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Ducoli’s web site © 2007 |
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Produced
by Paolo
Filippi, Matteo Marchese and Alessandro Ducoli for DoubleStrokeRecords, via Isonso 3/c -
Azzano San Paolo (BG) - All compositions by Alessandro Ducoli
and Mario Stivala (Lettera by Alessandro Ducoli and Renato Saviori, Alessandro Galati (piano, rhodes,
keyboard), Ellade Bandini (drum), Ares Tavolazzi (bass), Fabrizio Bosso
(trumpet), Mario Stivala (guitar), Alessandro Ducoli (voice), Sandro
Gibellini (guitar), Tino Tracanna (sax), Paolo Filippi (bass # 5), Teo
Marchese (drum # 5).
(…) Cos'è Scusate, dimenticavo. Inutile dirvi che
niente di quello che avete letto è vero davvero. Trovate la vostra chiave di
lettura ascoltando Brumantica. Poi la vostra definizione di nebbia o di
diavolo verrà fuori da sola. Per ora l'unica cosa certa è che si tratta delle
nuove canzoni di Alessandro Ducoli, accompagnato da alcuni fra i più grandi
musicisti italiani (vecchi amici del sottoscritto come Ellade Bandini, Ares
Tavolazzi, Sandro Gibellini e Tino Tracanna, accanto a nuovi amici come Alessandro
Galati e Fabrizio Bosso). Me lo ha portato ieri sera, sarà pronto a novembre.
Ho avuto il compito di parlarne per primo. Non è facile, ma ci provo come
faccio con tutte le cose. Canzoni nuove di zecca scritte in compagnia del suo
migliore compare di viaggio, Mario
Stivala. Musica parlata, da gustare con i piedi al caldo, lo stomaco pieno e
la testa vuota. Anzi da gustare in piedi con la testa al freddo e la pancia
vuota. Anzi da gustare con la pancia e con i piedi. Insomma, fate voi. (…) (Maximillian
Dutchman. Lisbona, 12 settembre 2006)
Brumantica (...) Brumantica. La scienza che descrive questa
nebbia che passeggia sopra il fiume. Bruma che diventa tragitto. Distanza che
si oppone tra la mia e la tua abitazione. Somma di passi che si camminano
sull'argine. Tratto di landa che attraversa il fondovalle dentro il fiume.
Distanza che corre con l'acqua dell'Oglio per scendere in basso. Quattro
chilometri passano in fretta. Tu metti la sveglia del gallo alle 4 di questa
lunata. Io arrivo a portare la bruma. Mi segue da sempre. Mi segue ogni volta
che muovo il mio piede sul sasso. Non devi farmi la colpa se il tempo si
stringe ogni volta che il gallo che ti ho regalato ha perduto la voce. Non
farmi le colpe del fiume. La bruma confonde la strada nel bosco. La colpa è
la sua. È del fiume. La colpa è del gallo. Rimane solo del tempo per fare le
cose che abbiamo cercato e mi basta. Spero che basti anche a te (...) Un piede nella fossa, quell'altro sulla
vanga (...) Non esiste nessuna esigenza di prendere un altro vestito e un
altro cappello. Non credo che avere un vestito per ogni occasione sia tanto
importante da prendersi questa attenzione. Vampiri e cappelli non vanno
cambiati. Vanno cercati. Vanno trovati e capiti. Per ora che sono l'allievo
la mia penitenza è soltanto lo studio mancato. Mi scavo la buca per essere
pronto. Mi serve a proteggere il volto dai raggi del sole. Lo faccio per
essere certo che solo la scienza mi possa cambiare. Soltanto la scienza che
porta esercizio. Non serve che dici qualcosa. Se hai da fumare sarebbe
arrivato il momento ideale per ricominciare (...) Lettera (...) Lo sai che non posso passare il mio tempo a cercare
di fare l'analisi attenta di tutte le cose che accadono al nostro universo.
Scrivi soltanto due righe. Il mio promemoria
(...) Tutta colpa sua (...)
Gli alberi sono città. Città e capitali. Sono infiniti circuiti di razze, di
piazze, di strade, stazioni, binari. Di attese infinite tra noi pendolari. Tu
puoi tenere il giardino. Tieniti il mio davanzale. Tieni la mia collezione di
scatole vuote. La piccola scala che apre la nostra finestra sul tetto. Ti
lascio il camino. Ti lascio la vasca dei miei pesci rossi. Ti lascio la
gabbia del mio canarino. Prenditi tutta la casa. Prenditi tutte le cose.
Adesso che pago l'affitto agli gnomi. Adesso che vivo e divido lo spazio e la
mia colazione con altri abitanti (...) Blou
(...) Anima scura. Presenza che osserva nell'ombra il contrasto di luce
altrimenti difficile agli occhi. Non è stata la sfortuna a portare lontano il
profumo di quella infinita frazione di schiena. La sola sfortuna è di avere
fortuna gratuita. Non è il caso mio. Io conosco i segreti di questa città. Di
questo paese di morti. Di questo recinto di case chiamato paese o presuntuosa
città. Conosco le tue sfumature. Sei un villaggio deserto. Io conosco e
capisco che qui avere sfortuna non sempre dipende dal gioco che fai. Non
sempre dipende dal posto che hai. Comunque se passi di nuovo dal numero mio
ricorda che il piano che abito è sotto il livello del suolo. Mi trovi ogni
volta che vuoi, assaggio le scorte rimaste per questa stagione e ascolto le
note che parlano solo di luce (...) Nebbia
e sabbia (...) Voglio un caffè. Il mio cane vorrebbe un ghiacciolo. Anice
e ghiaccio. Anice, ghiaccio e caffè. Voglio il giornale. Vogliamo aggiornare
le nostre notizie al secolo attuale. Vogliamo la nebbia. Vogliamo la sabbia.
La nebbia e la sabbia del fiume. Vogliamo che siano rinchiuse con noi, nel
fondo di questa bottiglia di vetro. La nostra bottiglia di vetro e conchiglie.
Vogliamo portarle per sempre con noi. Vogliamo che facciano il nostro
percorso. Vogliamo che siano il ricordo di dove arriviamo. Per essere certi
che il luogo non cambia chi viaggia. Non cambia chi muove le gambe e la
testa. Vogliamo che siano vicino. Vogliamo informare chi segue che in questo
capanno i compagni si trovano a bere. Si trovano a bere e fumare. Si trovano
qui per parlare. Parlare del viaggio dell'uomo e del viaggio di femmine che fanno la strada al contrario.
Parlare di come l'incontro è soltanto lo scambio di nuove notizie. Metti nel
vetro la sabbia e la nebbia di questo capanno. La sabbia e la nebbia
rallentano il viaggio e questo consente all'incontro la divagazione che serve
(...) Perduta (...) Marinaio e
montanaio. Ecco chi sono. Ho visto le navi anche io. Alcune affondate. Altre
crollate. Altre di meno. Altre che libere stanno e galleggiano ancora leggere
sui prati dei passi. Che fine mi hai fatto dicendo è arrivata la fine. La
fine diventa da sempre il tuo fine. Perduta che sei. Lasciami prendere un
piccolo appunto sul mio calendario. Mi serve per essere pronto alla
crocifissione. I legni li scelgo da solo. Li trovo lo stesso. Li avrò
nonostante gli inutili uomini che chiami maestri si sforzino sempre di più ti
tagliare i miei piccoli boschi. Si inventino sempre più nuovi nell'arte di
uccidere ogni pezzo di legno rimasto. Lasciami il tempo di riorganizzare.
Lascia lo spazio che serve a capire da dove ho buttato il libretto di queste
istruzioni. Lasciami il giorno per mettere ordine ai pezzi di questo motore e
la notte a provare la carburazione. Lasciami il tempo di capire le carte di
bordo per darmi una pista per l'annuvolaggio. Avrò presto un vantaggio.
Osservare dall'altro consente di avere più punti di vista. Di avere più
chiara la lista di tutti i difetti che giocano contro di noi (...) Maddaluna (...) L'acqua si muove. Si
muove e non muove il riflesso di luna che resta appoggiato sul filo del
fiume. Chiedimi un bacio. Chiedi se posso provare a scaldare le mani
stringendo le tue. Chiedi le cose che posso anche io. Non chiedermi altro.
Non posso raggiungere il centro dell'acqua. Non posso portarti lo spicchio di
luna che aspetta l'inizio del giorno. Non so camminare sul fondo del fiume.
Cammino sull'acqua soltanto se esistono punti d'appoggio sicuri. Gli stessi
che ho sulla riva (...) Marinella
(...) ... sinceramente non credo che serva aggiungere nessuna parola … (...) (Gera Balote,
17 giugno 200) |
Ducoli, Brumantica
(2006) Brumantica Un piede nella fossa, quell'altro sulla
vanga Lettera Tutta colpa sua Blou Nebbia e sabbia Perduta Maddaluna La canzone di Marinella Brumantica (30 novembre 2004) “Brumantica,
passione L'argomento
è discussione” Un'arcana
discussione, consumata nel tragitto Che
divide il tuo terrazzo dalle mie argomentazioni Il
mio soffitto inumidito, la condensa porta solo la malattia Porta
il freddo sotto il filo della schiena La
mia scena è già descritta, amore mio. “Brumantica,
passione L'argomento
è discussione” Da
un'Arcadia di parole Che
galleggiano sul fiume Sopra
agli argini si muovono i nemici della nebbia E
mi riducono lo spazio, la legittima licenza Per
la scienza della nebbia che cammina sopra i campi Che
non sembrano distanza, per l'amore. “Brumantica,
passione L'argomento
è discussione La
dottrina che vuole il verbo L'Accademia
che si sforza e si consuma Nella
scienza mai esatta dell'amore Dell'alchemico
problema della nebbia che passeggia sopra il fiume” Un piede nella fossa, quell'altro sulla
vanga (20 marzo 2005) “La
tua passione è tutto La
mia passione, anche. In
fondo alle mie tasche, niente La
chiave dei tuoi tesori”. Ho
messo il mio piede sinistro in fondo alla fossa Quell'altro
rimane appoggiato alla vanga, sorrido da sempre Lo
strappo che avevo non è colpa mia di sicuro, lo sai Le
tasche non posso vederle da fuori, capirle nemmeno, si sa. Il
lupo randagio mi osserva con circospezione, mi guarda lo sguardo Dimostra
la stessa maniera di stile, abbiamo qualcosa in comune noi due I
segni del branco, le cose del tempo, segnali di qualche passato La
luna è il fantasma di un'anima morta d'amore, muore e risorge la luna. “La
mia passione è tutto La
tua passione, anche. In
fondo alle mie tasche, persa. Lo
scrigno dei tuoi preziosi”. Il
barbagianni si muove preciso nell'aria La
sua evoluzione di essere puro consente accurato comando di volo Bianco
e assoluto, ripete la sua esposizione planare. Divide
lo spazio alla nostra portata di sputo. Il
pipistrello si muove altrettanto preciso Mi
lancia segnali di approvazione, conforto, segnali di fumo. Accorge
la sagoma d'uomo, la sagoma che corrisponde alla mia Il
tempo che serve per fare un inchino, pensando di avere di fronte il maestro. “La
tua passione è tutto La
mia passione, anche. In
fondo alle mie tasche, niente La
chiave dei tuoi tesori”. “La
mia passione è tutto La
tua passione, anche. In
fondo alle mie tasche, persa Lo
scrigno dei tuoi preziosi”. Lettera (19 agosto 2002) Lettere
d'amore, lettere d'amore, no, non ne scrivo più Non
ho più parole e inchiostro Come
un mostro mi nascondo e mi difendo. Una
lettera d'amore non si deve comandare Bisogna
anche calcolare che può anche fare male L'indirizzo
era il mio mentre adesso, amore mio, “sconosciuto” Si
confonde, si nasconde, nelle case e nelle tasche della gente. Nel
frattempo sta passando il temporale su di me Proprio
adesso che non ho più la parola Nell'istante
che si abbatte un temporale sono qui Io,
senza niente, qui. Lettere
d'amore, lettere d'amore, io, non ne scrivo più. Tutta colpa sua (aprile 2000) Sto
camminando a piedi nudi nel parco Non
sono mica il primo lo so ma ho perso le scarpe mentre dormivo Di
certo non sono mai stato il primo in tante cose nella vita e non credo
nemmeno di essere il solo a pensarlo. Ci
sono persone infatti che pensano esattamente alla stessa maniera Altri
invece che sanno le cose appena un minuto prima degli altri Io,
personalmente non conosco nessuno Conosco
soltanto le cose che posso capire e basta. Un
pezzo di luna sopravvive alle luci di questi lampioni Attraversa
le prime foglie dei tigli e colora le pozze di pioggia rimaste appoggiate su
questo sentiero Ricalcate
su questo selciato di pietra di cava appena rubata dal fondo del fiume. Nidi
di ragno, di merlo, di corvo, rifugi di gufo e di sorcio Scorci
di luce riflessi nell'acqua di stagno che usano i miei topiragno Le
acque che abitano tutte le altre famiglie accertate di questo immenso
universo, diverso. Le
strade le piazze, le lucciole accese La
luna, il campanile, il marciapiede Lontano
anche i treni non fanno rumore, Colpito
alla schiena dall'amore. La
gola si secca e la bocca si impasta, la giacca si sporca e la scarpa si rompe Tutto
subisce l'azione del tempo, l'azione prodotta dal cambio di luna E
qualcuno riesce a capirne il momento ideale, la sua conseguenza. Altri
non sanno nemmeno che esiste, vivono senza Si
tratta di gente in divisa, divisa da quelli normali La
luna per loro è soltanto un dettaglio che puoi anche trascurare Se
i fari del tuo marchingegno funzionano davvero molto bene. Io
posso anche dormire tra le foglie, coperto dai rami, nascosto nei buchi Passare
la notte coi cani e le gatte randagie, parlare coi bruchi e i lombrichi Passare
le ore a capire la gente malvagia oppure i minuti a guardare la luna. Posso
anche passare i secondi a trovare la chiave del cambio di luna se vuoi Oppure
ballare le danze sui piedi se credi, sul naso In
bilico sul ferro del ponte, passare le ore che portano il giorno a pensare A
tutte le piccole cose che passano avanti. Le
strade le piazze, le lucciole accese La
luna, il campanile, il marciapiede Lontano
anche i treni non fanno rumore Colpito
alla schiena dall'amore. Blou (12 gennaio 2005) Blou,
un uomo cammina la notte e l'inverno Risponde
da solo alla sola esigenza di andare La
domanda e la risposta Non
è giusto ma mi basta, camminare. Blou,
inutile passo Ripete
lo stesso sentiero Conosce
ogni metro quadrato sudato di questo Funesto
quartiere. La
domanda e la risposta Non
è giusto ma mi basta, camminare. Blou,
finisci le cose Ogni
volta che danno fanno fastidio Ti
odio ogni volta un momento di più La
domanda e la risposta Non
è giusto ma mi basta Camminare,
dove sei. Nebbia e sabbia (20 marzo 2005) La
nebbia mi oscura la parte migliore del cranio La
sabbia disturba le mosse di questo ingranaggio La
nebbia si prende la parte più buona del mio mappamondo La
sabbia mi ostacola nei movimenti il pensiero. Barman,
sono l'ultimo. La
nebbia cancella la parte rimasta del cranio La
sabbia consuma le ruote di questo motore La
nebbia nasconde la parte avanzata di questo cervello La
sabbia rallenta la resa di questo areoplano. Barman,
siamo gli ultimi. Perduta (19 marzo 2005) Restano Le
languide parole, Ascolto
la mia voce, Mi
parlano di noi. Naufrago Sull'isola
di Pasqua, Non
trovo la mia croce, Adesso
dove sei. Avresti
potuto avvertirmi Che
il tempo si cambia ogni volta Che
sul calendario si cambia il colore. Numeri
neri che piacciono sempre di meno dei numeri rossi Per
ogni motivo che posso spiegare. Restano Le
languide parole, Ascolto
la mia voce, Mi parlano
di noi. Naufrago Sull'isola
di Pasqua, Non
trovo la mia croce, Adesso
dove sei. Maddaluna (2 aprile 2005) Lasciami
due baci furtivi Rubati
per sentirmi più vivo, nel buio Nessuno
che ti può condannare, più Quando
hai freddo, ti lasci scaldare. Il
riflesso che hai lasciato sull'acqua si muove Le
correnti mi trascinano al largo Una
pietra non disturba il disegno e l'incanto Mille
nuvole a passo di vento. Mentre
tu, Maddaluna Sei
la luce di questi occhi Mentre
tu dolce spina mia Sorridi
con un bacio, mi lasci e vai via. Stringi
ancora un altro momento Un
istante può durare abbastanza La
mia nave non conosce la legge dei mari La
deriva che arriva è cattiva. Segnami
con la tua innocenza sicura Sei
pulita come l'acqua degli occhi Insegnami
la strada più corta e la luce Sono
cose che dovremo imparare. Mentre
tu, Maddaluna Sei
la luce di questi occhi Mentre
tu dolce spina mia Sorridi
con un bacio, mi lasci e vai via |
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