi musici al seguito), serve davvero ben altro: occorrerebbe una migliore capitalizzazione degli sforzi, anche economica, e soprattutto occorrerebbe la scelta di una produzione più concreta ed efficace, più ragionata, e non la solita improvvisata d’entusiasmo. Certo questa cosa ridurrebbe l’autenticità del Ducoli, e lo dico a malincuore perché ho recensito praticamente tutti i suoi infiniti “sforzi” musicali, ma sicuramente lo allineerebbe meglio agli standard attuali. I suoi lavori soffrono infatti sempre di un certo “artigianato” che, benché onesto e ben condito, appare comunque di non sufficiente livello. Il mio consiglio è dunque di non comprare “Piccoli animaletti”… Mandategli eventualmente i soldi chiedendogli di utilizzarli per produrre meglio i prossimi album (non prima di almeno quattro anni!). Anzi, non mandategli niente perché se li fumerebbe e berrebbe nel giro di un paio d’ore.

 

(Maximillian Dutchman. RockGuru n. 2113. Lisbona, 6 gennaio 2010)

 

***

 

Si parla ancora di Insanology! Nientemeno che dall’Uzbekistan:

 

Prolusion. “Insanology” is the debut album of vocal performer Boris SAVOLDELLI, who is also a member of avant-garde ensemble SADO. Hailing from the Northern Italian town of Modena, since his early childhood years Savoldelli has been fascinated by the possibilities offered by the human voice, which led him first to training as an opera singer, then to exploration of more experimental techniques, such as the ones used by Area’s Demetrio Stratos, or ethnic forms like Siberian overtone chanting. In the past few years he has been engaged in a number of diverse projects; earlier in 2009 he released the album “Protoplasmic” in collaboration with jazz guitarist/composer Elliott Sharp. The lyrics on “Insanology” were written by Savoldelli’s friend and long-time collaborator, singer-songwriter Alessandro Ducoli.


Analysis.“Insanology” is certainly not your average prog album – very far from that. However, it is also a very progressive offering, one of those discs that come as an unexpected surprise to the jaded listener, weary of hearing yet another band imitating either the classic acts of the Seventies, or any of the modern pretenders to their throne. Following in the footsteps of vocal innovators such as Bobby McFerrin or the late, great Demetrio Stratos, in 2007 Boris Savoldelli recorded a debut solo album solely based on his impressive vocal abilities, proving once again that the human voice can be as effective an instrument as anything man-made. Though “Insanology” is very short for today’s standards (at under 30 minutes, little more than an EP) it is quite dense in its own peculiar way. Although the initial reaction of the average prog fan might very well be a giant question mark (or even something more colourful), those more used to listening to jazz in all its manifestations will recognize some familiar stylings. In fact, even if rock music has produced a sizable number of fine vocalists, it has never been noted for actual research in new forms of singing – something, instead, that is more of a prerogative of jazz, or of the vast, diverse galaxy known as world music. Savoldelli only needs his extraordinary voice (and the help of loops) to carry off the album, with the exception of two tracks to which veteran jazz guitarist Marc Ribot lends his acoustic guitar. The average song length is around 2 minutes, with only two items exceeding the 3-minute mark – quite surprising in a world where over-60-minute albums (even self-released ones) seem to be the rule. However, as mentioned above, the album is uncommonly dense, and nowhere as immediate as a superficial listen would suggest. Savoldelli’s skill at creating varied atmospheres in each of the songs, compressed as they are by their limited running time, is to be admired. This is a highly technical effort, but in a very different way from the flashy offerings of so many conventional progressive rock bands. Savoldelli’s voice, far from being just a beautiful but soulless instrument, is full of warmth and humour - basically high-pitched, yet very well-modulated, never jarring or grating. While the Stratos comparisons are inevitable, Savoldelli comes across as somewhat more restrained. He also sounds as someone who is actually enjoying what he is doing, and not just going through the motions in order to wow his audience with his impressive technique. The album’s lyrics mingle Italian and English, and follow the humorous, somewhat nonsensical strain typical of Canterbury or RIO/Avant bands. As a whole, the album exudes an optimistic mood that is a welcome change from the tons of bands or artists that go the existentialist route, and take themselves and their music far too seriously. Opener Andywalker already sounds like a statement of intent, with Savoldelli’s incredible vocal weaves interspersed by funny, cartoonish sounds. The following song, Circlecircus, shares the same upbeat quality, and includes a sort of rap section; while Mindjoke has a strong Latin flavour, bolstered by Marc Ribot’s stylish, laid-back guitar and Savoldelli’s harmonious singing. The title-track, which also features Ribot’s contribution, is in a very similar vein. A sudden change in atmosphere occurs with the touching Moonchurch, in which – as the title implies – Savoldelli reproduces a whole choir of angelic voices. In sharp contrast, the very intense, exhilarating vocal performance and rhythmic feel of Jimi Hendrix cover Crosstown Traffic take the listener into decidedly rock territory. The upbeat, vintage-style melody of De-Toxic Hatefull may be somewhat reminiscent of Yes’ vocal harmonies, while the bluesy torch song In the Seventh Year sees Savoldelli’s voice sounding deeper than usual, wistful and passionate. The delicate Bluechild also features a very sensitive interpretation by the artist, who almost whispers the words at the beginning, and then turns more assertive, almost in a gospel vein. At the close of the album we find two vocal-only versions of Mindjoke and Insanology, and a real delight for Gentle Giant fans – Io, possibly the most experimental item on display, is sharply reminiscent of the song Knots from the “Octopus” album. Without any doubt, “Insanology” is a stunning debut album, a disc brimming with ideas and freshness that should appeal to everyone with even a passing interest in authentically progressive music. Definitely more accessible than Savoldelli’s recordings with Elliott Sharp and SADO, it is a must for fans of distinctive vocal performances. In spite of its upbeat, uplifting nature, however, it should not be forgotten that there are years of serious study and research behind it.


Conclusion. Those who are keen on exploring new avenues in music, and are intrigued by the creative possibilities offered by the human voice, will find “Insanology” very much to their taste. Obviously, lovers of conventionally arranged progressive rock might find this album boring, or simply a tad one-dimensional. However, as baffling as this disc might be for those used to a more traditional approach to music (especially as regards the presence of actual instruments), I would recommend everyone to give “Insanology” a try. They might be in for a very pleasant surprise.

 

Raffaella Berry - http://www.progressor.net/review/savoldelli_2007.html - 01-02-2010

 

***

 

Giorni contati anche per l’uscita dell’esplosivo ELECTRIC BABYLAND. Il nuovo disco dei Thee Jones Bones. Sono infatti in fase di completamento gli ultimi dettagli della produzione ma possiamo a questo punto riportarvi i testi che, sotto lo pseudonimo di Whisky Brothers, sono stati scritti dal Ducoli e Luca “Zeus” Morzenti, e che qui sotto sono completi degli ermetici e “censurate” sintesi.

 

L’album, che riporta una delle copertine più temerarie della storia della musica di sempre, verrà presentato il prossimo mese di marzo al Bar Bai di Pisogne (Bs).

 

Holly Holly

 

Anche le tue amiche lo fanno!

 

Baby, baby, do the rockin’ roll

Pretty Dollies, rockin’ over and on

Baby, baby, babies rockin’ the guys

Pretty Dollies, rockin’ over the line

 

Baby, baby, let me rock and roll

Pretty Dolly, rock me on and on

Baby, baby, come on rockin’ that guy

Pretty Dolly, rock me over the line

 

Stormy night outside tonight

Baby, you can’t stop that guy

Stormy night, the time is right for Rock’n’Roll

Spinning and shining, Holly Holly soul

Spinning and shining like a mirrorball

 

Rockin’ and rollin’, shakin’ out your soul

Spinning and shining like a mirrorball

Holly, Holly, Buddy Holly soul

Is spinning and shining in the Mirrorball

 

 

Hangin’ Around

 

Cammino male!

 

Red light, right night, it’s raining

Walk like a Dog who’s

Hangin’ around

 

Red light, right fight, I’m bleeding

Creep like a Dog who’s

Hangin’ around

 

Red light, she’s nice and ouzing

Hound like a Dog who’s

Hangin’ around

 

Red light, don’t mind, it’s open

Drink like a Dog who’s

Hangin’ around

 

Now the Mersey’s calling for a penny and another one

I don’t give a damn, I’m hangin’ around

 

And I sing la, la, la, la. la

The Mersey’s there, the light is red

I can always find the way, I’m hangin’ around

 


 

The Mud’s End

 

Sei di poca compagnia!

 

Everywhere I go, every road I walk

The Camaro’s swimming in the mud

Everywhere I go, every man I talk

You will push no more my pedal brake, and now you know

 

Everywhere I go, every town I leave

The Camaro’s swimming in the mud

Everywhere I go, every way I will

Everything I do is on my own, yes, on my own

 

Everywhere I go, every hole I dig

The Camaro’s swimming in the mud

Everywhere I go, everything will be

The Bambina’s sailing in the mud, and now she knows

 

Fine, now is good, you don’t bore my brain no more

No more tell me what I have to do …

Fine, now is good, you don’t drive my car no more

No more tell me what I have to do …

 

Everywhere I go…

 


 

Teachin’ Nurse

 

Cura questo cane!

 

Don’t teach

Don’t need a teacher, every dog needs a teacher

You are a really pretty nurse

You make the boy clean and good and right

You are a really pretty nurse

 

Don’t teach

Don’t want a teacher, every dog wants a teacher

You are a really pretty nurse

You make the boy clean and good and right

You are a really pretty nurse

 

I find my way, but every way is always wrong

I find my way alone, but I want, but I want, but I want

 

Don’t teach

Don’t bite a teacher, every dog bites a teacher

You are a really pretty nurse

You make the boy clean and good and right

You are a really pretty nurse

 

Don’t teach

Don’t hate a teacher, every dog hates a teacher

You are a really pretty nurse

You make the boy clean and good and right

You are a really pretty nurse

You are a really pretty nurse

You are a really pretty nurse

 


 

Nico’s Banana

 

Odio il potassio!

 

How do you feel today

How was your yesterday

How do you feel today

 

And now

 

How do you live today

Did you live yesterday

How do you feel today

 

And now

 

You better walk away

Oh so far... from me

You better walk away

From the sick of this town, all alone…

 

How do you live your days

Can you go on this way

Why don’t you leave these days

 

And now

 

You better walk away

Oh so far... from me

You better walk away

From the sick of this town

 

How do you feel today

How was your yesterday

How do you feel today

How do you feel today

 

 

Say Hey, Say Ho!

 

Quei soldi sono miei!

 

Say hey, say ho, say no

You need it more and more

Say hey, say ho, say no

You need it more and more

 

I got one more, look at me boss

Give you more ‘til you’re enough

One more will make you fine

Feel myself alright

 

I got two more, look at me boss

Give you more ‘til you’re enough

Two more will make you fine

Feel myself alright

 

enough, ok?

enough, ok?

enough, ok?

I got you!

 

I got three more, look at me boss

Give you more ‘til you’re enough

Three more will make you fine

Feel myself alright

 

I got four more, look at me boss

Give you more ‘til you’re enough

Four more will make you fine

Feel myself alright

 

 

Alright

 

Gran pompino!

 

Keep on moving … I feel alright

Keep on moving … you feel alright

 

I got a brand new car, can bring you far … alright

I got a brand new gun, can bring you down … alright

 

Keep on moving … I feel alright

Keep on moving … you feel alright

 

I get a brand new dog, can bring you smile … alright

I get a brand new drug, can bring you high … alright

 

I feel alright … all right

I feel alright … all night

 

Keep on moving … I feel alright

Keep on moving … you feel alright

 

If you don’t like that mood, I got so much for you … alright

If you don’t like that fool, just try how much I’m cool … alright

 

I feel alright … all right

I feel alright … all night

 

Keep on moving … I feel alright

Keep on moving … you feel alright

 

Make you smile

Take you high … all right

 

Keep on moving … I feel alright

Keep on moving … you feel alright

 

Much for you

How I’m cool … all right

 

I feel alright … all right

I feel alright … all night

 


 

Wrong Way

 

Hai rotto i coglioni!

 

I’m on my way, and I got time, a brand new car

 

Everyday I think of you my sweetie little girl

Everyday I dream of you so hard

I won’t let you down, but I’m on my way

Don’t let me down

 

I’m on my way, and I got time, a brand new car

 

Everyday I drink for you my pretty little girl

Everyday I drink for you so hard

Now I’m on my way, wasting a little time

Don’t let me down

 

So I remember I was young and really poor

So I remember of that valley, green and gold

Ride Appaloosa in the fields made by your God

So I remember when this country was my soul

Now I forget it, ‘cause I’m poor than yesterday

Now I forget it, forget it, forget it, forget it, forget it

 

I’m on my way, and I got time, a brand new car

 


 

Cowbaby

 

Rock’n’Roll!

 

Me and Muddy comin’ down the hill

Divin’ our pick-up from the hell

Radiostation’s playin’ Rock’n’Roll

And now we need a Mirrorball

 

Me and Muddy havin’ a six-pack

Suckin’ smoke and ready to be back

Parkin’ our pick-up in the grass

This is the night we kick some ass

 

Me and Muddy waitin’ for a beer

Drinkin’ more and more and ‘nother beer

Band is playin’ music we don’t like

The time is ready for a fight

 

Me and Muddy startin’ to be hot

Smashin’ bones and faces, ready or not

Chairs ‘n’ tables flyin’ all around

And what we find is smashed down

 

Me and Muddy comin’ back from hell

Drivin’ our pick-up to the hill

Radiostation’s playin’ Rock’n’Roll

And now we have a Mirrorball

 

***

Un’ultima precisazione …. piccola appendice al tempo passato

 

Sono il DUCOLI e non l’amministratore del sito, scusate questa mia interruzione così particolare per la mia piccola carriera, ma non potevo esimermi da questi necessarie precisazioni.

 

Casualmente ieri sera mi sono re-imbattuto nella recensione di Jokerjohnny II, a suo tempo scritta da Cristian Verzelletti di Mescalina. Noto con stupore che il disarticolato testo dell’epoca è stato però modificato, colmando la mancanza di alcune imprecisioni da parte del recensore al tempo segnalate e che qui di seguito vado ad elencare:

 

1.      Dopo aver letto che “i protagonisti cavalcano chini su qualche ronzino lungo un tracciato che si fatica a distinguere dalle rocce, dal buio e dal nulla”, il sottoscritto segnalò al recensore che la copertina dell’album (come anche specificato nel booklet del disco) riportava la storica fotografia di E. Curtis “The vanishing race”, ovvero il “manifesto” della causa per la rivendicazione dei diritti dei Nativi del nordamerica.

 

Mi fa molto piacere osservare che la recensione si sia arricchita di forbite (… e suggerite) citazioni, che tuttavia non tralasciano di ricondurre il dramma del Vanishing race  ad una semplice esibizione di “ronzini”.

 

2.      L’allora definito “confuso omaggio a Rino Gaetano” è ora diventato “Il disco è cupo e ostico, attraversato da umori blues e da alcuni spettri tra cui quello confuso di Rino Gaetano”, probabilmente a seguito della mia precisazione all’autore riguardo al fatto che intitolare una canzone “Rino” probabilmente possa presumere una minima possibilità di interesse nei confronti del musicista citato …

 

3.      Ribadisco il fatto di avere comunicato al sito MESCALINA, già successivamente alla prima recensione, di eliminare qualsiasi riferimento all’attività artistica del sottoscritto: il fatto di trovare comunque una recensione a me riguardante, ed oltretutto modificata nel suo contenuto, non fa assolutamente piacere. Ritenendomi un serio “professionista”, pretenderei lo stesso atteggiamento anche da figure ben più istituzionalizzate…

 

L’ultimo pensiero, parafrasando le parole di Thee Jones Bones, è rivolto a The Spanish Johnny: Rock’n’Roll is a lifestyle

 

26 dicembre 2009

 

Il Ducoli entra a far parte della scuderia di Merendine Musica (www.merendinemusica.com).

***

Sono ufficialmente terminati i lavori per la realizzazione di Piccoli animaletti. Il disco dovrebbe uscire ufficialmente il 14 febbraio prossimo (“giorno del patrono” … come sostiene sempre il Ducoli quando lo accusano di romanticismo calendariale …). Da gennaio sarà già disponibile on-line il singolo de “La Malura”, corredato nientemeno che da un “esplosivo” videoclip realizzato dalla Angiolinoss Film. La data e il luogo di presentazione del nuovo disco sono invece ancora in fase di definizione ma presto ci saranno notizie più precise.

 

PICCOLI ANIMALETTI

 

Ellade Bandini, batteria

Max Gabanizza, basso

Giorgio Cordini, bouzuki

Michele Gazich, violino

Mario Stivala, chitarre

Mirko Spreafico, percussioni

Andrey Kutov, pianoforte

Valerio Gaffurini, hammond

Eugenio Samon, tromba

 

Parte 1. ANIMALI PSEUDONOTTURNI

 

La Malura

I miei cento difetti

Una silvia

Una nuova citta’

 

Parte 2. ANIMALI QUASIDIURNI

 

Il mulo

Cicinciallegra

Il Laccabue

Piccoli animaletti

 

Parte 3. ANIMALI LUMINONEUTRI

 

Un germano irreale

Dialogo di guerra

Sopra il davanzale

Il carro

Rattus

Le renne sulla neve perenne

 

***

 

3 novembre 2009

 

Lo scrittore e giornalista Paolo “Crazy” Carnevale ha parlato di “I leave my place to the bitches” su Late for the sky (tp://www.lateforthesky.org/tag/cobb-the-other-apostles/):

 

Quello che colpisce maggiormente nei prodotti discografici targati Alessandro Ducoli, sia che si tratti di lavori come quelli con i Bartolino’s o altri gruppi con cui da sfogo ai suoi impulsi cantautorali, sia che si tratti di dischi dall’impianto più dichiaratamente rock (il disco che sto recensendo e quelli degli Sanishjohnny), è l’incredibile spontaneità, che li attraversano dall’inizio alla fine. Ducoli è un genuino su tutti i fronti, uno che fa dischi perché gli piace farli, forse sotto sotto accarezza anche il sogno di ritagliarsi una fetta di fama o successo, ma in realtà non ne ha bisogno, perché la mole di dischi che ha prodotto in poco più di dieci anni di attività gli è già valsa comunque un bel posto tra i musicisti degni di rispetto. Ducoli è un generoso in tutti i sensi, perché c’è bisogno di dischi come questo, un disco pieno di energia, sicuramente più da band rispetto al precedente, che peraltro godeva di una magia tutta sua e per certi versi mi aveva forse colpito di più. Forse ora manca l’effetto sorpresa, ma in compenso c’è una classe da vendere, e come sempre l’urgenza di dire delle cose, a partire dal concetto, anzi dal fatto reale da cui il disco prende il titolo: una triste considerazione sul fatto che la maggior parte dei bar in cui il nostro era solito esibirsi sono diventati locali da spogliarello, nella migliore delle ipotesi. E allora ecco spiegato perché Ducoli/Cobb lascia il suo posto alle signorine, nei confronti delle quali peraltro non nasconde una certa simpatia.

 

Un disco quasi interamente elettrico: rispetto a Easylove, il suo predecessore, ci sono forti venature funk, dall’iniziale title track (uno shuffle) alla successiva Like a Rolling Stones (dal titolo fuorviante). Il riferimento sembrano essere gli anni ‘70, soli di chitarra squarcianti, tastiere penetranti, una voce femminile al posto giusto, come nell’ottima Straight Up Coffee. Piace anche la nonchalance con cui Ducoli/Cobb, quasi a sottolineare questo dualismo di identità, passa dalla lingua inglese all’italiano nel corso della stessa canzone. E soprattutto piace pensare che in una remota valle dell’alta Italia ci sia qualcuno con le palle di continuare a fare la musica in cui crede con tanta costanza e prolificità. E vale la pena di tessere le lodi di House In The Woods, il brano che conclude questa ennesima fatica del nostro: non ho dubbi che se Neil Young ascoltasse questa canzone direbbe che l’avrebbe voluta scrivere lui, lui che nel suo ultimo disco non è riuscito a includerne nemmeno una che sia bella solo la metà di questa.

 

Paolo Crazy Carnevale

 

31 ottobre 2009

 

In attesa della seconda puntata di (Soltanto) con la musica dedicata al Ducoli e prevista per il 30 novembre prossimo, potete rivedere la prima direttamente dal sito di Merendine Musica (http://www.merendinemusica.com/).

 

***

 

Arriva il Lurido Live! È stato stampato in sole 125 copiesuperdeluxe e verrà presentato dall’Associazione Mammut al Barbai di Pisogne giovedì 12 novembre prossimo. Lurido Live: prodotto da Edizioni Latakia per l’Associazione Culturale Mammut, a cura dello stesso Ducoli e di Luca “Zeus” Morzenti. Nel live viene riproposta la performance del Ducoli e di Andrei Kutov al Mammut Festival di quest’estate. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it).

 

Il soldato dell’amore

Un piede nella fossa quell’altro sulla vanga

Ti ti ti ti

Omicidio consentito

Se tu mi vuoi

Delirio ordinario

Giovanna

Sogni e visioni

Benny Jag Blue

Ho trovato l’oro

Perduta

Una Silvia

Nuda e cruda

Can’t help falling in love with you

Tutta colpa sua

Sgangherata

Anche io non posso entrare

 

***

 

È uscito per Edizioni LatakiaDiario di un giovane fumatore”, il libro patrocinato da Brebbia Pipe scritto dal Ducoli e da Guido Lavazza. Chi lo volesse prenotare può richiederlo direttamente al Ducoli nelle info del sito (baccoilmatto@libero.it).

 

Un’inventata sfida letteraria fra due dei più grandi autori del Novecento, due racconti paralleli che mettono a confronto vite completamente differenti, un viaggio lungo una settimana dove si mescolano la distaccata serietà del fumatore e l’ironico disincanto degli autori.

Un libro in cui Jack London e Arthur Conan Doyle esplorano l’universo della pipa in un modo assolutamente originale, come nessuno aveva mai fatto prima, rendendo omaggio all’antica arte del fumare la pipa.

 

***

 

Il Ducoli, in collaborazione con Luca “Zeus” Morzenti ha scritto i testi di ElectricBabyland. Il nuovo disco di Thee Jones Bones uscirà a breve ma per ora non  possiamo anticipare nulla di più.

 

23 ottobre 2009

 

Ancora ritardi sulla realizzazione di Piccoli Animaletti la cui uscita sembra saltare a gennaio 2010.

 

Il Ducoli parteciperà alla compilation Brescia canta il Natale nelle pievi con il brano Le renne sulla neve perenne. All’iniziativa partecipano anche: Fulvio Anelli, Rhytm & Sax Jazz Ensemble, Oscar Del Barba, Beppe Donadio, Ettore Giuradei, Daniele Gozzetti, Roberto Guarneri, Le Cornamuse della Franciacorta, Enrico Mantovani, Malghesetti, Paolo Milzani e Selvaggi band.  In attesa di ascoltare l’intero lavoro vi anticipiamo il testo della canzone del Ducoli:

 

 

Le renne sulla neve perenne (26 dicembre 2008)

 

Santo Nedàl, pargòl de i

Persa la cràpa, la resta la giàca

Santa Pazienza, la me làga amò senza

La dìs ché la nòt, la ‘òl mìga beshòc

 

Santo Catìf, fadìga a capì

Persa la gamba, tacàda a la banda

Santa Sfurtüna, l’è bianca la lüna

L’è negra, l’è üna, l’è hempèr a’ chèla

 

Santa Miseria, la cünta la storia

La gira, la ‘olta, l’è cürta, l’è storta

Santo Demonio, go ‘it la paura

Antonio l’è ùra de dàga ‘a la sciùra

 

Santo Nedàl, la màl …

 

Santo Natale, il Bambino è ubriaco

Ha perso la testa, si vede solo la giacca

Santa Pazienza, mi lascia sempre senza

La notte è questione da grandi, pazienza

 

Santo Cattivo, non riesco a capire

E non sto più seduto quando sento la musica

Santa Sfortuna, la luna è bianca

Invece la sfortuna non cambia colore

 

Santa Miseria, sono tutte balle

Comunque la giri  è sempre così

Santo Demonio, ho avuto un po’ di paura

Ma mi sto difendendo bene …

 

Santo Natale … fa male

 

17 settembre 2009

 

La canzone Tombstone, tratta da Jokerjohnny I degli Spanish Johnny, è stata scelta per far parte della compilationDal profondo” curata dall’associazione Latlantide il cui ricavato sarà destinato alla realizzazione di un pozzo d'acqua in Kenya intitolato alla memoria di Paolo "Zico" Mozzicafreddo.

 

http://www.latlantide.it/discografia_f.htm

 

 

9 settembre 2009

Lunedì 12 ottobre alle ore 18 andrà in onda su Brescia Teletutto la prima delle due puntate di "(Soltanto) Con la Musica" dedicata al Ducoli e curata da Merendine Musica.

http://www.merendinemusica.com/Welcome.html

25 agosto 2009

Non ci sono anticipazioni in merito al nuovo disco del Ducoli che sembra essere ormai in dirittura d’arrivo; la data della pubblicazione sembra essere ottobre-novembre-dicembre e quindi, nella sostanza, ancora un gran casino! Nel frattempo prosegue l’attività live che ha trovato la scorsa settimana lo straordinario compagno di viaggio Nicola Morandini:

http://www.annicolaf.it/photo/ducoli/index.html

19 agosto 2009

Agosto 2009 è stato un mese “strano”, più degli altri … ciao Nanda

“Sono i tuoi occhi abbassati

A raccontare che cosa è successo,

Lo sai che non servono questi dettagli

Dimmi soltanto che occhi proponi girato di spalle ...

Il suono di questo quartiere è ancora gentile

Le ruote guadagnano i campi e ricomincio a pensare

Due cani si annusano in mezzo alla strada

Una casa, un ufficio postale, persone

La nostra città nella luce di questo mattino … The Morning …”

Dedicato a

Fernanda Pivano

(Genova, 18 luglio del 1917 – Milano, 18 Agosto 2009)

6 agosto 2009

Mindjoke


... Joek don't feed my monkey, junky Joek, so don't need my honky, tonky junky Joek
.... you fuckin' junkey

Poca vita, poco tempo a dispozione, io
Questa vita, troppe cose rimaste lì a metà
Così a me piace come sei
Mi piace soltanto come vuoi
Come sogno, lei diventa
Traduce nell'azione la mia testa .....

Con la mente che si muove
La mia mente non è da sola, solo io
Convivo con la mia deviata deviazione ....

Riflessi più chiari e tu, riflessi che riflettono che
Che sei riuscita bene .... sei la strada, storta e curva, vita distorta e corta, gioca
Mentre ritorna la mia fica per dare la sua forma alla mia idea

Dedicato a

Willy DeVille

(Stamford, Ct, 25 agosto 1950 – New York, 6 Agosto 2009)

9 luglio 2009

L’Associazione Claudio Mazzitello di Cariati Marina (Cz), ha premiato L’Armistizio come migliore canzone dell’Edizione 2009. Il Ducoli, accompagnato da Andrey Kutov, si è esibito nell’ambito dell’iniziativa con altri cinque artisti invitati per la manifestazione. Il premio della critica è stato assegnato exequo a Federico Ferrandina  e Angelo Longo.

“Grazie a Pierelena, Maria Teresa e Tonino, e grazie all’Associazione Claudio Mazzitello, che hanno creduto nel progetto Artemisia Absinthium ... non era ancora successo in oltre dieci anni di canzoni. Grazie anche ad Andrey che mi deve sopportare ogni volta e ogni volta è sempre l’elemento decisivo dei miei concerti. Cariati Marina ricorda Claudio con grande amore, vi invito a cercare le sue canzoni e a conoscere la sua storia … tutto il resto non serve”. Ducolo

www.claudiomazzitello.com

http://www.myspace.com/giuseppeparise

Finalisti:

Alessandro Ducoli

Gennaro Esposito
Federico Ferrandina
Diego Greco
Kosmopolitan
Angelo Longo

Giuria:

Roberta Barberini - organizzazione MEI (Meeting Etichette Indipendenti)

Francesco Villani - compositore, strumentista

Francesco Micocci - editore musicale IT

Angelo Di Martino - produttore discografico

Amedeo Furfaro - critico musicale

Duccio Pasqua - conduttore "Notturno Italiano" (Rai International) e giornalista "Il Giornale"

Paolo Talanca - critico della canzone

John Vignola - conduttore radiofonico (Radio 1) e giornalista musicale (Il Mucchio Selvaggio, Vanity Fair)

Alessandro Sgritta - critico musicale

Gennaro Ruffolo - compositore, strumentista