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(…) Ritorna con
noi il nostro critico musicale Ricky Barone: di cosa parliamo questa volta?
Questa volta parliamo di un disco di canzoni dialettali bresciane diventato
ormai un appuntamento tradizionale per i bresciani: si tratta del disco
prodotto da Dialetti, gerghi, suoni (…) Iè ‘mpiomàcc
nòs masér, samòm a pontà ‘l gaì (…) Significa “siamo stati capiti, troviamoci
per mutare il gergo”. Perché la scelta di usare il Gaì per cantare delle
canzoni? Questa scelta è riconducibile a due motivi principali. Il primo
ovviamente è legato alla musicalità che lo contraddistingue da ogni altra
forma dialettale alpina. Il secondo è legato proprio alla sua continua
mutabilità, quasi una lingua di contrabbando. Un gergo da cambiare per non
essere capiti da nessun altro. Certamente interessante se si pensa che i
musici di oggi vivono quasi di contrabbando (di note musicali ovviamente) e
rischiano la stessa estinzione dei padri del Gaì, i Tacolér (pastori). Ecco cosa
scrivono gli autori delle poche e quasi irrintracciabili pubblicazioni sul
Gaì. (…) il gaì non è un sottodialetto, non è una falsa lingua e non è
nemmeno una lingua segreta. Il Gaì è semplicemente una lingua diversa, un
gergo di mestiere come tanti altri e poiché i gerganti appartengono tutti ad
una stessa classe sociale, la classe degli emarginati, è una lingua di classe
(…). C’è un altro aspetto interessante che viene riportato in “Gaì, Gavì, Gaù
di Vallecamoncia e delle valli bergamasche” (Giacomo Goldaniga; 1995).
Goldaniga scrive: (…) la creatività linguistica dei pastori ha fatto sì che
il Gaì non fosse mai un linguaggio statico, ma continuamente mutevole. I
pastori generalmente parlavano poco, solo l’indispensabile per farsi capire
tra loro e comunicavano poco col mondo esterno, tuttavia quando si
accorgevano che alcune parole erano divenute troppo comuni le sostituivano
(…). Alessandro
Ducoli ha provato a studiarne le forme e i significati cercando di
trasformare in canzone il gergo.
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GOY DE
CÜNTALA (IV edizione, 2004; Mosèt (1 luglio 2004) Lorenzo Lama, chitarra Renato Saviori, piano Arky Buelli, batteria e percussioni Giuseppe Dalia, baghèt Massimo Saviola, basso Alessandro Ducoli, voce Registrato, missato, editato e
masterizzato all’Arkuy Buelli Studio da Arky Buelli L’ültima bestia placàda La solènga la trapèla à l’embrüna Arbalèla ramengàda al lissù Sghibiàda e biscùsa, sanàda. L’è samàda ‘ndei pass balengàch Caserùna de tücc i moséch L’è placàda ’ndün òtra riséra, Caseràda de tücc i Gardù. I slàca l’ha
burìt‘l margòt D’un gnöfèl
samàt ‘nd’üna caróa La culpa l’è
dell’innocenza, arlìa. Zümela ramengàda a bandù La solènga fa solnèch la baiùsa Arbarèla, l’è pontàda à la dùa, lampiùsa L’è samàda ‘ndei pass balengàch Caserùna de tücc i moséch Placàda ’ndün òtra riséra, Caseràda de tücc i Gardù. I slàca l’ha
burìt‘l margòt D’un gnöfèl
samàt ‘nd’üna caróa La culpa l’è
dell’innocenza, de l’arlìa. Sbasìla per al
nos Caserù Per al Fiöl ch’èl ga gobà Ramèla per al
nos Spàer Sbasìla per al
Casér de Tücc. Lupo (traduzione) È l’ultima bestia nascosta Quando la solitudine arriva con l’oscurità Un ombra scende al fiume Veloce, fremente, affamata Arriva che si muove con passi impazziti Nascosta in una altro villaggio Dentro il Regno di tutti i demoni. Dicono che ha
preso al collo Un figlio
scappato al sentiero Colpevole
dell’innocenza, della paura. Sorella scesa da sola, La solitudine fa impazzire la cagna Ombra che spunta al tramonto, la luna Arriva sugli stessi passi impazziti Nascosta in una altro villaggio Dentro il Regno di tutti i demoni. Dicono che ha
preso al collo Un figlio
scappato al sentiero Colpevole
dell’innocenza, della paura. Uccidetela per
il nostro Padrone Per il figlio
che ha portato la croce Catturatela
per il nostro Signore Uccidetela nel
nome di Dio. Fratello Lupo (versione in italiano; 30
aprile 2004) La luna e il fiume. L’ultima bestia nascosta Tra i legni di questa foresta Ombra che attraversa il fiume, ancora Per uccidere senza ragione, sola. Si nasconde in un altro Creato Dentro il regno delle mille creature Il rifugio che nasconde il Demonio. Dicono che ha
preso al collo Un figlio
della nostra terra Colpevole
dell’innocenza, paura. Sorella lasciata da sola, nel bosco Ombra che si muove ancora, scura Si nasconde in un altro Creato Dentro il regno delle mille creature Il rifugio che nasconde il Demonio. Dicono che ha
preso al collo Un figlio
della nostra terra Colpevole
dell’innocenza della paura. Voi prendetela
nel nome di Dio Per il figlio
che ha portato la croce Uccidetela nel
nome del Padre Per il padre
del nostro Creato, di Dio. GOY DE
CÜNTALA (V edizione, 2005; Alessandro
Ducoli) Trapèla ‘l sère (1 luglio 2004) Mario Stivala, chitarra Paolo Filippi, piano Teo Marchese, percussioni Veronica Sbercia, voce Alessandro Ducoli, voce Registrato, missato, editato e
masterizzato al Cavò Studio da Paolo Filippi Mandèla scàvrina dint’al röf Trapèla ‘l sère,
s’enguàcia ‘l granüs S’entriga la slüssa ‘nde la slüsera Baitèla tambüsa, scvarinùs. Mandèla ‘l röf, ‘l gagiarà S’el triga trabàsca le scavre ‘npize S-ciarus
samàt ch’el fìca ‘l vél S-ciarus ch’el pontà la dumà. “Balùrde sgaside a badentù S-ciarùse, longhine e smagamàcc Mandèlega ‘n sofio sulla guàgia Sciaùna slàcada, gagèra camùna” Mandèla
‘n gaòs, slacàt ‘ndel böss Tüch i bislàcc pontach de
borlàcc Che i ràsa i mòch, i refilèr Resùr bastarch e camoi codèr. Mandèla
biancusa, sbertèla scarnàda I böscarà böss i nòs magàm Lampiusa l’ampontà, sirònda l’è sconta Micùluse a bràndòs ‘ndela desèrta. “Balùrde sgaside a badentù S-ciarùse, longhine e smagamàcc Mandèlega ‘n sofio sulla guàgia Sciaùna slàcada, gagèra camùna” Arriva il
freddo (Traduzione
) Lentamente, un legno nel fuoco Arriva il freddo, il fumento riposa L’acqua è ghiaccio nella fontana Il nostro rifugio è nascosto nel bosco. Lentamente il fuoco, mi piace Se si spegne rivolta i tizzoni caldi Il giorno è andato, scappato via Un nuovo giorno per domattina. Momenti
perduti, lasciati andare Giorni e mesi
sono regali Un bacio lento
sulla bocca Una fiaba
raccontata, la mia amante. Lentamente una parola nel silenzio Per tutti i ragazzi diventati soldati Che odiano i servi, i traditori I padroni bastardi e i gendarmi codardi. Lentamente la neve arriva La porta è serrata La luna è piena ma il confine è nascosto Un milione di stelle nel prato aperto. Momenti
perduti, lasciati andare Giorni e mesi
regalati Un bacio lento
sulla bocca Una fiaba
raccontata, la mia amante. Partigiani fucilati (versione
originale in italiano; (27 ottobre 2001) Aggiungi un legno dentro il fuoco Un po’ di fiato sulla brace Arriva il freddo sulla schiena Si ferma l’acqua dentro il fiume. Aggiungi un legno se ami il fuoco Quando finisce, ricominciare Ridare fiamma da consumare Un altro giorno che finisce. “Tutto il tempo che ho sprecato molte volte era dovuto, fai un cenno con la bocca se hai capito cosa cerco”. Aggiungi una
voce alle parole Di tutti quelli che hanno fame Se odi il mondo che non capisce Che si nasconde e si compiace. Ma sul balcone si chiude un fiore Dentro nel fuoco un legno brucia Scende la notte e si porta il gelo Un milione di stelle, in mezzo al cielo. “Tutto il tempo che ho sprecato molte volte era dovuto, fai un cenno con la bocca se hai capito cosa cerco”. GOY DE
CÜNTALA (VI edizione, 2006; Alessandro
Ducoli) Curidùr (1 agosto 2006) Alessandro Ducoli, voce e chitarra Chitarra registrata al Rumore
Bianco da Piero Villa Voce registrata da Valerio
Gaffurini a “ Missato, editato e masterizzato
alla Factory da Valerio Gaffurini Spire di Sole, la sera s'enbrüna Nòm à la büsa à spetà la sbadòfìa L'importante non è, se la tacola
sama Quando arrivano i camoi, pöl rüà
scavrinade, per me. “… Luce
del nord, la foresta è più chiara Nella
fine dei giorni porterà la risposta … Morirà
il cacciatore che non vuole fermare La
mano. Voglio
essere cane, voglio essere cervo Voglio
essere falco, tutto quello che corre Via
lontano da voi e dalla vostra schifosa bugia Bambina
dei boschi, la mia danza del sole Il
poeta dei ladri è figlio delle tue Alpi Larice
sacro, dür per dürà, Curidùr …” Dialetto Gaino, pivre, pastur Tacola, pivre, dialèt e gaì Ventidue, cinquequattro, Napoli e
Roma Ottosei, ventidue, sulla ruota di
Roma Ventidue, cinquequattro, ottosei e
pastur Sei e cinque su Roma, ottosei e
gaì. Sei e cinque su Roma, ottosei e
gaì. Sei e cinque su Roma, ottosei e
gaì. Sei e cinque su Roma, ottosei e
gaì. GOY DE
CÜNTALA (VIII edizione, 2008; Alessandro
Ducoli) Fèro
(5 gennaio 2007) Ol mé màdro badentér Tò masér lo "spaerù"
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