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Prodotto da Massimo Saviola e Arcangelo Buelli. Registrato, editato, missato e masterizzato da Arcangelo Buelli. Direzione musicale di Massimo Saviola, Arcangelo Buelli. Tutti i testi sono di Alessandro Ducoli. Maligno è una canzone degli Aterciopelados (Caribe Atomico, 1998 BMG Ariola de Colombia; adattamento italiano del testo di Alessandro Ducoli).

 

Con la Banda hanno suonato: Elena Sbalchiero (cori), Marco Bortoli (voce in Un sabato felice), Fausto Beccalossi (fisarmonica), Paolo Mazzardi (Organo Hammond & Leslie), Oscar del Barba (Fender Rhodes e tastiere), Guido Bombardieri (sax soprano e clarinetto basso), Giuseppe Dalia (baghèt). Il coro in Maligno è stato eseguito da Beppe Donadio e dalle Bluesisters (Elena Sbalchiero, Terry Campagna e Stefania Martin). Realizzazione grafica a cura di Beppe Donadio e Alessandro Ducoli. Tutte le fotografie sono di Fabio “Mr. Slade” Gamba. I “suoni d'ambiente” sono stati registrati da Massimo Saviola e da Alessandro Ducoli. Le “rane” appartengono al Gruppo Nisoria, Mus. nat. Vic., “Atlante degli Anfibi e dei Rettili della Pr. di Vicenza”.

 

Available

 

 

Uomini delle Taverne

Un libro e un disco, praticamente la stessa cosa

 

 

Un piccolo centro urbano situato in mezzo alle Alpi, tre personaggi e un cane. Un efferato omicidio segnerà in maniera determinante il destino “ dell'assassino ” Goliardo Basta e di Zeno, di Armando e del cane Barnabo, suoi compagni di viaggio verso un epilogo che deve giocoforza avvenire a Portree in Scozia. Un viaggio attraverso i propri stati d ‘ animo o un viaggio per fuggire dalla morte verso la morte? Niente di tutto questo. Un viaggio è basta. Una storia che muovendosi tra il grottesco e il surreale in situazioni comiche ed esilaranti, guida il lettore nella ricerca di una personalissima vittoria che per qualcuno dei personaggi assume semplicemente il significato di giustizia. Questo è “L’uomo delle taverne”,  il nuovo libro di Marco Quaroni.

 

 

La fiera inizia e conclude le dodici  canzoni che compongono questo “Taverne, stamberghe, caverne”. Un lavoro in cui la musica si trasforma in canzoni e dove le canzoni cercano di trasformare gli stati d’animo in musica. Romanticherie , deliri, sentimenti mischiati e mai rimessi al posto giusto. Racconti musicali dedicati ai personaggi che animano e vivono la realtà italiana al di fuori dei grandi centri abitati. Piccole storie di rane catturate dalle luci del palcoscenico della strada, di treni a gasolio che attraversano le Alpi, di disperati posseduti da spiriti maligni difettosi, di “romantici distratti” colpiti da cronica sfortuna, di maestri mai dimenticati, di amori che conducono al delirio, di prati cancellati dall'asfalto e poi di alluvioni, di catastrofici presagi e del consapevole rifiuto delle regole dell'uomo; tutto quanto rigorosamente, volutamente, incredibilmente dimenticato nel giorno della fiera. Questo è il nuovo disco di Alessandro Ducoli e della sua Banda.

 

Book info

 

 

(...) Quando entrarono da me capii subito che erano italiani. Gli italiani non vengono mai soli. Me lo ricordo come fosse oggi. Il primo, quello che aprì la porta, era alto e robusto. Un cappello nero, a falda larga, una sciarpa rossa, un impermeabile scuro e la sigaretta in bocca. Mi guardò in faccia. Aveva gli occhi chiari, una carnagione molto pallida, la barba che lasciava intendere un che di trascuratezza. Il secondo era un po' più basso, pantaloni di feltro da caccia, giacca di velluto marrone. Biondo, occhi chiari, capelli radi, un'espressione sofferta. Il terzo aveva un completo marrone e un farfallino annodato al collo gonfio. Era basso e goffo. Occhi scuri e tondi. Veloci. Calvo e rubicondo. Un'aria decisamente idiota (...)

 

(...) Il fatto era che per lui erano sempre le sei di sera. Aveva fermato l'orologio sull'ora in cui ogni giorno finiva il lavoro e da quel momento lo usava qual fosse un braccialetto, un soprammobile, un sopra-polso. In fondo è bello, a volte, fermare il tempo. Questo pensava. E fermare il tempo nell'ora più lieta della giornata, quella in cui ogni giorno finisce l'umana tortura, è ancora più bello. Si chiamava Armando e non aveva fatto mai del male a nessuno (...)

 

(...) Avevano la follia del viaggio nelle gambe e niente avrebbe potuto fermarli. Distese di vegetazione. Acqua. Terra incontaminata. La natura aveva annientato l'uomo. Faggi, querce, aceri, betulle, abeti trapiantati al posto di pini silvestri come a segnare l'unica tangibile presenza artificiale, pioppi. Tutto. Era la terra del tutto. Non si poteva chiedere nulla oltre alla sorte. Era il posto dove tutti volevano morire. Nelle Highlands c'era la magia di un sogno da cui non si vorrebbe mai svegliarsi. Profumo di muschio, rumore di onde. Un lungo ponte a pagamento. Montagne spoglie e brulle, acqua, brughiera. Una donna dolce che abbandona la bicicletta fra i rovi e raggiunge una spiaggia fredda per sdraiarsi sui sassi. Pensa (...)

 

(...) Zeno non beveva mai quando stava sul banco, lo considerava una mancanza di rispetto nei confronti dei clienti. Quella sera lui era un cliente, così si appoggiò al basamento di cembro e riprese a discutere con l'amico. Al tavolo d'angolo il solito straniero. Quando il bicchiere arrivò a destinazione il Pugi sorrise. Fu allora che i giocatori di carte levarono lo sguardo sul musicista che stava sorseggiando a piccolissime dosi il suo nettare rosso. Come per un caso il più audace ebbe il coraggio di dire: “Pugi, suonacela!”E gli altri in coro: “Dai Pugi, suonala.” E ancora: “Porco cazzo Pugi, facci la Marta (...)

 

(...) Nella sua quasi settantenne vita era stato davvero un grande artista, un uomo di eccellente inventiva, un genio della magia, un asso della stravaganza. Non aveva mai fatto niente. Continuava a non fare niente. Aveva una piccola casa in cui una piccola famiglia viveva corrispondendogli mensilmente un piccolo canone d'affitto. Lui stava al piano terra e la famigliola al primo. Aveva un piccolo orto, un fazzoletto di terra che a volte coltivava. Per un uomo solo e una cerva cieca questo tipo di reddito può bastare, se non si ambisce a cose tentacolari. Un tempo era anche stato un buon rapinatore di banche, ma lo aveva fatto solo perché secondo lui in quella piccola terra alpina ce n'erano troppe. E poi aveva contribuito fortemente a mandar via i tedeschi. Non cose da poco. Tarcisio slegò il guinzaglio dal paletto di legno e riprese la strada di casa. La cerva gli leccò il dorso della mano e lui le carezzò le lunghe orecchie. Poi, adagio, indirizzò il selvatico verso la via e prese a camminare lentamente ma con tono allegro. La cerva lo seguì piano (...)

 

(...) Se uno legge un libro in breve tempo che gusto c'è? Un libro si paga, è giusto farlo durare a lungo. E poi diventi amico del libro, corri con lui. Finirlo in tre giorni è roba da maniaci della lettura. Ci vogliono mesi. Un libro deve accompagnare una fase di vita. E i personaggi devono diventarti amici. Altrimenti che senso ha? Bastano pochi libri per saper leggere. Questa considerazione frullava nella testa di Zeno poco prima della dogana francese. Alla paura di morire provava a non pensare. Ma qualcosa c'era in fondo alla sua testa. Cosa sarebbe stato poi? Goliardo Basta alla guida pensava al mare di Scozia. La donzella riposava. L'Armando, con l'ematoma regalatogli dalla malattia del calcio dipinto sul volto, aveva accantonato l'amore (...)

 

Ducoli,

Taverne, stamberghe, caverne (2003)

 

La fiera

Sgangherata.

Berlicche

Un sabato felice

Nina

Maledetta Africa

Maligno

L'alluvione

Delirio ordinario

Lenta

A proposito di questi giorni

Uomini delle taverne

 

 

La fiera (01-09-2000)

 

La mia stamberga sta chiusa nel mattino,

Qualche volta nel pomeriggio

Apri la porta esce il fumo, appena la chiudi rientra da solo.

 

Quest'anno la fiera è più bella dell'anno passato

Si accorgono tutti e non lo dice nessuno,

Il responsabile beve, ogni volta con il suo braccio destro

Entrano i cani, cani e balordi.

 

La fiera ogni anno è sempre uguale

Si dice meno noiosa del solito amore,

Il responsabile dice: “una grossa fatica,

E chi non capisce non potrà mai capire”.

 

Ho le navi nel porto e ho paura di andare,

Mi accorgo che ho sbagliato provincia e ricomincio a cantare.

La gente costruisce le cose come le vede,

Io costruisco la gioia ma nessuno mi crede....

 

Stelle filanti, sogni e desideri.

Quando passa la fiera tutti vogliono bere

Dentro a questa stamberga che conosce la gente

Che ha imparato a capire quando serve davvero.

 

Perché la fiera ogni anno riempie la strada

Ha paura del tempo perchè passa veloce

Passa avanti la curia, passano i comandanti

Entrano i ladri, ladri e bugiardi.

 

Ho le navi nel porto e ho paura di andare,

Mi accorgo che ho sbagliato provincia e ricomincio a cantare.

La gente costruisce le cose come le vede,

Io costruisco la gioia ma nessuno mi crede....

Dammi un altro bacio ancora.

 

Sgangherata (07-08-2000)

 

Saltella in equilibrio sulle strisce pedonali

Le donne sono bestie, sono uguali agli animali

Ricoperte dalle piume dalla testa ai piedi

Girano a milioni ma qui intorno non vedi

Gli scrittori sgangherati ossessionati dal lavoro

Chitarristi squattrinati con la vita uguale a loro

Abbracciati per la strada ad insultare il clero

Semafori ambulanti fanno tutte le chiusure.

 

Terra di passaggio, con intorno le montagne

Terra sulle scarpe, sulle suole c'è il catrame

Zona di clausura per le colpe da pulire

Rogna dentro il sangue da decontaminare.

 

Allegri come rane quando piove per la strada

Erba, asfalto, erba ma tu guarda che fortuna

Arricchiti dalla grappa, dall'argento della luna

Scappati dalle buche della metropolitana

La città mi vuole male, porta dritto all'ospedale

Chiude un occhio per scherzare cerca il ferro nelle brache

Manda luce anche di notte, non riesco più a dormire

Esco solo quando piove.

 

Terra di passaggio, con intorno le montagne

Terra sulle scarpe, sulle suole c'è il catrame

Zona di clausura per le colpe da pulire

Rogna dentro il sangue da decontaminare.

 

Berlicche (07-04-2000)

 

Cammina sulle punte

Sopra ai ferri del treno

Continua a giocare, fai un passo per volta.

Non dire una parola

Se non riesci a parlare

Se c'è un buco nella strada serve un passo più lungo.

 

Che cosa mi succede.

 

La pelle di gallina

Corre sopra alla schiena

Il cerchio delle ruote gira senza la benzina.

Ci sono i vetri rotti

Le bestemmie sopra il muro

Il fumo delle fogne chiuso dentro nel tombino.

 

Che cosa mi succede.

 

La bruma ritorna dentro al fiume,

La luna ritorna dietro al sole

Una macchina procede camminando sulla strada e poi si ferma.

 

Cammina sulle punte

Sopra i ferri del treno

I piedi nudi nella terra, dentro ai campi del vino.

 

La bruma ritorna dentro il fiume,

La luna dietro al sole,

La luna ritorna dentro.

 

Nina (07-06-2000)

 

Disegna un quadro che descriva quei colori

Che sia in grado di spiegare la bellezza

Delle cose naturali e del pensiero.

Disegna quello che ricordi se mi guardi

Quando dici che hai capito una persona

Quando sai quello che ho perso per davvero

Dietro al mondo per amore.

 

Disegna un quadro che descriva quella strada

Che sia in grado di cambiare qualche cosa.

Ho bisogno di canzoni

Nina che vola, con le canzoni

E farò anch'io le mie provviste questa volta

Per non essere distratto dall'amore.

 

Dal Porto di Genova partirà

Con altri colori, per altre città.

Nina sorride mentre guarda di fuori,

Dal porto di Genova lo aspetterà.

 

Ho bisogno di canzoni

Nina che vola, con le canzoni

 

Un sabato felice (14-04-01)

 

Trasformare le parole, domandarti amore

Fare finta che sia un gioco non avere più pazienza,

Non avere una divisa per comprarsi le amicizie (la Marisa),

Per risolvere i problemi senza usare la fatica.

 

Versami una punta di allegria

Nel mio bicchiere

Che mi serve per pensare

Che non siamo più obbligati

Tutti i giorni e poi le notti

Da una regola sbagliata.

 

Ma sì, che è importante un po' di musica

E poi, e poi ritornare ad esser liberi

Ma sì, che importante fare musica

Per amore smisurato per le ballerine.

 

Trasformare i sentimenti,

Trasformare l'acqua in vino

Non mi serve niente altro

Che essere libero di amarti.

La mia casa è sempre aperta

Qualche giorno tornerò

Sulla strada che mi porta proprio fino a dove sei.

 

Versami una punta di allegria

Nel mio bicchiere

Che mi serve per pensare

Che non siamo più obbligati tutti i giorni

E poi le notti

Da una regola sbagliata.

 

Ma sì, che è importante un po' di musica

E poi, e poi ritornare ad esser liberi

Ma sì, che importante fare musica

Per amore smisurato per le ballerine.

 

Trasformare le giornate in un sabato felice

Fare finta che sia un gioco non avere più risorse

La mia casa è sempre aperta, la mia porta è sempre quella,

Qualche giorno tornerò proprio fino a dove sei.

 

Maledetta Africa (30-12-01)

 

Hey, amico

Raccontagli al tuo fratello

Cosa gli hai mischiato

Di così malato dentro il caffè.

Sono caduto, come un soldato

La rinuncia obbligata fa male davvero.

Si muove la terra, la deriva dell'uomo

Quando Rita si spoglia ancora, per me.

 

E poi corre

Sopra ai campi aperti

Dove una volta non c'era la strada.

 

Diavoli e Santi

Sono nient'altro che niente

Un rifugio sicuro per chi odia la gente.

Ma le nuvole stanche sono pronte a cadere ancora,

Si muove la terra.

 

Maledetta Africa.

 

Hey, amico

Raccontagli al tuo fratello

Il presagio cattivo

Delle congiunzioni astrali malate.

Rita è bruciata, si è bruciata la testa

Un suicidio da strega, perfetto e violento.

 

E poi corre

Sopra ai campi aperti

Dove una volta non c'era la strada.

 

Diavoli e Santi

Sono nient'altro che niente

Un rifugio sicuro per chi odia la gente.

Ma le nuvole stanche sono pronte a cadere ancora.

Si muove la terra, si muove ancora.

 

Hey, amico

Raccontagli al tuo fratello

Che cosa gli costa la tua civiltà

Il processo lento delle cose giuste

Cancellare alla svelta ogni testa sbagliata, cattiva e malata.

Un metro dall'Africa o dalle pietre di Zuma

Infilare una croce nella testa di un uomo

 

Cambia il tempo, solo e niente altro

Malattia, che può far male.

 

Diavoli e Santi…

Le malattie della mente

Un rifugio sicuro per chi usa la gente.

Ma le nuvole stanche sono pronte a cadere ancora.

Si muove la terra, cammina ancora ……

 

Maligno (19-03-01)

 

Dentro muy dentro

Cerca nel fondo

Incastrato dentro il cuor

 

Dentro il cervello disastro umano

Mi voluntad destruyó

 

Poquito a poco

Trova il suo posto

“O barbarie. Invasor”.

 

Si prende il giorno la fatàl malinconia

Colora in nero e si cattura la mia vita

 

Premeditada y divina.

 

Maligno crudele

Sono devoto, vuoto

Desertificao

 

Permesso e concesso

Di usare il male

Amaro e delizioso è.

 

“T'amerò, odiarti poco”

Della mia cieca devoción.

 

Si prende il giorno la fatàl malinconia

Colora in nero e si cattura la mia vita

 

Premeditada y divina.

 

Voglio disintossicarmi

Fastidiosa dipendenza

Prima che sia tardi.

 

Tiñes mis dias de fatal melancolía

Eres el hacha que astilló toda mi vida

Premeditada y divina.

 

(Héctor Buitrago, Andrea Echeverri; adattamento italiano del testo di A. Ducoli)

 

L'alluvione (02-10-2000)

 

Disperazione

Camminare sulla strada della desolazione

Consolazione

L'alluvione questa volta ha risparmiato il rione.

Bella impressione

Controllare che sull'acqua non si può camminare

La commozione

Quando la pioggia arriva in faccia ricomincia a cadere.

 

Il temporale impone il ritmo sul viale

Le cicche morte stanno sotto alle suole,

Lei non mi vuole.

 

Palpitazione

L'eccitazione lascia il segno e chiama un'altra canzone

La dispersione

Tutte le case sono intorno ma le vedo straniere.

Concentrazione

La situazione non mi piace vuole la soluzione

Liberazione

L'alluvione arriva in basso ma comincia più il alto.

 

Il temporale impone il ritmo sul viale

Le cicche morte stanno sotto alle suole,

Lei non mi vuole.

 

Delirio ordinario (24-11-00)

 

Il freddo assassino accompagnato dal vento

Sa un milione di sistemi per entrare nel cappotto

Le stagioni sono quattro, le mie gambe solo un paio

Le mie dita sono dieci, togli due che fanno il doppio.

 

Cade pioggia sulla testa.

 

Un milione di mestieri per scappare dalla noia

Spingi sempre la carriola fuori dalla paranoia

Il mio vecchio sta incazzato, sta aspettando sul selciato

“Lascia fare al fortunato tu sei solo un disgraziato”.

 

Cade pioggia sulla testa.

 

Fortunati sono i belli, sono sempre più contenti

Non gli serve più pagare per fare all'amore

Non gli serve far l'amore per comprarsi da mangiare

Non gli serve proprio niente

Non gli occorre più la gente.

 

Cade pioggia sulla testa.

 

Un milione di sistemi e mi ritrovo ancora qui

Colpa della gratitudine dovuta e non cercata

Colpa dell'ingratitudine malata e mai curata

Della cronica esigenza di non essere mai senza.

 

Lenta (09-01-2001)

 

Fuori dalla finestra

 Questa stanza è vuota

Non ti vedo, non ti credo.

 

Mi trascinano via i cartelloni accesi

Le pubblicità per le famiglie pronte

Marta, la tua finestra è spenta.

 

Lenta, come le gambe in mezzo al traffico

Gli alberi intorno si spogliano lenti.

 

Le tue parole sono di ghiaccio

Galleggiano ferme dentro il mio cuore inerme

Allagato, acqua salata scende dagli occhi.

 

Parole contate che segnano il tempo

Della nostra stanza vuota, senza ritegno

La vita è poca per la mia causa, non è abbastanza.

 

Lenta, come le gambe in mezzo al traffico

Gli alberi intorno si spogliano lenti.

 

Un ordine falso mi dice lontano

Ordine strano come i cubi per strada

Il tuo cuore di pietra mi da un po' di fastidio

Rallenta il ritmo, la digestione.

 

Lenta, come le gambe in mezzo al traffico

Gli alberi intorno si spogliano lenti

In ottobre,

Quando la febbre prende la carne e morde.

 

A proposito di questi giorni (26-10-2000)

 

Le gocce piccolissime

La pioggia non esiste

Si aprono diverse soluzioni

Sopra gli orizzonti aperti delle nostre fantasie

Coprire la tua pelle con i baci.

 

Agli angoli dei muri le bambine colorate

Con il gesso nella mano

Fanno il gioco dell'amore

Si aprono le nuvole

Si asciugano le strade

Dentro ai prati e sulle case

Sta asciugando il temporale.

 

Qui l'amore mi ha già ucciso altre volte

Ogni volta che succede sono triste.

 

Le gocce sono acqua che si alza dalla terra

La bottega della gente mostra tutta la lussuria

Gli orizzonti sono chiari

I colori sono accesi

Sulla faccia della gente

Sopra ai muri delle case.

 

Qui l'amore mi ha già ucciso altre volte

Ogni volta che succede sono triste … … … e fa più male.

 

Uomini delle taverne (01-09-2000)

 

La mia stamberga è chiusa nel mattino,

Qualche volta, nel pomeriggio

Apri la porta esce il fumo, appena la chiudi rientra da solo.

 

La fiera si ferma quando arriva la sera

Appena sopra il selciato ci cammina il motore.

Le ombre gentili che accarezzano i muri

Passano davanti ai portoni prima di essere qui.

 

Le mie navi nel porto sono andate da sole,

Per amore del sale hanno messo le vele.

La gente si è fermata a pensare come i quadri sul muro

I cani sono andati per strada per cercare qualcuno

 

Stelle filanti, sogni e desideri.

Quando passa la fiera

E un piccolo uomo che rincorre i suoi sogni

Una goccia di vento leggero, e gli camminano via.

 

La fiera ogni anno ha riempito la strada

La paura del tempo che diventa un ricordo

Un ricordo confuso, un dettaglio noioso

Il sole passa dietro alla cima

Ritornerà la mattina.

 

Le mie navi nel porto sono andate da sole,

Per amore del sale hanno messo le vele.

La gente si è fermata a pensare come i quadri sul muro

I cani sono andati per strada per cercare qualcuno

 

Dammi un altro bacio ancora

 

 

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